Il programma di giugno alla Sala Rocca

 

Sala Rocca. Il programma di giugno

La luce come compagna. Il cinema secondo Giuseppe Pinori


«C'è una cosa dalla quale non posso prescindere, 
il filo rosso che ha tenuto insieme tutta la mia vita. 
Parlo della luce»
Giuseppe Pinori

Un breve omaggio a Giuseppe Pinori in occasione della pubblicazione della sua autobiografia artistica ed esistenziale: La luce come compagna. Viaggi, incontri, miracoli di un autore della cinematografia (Artdigiland, 2019). Un libro scritto con la passione che lo ha sempre contraddistinto.

Giuseppe Pinori, per tutti Pino, ha cominciato giovanissimo a occuparsi di fotografia e di documentario, trovando un punto di riferimento in Fernando Cerchio. Come operatore e direttore della fotografia ha partecipato con Florestano Vancini, Ansano Giannarelli e Piero Nelli a un'avventurosa stagione di documentari sul disagio sociale e sulle piaghe del post-colonialismo. Il passaggio al lungometraggio e alla finzione è avvenuto attraverso le esperienze nel cinema d'inchiesta con Italia proibita di Enzo Biagi e dei fratelli Brando e Sergio Giordani, I misteri di Roma, film collettivo di ascendenza zavattiniana, Italiani come noi di Pasquale Prunas, e il fantasioso Le schiave esistono ancoradi Roberto Malenotti. Con I dannati della terra di Valentino Orsini e Sotto il segno dello scorpione di Paolo e Vittorio Taviani Pinori inizia il viaggio nel cinema d'autore, costellato da importanti collaborazioni (Il rapporto di Massobrio, Melodrammore di Maurizio Costanzo, Circuito chiuso di Montaldo, Ecce bombo di Moretti, Maledetti vi amerò e La caduta degli angeli ribelli di Giordana, La festa perduta di Murgia, Copkiller di Faenza), senza peraltro disdegnare incursioni nei generi (L'arciere di fuoco di Ferroni, Decameron n° 3 e Canterbury proibito di Alfaro, Bada alla tua pelle Spirito Santo! di Mauri, Contamination di Cozzi, I guerrieri dell'anno 2072 e Murderock uccide a passodi danza di Fulci). Da anni si dedica a un ambizioso progetto con Romano Scavolini, L'apocalisse delle scimmie.

martedì 
ore 18.45 Sotto il segno dello scorpione di Paolo e Vittorio Taviani (1969, 90')
 
«Lo Scorpione è un apologo semplice e lineare che si costruisce su un'isola, spazio collocato fuori dalla Storia, dimensione leggendaria, metafora di un presente (il '68/69) che non si vuole rappresentare col documento, bensì manipolare con la finzione. Invenzione e immaginazione sono i confini di questa narrazione dove i Taviani raccolgono frammenti di antiche leggende, che raccontano di Enea, di Romolo e Remo (Rutolo e Taleno, i due nomi sono onomatopeici), del ratto delle Sabine, ma di questo nel film non sono rimaste che piccolissime tracce, orme di ricordi impressi nell'infanzia; come una fotografia di un libro di Storia, dimenticata dagli autori e pur indelebile nella loro memoria. […] Rutolo e Taleno sono i due fratelli che con altri compagni approdano in cerca di salvezza su un'isola identica a quella da cui sono fuggiti: una realtà che si ripropone sempre uguale. Anche nell'isola la Storia segue ritmi troppo lenti rispetto all'esigenza di cambiare, di mutare, dei giovani fuggiaschi. Essi non possono accontentarsi della ricostruzione; esigono l'alterità, il nuovo, anche se sconosciuto. L'ambizione al continente, terra ove l'utopia potrà finalmente realizzarsi, spinge i giovani ad agire presto, subito: essi non hanno tempo» (Accialini-Coluccelli). «La chiave di volta della mia carriera è stata certamente Sotto il segno dello scorpione dei fratelli Taviani. Lavorare a questo film mi ha consentito non solo di entrare definitivamente nel cinema vero e proprio dopo il mio percorso nel documentario, ma anche di collaborare a qualcosa che sicuramente ha fatto storia» (Pinori).

ore 20.30 Tokende! di Ansano Giannarelli e Piero Nelli (1966, 21')
Il film, attraverso le testimonianze del gruppo musicale The Folkstudio Singers composto da giovani neri, indaga sui legami ideali, psicologici, affettivi, storici e politici tra i discendenti degli schiavi africani e la loro terra d'origine. Le riprese dei membri del gruppo, durante le loro testimonianze, si alternano a immagini fotografiche degli Stati Uniti e a documenti filmici sull'Africa contemporanea. La storia dello schiavismo e della deportazione, il razzismo e l'apartheid, la disuguaglianza sociale, la povertà e il benessere, ma anche l'indipendenza e la libertà sono le condizioni rievocate da Eddie, Jessie, Archie, Billy attraverso riflessioni, canti, poesie. «Avevo già fatto molti documentari con Piero Nelli e Ansano Giannarelli. Erano uno più entusiasta dell'altro, ma diversi, direi complementari. Piero era scatenato, Ansano era "la mamma" della troupe e con estrema dolcezza ti faceva fare le cose che voleva. Per Tokende Ansano mi chiese di adoperare il negativo SAV 6 asa, un negativo senza grigi, per raccontare l'Africa in modo diverso, e di usare il negativo colore con la luce ambiente. Avevano competenze tecniche straordinarie» (Pinori). 

a seguire I dannati della terra di Valentino Orsini (1969, 90')
Alla sua morte, il giovane regista africano Abramo Malonga lascia in eredità al suo antico maestro, il regista cinematografico italiano Fausto Morelli, il suo primo ed ultimo film ancora incompiuto. Morelli, visionato il lavoro, si trova di fronte ad un'opera sconcertante e complessa, una riflessione sui "dannati della terra" e le lotte di liberazione africane: decide allora di provare a ricostruire e completare il film. «E I dannati della terra, se non certo compiuto, è "bello" […], ci sembra un modo inconsueto di pensare il cinema, il film italiano ideologicamente e politicamente più avanzato» (Aristarco). «Una delle cose più folli e difficili che io abbia mai dovuto affrontare nella vita […]. Sono partito con Valentino [Orsini, n.d.r.] per la Guinea proprio mentre il paese era in piena lotta con il Portogallo per la propria indipendenza e mi sono gettato in mezzo a una guerra atroce» (Pinori).

mercoledì 5
ore 18.45 La casa rosa di Vanna Paoli (1996, 97')

«Il Ministero degli Affari Esteri comunica ad una ragazza italiana di origini slave che, dopo la caduta del comunismo nei paesi dell'Est, il governo ha reintegrato la proprietà privata e che pertanto è in possesso della casa dei suoi nonni materni. Recatasi con il suo fidanzato in Cecoslovacchia, la fanciulla rimane affascinata non soltanto dalla "Casa Rosa" di sua proprietà, ma anche dalla gente che abita nelle vicinanze» (Lancia). «Il film era ambientato a Praga, la città che in assoluto ricordo con il cielo più nero che abbia mai visto… […] tutto quel grigio rendeva le immagini meno sature e di una delicatezza quasi fiabesca» (Pinori).

ore 20.30 Ecce bombo di Nanni Moretti (1978, 100')  
«Per Ecce bombo (che è l'urlo di uno straccivendolo che, mi avevano raccontato, girava intorno a una scuola di Roma - e che compare in una scena del film) sono stato indeciso tra decine di titoli […] Uno era Sono stanco delle uova al tegamino, poi scelsi Ecce bombo che però suscitava poco consenso, ricordava "Ecce Homo", sembrava blasfemo. Senz'altro se il film fosse andato male la colpa sarebbe stata del titolo […]. Il tirante narrativo in una sceneggiatura tradizionale, anche se non si tratta di un giallo o di un poliziesco, si chiama suspence: è ciò che sviluppa il film, che avvince lo spettatore. Nel mio film non c'è nulla di tutto ciò. Ecce bombo ha una struttura invece molto più orizzontale, a incastro. […] Si trattava, e la messa in scena anche se molto povera lo ricordava, di un film d'artificio. E cercava di essere il meno possibile sull'attualità. I personaggi dei miei film sembrano vivere in un acquario, non si parla mai di un avvenimento accaduto in quel periodo in cui è ambientato il film» (Moretti).

«La cosa che mi ha colpito di più di questa storia è il ricordo di suo padre, che, finite le riprese, è venuto da me per abbracciarmi e per ringraziarmi per tutto ciò che avevo fatto per suo figlio» (Pinori).

giovedì 6
ore 18.45 Copkiller di Roberto Faenza (1983, 107')
«A New York, sei poliziotti della Squadra Narcotici vengono uccisi da un misterioso assassino che usa come arma dei suoi delitti un coltello da cucina. Mentre la polizia indaga sugli scarsi indizi, la stampa accusa di corruzione e di responsabilità di quelle morti violente proprio gli ambienti ai vertici della Polizia. Ed effettivamente il tenente Fred O'Connor, incaricato delle indagini, ha una strana personalità: egli considera i deboli ed i drogati alla stregua di delinquenti che vanno puniti e, quindi, non prova rimorso ad approfittare di essi e farsi corrompere. Insieme all'amico e collega Bob, egli ha investito segretamente i soldi della corruzione in un lussuoso appartamento. Ed è proprio in quella casa che un giorno gli si presenta Leo, un giovane psicopatico, erede di una grande fortuna» (cinematografo.it). Con Harvey Keitel e John Lydon alias John Rotten. «Io e Roberto [Faenza, n.d.r.] andammo a New York con un mese di anticipo rispetto al resto della troupe per fare i dovuti sopralluoghi. È stato un mese meraviglioso in cui abbiamo avuto modo non solo di stringere un bellissimo rapporto, ma anche di confrontarci per cercare di arrivare a un risultato che fosse il più vicino possibile a quello che per noi era la perfezione» (Pinori).

ore 20.45 Incontro moderato da Adriano Aprà con Giuseppe Pinori, Roberto Faenza, Elda Ferri, Marco Tullio Giordana, Silvia Tarquini
Nel corso dell'incontro sarà presentato il libro di Giuseppe Pinori La luce come compagna. Viaggi, incontri, miracoli di un autore della cinematografia.

 a seguire Maledetti vi amerò di Marco Tullio Giordana (1980, 85')
«Quel che colpisce è la freschezza di sguardo, ma anche l'impietosità, l'ironia, il sarcasmo con cui il regista riesce ad inquadrare la caduta degli ideali del '68 e il terreno sociale, politico, antropologico in cui nasce e matura l'esperienza della lotta armata. La vicenda personale di Riccardo detto "Svitol", un ex contestatore tornato a Milano dopo cinque anni di assenza trascorsi in Sud America perché convinto di essere ricercato dalla polizia, è quella di un'intera generazione uscita destabilizzata dagli anni di piombo. Gli occhi di "Svitol" registrano una realtà di cui non riesce a capacitarsi: tutto è diverso rispetto a quando è partito, a cominciare dai suoi ex compagni che, o si sono integrati nel Sistema, oppure hanno ceduto alla droga e alla depressione ("Ha ucciso più compagni la depressione che la repressione" dice uno di loro). La deriva ideologica ed esistenziale di una generazione che già nel '78 [...] prende corpo nel paesaggio di macerie materiali e morali in cui si aggira, come un fantasma tornato sulla terra, il Riccardo di Flavio Bucci» (Uva). «Quando Maledetti vi amerò vinse il Pardo d'oro a Locarno ricevetti da Giordana una telefonata che me lo fece piacere ancora di più. "Pino", mi disse, "abbiamo vinto il primo premio!". In quell'"abbiamo" c'è tutto» (Pinori).

venerdì 7
Pro Patria: cento anni di passioni
Il calcio come fenomeno sociale attraverso la storia di una gloriosa società di calcio, la Pro Patria, fortemente radicata nel cuore di Busto Arsizio. Cento anni di passioni che corrono paralleli alla storia di una città e di un'intera nazione perché il calcio è un termometro con cui misurare lo stato e le dinamiche di una collettività, come insegna anche il cinema, che spesso ha utilizzato lo stadio e la partita come espediente narrativo. Uno dei casi più celebri è La domenica della buona gente di Majano, nel quale, tra le piccole grandi gioie di un giorno di festa, spicca proprio il campionato di calcio, con i suoi riti. In un'epoca felice di sfottò e sane rivalità, quando ancora si poteva scherzare sul rotolare di un pallone. 

ore 18.45 La domenica della buona gente di Anton Giulio Majano (1953, 98')
«L'interesse del regista si rivolge soprattutto alla vita quotidiana nei quartieri INA Casa ai tempi di De Gasperi. La macchina da presa ci porta direttamente nelle case della buona gente del titolo, persone semplici che la domenica vanno allo stadio e che giocano al Totocalcio, che si accontentano di poco e non hanno grandi ambizioni. Subito ci affezioniamo a Giulio (Renato Salvatori) e a Sandra (Maria Fiore), la fidanzata del balcone di fronte, la cui esistenza è scandita da piccoli, importanti, rituali, quali la visita dei parenti "ricchi" che arrivano da Montefiascone, la partita a scopone dopo pranzo, la passeggiata per andare a comprare il gelato. […] Alla serena semplicità di questi due ragazzi di belle speranze fa da sfondo il grande evento della domenica, la partita» (Gerosa).

ore 20.30 Incontro moderato da Steve Della Casa con Alberto Crespi, Riccardo Cucchi, Carlo D'Amicis, Manuela Maffioli, Alessandro Munari, Claudio De Pasqualis

a seguire 28/2/19 Cento anni di passioni di Claudio De Pasqualis (2019, 43')
Un documentario sulla storica squadra di calcio Aurora Pro Patria che il 28 febbraio ha tagliato il traguardo dei 100 anni di vita e che racconta un pezzo di storia calcistica del nostro paese. Un traguardo importante che consegna l'Aurora Pro Patria all'albo delle squadre più longeve del calcio italiano. 28/2/19 Cento anni di passioni, prodotto dall'Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni, con il supporto della BA Film Commission, ripercorre i momenti salienti e più avvincenti di questa lunga storia grazie a preziosi materiali provenienti dall'archivio dell'Istituto Luce, dalle Teche Rai, dall'archivio del Pro Patria Club e da archivi privati di alcuni appassionati storici della squadra bianco blu. A queste immagini si alternano riprese effettuate al Pro Patria Museum e alla squadra in allenamento allo stadio Carlo Speroni, e una serie di interviste a protagonisti della storia, passata e attuale, dell'Aurora Pro Patria. 

11-14 giugno
Alessandra Panaro, la fidanzata d'Italia

Il primo maggio 2019 si è spenta a Ginevra Alessandra Panaro. Nata a Roma il 14 dicembre 1939, Alessandra Panaro, insieme a Lorella De Luca, ha rappresentato un'Italia in bianco e nero senza pretese, con il profumo dei fiori di un'estate romana, quella degli anni Cinquanta e del cosiddetto "neorealismo rosa" che sembrava non dovesse finire mai. Le scampagnate al mare. I cinema affollati. Le televisioni avvolte dal fumo delle sigarette nei bar. E… Alessandra Panaro, indimenticabile protagonista dei Poveri ma belli e delle Belle ma povere, ma anche "valletta speciale" de Il Musichiere, tutti simboli di un'Italia in rinascita. E poi soprattutto è stata protagonista di tante commedie negli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta, alternando sapientemente cinema di genere (peplum, western…) e cinema d'autore (Blasetti, Visconti…). Quando nel 1966 sposerà il ricco finanziere svizzero Jean Pierre Sebat, si ritirerà a Ginevra con lui, per occuparsi d'alta moda. Al cinema ci tornerà raramente, anche se il suo ultimo film è il recente La notte è piccola per noi (2019) di Gianfrancesco Lazotti.

martedì 11
ore 18.45 Poveri ma belli di Dino Risi (1957, 102')

Due bulli trasteverini litigano per la stessa ragazza, ma poi finiscono per interessarsi alle rispettive sorelle. Uno dei più fulgidi esempi del neorealismo rosa. La critica storse il naso, ma il pubblico affollò le sale. Caso abbastanza raro di successo al box office di un film interpretato da attori sconosciuti, Poveri ma belli è il prototipo del film dialettale, giovanile, proletario nell'estrazione, piccolo-borghese nello spirito.

ore 20.45 Belle, ma povere di Dino Risi (1957, 99')
Romolo e Salvatore sono fidanzati rispettivamente con Anna Maria e Marisa, che vorrebbero sposarsi e convincono i due amici a iscriversi a una scuola serale. Tra la ricerca di un lavoro, il progetto di una rapina per fare dei soldi facili e le piccole gelosie, che sembrano minare i rapporti tra le coppie e tra gli amici, i "poveri ma belli" matureranno la decisione di sposarsi. Seguito di Poveri ma belli. 

mercoledì 12
ore 18.45 Poveri milionari di Dino Risi (1959, 92')

Terzo e ultimo capitolo della storia di Romolo e Annamaria, Salvatore e Marisa. Finalmente sposati, decidono di partire per il viaggio di nozze a Firenze. Un contrattempo li costringe a rinunciare. Un incidente fa perdere la memoria a Salvatore: è stato investito dall'automobile di Alice (Sylva Koscina, nella funzione provocatrice che era stata di Marisa Allasio nei due precedenti episodi), la quale per senso di colpa lo fa immediatamente assumere nei grandi magazzini di cui è proprietaria (e dove l'amico Romolo è impiegato come commesso). Essendosene nel frattempo anche innamorata, lo fa nominare direttore generale. La sposina si fa a sua volta assumere e... «Siamo arrivati proprio all'ultima stazione di questo tratto della carriera di Dino Risi. E tutto lo denuncia. Mai come questo momento si rende facile allo storico e all'analista del cinema risiano periodizzare il suo itinerario artistico e professionale» (D'Agostini).

ore 20.30 Amore e chiacchiere di Alessandro Blasetti (1957, 93')
Un ricco industriale si oppone alla costruzione di un ospizio che deturperebbe il panorama ammirabile dalla sua villa, cercando di vincere la resistenza del vicesindaco. Altra commedia di caratteri di Blasetti, «percorsa da una vena di satira politica indirizzata contro le "chiacchiere" dei vecchi, contro la vuota retorica delle molte parole e dei pochi fatti della generazione più anziana. […] Per contro, si avverte una partecipazione piena di affetto ai problemi delle nuove generazioni» (Gori). Per Blasetti è il suo film che «meglio riflette i difetti degli italiani».

giovedì 13
ore 18.45 Lazzarella di Carlo Ludovico Bragaglia (1957, 96')

«Sceneggiato da Riccardo Pazzaglia, primo tassello del trittico in cui alla fine degli anni '50 Bragaglia ricrea la propria sregolatezza sugli universi melodrammatici della casa, fino a riprendervi gli scavi archeologici rosselliniani» (Germani).

ore 20.30 Sandok il Maciste della giungla di Umberto Lenzi (1964, 100')
In India, nel protettorato inglese del Sikkim, alcuni ribelli appartenenti alla setta dell'elefante bianco rapiscono Cinzia, figlia del viceré, insieme al tenente Reginald Millimer. Il governatore escogita un piano per salvare i due giovani e si serve del tenente dei lancieri Dick Ramsey. «Un susseguirsi d'immagini colorate, atte a illustrare un'avventura colonial-militarista» (Tabès). Con Sean Flynn, Alessandra Panaro, Mimmo Palmara, Giacomo Rosso Stuart. 

venerdì 14
ore 18.45 Rocco e i suoi fratelli di Luchino Visconti (1960, 177')

Rocco è un meridionale che insieme ai fratelli e alla madre decide di emigrare a Milano per cambiare vita. In città la famiglia ritrova Vincenzo, in procinto di sposarsi, che introduce Simone nel mondo del pugilato. Rocco lavora in una lavanderia, mentre Ciro entra in fabbrica e Luca, che è ancora un bambino, rimane a casa con la madre... Il romanzo popolare della famiglia Parondi dall'arrivo a Milano, dalla lontana Lucania, alla tragedia finale, passando attraverso passioni e delusioni. "Tragedia realista", scandita attraverso memorabili scene madri, che suscita l'interesse morboso di spettatori e censori. Visconti raggiunge una sintesi perfetta fra dramma sociale ed epica (dei sentimenti), fra aspirazione al Bene e ineluttabilità del Male. L'altra faccia del boom economico, rigorosamente in bianco e nero.

 

18-28 giugno
Colpi di sole. Estati roventi nel cinema

Il cinema non solo ha mostrato gli aspetti più allegri e sorridenti dell'estate: corpi abbronzati, ombrelloni, canzonette… i vari sapori di mare. Ma ha anche raccontato le storie di chi rimane in città. Il caldo torrido fa commettere follie. Deliri. Allucinazioni. Eclissi. Ondate di calore. Omicidi. Non basta rifugiarsi in un casotto per proteggersi dalle macchie solari. Perché si è comunque travolti da un insolito destino nel mare d'agosto. Il sole è sempre negli occhi e l'Lsd nel caldo estivo gioca brutti scherzi. Ignari bagnanti si godono il crogiolante sole estivo mentre la minaccia si nasconde proprio sotto i loro piedi, sotto la bollente sabbia. Ma a volte nel caldo torrido dentro uno zoo ci possono essere degli incontri teneri e delicati. O assistere al fenomeno del "raggio verde", l'ultimo scintillio del sole quando tramonta sul mare. E forse può nascere inaspettatamente una nuova storia d'amore. L'eternità in uno sguardo. La malinconia nell'istante immediatamente successivo.

martedì 18
ore 18.45 L'eclisse di Michelangelo Antonioni (1962, 126')
Poco dopo la rottura di una relazione amorosa, Vittoria (Monica Vitti) si lega a un giovane procuratore di borsa, Piero (Alain Delon). Gli appuntamenti tra i due si succedono, fornendo alla ragazza fugaci evasioni dalla noia di una vita monotona. Allorché un ubriaco ruba l'auto di Piero e quindi muore accidentalmente, Vittoria ha modo di constatare il cinico comportamento del giovane procuratore, che si preoccupa soltanto della carrozzeria danneggiata. Dopo uno dei loro soliti incontri, Vittoria riceve da Piero l'invito per un ulteriore appuntamento, al quale nessuno dei due si recherà perché in essi, e soprattutto in Vittoria, si va affermando un'amara certezza: quella della invincibile solitudine degli uomini.

ore 21.00 Ondata di calore di Nelo Risi (1970, 91')
Ritratto di una donna americana in crisi esistenziale e coniugale con il marito architetto, con finale giallo. Sullo sfondo, la città marocchina di Agadir, ricostruita dopo il terribile terremoto del 1961. Joyce, sola nella sua casa, oppressa dal caldo afoso portato da una violenta tempesta di sabbia, è ossessionata dalle improvvise apparizioni di Alì, il giovane amico del marito. «La storia prende spunto da un racconto di Dana Moseley ma ce ne siamo distaccati. Praticamente io e Anna Gobbi l'abbiamo reinventata spostandola ad Agadir, abbiamo inventato questa omosessualità del marito, che non si vede mai, se non in fotografia. […] Film severo, difficile, quasi un monologo pochissimo parlato. È una sorta di puzzle, di mosaico costruito, devo dire, con eleganza, con una certa abilità, che però non ha toccato il pubblico. Eppure per la prima volta nella mia vita godevo di una buona distribuzione, la Titanus, ma questo non mi ha aiutato affatto» (Risi). «Fenomelogia dello straniamento, e ipotesi dell'impossibile redenzione che […] Nelo Risi è riuscito a sottrarre al pericolo della divulgazione e delle metafore uggiose per chiuderle nel cerchio di ferro delle "conquiste" personali» (Elio Maraone). Con Jean Seberg e Luigi Pistilli.

mercoledì 19 
ore 18.45 Casotto di Sergio Citti (1977, 107')

Varia umanità arriva, si ferma, convive, durante una calda domenica d'agosto, in un "casotto", ovvero una cabina sulla spiaggia libera di Ostia. Accade di tutto. Poi, nel tardo pomeriggio, un acquazzone fa scappare via tutti. Il "casotto" resta vuoto… «Con Sergio Citti ho fatto Casotto, il primo film che feci con lui. Doveva essere un film a basso costo e mi interessava molto l'idea di un film dentro una cabina da spiaggia, tutto là dentro, con tanti personaggi; mi sembrava che potesse venirne fuori un lavoro un po' astratto, molto moderno» (Cerami). Con Gigi Proietti, Franco Citti, Jodie Foster, Paolo Stoppa, Michele Placido, Anna e Mariangela Melato, Ugo Tognazzi.

ore 20.45 Travolti da un insolito destino nel mare d'agosto di Lina Wermüller (1974, 114')
«In quegli anni Enrico [Job] e io eravamo soliti, nei dieci giorni di vacanza che ci regalavamo d'estate, affittare una barca insieme agli amici Giancarla e Franco Rosi, Antonello Trombadori e a volte anche Tonino Guerra o Nori e Sergio Corbucci, e andare in crociera per il Mediterraneo. [...] Fu tra le onde di quelle azzurre acque che nacque la favola amorosa dell'industriale milanese Raffaella Pavoni Lanzetti e del marinaio Carunchio. Un naufragio li costringe a confrontare le loro mentalità, una agli antipodi dell'altra: il marinaio comunista e la donna in carriera, dirigente di fabbriche. Due realtà che solitamente si tengono a distanza, ma il destino fa ritrovare i due naufraghi soli su un gommone e poi su un'isolotta deserta, dove i loro mondi si scontrano e diventano battaglia, guerra, e, alla fine, amore. [...] In Italia il film andò benissimo. [...] Non è facile girare un film che si svolge tutto con due soli personaggi, [...]. Da quando sono soli sul gommone, i due portano avanti la loro storia in un'isola deserta, fra rivendicazioni sociali, vendette, fame e battaglie varie, senza far rallentare la tensione e l'emozione. Gli occhi fiammeggianti di lui e di lei hanno portato dentro quella favola il pubblico di tutto il mondo. Grazie alla bravura di Mariangela e di Giancarlo, il marinaio e la "puttana industriale" sono diventati due sex symbol. Il film è stato un grande successo dovunque. E, ormai, è un cult» (Wertmüller).

giovedì 20
ore 18.45 Macchie solari di Armando Crispino (1975, 104')

Simona Sanna (Mimsy Farmer), laureanda in criminologia, fa una ricerca sulle differenze tra suicidi autentici e simulati. Ma ecco che viene a trovarsi lei stessa coinvolta in una serie di suicidi allarmanti. «Macchie solari è assurto nel tempo al rango di cult movie, in virtù di un indubbio fascino intrinseco e dell'entusiasmo manifestato nei suoi confronti da Quentin Tarantino e David Cronenberg. Se il primo è solito organizzare proiezioni private del film nella sua abitazione, il secondo ha dichiarato a più riprese di conoscerlo bene» (Bartolini).

ore 20.45 Assassinio al sole di Philippe Labro (1974, 85')
Autore di un saggio Le hasard et la violence che ha avuto un successo che attualmente lo lascia perplesso, il criminologo Laurent Berman (Yves Montand) cerca una villa sulla Costa Azzurra ove dedicarsi con tranquillità all'ulteriore studio. Dopo essere stato aggredito da un fanatico e pazzoide del karatè, il protagonista conosce la dottoressa Constance Weber (Katharine Ross) e con la stessa intreccia una intensa relazione amorosa. Chiamato dalla polizia a riconoscere il cadavere del suo casuale aggressore, ucciso da un pasticcere nel corso di un'altra pazzesca bravata, il Berman si reca nella prigione ove era stato detenuto nel 1945 per errore giudiziario e mette il prigioniero che vi incontra nella possibilità di evadere. Quindi, recatesi alla spiaggia, mentre attende Constance per discutere con lei le ragioni del gesto compiuto, Laurent subisce l'aggressione di alcuni teppisti e…

venerdì 21 
ore 18.45 Sole rosso di Terence Young (1971, 115')

Nel 1880 in Texas i banditi assaltano il treno dove viaggia l'ambasciatore giapponese diretto a Washington, lo uccidono e gli rubano una preziosa satana, omaggio per il presidente degli Stati Uniti. Un samurai della scorta per lavare l'onta deve recuperare il prezioso oggetto e, per farlo, si allea con un fuorilegge che è stato tradito dai compagni. Avrà sette giorni di tempo per farlo e se fallisce, secondo l'antico codice dei samurai, dovrà morire. «Straordinario film di co-produzione italiana, spagnola e francese, magistralmente diretto da Terence Young e con un cast stellare, grandissimo il ruolo del personaggio del bandito di Alain Delon e del samurai di Toshiro Mifune, anche Charles Bronson è in forma e in parte, il tutto e poi accompagnato dalle suggestive musiche di Maurice Jarre, buon film western» (www.spaghettiwestern.altervista.org).

ore 20.45 Duello al sole di King Vidor (1946, 119')
«Una meticcia orfana, bella, sensuale, viene assunta come domestica nel ranch di un senatore texano causando tensione e desideri sessuali nei due figli maschi, uno arrogante e spavaldo, l'altro mansueto e borghese. […] Stranezze del doppiaggio: la voce narrante della vicenda nell'edizione originale è di Orson Welles, mentre in quella italiana è di Aldo Silvani che fornisce i suoi toni a Walter Huston, un predicatore. Sono due personaggi differenti» (Giraldi/Lancia/Melelli).

martedì 25
ore 18.45 Ondata di piacere di Ruggero Deodato (1975, 90')

Giorgio (John Steiner) è un cinico e manesco industriale a cui non piace essere contraddetto, soprattutto dalle sue donne che considera poco più che giocattoli da usare e possedere in attesa di avere qualcosa di meglio. Silvia (Elizabeth Turner), la sua compagna ufficiale, conosce bene le sue tendenze sadiche, ma è una ragazza troppo fragile per ribellarsi alle umiliazioni che l'uomo le infligge sia in pubblico che in privato. L'incontro causale con Barbara (Silvia Dionisio) e Irem (Al Cliver), una giovane coppia dalla sensualità solare che Giorgio ha deciso di invitare sul suo yacht, sfocerà in un prevedibile scambio di partner, ma i nuovi rapporti determineranno anche ribaltamenti di ruoli che l'industriale non sarà più in grado di gestire. 

ore 20.30 Il sesso degli angeli di Ugo Liberatore (1968, 110')
Tre ragazze di buona famiglia, Nora (Doris Kunstmann) Carla (Laura Troschel) e Nancy (Rosemarie Dexter), annoiate dalla monotonia borghese, in pieno periodo di emancipazione sessantottina, decidono di comune accordo di partire insieme con lo yacht del padre di Nora verso le coste Jugoslave per testare l'effetto dell'Lsd su di esse. Dopo il rifiuto all'ultimo momento di un amico di Nora, le ragazze incontrano ad una festa un ragazzo di nome Marco (Bernand de Vries), uno studente in medicina e sub a tempo perso che, seppur fidanzato, si lascia incuriosire dalla sfacciataggine di Nancy nel tentativo di sedurlo. La mattina del giorno seguente le ragazze, alla guida dello yacht, si recano nel posto in cui Marco pratica pesca subacquea e lo caricano in barca promettendogli di tornare dopo poche ore. La verità è invece un'altra… «Per riscoprire Liberatore, scomparso a gennaio [2013, n.d.r.]. Cineasta e collaboratore di Zurlini, come Questi e Vanzi: il loro cinema rivela fili nascosti e convergenze parallele con l'opera di Zurlini, ingiustamente condannata alla solitudine perché ai cineasti rigorosi s'imporrebbe il sacrificio» (Germani).

mercoledì 26 
ore 18.45 Spiaggia di sangue di Jeffrey Bloom (1981, 90')

«Sulla scia dello Squalo di Spielberg ecco saltar fuori questo monster-movie dove la mortale minaccia non si cela fra i flutti dell'oceano bensì nelle sabbie della spiaggia stessa che inghiotte gli ignari bagnanti. Tutta colpa di una gigantesca e mostruosa stella marina che ha costruito la sua tana sotto la spiaggia e che ha una fame degna di King Kong. Un guardiacostiere, la polizia ed uno scienziato cercheranno di porre rimedio alla tragica situazione» (Visani).

ore 20.30 Sole negli occhi di Andrea Porporati (2000, 90')
Quando Marco uccide suo padre, il delitto viene catalogato fra i tanti compiuti in seguito a un "raptus di follia". Dopo l'assassinio, il giovane trova rifugio in una località balneare fra i turisti in vacanza. Qui lo trova Rinaldi, un poliziotto che lo sospetta, ma che si rende conto di non avere di fronte un semplice criminale, ma un ragazzo colpito da un dramma più grande di lui. Il caso vuole che nella stanza della pensione accanto a quella di Marco si trovi una ragazzina adolescente che sta vivendo il suo primo amore e che non saprà mai che il giovane della porta accanto è un assassino. «È comunque apprezzabile che un cineasta abbia scelto l'impervia strada dell'affabulazione per un tema che poteva trovare una soluzione più ovvia in chiave cronachistica» (Levantesi).

giovedì 27
ore 18.45 Lo straniero di Luchino Visconti (1967, 104')

Mersault, un impiegato francese che vive ad Algeri, uccide un arabo e durante il processo rinuncia a difendersi. Una serie di rinvii e i veti imposti dalla vedova di Albert Camus impediscono a Visconti di adattare il romanzo agli avvenimenti più recenti della guerra di liberazione algerina. Ne risulta un film imperfetto: l'indifferenza e l'apatia del protagonista non riescono a riflettere l'anelito a una possibile rivolta contro le convenzioni sociali.

ore 20.45 Il tè nel deserto di Bernardo Bertolucci (1990, 138')
Nel 1947, due facoltosi coniugi americani in crisi provenienti da New York, lui Port Moresby (John Malkovich), musicista a corto d'ispirazione, lei Kit (Debra Winger), scrittrice ormai priva d'inventiva, intraprendono un viaggio in Africa, con l'amico George Tunner (Campbell Scott) che va in cerca di avventure, mentre essi sperano che un qualche cosa li aiuti a uscire dalla loro crisi coniugale. Sono sposati da dieci anni e si vogliono ancora bene, nonostante un raffreddamento nei rapporti, che li ha indotti a dormire in camere separate. Alloggiati con Tunner nell'entroterra di Tangeri, in un albergo che la guerra ha ridotto al degrado, Port e Kit finiscono con concedersi entrambi un diversivo extra coniugale. «Il tè nel deserto è senza zucchero. La sua musa è l'ambiguità, l'incertezza di sentimenti; ma il film ha scene molto intense, ovunque l'immensità dei panorami magistralmente restituiti dalle luci di Storaro ci conquista e l'agonia di Port ci stringe alla gola durante le bufere di sabbia» (Grazzini).

venerdì 28
ore 18.45 Un sacco bello di Carlo Verdone (1980, 96')
«Enzo - jeans attillati, camicia aperta sul petto, ciondolo al collo, passione per la musica, protagonista di mirabolanti avventure erotiche e infine proprietario di una rombante auto sportiva - cerca compagnia per un viaggio-lampo da Roma a Cracovia. La trova, ma il malcapitato gli si ammala in viaggio. Enzo lo accompagna all'ospedale, poi s'attacca al telefono per trovargli un sostituto: si dovrà accontentare di un ometto avanti negli anni. Ruggero - che ha lasciato casa e famiglia per fondare una comunità hippie - incappa, dopo due anni, nel padre, che lo convince a un breve ritorno tra le pareti domestiche. Gli tocca, così, sorbirsi le attenzioni di un prete, di un professore e di un amico d'infanzia, mobilitati dal padre per aiutarlo a far tornare il figlio a una vita normale. Leo, succube di una madre che veglia sulle sue amicizie, incontra una bella ragazza spagnola, Marisol, in crisi sentimentale. Potrebbe essere la prima avventura del giovanotto, ma l'imprevisto ritorno del ragazzo di Marisol distrugge le illusioni di Leo» (www.cinematografo.it ). «Questo giovanotto col volto quadrato e gli occhi che ogni tanto si rovesciano all'interno in cerca di segrete visioni; questo attore dalla voce nasale e intermittente che ripete con felicità i luoghi comuni; questo Carlo Verdone, scoperto e lanciato in fretta, è un talento umoristico che dà frutti ancora piccoli, ma gustosi. Crescerà; la sua fortuna naturale è di essere una maschera italiana aggiornata con garbo ai tempi. Verdone ha raccolto alcuni caratteri romani con la cura rispettosa dell'entomologo, del cacciatore di farfalle, non ha alterato i suoi modelli, qualche volta ne è stato complice: la comicità, la risata nascono dalla ripetizione del tic, dall'imperturbabilità dei difetti» (Reggiani).

ore 20.30 Il raggio verde di Eric Rohmer (1986, 99')
«Dotata di una sensibilità superiore alla media, Marie (Rivière), un'impiegata parigina in vacanza, passa da un fallimento sentimentale all'altro, ma l'ultimo giorno incontra un ragazzo simpatico con il quale assiste al fenomeno del "raggio verde", l'ultimo scintillio del sole quando tramonta sul mare, che dà il titolo a un'opera di Jules Verne» (Mereghetti). «Pur senza darci grandi emozioni, con molta grazia e affettuosa ironia traccia una silhouette, e stende un diario di minimi eventi, che hanno il respiro silenzioso della vita qual è, ma in cui trema la nevrosi e l'anima duole. Il segreto di Rohmer sta nel governare la semplicità della rappresentazione, nel cogliere l'universale dietro la facciata dell'ovvio, nella pittura sfumata di un carattere che trae colore dal gesto e dall'ambiente» (Grazzini).