Domenica 29 aprile al cinema Trevi omaggio ai fratelli Taviani

 

1977: "Padre padrone" vince la Palma d’oro al Festival di Cannes. 2012: "Cesare deve morire" consegue l’Orso d’oro al Festival di Berlino.

In due momenti di empasse creativo e produttivo il cinema italiano riparte dai fratelli Taviani, Paolo e Vittorio, ai quali Cineteca Nazionale dedica un breve omaggio, in attesa di organizzare una lunga retrospettiva in autunno. Tre film, da Padre padrone a La notte di San Lorenzo, di cui cade quest'anno il trentennale e che è stato ristampato per l'occasione, passando attraverso Il prato, sul tramonto degli ideali di una generazione. Punto di svolta tra la militanza e l'impegno delle origini e il rifugiarsi nella letteratura e nella Storia dei film successivi, non come fuga, ma come filtro per guardare con la giusta distanza ai nostri giorni. Lo stesso filtro che permette oggi a Paolo e Vittorio di abbattere le frontiere e di penetrare nella testa e nel cuore di un gruppo di detenuti. La forza travolgente del cinema che crea inaspettate simbiosi.
 
ore 17.00
Padre padrone (1977)
Regia: Paolo e Vittorio Taviani; soggetto: liberamente tratto dal romanzo Padre padrone, l'educazione di un pastore di Gavino Ledda; sceneggiatura: P. e V. Taviani; fotografia: Mario Masini; scenografia: Giovanni Sbarra; costumi: Lina Nerli Taviani; musica: Egisto Macchi; montaggio: Roberto Perpignani; interpreti: Omero Antonutti, Saverio Marconi, Marcella Michelangeli, Fabrizio Forte, Marino Cenna, Nanni Moretti; origine: Italia; produzione: Rai, Cinema; durata: 113'
«Tratto da un libro autobiografico (1975) di Gavino Ledda. Pastore di Siligo (Sassari), Gavino vive fino a vent'anni con il gregge tra i monti, strappato alla scuola, separato dalla lingua, escluso dalla collettività. Durante il servizio militare in continente, studia e prende la licenza liceale. Esplode allora la ribellione contro il padre che, di fatto e per necessità, è stato lo strumento della sua separazione. Esce dallo scontro vincitore, colmo di pietà e di terrore. Apologo sulla necessità di spezzare il potere autoritario e sul rifiuto del silenzio, ha nella colonna sonora e musicale (Egisto Macchi) il suo versante più inventivo. Pur con durezze didattiche e scorie intellettualistiche, è un film razionale e lucido che assomiglia al paesaggio sardo: ventoso e scabro, enigmatico e violento, soffuso di una luce che gli dà la nobiltà maestosa di un quadro antico. Un intenso O. Antonutti e un duttile S. Marconi nella parte di Gavino sono i protagonisti. Prodotto dalla RAI. Palma d'oro a Cannes da una giuria presieduta da Roberto Rossellini. Fu l'ultima delle sue trasgressioni alle regole del gioco» (Morandini).
 
ore 19.00
Il prato (1979)
Regia: Paolo e Vittorio Taviani; soggetto e sceneggiatura: P. e V. Taviani; fotografia: Franco Di Giacomo; scenografia: Gianni Sbarra; costumi: Lina Nerli Taviani; musica: Ennio Morricone; montaggio: Roberto Perpignani; interpreti: Michele Placido, Saverio Marconi, Isabella Rossellini, Giulio Brogi, Angela Goodwin, Remo Remotti; origine: Italia; produzione: Film 3; durata: 111'
«Tre giovani su un prato. Quando nasce la speranza, quando ci si innamora sembra che la natura ci trasmetta un messaggio di felicità; quando le illusioni cadono, la natura diventa una bellezza insolente, anzi una spettatrice malata come noi. I tre giovani non resistono al confronto, il tradimento della natura simboleggia quello della storia; restano i più vecchi a meditare sul senso del loro fallimento, a trasformare in protesta la resa dei figli. Nella favola intitolata Il prato, che ha inaugurato la Mostra del Cinema, i fratelli Taviani tornano ai loro tormenti più schietti, dopo l'evasione edificante di Padre padrone; tornano alla riflessione di San Michele aveva un gallo, anche se con l'impaccio e le incertezze che derivano dal dover congelare in una forma quasi classica la categoria sociologicamente viva ed equivoca dei cosiddetti "giovani d'oggi". Per questo conflitto narrativo (i Taviani amano gli avvenimenti proverbiali, non la cronaca) lo stile dei film non di rado si tende e soffre. L'estraneità e la finita oggettività dei due registi sembrano qualche volta sopraffatte di un'emozione più diretta; dietro gli sviluppi un poco lambiccati del racconto lo spettatore non tavianeo vede volentieri il ritratto di un nuovo sentimentalismo giovanile, una fede perduta nelle ragioni del proprio cuore che rende una generazione più autentica e più debole di quella che l'ha preceduta» (Reggiani).
 
ore 21.00
La notte di San Lorenzo (1982)
Regia: Paolo e Vittorio Taviani; soggetto e sceneggiatura: P. e V. Taviani, Tonino Guerra, Giuliani [Gaetano De Negri]; fotografia: Franco Di Giacomo; scenografia: Gianni Sbarra; costumi: Lina Nerli Taviani; musica: Nicola Piovani; montaggio: Roberto Perpignani; interpreti: Omero Antonutti, Margarita Lozano, Claudio Bigagli, Massimo Bonetti, Sabina Vannucchi, Dario Cantarelli; origine: Italia; produzione: Ager Cinematografica, Rai; durata: 105'
Il film rievoca un episodio della seconda guerra mondiale: il 10 agosto 1944, la popolazione di San Miniato cerco di raggiungere le postazioni americane e di sottrarsi alle rappresaglie naziste. «È il miglior film italiano dell'annata e, in assoluto, uno dei più importanti del 1982. È un'opera poetica, tenera e crudele a un tempo, di grande semplicità e verità umana, due caratteri che, appunto, distinguono l'autentica poesia, nelle parole e nelle immagini. Con questo film i fratelli Taviani […] tornano alle vette artistiche di Padre padrone, al quale però La notte di san Lorenzo sembra superiore per il fascino del racconto e per la suggestiva potenza di una irripetibile atmosfera, tessuta qua e là di elementi favolistici. […] Il film racconta come avvenne il passaggio del fronte in un microcosmo d'Italia, rappresentativo di tanti altri luoghi che conobbero le stesse pene, le stesse speranze, gli stessi tragici eventi. Quello che i due registi ci restituiscono con stupefacente abilità è il senso di smarrimento della popolazione, esseri umani in balìa del caso, del destino» (Solmi). La notte di San Lorenzo ha vinto il Gran Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes, il Premio dei Critici Cinematografici Americani per il miglior film del 1983 e per la miglior regia, il Premio della Critica Cinematografica Francese, il David di Donatello, il Nastro d'argento e la Grolla d'oro 1983.