(In)visibile italiano: ai margini della società

 

 12.05.2013

Nel pozzo senza fondo del cinema italiano anni Settanta spuntano le incursioni alla regia di Mario Chiari e di un attore di Franco Giornelli.

Nel pozzo senza fondo del cinema italiano anni Settanta spuntano fuori le incursioni alla regia di uno dei più celebri scenografi e costumisti, Mario Chiari, e di un attore di una certa notorietà all'epoca, Franco Giornelli, accomunati dal tentativo di realizzare un film personale e fuori dai consueti canoni narrativi e produttivi. Due solitudini a confronto: un sacerdote abbandonato dai suoi fedeli e un eremita che si è allontanato dal mondo e vive nel silenzio della natura. Un prete e un matto, due figure emarginate dalla società, costrette improvvisamente a fare i conti con la realtà grazie a un gruppo di hippy votati alla distruzione e a due bambini: i primi con la violenza, i secondi con la dolcezza riusciranno a risvegliare in loro il desiderio e la forza di confrontarsi e scontrarsi con il mondo. Fino al sacrificio, emblema di una compiuta rinascita. Sono sufficienti alcuni titoli per illustrare la monumentale carriera di Mario Chiari: La carrozza d'oro di Renoir, Carosello napoletano di Ettore Giannini, I vitelloni di Fellini, La tempesta di Lattuada, Le notti bianche di Visconti, Guerra e pace di Vidor, Fantasmi a Roma di Pietrangeli Una vita difficile di Risi, La Bibbia di Huston, Ludwig di Visconti. Il matto rappresenta il culmine della carriera di Franco Giornelli, che si era in precedenza fatto notare e apprezzare ne Il desperado di Rossetti, Gente d'onore di Folco Lulli, Una ragazza piuttosto complicata di Damiani, Contratto carnale di Bontempi.

ore 17.00
Prete, fai un miracolo (1975)
Regia: Mario Chiari; soggetto: M. Chiari; sceneggiatura: Suso Cecchi d'Amico, M. Chiari, Michele Sakara; fotografia: Alessandro D'Eva; scenografia: Luciano Puccini; costumi: Maria De Matteis; montaggio: Claudio Cutry; musica: Franco Riva; interpreti: Lorenzo Piani, Susanna Martinkova, John Turnbull, Renata Zamengo, Andrea Lala, Franca Dominici; origine: Italia; produzione: Coop. Art; durata: 95'
Una madre, una sorella, in una città di una provincia italiana. I problemi della sorella, ingannata da un giovane qualunque. Volti della massa. L'intransigenza spirituale di Alberto, giovane prete, si rivela nei suoi consigli alla sorella. Nell'ultimo viaggio alla sua chiesa ormai senza più gregge (la campagna è stata abbandonata da tutti) si trova nel mezzo di una tragedia in un cantiere in costruzione, e si prodiga negli aiuti, e sente sempre di più la solitudine che lo circonda. Decide allora di partire per l'America… «Oggi è di moda l'ecologia. Si difendono animali, piante e pesci e si proteggono giustamente palazzi cadenti e chiese monumentali. Tutto questo naturalmente protegge anche l'uomo, ma chi lo protegge nella solitudine dell'alienazione? Come battuta si potrebbe dire che essendo di moda da anni l'alienazione, l'environnement non può essere che un manicomio, mondo alienato di alienati. Possiamo farlo - ed è un bel gioco - facile anche - ma il tempo dei giochi è finito - e si devono porre davanti alla coscienza, con tutti i mezzi, non ovattati dalla moda e dalle implicazioni consumistiche, i problemi e le esigenze delle infinite necessità della natura umana» (Chiari).
 
ore 19.00
Il matto (1979)
Regia: Franco Giornelli; soggetto e sceneggiatura: F. Giornelli, con la collaborazione di Henry Sloss; fotografia: Giuseppe Berardini, Eliseo Caponera; scenografia e costumi: Norma Robinson; montaggio: Carlo Reali; musica: Johannes Brahms; interpreti: Franco Giornelli, Fausta Avelli, Valeria Ciangottini, Michele Marioli, Giovanna Savoretti, Lucia Renzetti; origine: Italia; produzione: Istituto Luce; durata: 98'
«Il "matto" del titolo è un uomo che vive da eremita in un bosco da quando la sua famiglia è stata distrutta dalla guerra. Ama gli animali e vede i cacciatori come soldati dalle tute mimetiche che sparano a raffica. La leggenda che si è creata intorno a lui lo condanna all'isolamento: "è pericoloso" dice la gente, "succhia il sangue e taglia le teste". Soltanto due bambini trovano il coraggio di avvicinarglisi, di stabilire con lui un dialogo e per loro lui si sacrificherà, alla fine, una volta rientrato in quel mondo che, giustamente, aveva rifiutato. Film sinceramente ecologico, Il matto si colloca a metà strada tra l'apologo amaro e la requisitoria veemente. La natura, infatti, e la sua bellezza, minacciata dallo strisciante processo di dissoluzione operato dalla società dei consumi, ne sono i temi centrali, mentre la favola dell'individuo che cerca la salvezza nell'isolamento, è il pretesto narrativo che consente di portare alle estreme conseguenze la denuncia» (Pep., «Il Messaggero»).