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“Orsi, pesci, marziani e altri solitari”
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La Casa del Cinema ospita la mostra fotografica di Valerio Mieli, presentando il volto meno noto del regista vincitore del David di Donatello e del Nastro d'Argento come miglior regista esordiente nel 2010 con il film "Dieci inverni". CSC Production, già produttore della sua opera prima, accompagna Valerio in questo viaggio alla ricerca di equilibrio tra realismo e rappresentazione.
 
Le immagini presentate sono venticinque, di formato medio-grande. Alcune sono molto recenti mentre altre hanno quasi vent'anni. Certe sono state scattate in un unico giorno (quelle di San Pietroburgo, molte di quelle di Parigi), altre a grande distanza le une dalle altre. Circa la metà sono in bianco e nero, perlopiù quelle vecchie. Non conosco il nome di nessuna delle persone ritratte - rivela Valerio Mieli - ma col tempo mi ci sono affezionato.
 
Queste foto non sono state scattate con l'idea di illustrare un tema: ho sempre fotografato quello che mi veniva spontaneo fotografare. Eppure, sforzandomi di guardarle da spettatore, mi pare che un tema fin troppo chiaramente salti agli occhi. Individui, animali, quasi sempre soli, in un paesaggio ampio e leggermente incongruo, come appesi, buttati lì, tristi o pensierosi. Eppure quel mondo appena più sospeso, più ovattato, più fiabesco di quello reale non è nato da un intento.
 
Le mie prime foto le ho scattate intorno ai tredici anni. Sempre foto in strada, mai posate. Poi, scoprendo che Doisneau aveva fatto "recitare" alcune delle sue foto, delusissimo avevo smesso per anni. Questa storia della messa in scena mi turbava. Ho poi ripreso, ma per subito scoprire il cinema; e allora in qualche modo di nuovo mi è sembrato inutile camminare per ore alla ricerca di qualcosa che si poteva semplicemente costruire. Con la fotografia per esprimersi non si può far altro che indicare: il mondo è già tutto lì. Mi pareva che l'impresa rischiasse di essere frustrante.
 
Ma invece dovevo scoprire che il bello è proprio quello: per ottenere quel lieve scantonamento dal realismo si possono usare solo pezzi di un mondo che è, appunto, semplicemente già lì; che si può vedere passando, ma che di solito non si vede.
E poi andare in giro a fare foto mi dà piacere. Il piacere della sospensione, del poter stare per qualche ora lussuriosamente a guardare un mondo che di colpo si fa ricco e sensato. E allora, forse, il fatto che mi trovi perlopiù a ritrarre personaggi soli e contemplativi dipende proprio da questo: il mio stato d'animo, la mia idea di vita in quei momenti, in giro per le spiagge, nella neve o per le città, finisce per riflettersi in quello che fotografo. Sono insomma anche io un personaggino calato dall'alto che si aggira per la spiaggia d'inverno, contemplando.
 
Valerio Mieli dopo studi di filosofia si è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Con Rizzoli ha pubblicato il romanzo Dieci inverni e ha diretto l'omonimo film, ricevendo nel 2010 il David di Donatello e il Nastro d'Argento come miglior regista esordiente.

 

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