A cinquant'anni di distanza dall'uscita nelle sale de La dolce vita, la retrospettiva propone una riflessione sui film che hanno anticipato le atmosfere del capolavoro di Fellini (Le infedeli di Monicelli e Steno, che fotografa il doppio volto della borghesia, Viale della speranza di Risi e La donna del giorno di Maselli, che indagano sui meccanismi dello star-system e sulla effimera notorietà che ne può derivare), sui film che hanno cavalcato l'onda del successo felliniano (Totò, Peppino e… la dolce vita di Corbucci) o ne hanno colto gli effetti nel costume dell'epoca (Divorzio all'italiana di Germi) e, infine, sui film che hanno decretato la fine di un'epoca (la retrospettiva proseguirà a novembre e si chiuderà simbolicamente con moltodipiù di Mario Lenzi, che coglie la deriva della dolce vita nella Roma degli anni Settanta). E all'interno film curiosi sul crinale di un'euforia dilagante, fra i chiaroscuri di pazze notte di follia (Risate di Gioia di Monicelli, ritratto di comparse cinematografiche ed esistenziali ai bordi di un circo che coinvolge, e travolge, tutti; Il principe fusto di Arena, ovvero il popolo che incrocia l'aristocrazia, l'alto e il basso mischiati in un unico calderone) e luoghi simbolo (via Margutta nell'omonimo film di Camerini; il tour sentimentale-turistico di Un amore a Roma di Risi), con echi persino milanesi (la festa de La notte di Antonioni, che evoca la fine dei giochi e l'inesorabile ritorno-rifugio tra le mura domestiche). E poi la vicenda esistenziale e professionale del Sordi di Una vita difficile, quando gli steccati si eleveranno nuovamente a tracciare distanze abissali di classe e bisognare trovare dentro la forza per gesti ribelli, e il disincantato Tenco de La cuccagna, ribelle di suo, che ha capito tutto e si aggira per la città come un profeta. Inascoltato.
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