Home > “Sabato 26 settembre, per il ciclo di proiezioni e incontri “La figura del padre tra Cinema e Psicoanalisi”, giornata dedicata al tema dell’eredità paterna.”
“Sabato 26 settembre, per il ciclo di proiezioni e incontri “La figura del padre tra Cinema e Psicoanalisi”, giornata dedicata al tema dell’eredità paterna.”
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Psicoanalisi e Cinema hanno molto in comune: sono nate nello stesso periodo, hanno avuto nel secolo appena finito un enorme sviluppo e diffusione continuando ad influenzare, con la loro ricerca sull'uomo e le sue dinamiche profonde, il mondo della cultura, della scienza e dell'arte. Anche se il cinema non ha alcun presupposto terapeutico, alcuni aspetti della sua indagine e la sua capacità di stimolare e portare alla coscienza, all'interno di un contenitore artistico, dei nuclei attivi nel profondo della psiche fanno sì che sviluppare un confronto su alcuni temi può essere utile e stimolante. I film hanno d'altronde modalità espressive affini a quelle dei sogni e dell'immaginario, utilizzando quel registro iconico su cui la Psicoanalisi indaga come livello di simbolizzazione sulla strada della rappresentazione e della pensabilità. Partendo da questo interesse, il Centro Sperimentale di Cinematografia organizza, col patrocinio della SPI (Società Psicoanalitica Italiana) una serie d'incontri mensili, nella giornata di sabato, centrati sul rapporto tra il Cinema e la Psicoanalisi e sugli aspetti che la visione di un film può approfondire. In queste serate di volta in volta uno psicoanalista proporrà una breve relazione, dopo la proiezione dell'ultimo film selezionato, aperta alla discussione con autori/attori/critici cinematografici e col pubblico. Nel 2009 i film presentati e gli spunti di riflessione proposti vertono intorno ad un percorso che attraversa il tema del padre, sia sul versante cinematografico che su quello psicoanalitico e, più in generale, culturale.

 
ore 16.30
Di padre in figlio (1982)
Regia: Vittorio e Alessandro Gassman; soggetto: V. Gassman, A. Gassman; sceneggiatura: V. Gassman, A. Gassman, con la collaborazione di Giancarlo Scarchilli; fotografia: Claudio Cirillo, Cristiano Pogany; musica: Fabio Massimo Cantini; montaggio: Ugo De Rossi; interpreti: V. Gassman, A. Gassman, Fabiola Jatta, G. Scarchilli, Emanuele Salce, Gianluca Favilla; origine: Italia; produzione: Maura International Film, Rai; durata: 96'
Un padre e un figlio, uno attore celebre, l'altro deciso a diventarlo. E attorno a loro gli amici, i familiari… Film iniziato nel 1972 e terminato dieci anni dopo, con la partecipazione di molti voti noti (Adolfo Celi, Franco Giacobini, Angela Goodwin, Gigi Proietti, Paola Quattrini, gli altri componenti della famiglia Gassman). «Montate, le scene, in ordine non rigidamente cronologico, per dire il ritorno di certi affanni attraverso il decennio, e intersecate abilmente da brani teatrali (Brecht, l'Affabulazione di Pasolini) e citazioni da film interpretati da Gassman: tali, gli uni e le altre, da adombrare le situazioni reali e far toccare lo scambio di ruoli fra il destino di padre e il mestiere di attore. In modo che la casa di Gassman sia per Vittorio e Alessandro palcoscenico e set, e gli eventi, soltanto talvolta ricostruiti, siano insieme squarci di vita e prove di recitazione, cui gli amici e gli altri familiari - soprattutto Emanuele, figliastro di Gassman, e il piccolo Jacopo, l'"autunnale bambino" - partecipano sull'esempio del "cinema-verítà"» (Grazzini).
 
ore 18.15
Uccellacci e uccellini (1966)
Regia: Pier Paolo Pasolini; soggetto e sceneggiatura: P. P. Pasolini; fotografia: Mario Bernardo, Tonino Delli Colli; scenografia: Luigi Scaccianoce; costumi: Danilo Donati; musica: Ennio Morricone; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Totò, Ninetto Davoli, Femi Benussi, Rossana Di Rocco, Renato Capogna, Pietro Davoli; origine: Italia; produzione: Arco Film; durata: 85'
«Antonio de Curtis e Pier Paolo Pasolini: è possibile immaginare due cineasti tanto diversi? Il primo è un comico, scatena la sua fantasia in piena libertà; il secondo è un intellettuale, la sua vita, le sue poesie, i suoi film sono atti politici. Il principe è un conservatore di spiccate simpatie monarchiche, il regista un uomo di sinistra pronto al duello dialettico con chiunque, anche con il partito di riferimento; l'arte di Totò si muove nel solco di una tradizione culturale, quella di PPP è spesso violenta opera di sperimentazione. In comune Totò e Pasolini hanno almeno una cosa, la timidezza. La sera in cui s'incontrano, in casa del principe, Pasolini gli parla di un progetto cinematografico tra lunghe pause di imbarazzato silenzio; Antonio de Curtis ascolta compunto, covando dentro di sé il disgusto per i jeans sdruciti di Ninetto Davoli. Da quest'incontro stentato nasce Uccellacci e uccellini, girato subito dopo La mandragola e ancora prodotto da Alfredo Bini» (Anile). «Padre e figlio, in giro per il mondo, incontrano un corvo parlante (con la voce di FrancescoLeonetti) che gli fa la morale, secondo la filosofia razionale di un intellettuale marxista. Quando si stancano delle sue chiacchiere, lo mangiano. Film-saggio di stimolante originalità, il 4° film lungo di P.P.P., operetta poetica nella lingua della prosa, propone in brevi favole e in poetici aneddoti una riflessione sui problemi degli anni '60: crisi del marxismo, destino del proletariato, ruolo dell'intellettuale, approssimarsi del Terzo Mondo. Con la sua divagazione evangelico-francescana, è anche un apologo umoristico che in alcuni momenti ha l'umiltà e la densità del capolavoro. Due Nastri d'argento a Pasolini (soggetto) e Totò (attore). Premiato al Festival di Cannes» (Morandini).
Film vietato ai minori di anni 14
 
a seguire
Incontro moderato da Fabio Castriota con Italo Moscati
 
ore 20.30
Barbablù Barbablù (1989)
Regia: Fabio Carpi; soggetto e sceneggiatura: F. Carpi; fotografia: José Luis Alcaine; scenografia: Amedeo Fago; costumi: Alberto Verso; interpreti: John Gielgud, Susannah York, Hector Alterio, Niels Arestrup, Angelica Maria Boeck, Maria Laborit; origine: Italia/Francia; produzione: Pont Royal Film TV, Beta Film, Progefi, F 3; durata: 100'
«Un bellissmo esempio di film europeo, una riprova del contributo che il talento cinematografico italiano può dare a un'industria continentale messa in grado di reggere la concorrenza americana e giapponese sul piano della qualità. Tutto per merito di Fabio Carpi, un autore sempre vissuto in disparte (e ha motivo di vantarsene, vista la volgarità che comporta il successo), il quale per la sua ottava regia (in vent'anni, ma a pubblicare poesie cominciò nel '44) si è rifatto a un proprio documentario girato nel 1985: la lunga intervista a Cesare Musatti, patriarca degli psicanalisti italiani, che resta un'eccellente testimonianza umana e scientifica su quella singolare figura. Passando dal vero alla fiction, Carpi ora immagina che, in una villa sul lago di Como, appunto un vegliardo della psicanalisi, battezzato affettuosamente "Barbablù" perché ha avuto cinque mogli, sentendosi prossimo alla fine abbia convocato i figli facendoli venire dalle più varie parti del mondo e nel contempo abbia accettato di concedere una lunga intervista a una troupe televisiva per lasciare ai posteri un lusinghiero ritratto di se stesso e della propria dottrina. […] Carpi ha firmato uno dei suoi film maggiori» (Grazzini).
 
a seguire
Relazione dello psicanalista Anna Ferruta e incontro moderato da Fabio Castriota 
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