Home > “Per i 50 anni della Mostra di Pesaro un evento a Roma in collaborazione con CSC – Cineteca Nazionale, dal 13 al 15 giugno.”
“Per i 50 anni della Mostra di Pesaro un evento a Roma in collaborazione con CSC – Cineteca Nazionale, dal 13 al 15 giugno.”
Centro Sperimentale di Cinematografia
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Dal 23 al 29 giugno si svolgerà a Pesaro la 50ª edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema. Nel programma della manifestazione sono previste diverse iniziative per festeggiare l'anniversario. Una di queste è invece anticipata a Roma (dal 13 al 15 giugno) ed è realizzata insieme alla Cineteca Nazionale. Prevede la proiezione di nove film italiani, i cui registi hanno esordito nelle prime edizioni della Mostra oppure sono stati oggetto dell'Evento Speciale e di retrospettive. Le nove proiezioni, e l'incontro introduttivo, intendono indicare, in estrema sintesi, le principali finalità culturali della Mostra: promuovere uncerto cinema, caratterizzato dall'apertura al nuovo, dalla tensione stilistica, dall'impegno etico-ideologico, e svolgere un'attività di ricerca, studio e documentazione.
 
venerdì 13
ore 17.00 Il giardino delle delizie di Silvano Agosti (1967, 88')
Lei è incinta al terzo mese, lui è furioso per un matrimonio imposto dalle convenienze. Mentre lei ha un'emorragia, lui passa la notte con una misteriosa sconosciuta dopo aver meditato su Il giardino delle delizie di Bosch. «Silvano Agosti, girando questo suo Il giardino delle delizie (sarebbe l'Eden di Adamo ed Eva la cui cacciata è illustrata nel film con varie pitture tra le quali quelle di Bosch), aveva senza dubbio numerose intenzioni culturali e polemiche […]. In realtà però quello che emerge soprattutto nel film è un erotismo combattuto e sviato da un moralismo repressivo e a scopo di difesa che non è necessariamente dovuto all'educazione bigotta» (Moravia).
 
ore 19.00 Trio di Gianfranco Mingozzi (1967, 94')
«Storie parallele di tre giovani degli anni '60: una "urlatrice" di canzonette (Galvan), ex commessa, non stupida, disposta a tutto per avere successo; la provinciale Anna (Zanetti) che, in polemica con il perbenismo familiare, la dà a tutti; l'introverso e frustrato Enzo (Vezza) che mette in pratica le sue tendenze criminali. 1° lungometraggio dell'emiliano Mingozzi, ottimo e premiato documentarista. "Film in progress che cerca di comprendere il variopinto incoerente gioco dei giovani, in cerca ansiosa, e qualche volta in forme patologiche, di nuovi valori" (P. Bianchi). Premiato ai Festival di Pesaro e Cannes 1967» (Morandini).
 
ore 21.00 Incontro moderato da Emiliano Morreale con Adriano ApràPedro ArmocidaStefano Rulli,Giovanni SpagnolettiBruno TorriVito Zagarrio
 
a seguire Tropici di Gianni Amico (1967, 84')
«Una famiglia di salariati agricoli brasiliani in cerca di lavoro viaggia, a piedi e in autocarro, dalle campagne aride del Nord-Este sino a Recife, sull'Atlantico, e poi a San Paolo. Pur impregnata di altri umori, quelli del cinema nôvo brasiliano, la lezione rosselliniana è applicata dal ligure Amico, al suo esordio nel lungometraggio, con limpido pudore in questa cronaca di viaggio che è anche un rapporto sul Brasile e un poemetto sulla dignità dell'uomo. Contribuirono alla sceneggiatura Marco Tullio Altan e Giorgio Pelloni, direttore della fotografia. Prodotto per la RAI che lo mise in onda il 3 aprile 1969» (Morandini).
Ingresso gratuito
 
sabato 14
ore 17.00 Paisà di Roberto Rossellini (1946, 133')
In sei episodi vengono raccontati altrettanti incontri, avvenuti negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, fra soldati americani che risalgono la penisola e italiani. «Tanta foga nel ritagliare figure e personaggi da una cronaca ancora viva negli occhi e nell'animo degli italiani, tanta avidità di scoprire, di raccontare, d'immergersi nelle dimensioni reali della nostra esperienza quotidiana e della nostra vita vissuta, sembrano suggellare la validità profonda delle aspirazioni del cinema e della cultura d'opposizione, e condurre a un approdo libero le prime rotture, i primi scandali antiretorici di De Sica e di Visconti» (Lizzani).
 
ore 19.30 I fidanzati di Ermanno Olmi (1963, 77')
«A due anni da Il posto, […] Ermanno Olmi realizza infatti I fidanzati che è, secondo l'autore, "un film sulla comunicabilità". Esso narra, infatti, di Giovanni, un operaio milanese che, trasferitosi in Sicilia, ripensa agli affetti lasciati, la fidanzata Liliana e l'anziano padre, e intreccia nel ricordo un "monologo che diviene dialogo" (Olmi). […] Olmi riesce a rendere plausibile un proprio approccio […] a una radiografia della coscienza solitaria che resta, per molti versi, tra i più sintomatici del periodo, anche grazie a un linguaggio dove il pudore espressivo evita ogni sotterfugio tecnicistico, ogni virtuosismo della forma, ogni illusione mimetica, pur nella evidenza di uno stile elaborato e maturo» (Micciché).
 
ore 21.00 I pugni in tasca di Marco Bellocchio (1965, 109')
«È proprio in questo clima, tra i peggiori del dopoguerra cinematografico, che nasce e viene proposta, in modo del tutto isolato sia dal punto di vista produttivo che da quello culturale, l'esperienza de I pugni in tasca (1965), l'"opera prima" di Marco Bellocchio che qualcuno definirà più tardi, non immotivatamente, il più bell'esordio italiano dopo Ossessione di Visconti. […] "Chi tiene i pugni in tasca - ha chiarito lo stesso regista - si avvia inesorabilmente verso le conseguenze estreme della propria ignavia: quanto più i pugni sono rimasti stretti nell'angustia di una progressiva incapacità di azione, tanto più incontrollabile e fatale esploderà infine il desiderio di rivolta e la troppo compressa vocazione al male"» (Micciché).
 
domenica 15
ore 17.00 I sovversivi di Paolo e Vittorio Taviani (1967, 97')
Sullo sfondo dei funerali di Togliatti, capo del partito comunista, alcuni personaggi vivono esperienze diverse. «Ma il rilievo di Sovversivi è soprattutto culturale, ed è in questa luce che questo film va considerato tra i più significativi del periodo 1959-1968 […]. In pochi film come in questo coesistono positivamente forme di consapevolezza, estetica e politica» (Micciché).
 
ore 19.00 Dillinger è morto di Marco Ferreri (1968, 95')
Un uomo assolutamente normale ritorna a casa una sera e trova la moglie addormentata e la cena fredda sul tavolo. Decide di preparasi un piatto da buongustaio e si mette al lavoro. Da quel momento tutto quello che fa è un susseguirsi di gesti banali, quotidiani, forse un po' annoiati. Ma fra questi gesti vi è il ritrovamento di una vecchia pistola avvolta in un giornale che parla dell'uccisione di Dillinger. «Forse il miglior film di Ferreri in assoluto. Nelle apparenze di un esercizio di stile quasi sperimentale (per tre quarti della sua durata soltanto Piccoli davanti alla cinepresa) è un notturno happening sulla nevrosi, l'alienazione e l'orrore del quotidiano. Astratto e, insieme, concretissimo» (Morandini).
 
ore 21.00 Strategia del ragno di Bernardo Bertolucci (1971, 99')
«Liberamente ispirato al Borges del Tema del traditore e dell'eroe, Strategia del ragno […] è un film di grande equilibrio formale, stilisticamente composito ma reso compatto da un continuo controllo espressivo, moderno nel linguaggio ma depurato da scorie intellettualistiche: dove - nella dubbiosa vicenda dell'eroe-tradito-assassinato oppure traditore-scoperto-giustiziato, ambientata in un allucinato paesotto emiliano immaginario, in cui forse non giungono (e da cui forse non partono) più treni, e il tempo, e la Storia, sembrano essersi fermati - si può cogliere, illesa, un'ispirazione autentica alle dissonanze del vivere, alla magia della dialettica tra memoria e realtà, al contrasto fra la chiara ambiguità della Vita e l'ambigua chiarezza della Storia» (Micciché).
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