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“Il CSC – Scuola Nazionale di Cinema ricorda con immenso affetto e stima la grande costumista Marisa D’Andrea recentemente scomparsa”
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Marisa D'Andrea  creava i suoi bozzetti con tocco pittorico attraverso un attento studio della sceneggiatura, delle fonti iconografiche e un lavoro preparatorio sui tagli degli abiti d'epoca dando vita a dei veri e propri personaggi che caratterizzava con originale inventiva, sapendo interpretare le idee innovative dei registi con rigore filologico. Ha iniziato a lavorare in teatro per Luigi Squarzina, formando un sodalizio con il marito scenografo Gianni Polidori. La sua carriera è proseguita nel cinema come assistente di Maria De Matteis nei film di Luigi Chiarini, King Vidor, Luigi Zampa, Carmine Gallone. Tra gli altri registi con i quali ha collaborato, ricordiamo Duilio Coletti, Augusto Genina, Dino Risi, Alessandro Fersen, Mario Soldati, Alberto Lattuada, Marco Leto, Sergio Sollima, José María Sanchez e Lamberto Bava, vestendo importanti protagonisti del cinema e del teatro di quegli anni come Amedeo Nazzari, Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Max von Sydow, Françoise Fabian e Stefania Sandrelli. L'ultimo lavoro risale al 1993, quando disegnò centotrenta bozzetti per un film su Sandokan di Sergio Sollima, che rimarrà solo un progetto.
La vogliamo ricordare con un estratto dell'intervista che la D'Andrea aveva recentemente rilasciato a Laura Ceccarelli e Laura Pompei in occasione dell'omaggio che la Biblioteca Luigi Chiarini del CSC - Scuola Nazionale di Cinema le ha dedicato pubblicando una  mostra virtuale dei  suoi bozzetti conservati presso l'archivio.

"Finito il liceo, nonostante le resistenze di mia madre, mi iscrissi al corso di scenografia all'Accademia di Belle Arti. Tuttavia mi accorsi subito che non faceva per me. Nel frattempo avevo conosciuto Gianni Polidori, c'eravamo conosciuti da ragazzi a scuola … Proprio in quegli anni, siamo nel dopoguerra, riapre il Centro Sperimentale e Polidori si va immediatamente a iscrivere, fa il concorso e mi dice "Vieni anche te, puoi fare la costumista…" non sapevo neanche che mestiere fosse.. E così feci il concorso e fui ammessa, nella giuria c'erano Gino Sensani e Anna Salvatore.

Naturalmente feci questo concorso terrorizzata, pensando che sicuramente non l'avrei passato. Presentai dei disegni fatti addirittura su una carta da parati perché non avevo altro. Tra i concorrenti ricordo Ugo Pericoli, che era un mio amico di quartiere. Con lui un giorno siamo andati a parlare con Sensani per sapere com'erano andate le nostre prove e Sensani mi disse che ero stata ammessa e che dai miei disegni si capiva che c'era qualcosa, non solo forma… insomma, gli erano piaciuti…Così iniziai a frequentare il CSC, ma poco tempo dopo Sensani morì. Venne sostituito da Veniero Colasanti.
 
Ricorda il suo primo lavoro?
Il mio primo lavoro è stato un film prodotto dal Csc, Patto col diavolo di Luigi Chiarini (1949). Andai sul set in Calabria totalmente impreparata; Colasanti che teneva le lezioni, in quel periodo stava infatti lavorando a Fabiola di Alessandro Blasetti (1949), e non aveva tempo di darci indicazioni tecniche… Così la prima cosa che ho fatto appena arrivata sul set in Aspromonte - considerate che la sartoria era in basso e il set in alto - è stata di mandare l'attore vestito in un certo modo, senza mantello, ma ignoravo completamente che la scena fosse legata a una scena precedente e che il mantello doveva averlo indosso… non avevo la minima cognizione del raccordo! Però per fortuna non mi hanno cacciata via, mi hanno tenuta. Avevano mandato me, Citto Maselli e  Pasqualino De Santis.
 
Che ricordo ha del suo docente di costume, Veniero Colasanti?
Era una persona molto colta. Pensate che conservo ancora alcuni appunti delle sue lezioni… Ad esempio ci dava un'epoca da approfondire, che so, gli inizi del '900, a quel punto ci spiegava tutto, fin nei minimi particolari… Ricordo anche che preparammo dei costumi in miniatura, che sono ancora conservati nelle vetrinette dell'aula di costume. Uno è mio, è un costume rosa del '700 …. Lavorai a un testo di Goldoni, lo feci proprio con Colasanti…
Quando ho insegnato al Centro sono sempre andata di pari passo rispetto al lavoro sul testo, si partiva dalla sceneggiatura, insegnavo subito a fare lo spoglio, parlavo dei raccordi e poi in base alla sceneggiatura si cominciava il lavoro di documentazione. Successivamente portavo gli allievi nelle sartorie.
Quello del costumista è un lavoro complesso, per metà artistico e per metà artigianale… e poi hai a che fare con tutti i laboratori, quelli di parrucche, di scarpe, di armature…
 
Che tipo di rapporto si instaurava con gli altri colleghi di corso o degli altri corsi al Csc? C'era questo "valore aggiunto" del lavoro di gruppo?
Sì, abbastanza, tanto più che andavamo tutti insieme in sala proiezione, poi ci vedevamo al bar che era un punto d'incontro, dove nascevano belle discussioni… si creava molta "fusione"… lo stesso clima che si respirava anche quando insegnavo. Ho comunque un ricordo del Csc negli anni del dopoguerra come di una scuola molto vivace. Quando ne avevamo la possibilità si andava anche al cinema tutti insieme. Era anche prevista una borsa di studio, mi pare che ammontasse a diciottomila lire.
 
Ricorda qualche collega di corso che successivamente si è particolarmente distinto?
R. Ricordo Nanni (Loy), Citto (Maselli), Pasqualino (De Santis), tra gli scenografi Polidori, Bruno Brizzi, Mario Garbuglia….
 
Che passioni culturali coltivava all'epoca?
R. Ovviamente il cinema, la pittura, cercavo di andare quanto più spesso alle mostre… Mi appassionavano molto le ricerche per la documentazione dei costumi. All'epoca non era per niente facile trovare libri, foto, immagini utili… Negli anni successivi sono nate tante pubblicazioni soprattutto inglesi, ed è diventato più semplice reperire le fotografie: conservo ancora una bellissima raccolta di documentazione che è una vera e propria biblioteca…
 
Ci racconta cosa avvenne subito dopo il diploma al Csc?
Andai a fare l'assistente di Colasanti per il film Romanzo d'amore di Duilio Coletti (1950), che si rivelò, per me giovane costumista alle prime armi, un'esperienza positiva. Faceva parte della troupe Gino Brosio, arredatore, un uomo molto simpatico. Brosio mi fece fare anche dei piccoli arredamenti e mi divertii molto.
 
Successivamente lavorò anche per "Guerra e pace"…
Sì, fui presentata a Maria De Matteis durante la lavorazione di Patto col diavolo. Il Csc mi mandò da questa costumista che all'epoca godeva di un grandissimo prestigio. Lei mi guardò con diffidenza e mi mandò a preparare la documentazione… Trascorsi ben 15 giorni a documentarmi su tutto, comprese le edicole votive, i lumicini… alla fine mi presentai con tutto il materiale che avevo raccolto, ma intanto il film era già cominciato… Però devo averle fatto una buona impressione, perché poi mi ha chiamato a lavorare con lei. Così sono stata la sua assistente per più di tre anni e devo dire che lei mi ha in un certo qual senso "formato" e da lì ho capito come si gestisce il lavoro. La De Matteis è stata importantissima. Con lei ho lavorato a Guerra e pace di King Vidor (1956), a L'arte di arrangiarsi di Luigi Zampa - dove la De Matteis era assistente di Piero Tosi - (1954), e ad altri tre film del regista Carmine Gallone: Casa Ricordi (1954), Casta Diva (1954), Tosca (1956)."

Intervista a cura di Laura Ceccarelli e Laura Pompei


 

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