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“Il 21 marzo al cinema Trevi giornata dedicata al tema del riuso delle immagini”
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Il riuso delle immagini è «una pratica crescente del cinema contemporaneo che trae linfa dal suo passato per creare nuove esperienze della visione. Un'attenzione al riciclo filmico capace di coinvolgere home movies, sequenze del cinema muto o frammenti televisivi. E infine, come insegnano Guy Debord e Jean-Luc Godard, l'intera storia del cinema, considerata un immenso giacimento per scavi della visione migrante. Distribuiti in rete, nel normale circuito cinematografico o, sempre più, in quello che espositivo-museale, sono opere che amplificano i lucidi montaggi delle avanguardie artistiche - dal collage al ready-made - con forme di editing sperimentale, per un cinema al tempo stesso archeologico e in digitale. Una cultura visiva meticcia, fra videoarte, cinema d'artista e sperimentazioni documentarie che definisce il found footage film» (dalla quarta di copertina del libro di Marco Bertozzi Recycled cinema. Immagini perdute, visioni ritrovate, Marsilio, 2012).
Giornata a ingresso gratuito
 
ore 17.30 Commutazioni con mutazioni di Paolo Gioli (1969, 7')
«Composto da formati di tre nature diverse e fatti coesistere: Super 8, 16 mm e 35mm in un unico supporto originario 16mm, bianco. Le misure diverse hanno fatto sì che le loro interlinee primitive venissero a contatto e regolate (e con loro le immagini) da un unico ritmo diabolico» (Gioli).
 
a seguire Anonimatografo di Paolo Gioli (1972, 30')
«Questo film è stato girato a passo-uno e realizzato con durissimi avvicinamenti ottici. Anonimatografo: immagine rianimata di uno sconosciuto amateur d'inizio secolo imborghesito al focolare degli amici, con cinecamera in mano, interni ed esterni circondati dalla guerra e dalle sorelle» (Gioli).
 
a seguire Operatore perforato di Paolo Gioli (1979, 10')
«Film desunto da uno spezzone di un vecchio e anonimo film Pathé avente la ben nota perforazione centrale a cui sono stati aggiunti brevi frammenti estranei. Al centro della perforazione un operatore sconosciuto tenta in qualche modo di filmare parte di una storia apparentemente riuscendoci» (Gioli).
 
a seguire Quando i corpi si toccano di Paolo Gioli (2012, 4')
«Una riflessione sulla materia, sul supporto filmico. Lembi di figure vagano, fluttuano nei vorticosi ritmi cinetici imposti. Questi volti, questi corpi frantumati, dispersi sono desunti da contatti (ecco dove si "toccano"!), da mosaici di vecchie lastre fotografiche e da anonimi frammenti di film, il tutto messo a spirale» (Gioli).
 
a seguireVolto dell'anonimo di Paolo Gioli (2009, 11')
«Volti e figure trovati su rullini di autore sconosciuto dei primi anni del '900. Ho trascinato le immagini attraverso quella che probabilmente era la sua cinepresa che avevo comprato in un vecchio negozio di Roma nel '72» (Gioli).
Per gentile concessione di Paolo Vampa
 
ore 19.00 Un'ora sola ti vorrei di Alina Marazzi (2002, 55')
«La regista, montando i filmini amatoriali fatti in super 8 nell'arco di trent'anni dal nonno, il libraio-editore milanese Ulrico Hoepli, insieme ai diari e ai dischi preferiti della madre, morta suicida nel 1972 quando lei aveva 7 anni, cerca di ricostruirne la vita e la personalità. Il viaggio di ricerca nel disagio e nel male di vivere di una donna bella, che sembrava avere tutto dalla vita, diventa un nostalgico inno all'amore» (www.cinematografo.it).
Per gentile concessione di Gianfilippo Pedote
 
ore 20.45 Incontro moderato da Giandomenico Curi con Marco BertozziIlaria FraioliMassimo GalimbertiFiorella Mariani
Nel corso dell'incontro verrà presentato il libro di Marco Bertozzi Recycled cinema. Immagini perdute, visioni ritrovate.
 
a seguire Tempo libero di Tinto Brass (1964, 8')
«Me l'aveva commissionato Umberto Eco. Quando l'ho realizzato ho tenuto conto dell'utilizzo che se ne sarebbe fatto alla Fiera Campionaria di Milano: avevano infatti allestito una stanza di forma piramidale, tutta a specchi. Da una parte c'era un proiettore che bombardava una parete, dall'altra ce n'era un altro. Duravano dieci minuti e venivano proiettati ad anello. Insomma era un delirio di immagini. A momenti il montaggio è un vero e proprio montaggio subliminale che mescola contenuti diversi che, questo sia detto per chi è ossessionato dai contenuti, mescolati assieme perdono qualsiasi significato e diventano puri significanti di altre cose» (Brass). Brass + Kim Arcalli: il genio all'opera.
Ingresso gratuito
 
a seguire Tempo lavorativo di Tinto Brass (1964, 8')
Ingresso gratuito
 
a seguire Homo sapiens di Fiorella Mariani (1971-74)
Homo sapiens è un film di montaggio che anticipa lo stile di Blob procedendo, nell'assemblaggio di materiale di repertorio, per associazioni (e distorsioni) sul tema dell'uomo e della sua (perduta) umanità, scandite dalla musica della celebre compositrice argentina (ma residente da anni in Francia) Beatriz Ferreyra. In apertura una frase di Rousseau ne sintetizza lo spirito: «Gli uomini che formano il gregge chiamato società faranno tutti le stesse cose nelle stesse circostanze a meno di esserne distolti da motivi più potenti».
Ingresso gratuito
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