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Cinema Trevi: L’assoluto naturale. Il cinema di Mauro Bolognini
17 Febbraio 2010 - 24 Febbraio 2010

«Mauro Bolognini nasce a Pistoia nel 1923. Frequenta il liceo Classico “Forteguerri”, quindi intraprende gli studi di architettura che non poco lo influenzeranno nella propria concezione del cinema. Perfeziona poi le sue spiccate attitudini figurative durante il Corso di scenografia al Centro Sperimentale di Cinema, diventando aiuto-regista di Luigi Zampa, figura di rilievo del neorealismo e anche di cineasti transalpini come Yves Allegret e Jean Delannoy. L’approdo al lungometraggio avviene con Ci troviamo in galleria che, se non altro, rivela in una piccola parte una giovanissima Sophia Loren. Seguono un paio di commedie […] fino a Gli innamorati, del ’55, che è un risultato interessante sia per la leggerezza con cui si raccontano gli amori di diverse coppie sia per l’abilità nella direzione di un manipolo di promettenti giovani attori: è questo certamente uno dei pregi più rimarchevoli del regista pistoiese. Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo – titolo chilometrico di almeno quindici anni in anticipo su quelli wertmulleriani – è anch’essa una commedia divertente sorretta dalle robuste spalle dei migliori attori comici nostrani: Sordi, Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Gino Cervi, Nino Manfredi […]. Non banali ritratti dell’Italia della ripresa appaiono anche Marisa la civetta, con un’Allasio scintillante, I giovani mariti e Arrangiatevi!, film in cui Bolognini incontra “il principe della risata” Totò, una riflessione pungente all’indomani della legge Merlin. Con La notte brava, per alcuni uno dei suoi esiti migliori, Bolognini descrive il degrado delle borgate della periferia romana che Pasolini, non a caso qui co-sceneggiatore, aveva tanto acutamente descritto nel dittico romanzesco Ragazzi di vita e Una vita violenta. Nel 1960, con Il Bell’Antonio, si apre una nuova maniera nel viatico dell’artista giacché egli si sofferma con maggiore accuratezza sulla resa formale e la confezione dei suoi lavori, da qui in avanti, conoscerà una raffinatezza più ricercata – che talvolta sarà accusata, non sempre con ragione, di calligrafismo. Inoltre Il Bell’Antonio assume un’importanza primaria nella carriera bologniniana poiché si tratta del suo primo grande lavoro tratto da un’opera letteraria, il bellissimo romanzo di Vitaliano Brancati, che il regista trasporta dall’epoca fascista a quella in cui il film è girato ovvero a cavallo fra il decennio dei Cinquanta e dei Sessanta. L'”istanza di attualizzazione” (Simona Costa) attira più volte Bolognini, ad esempio ne La Viaccia, in cui il regista rilegge con molte varianti il romanzo d’impronta verista dell’amiatino Mario Pratesi, L’eredità, dimostrandosi comunque “uno dei più fini metteur en-scene” del cinema italiano” (Maurizio Del Vecchio). Succede lo stesso nello sveviano Senilità, in cui il tempo della storia viene fatto slittare da quello post-risorgimentale del romanzo a quello tra le due guerre del film. Con La giornata balorda il regista opera una sorta di approfondimento dei temi già filmati ne La notte brava, con Agostino si confronta per la prima volta con un lavoro di Alberto Moravia, uno dei suoi referenti letterari più frequenti (girerà per la televisione, addirittura, un suo libro, Gli indifferenti). La corruzione è l’ultimo lungometraggio prima della lunga parentesi dedicata ai film a episodi, tanto in voga allora. […] Usufruisce poi di un cast internazionale, come sovente gli accade, per Arabella e di una diva del calibro della Lollo per Un bellissimo novembre dopodiché firma forse il suo film più bello e giustamente più celebre, Metello, opera anch’essa di stretta matrice letteraria perché tratta dall’omonimo romanzo di Vasco Pratolini che, dopo qualche titubanza, apprezzò molto la riduzione cinematografica. Ottavia Piccolo, per questo film, ottenne il premio di migliore attrice al Festival di Cannes, così come accadrà sei anni più tardi alla Dominique Sanda de L’eredità Ferramonti, esito non trascurabile di un modesto romanzo di fine Ottocento del massese trapiantato a Roma Gaetano Carlo Chelli. Bolognini s’infiltra in uno scandalo felsineo di inizio Novecento in Fatti di gente perbene e pone il suo sguardo, sempre garbato, sul ventennio fascista in Libera, amore mio, quarto ed ultimo sodalizio con Claudia Cardinale. Vira poi al grottesco e macabro (insieme ai coevi Brutti, sporchi e cattivi di Scola e Casotto di Sergio Citti) con Gran bollito, anche se la stagione più felice sembra ormai conclusa. Nondimeno riesce sempre a impiegare attori di rango internazionale, come Isabelle Huppert in La storia vera della signora delle camelie e Liv Ullmann in Mosca addio – fatto sintomatico del prestigio di cui ancora Bolognini gode all’interno dell’industria cinematografica. […] Non può essere dimenticata, ché farebbe torto alla poliedricità dell’autore, l’attività teatrale e lirica di Bolognini che, in tal senso, dev’essere ritenuto regista di prim’ordine, al fianco di Ingmar Bergman e Zeffirelli» (Francesco Sgarano – Centro Mauro Bolognini).

Le citazioni presenti nelle schede sono in buona parte estrapolate dal Castoro su Bolognini di Pier Maria Bocchi e Alberto Pezzotta (2008).
Si ringrazia per la collaborazione il Centro Mauro Bolognini.
 
mercoledì 17
ore 17.00
Ci troviamo in galleria (1953)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: Fede Arnaud, Alberto Liberati; sceneggiatura: Steno, Alessandro Continenza, Lucio Fulci, Luigi Viganotti, M. Bolognini; fotografia: Marco Scarpelli; scenografia: Alberto Boccianti; costumi: Maria Cecchi Baroni; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Mario Serandrei; interpreti: Nilla Pizzi, Carlo Dapporto, Sophia Loren, Mario Carotenuto, Gianni Cavalieri, Fiorenzo Fiorentini, Carletto Sposito; origine: Italia; produzione: Athena Cinematografica; durata: 93′
Primo film da regista di Bolognini, un film-varietà costruito attorno a Nilla Pizzi e a Carlo Dapporto. Un comico di varietà che lavora nei teatri di terz’ordine scopre e porta al successo la donna che diventa sua moglie. Lei per ricambiare organizza a sua insaputa uno spettacolo in un grande teatro che darà all’uomo finalmente il meritato successo. «Probabilmente Ci troviamo in Galleria non c’entra molto con il cinema di Bolognini: ma dimostra un’intelligenza vigile e ironica anche dietro la confezione da prodotto commerciale» (Bocchi-Pezzotta).
 
ore 19.00
Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo (1956)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: Paolo Frascà; sceneggiatura: Ruggero Maccari, Ettore Scola, Nicola Manzari; fotografia: Aldo Giordani; scenografia: Flavio Mogherini; costumi: Elio Costanzi; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Roberto Cinquini; interpreti: Alberto Sordi, Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Gino Cervi, Valeria Moriconi, Tiberio Mitri, Nino Manfredi; origine: Italia; produzione: Imperial Film, Enic; durata: 92′
Film su commissione per Bolognini, alla sua uscita in sala ha avuto un buon successo di pubblico. Film comico sulle avventure di alcuni vigili urbani di Roma: il graduato Alberto che per la sua intransigenza verrà spedito a Milano (con la famosa sequenza di Sordi che regola il traffico a piazza Duomo); il petulante Giuseppe che sogna di comporre l’inno della banda dei vigili urbani di cui fa parte; il bonario Pietro tutto preso dalla sua famiglia; e così via. «Arrangiamenti rossiniani per banda aprono e chiudono il film, e la colonna sonora di Rustichelli contrappunta tutte le scene, concepite come assoli e duetti di vari attori» (Bocchi-Pezzotta).
 
ore 20.45
Incontro moderato da Enrico Magrelli con Pier Maria Bocchi, Manolo Bolognini, Roberto Cadonici, Gabriele Cecconi, Ennio Guarnieri, Alberto Pezzotta
Nel corso dell’incontro verrà presentato il volume di Pier Maria Bocchi e Alberto Pezzotta Mauro Bolognini, il castoro cinema, Milano, 2008
 
a seguire
Senilità (1962)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dal romanzo omonimo di Italo Svevo; sceneggiatura: Goffredo Parise, Tullio Pinelli, M. Bolognini; fotografia: Armando Nannuzzi; scenografia: Luigi Scaccianoce; costumi: Piero Tosi; musica: Piero Piccioni; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Claudia Cardinale, Anthony Franciosa, Betsy Blair, Philippe Leroy, Aldo Bufi Landi, Franca Mazzoni; origine: Italia/Francia; produzione: Zebra Film, Aera Film; durata: 110′
Un uomo già maturo, Emilio, s’innamora di una ragazza, Angiolina, ma le continue infedeltà della donna lo costringono a lasciarla. Quando la sorella si suicida per una delusione d’amore, Emilio resterà solo per sempre. «In un film dove tutti sono variamente perdenti, patetici e sgradevoli, e dove la macchina da presa molto spesso non è all’altezza dei personaggi, ma è in plongée o li riprende dal basso, Bolognini probabilmente cercava nella narrazione in prima persona un mezzo per infondere un po’ di pathos. Emilio, peraltro, è afflitto da un io debordante: non fa che ripetere “provo compassione di me stesso”, “avevo punito me stesso”. È l’uomo decadente, arrivato a un eccesso di consapevolezza e incapace di avere un rapporto diretto con la realtà» (Bocchi-Pezzotta).
Copia proveniente dal Centro Mauro Bolognini – Ingresso gratuito
Vietato ai minori di anni 14
 
giovedì 18
ore 17.00
Gli innamorati (1955)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa; sceneggiatura: P. Festa Campanile, M. Franciosa, Giuseppe Mangione, M. Bolognini, [non accreditati Giuseppe Berto, Sandro Continenza, Pasquale Puntieri]; fotografia: Massimo Sallusti; scenografia: Giulio Bellardini; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Otello Colangeli; interpreti: Antonella Lualdi, Franco Interlenghi, Sergio Raimondi, Valeria Moriconi, Nino Manfredi, Gino Cervi; origine: Italia; produzione: Alessandro Jacovoni Produzione Cinematografica; durata: 95′
Piccole e intime vicende amorose di alcune giovani coppie nella Roma popolana teatralizzate dal regista in un’unica piazza (piazza Navona e dintorni, ma anche piazza Montevecchio). Il risultato è un esempio originale di neorealismo rosa interpretato da grandi attori. «Intrighi d’amore e di gelosie in un quartiere popolare di Roma: un piccolo mondo di bibitari, parrucchieri, ostesse, bulli e “bbone”. Insomma, di poveri ma belli. Commedia briosamente giovanile sui giovani, di taglio goldoniano nonostante l’ambientazione romanesca […]. Recitato con garbo, è scaltro e piacevole» (Morandini).
 
ore 19.00
Giovani mariti (1958)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa; sceneggiatura: Piero De Bernardi, Enzo Curreli, P. Festa Campanile, M. Franciosa, Luciano Martino, M. Bolognini; fotografia: Armando Nannuzzi; scenografia: Flavio Mogherini; costumi: Piero Tosi; musica: Mario Zafred; montaggio: Roberto Cinquini; interpreti: Isabelle Corey, Antonio Cifariello, Franco Interlenghi, Raf Mattioli, Gerard Blain, Enio Girolami, Rosy Mazzacurati; origine: Italia/Francia; produzione: Nepi Film, Zodiac Film; durata: 99′
Vincitore della Palma per la sceneggiatura al Festival di Cannes, il film è il ritratto generazionale di un gruppo di amici ventenni nel passaggio tra la gioventù e l’età adulta, scandito da due momenti di festa: l’addio al celibato di Franco all’inizio e la partenza per Milano un anno dopo di Marcello a chiudere il film. Il matrimonio, il lavoro e la sicurezza economica sono i segni della fine delle illusioni giovanili che Bolognini colloca nella provinciale Lucca e in un’ambientazione borghese nuova rispetto ai film precedenti. «Pur essendo popolato di belle ragazze, Giovani mariti è forse il primo film italiano pensato e realizzato da un punto di vista esclusivamente e diremmo partigianamente maschile, e dove serpeggia un avvertibile, amaro, quasi rancoroso senso di misoginia, che costituisce una delle sue componenti più interessanti» (Cattivelli).
 
ore 21.00
Arrangiatevi (1959)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dalla commedia Casa nova… vita nova di Matteo De Majo e Vinicio Gioli; sceneggiatura: Leo Benvenuti, Piero De Bernardi; fotografia: Carlo Carlini; scenografia: Mario Garbuglia; costumi: Piero Tosi; musica: Carlo Rustichelli; interpreti: Peppino De Filippo, Totò, Laura Adani, Maria Cristina Gajoni, Cathia Caro, Marcello Paolini; origine: Italia; produzione: Cineriz; durata: 105′
Peppino Armentano, alla disperata ricerca di una casa per la sua famiglia, si vede offrire uno splendido appartamento a prezzo irrisorio, ma ben presto si svela il mistero. Divertente commedia degli equivoci che unisce l’emergenza case con gli effetti della legge Merlin. «Il film di Bolognini […] si fa notare subito per l’accuratezza e la dignità della realizzazione che si avvale di una sceneggiatura fluida e scorrevole, di un dialogo vivace e brillante, di un’interpretazione calzante e priva di sciatteria di Laura Adani (la cui scelta per il ruolo della protagonista è già un fatto significativo e lodevole) e di un De Filippo e un Totò che si impegnano, con risultati talora felici, a non affidare interamente le loro parti al tranquillo e monotono calco di un logoro cliché. Ma queste qualità di esecuzione, di correttezza formale, sarebbero ben povera cosa, costituirebbero un risultato modesto e marginale, se il film non si segnalasse per l’immediatezza con cui sa cogliere taluni volgari luoghi comuni e pregiudizi ipocriti del costume italiano, dandone una versione ironica e divertita, di un divertimento ambiguo però, a mezzo tra le velleitarie impennate satiriche e gli effetti comici di dubbio gusto» (Ferrero).
Vietato ai minori di anni 16
 
venerdì 19
ore 17.00
Madamigella di Maupin (1966)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dal romanzo omonimo di Théophile Gautier; sceneggiatura: Luigi Magni, José G. Maesso; fotografia: Roberto Gerardi; scenografia: Ezio Frigerio; costumi: Danilo Donati; musica: Franco Mannino; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Catherine Spaak, Robert Hossein, Tomas Milian, Mikaela, Angel Alvarez, Ottavia Piccolo, Franco Squarciapino; origine: Italia/Francia/Spagna/Jugoslavia; produzione: Jolly Film, Consortium Pathé, Tecisa Film, Filmservis ; durata: 94′
Vincitore del premio per la miglior regia al Festival di San Sebastian, è un film di cappa e spada in cui cavalieri, duelli e battaglie sono una cornice per una messa in discussione ludica e divertita dei ruoli e delle identità sessuali. Maddalena per sfuggire ai soldati ungheresi che hanno preso il castello di suo zio si traveste da seminarista. Camuffata da ragazzo, con il nome di Teodoro, invece di nascondersi in un monastero, decide di esplorare il mondo. Arruolato forzatamente, segue come portabandiera il capitano Alcibiade che non riuscirà a resistere all’attrazione verso il suo giovane soldato. «Il corpo e il volto “ossei e neutri” di Catherine Spaak servono a Bolognini e ai suoi “compagni di sventura” […] come simulacri indefessi di un’alterità che percorre la guerra senza venirne offesa né ferita, ma anzi offendendo e ferendo la guerra stessa nei suoi principi apparentemente più intoccabili, ovvero il rigore militare, il cameratismo, la “maschità”, l’azzeramento dei sentimenti» (Bocchi-Pezzotta).
Vietato ai minori di anni 18
 
ore 19.00
La mia signora (1964)
Regia: Tinto Brass, Luigi Comencini, Mauro Bolognini; soggetto: Rodolfo Sonego, Alberto Bevilacqua, L. Comencini, Marcello Fondato; sceneggiatura: R. Sonego, A. Bevilacqua, M. Fondato, Goffredo Parise; fotografia: Otello Martelli, Bruno Barcarol; scenografia: Mario Garbuglia; costumi: Gabriella Mayer, Piero Gherardi; musica: Armando Trovajoli; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Silvana Mangano, Alberto Sordi; Elena Nicolai, Marisa Florio; origine: Italia; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica; durata: 100′
Ep. I miei cari. Marco è ricoverato da più di un mese in ospedale, la moglie, la suocera e il figlioletto lo vanno a trovare, rinfacciandogli di essere inutile. «Nella stringatezza, l’episodio è semplice e perfetto» (Bocchi-Pezzotta).
Ep. Luciana. Luciana e Giovanni si incontrano all’aeroporto di Fiumicino, dove hanno accompagnato i rispettivi insopportabili coniugi che partono sullo stesso aereo. L’aereo ha un guasto e deve volare per sei ore sull’aeroporto prima di poter atterrare. Luciana e Giovanni passano queste ore insieme, sempre più intimi e complici nella loro infelicità coniugale. «Bolognini adotta con disinvoltura i tratti tipici della commedia italiana che assicurano la risata amara: la complicità mista a denigrazione verso il personaggio, la tragedia volta in farsa. Ma non dà di gomito allo spettatore, non lo consola, gli offre uno specchio impietoso» (Bocchi-Pezzotta).
 
ore 21.00
Un bellissimo novembre (1969)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dal romanzo omonimo di Ercole Patti; sceneggiatura: Lucia Drudi Demby, Antonio Altoviti, Henry Waughan ; fotografia: Armando Nannuzzi; scenografia: Vanni Castellani; costumi: Cesare Rovatti; musica: Ennio Morricone; montaggio: Roberto Perpignani; interpreti: Gina Lollobrigida, André Laurence, Gabriele Ferzetti, Paolo Turco, Danielle Godet, Margarita Lozano, Isabella Savona, Jean Maucorps; origine: Italia/Francia; produzione: Adelphia Compagnia Cinematografica, Les Artistes Associés; durata: 91′
Catania, Nino è un adolescente irrequieto di buona famiglia, che durante una riunione nella casa di campagna dello zio Alfio, rimane stregato dalla matura e provocante bellezza di sua zia Cettina. La donna ricambia le sue attenzioni, pur essendo già divisa tra il marito e la relazione con il collega di questi Sasà. L’attrazione diventa ossessione, ma viene subito schiacciata dal ritorno a una realtà più accomodante: il matrimonio con la cugina coetanea Giulietta. «Per Bolognini, la vicenda di Un bellissimo novembre è ancora una volta lo strumento privilegiato per rilevare la prigionia derivata da un pensiero egemone e insieme per rappresentare lo scarto inevitabile ma non benvenuto tra attitudini ed età diverse, anch’esso dipendente dall’omologazione di vedute» (Bocchi-Pezzotta).
 
sabato 20
ore 17.00
Il bell’Antonio (1960)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dal romanzo omonimo di Vitaliano Brancati; sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini, Gino Visentini; fotografia: Armando Nannuzzi; scenografia: Carlo Egidi; arredamento e costumi: Piero Tosi; musica: Piero Piccioni; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Pierre Brasseur, Rina Morelli, Tomas Milian, Fulvia Mammi; origine: Italia/Francia; produzione: Arco Film, Lyre Film; durata: 103′
La Catania provinciale di Brancati, in cui i comportamenti individuali sono regolati da principi inesorabili, rivive nell’affresco preciso e luminoso di Bolognini e nell’interpretazione controllata di Mastroianni. Antonio tornato a Catania dopo alcuni anni vissuti a Roma sposa la bella Barbara di cui è innamorato. Non riesce a consumare il matrimonio e Barbara lo lascia. Per lavare l’onta dell’impotenza il padre di Antonio va con una prostituta, ma le muore tra le braccia. Solo con la presunta gravidanza di una serva, a lui imputata, Antonio potrà forse riabilitare il suo onore. «Il regista […] ci ha restituito una Sicilia ora lirica, ora pettegola e rissosa di struggente verità. Certe sequenze de Il bell’Antonio sono destinate a diventar celebri, anche perché Bolognini ha trovato nell’operatore Nannuzzi un collaboratore magico, e senz’altro d’eccezione» (Bianchi).
 
ore 19.00
La notte brava (1959)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto e sceneggiatura: dal romanzo Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini; sceneggiatura: P. P. Pasolini, Laurence Bost; fotografia. Armando Nannuzzi; scenografia: Carlo Egidi; costumi: Marcel Escoffier; musica: Piero Piccioni; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Jean-Claude Brialy, Anna Maria Ferrero, Franco Interlenghi, Laurent Terzieff, Antonella Lualdi, Elsa Martinelli; origine: Italia; durata: 95′
La notte brava dei ragazzi di vita pasoliniani: «Epidermicamente picaresco, elegantemente erotico, raffinatamente manierista» (Morandini). «È stato un film di rottura per l’Italia, perché in precedenza la generazione dei giovani era stata rappresentata al cinema solo dai “poveri ma belli”. In La notte brava, invece, ci sono i ragazzi veri, si parlava di sottoproletariato, di prostituzione, di magnaccia. Il cast era composto da attori giovani e straordinari, c’erano la Ferrero e la Lualdi, con me, ma anche Terzieff e Brialy, che in Francia avevano fatto i film della Nouvelle vague. Pasolini veniva spesso sul set ma, malgrado fosse lo sceneggiatore del film, non si permetteva di aprire bocca con Bolognini. Si limitava ad osservare» (Martinelli).
Vietato ai minori di anni 16
 
ore 21.00
La giornata balorda (1960)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini dai Racconti romani e Nuovi racconti romani di A. Moravia; sceneggiatura: P. P. Pasolini, A. Moravia, Marco Visconti; fotografia: Aldo Scavarda; scenografia: Carlo Egidi; costumi: Pier Luigi Pizzi; musica: Piero Piccioni; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Jean Sorel, Lea Massari, Paolo Stoppa, Jeanne Valerie, Valeria Ciangottini, Rick Battaglia; origine: Italia/Francia; produzione: Produzioni Intercontinentali, Euro International Film, Trascontinental Film; durata: 81′
Prendendo spunto da alcuni racconti di Moravia, che incontrano, però, l’universo pasoliniano delle periferie e del malaffare, il film si concentra su una singola giornata nella vita di Davide, un ragazzo che vive nei palazzoni della periferia romana, alla ricerca di un lavoro per poter sposare e mantenere la fidanzata e il figlioletto. «Lo stesso rifiuto di una trama ben ordinata […] consente a Bolognini di mettere alla prova le sue notevoli capacità di analisi […]. I conflitti umani, la stessa tensione sociale e morale […] scaturiscono con chiarezza e spontaneità» (Gallo).
Vietato ai minori di anni 14
 
domenica 21
ore 17.00
La viaccia (1961)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dal romanzo L’eredità di Mario Pratesi; sceneggiatura: Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Vasco Pratolini; fotografia: Leonida Barboni; scenografia: Flavio Mogherini; costumi: Bice Brichetto; musica: Piero Piccioni; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Jean-Paul Belmondo, Claudia Cardinale, Pietro Germi, Romolo Valli, Paul Frankeur, Gabriella Pallotta; origine: Italia/Francia; produzione: Arco Film, Galatea, Titanus, Societé Generale Cinematografique; durata: 106′
Amerigo, figlio di poveri contadini, è mandato dalla famiglia a lavorare da uno zio vinaio. A Firenze Amerigo conosce Bianca, una ragazza che lavora in una casa chiusa, e se ne innamora. Ruba dei soldi allo zio e viene rispedito dai genitori, ma dopo un litigio con il padre torna a Firenze e va a lavorare come attendente nella casa chiusa. La tragedia è dietro l’angolo. «Bolognini […] ha ritrovato – con più maturata esperienza – il vigore, l’estro e la sapienza con cui aveva tanto felicemente esordito anni fa, riuscendo a trovare il giusto punto di incontro fra un’ispirazione decisamente letteraria, colta e figurativamente preziosa e una tematica di dura ed asciutta derivazione realista» (Rondi).
Vietato ai minori di anni 16
 
ore 19.00
Agostino (1962)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia; sceneggiatura: Goffredo Parise; fotografia Aldo Tonti; scenografia e costumi: Maurizio Chiari; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Paolo Colombo, Ingrid Thulin, John Saxon, Mario Bartoletti, Aldo Bussaglia, Roberto Mancia; origine: Italia; produzione: Baltea Film; durata: 89′
Il decenne Agostino è in vacanza con la madre in un hotel di lusso al Lido di Venezia. Il figlio ha un rapporto morboso e possessivo con la madre. Quando la donna è corteggiata da Renzo, Agostino si sente escluso e abbandonato. Conosce altri ragazzi più smaliziati di lui che gli spiegano il legame che c’è tra sua madre e Renzo. Sconvolto dalla rivelazione e dai problemi per il passaggio a un’età critica, il ragazzo si aggrega a un compagno più grande di lui per una visita ad una prostituta. «Ho situato il film in una città diversa da quella del romanzo: ho preferito Venezia a Viareggio per il desiderio di avere più acqua. Questo tema dell’acqua c’era anche a Viareggio, ma a Venezia era ancora più forte. Il tema dell’acqua è più dolce a Venezia che in qualsiasi altra città direttamente sul mare» (Bolognini).
Vietato ai minori di anni 18
 
ore 20.45
La corruzione (1963)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: Ugo Liberatore; sceneggiatura: U. Liberatore, Fulvio Gicca; fotografia: Leonida Barboni; scenografia e costumi: Maurizio Serra Chiari; musica: Giovanni Fusco; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Alain Cuny, Rosanna Schiaffino, Jacques Perrin, Isa Miranda, Filippo Scelzo, Ennio Balbo; origine: Italia/Francia; produzione: Arco Film, S.O.P.A.C., Burgundia Film; durata: 83′
Il giovane Stefano, figlio di un ricco industriale, terminati gli studi, vorrebbe farsi frate. Tornato a casa del padre lo informa del suo desiderio, ma questi si oppone e lo fa buttando il giovane tra le braccia della sua amante Adriana. Dopo una vacanza in yacht, Stefano assiste impotente al suicidio di un dipendente della fabbrica di famiglia, accusato ingiustamente dal padre. «Il film affronta una questione in apparenza semplice: l’impossibilità per la gioventù di seguire la propria vocazione, attorniata da obblighi famigliari, pressioni esterne e richiami prosaici irresistibili (su tutti, il denaro)» (Bocchi-Pezzotta).
 
lunedì 22
chiuso
 
martedì 23
ore 17.00
Le streghe (1967)
Regia: Luchino Visconti, Mauro Bolognini, Pier Paolo Pasolini, Franco Rossi, Vittorio De Sica; soggetto e sceneggiatura: Giuseppe Patroni Griffi, Age & Scarpelli, Bernardino Zapponi, P. P. Pasolini, F. Rossi, Luigi Magni, Cesare Zavattini; fotografia: Giuseppe Rotunno; musica: Ennio Morricone, Piero Piccioni; montaggio: Mario Serandrei, Nino Baragli, Giorgio Serrallonga, Adriana Novelli; interpreti: Silvana Mangano, Alberto Sordi, Totò, Annie Girardot, Clint Eastwood; origine: Italia/Francia; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica, Les Productions Artistes Associés; durata: 105′
L’episodio diretto da Bolognini s’intitola Senso civico. Una donna soccorre un altro automobilista ferito e sfreccia per le strade di Roma. Non è l’ospedale in suo obiettivo, ma un luogo in mezzo alla più estrema periferia dove incontrare l’amante e abbandonare il malcapitato. «Senso civico è il più gustoso […]. Un Sordi mattatore che recita un monologo componendo un piccolo pezzo di bravura interpretativa, perfettamente compiuto pur nella sua brevità» (Ivaldi).
 
ore 19.00
L’assoluto naturale (1969)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dal romanzo omonimo di Goffredo Parise; sceneggiatura: Ottavio Jemma, Vittorio Schiraldi, Mauro Bolognini; fotografia: Ennio Guarnieri; scenografia: Giorgio Bini; costumi: Vanni Castellani; musica: Ennio Morricone; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Laurence Harvey, Sylva Koscina, Isa Miranda, Felicity Mason, Amalia Carrara, Guido Mannari; origine: Italia; produzione: Tirrenia Studios; durata: 90′
«Parabola sulla crisi dei rapporti di coppia, in odor di ’68. Un Bolognini astratto, a contatto col kitsch del periodo e fortemente a tesi. Siamo dalle parti di Metti una sera a cena di Patroni Griffi o La donna invisibile di Paolo Spinola, entrambi coevi. Tutto si gioca nell’incontro un po’ forzato tra il lui della situazione (un tormentato Laurence Harvey), poeta inglese in vacanza in Italia che sogna l’amore come sentimento assoluto, unione di corpo e di spirito, e la lei del caso (una bellissima Sylva Koscina), attratta drasticamente e soltanto dal rapporto fisico, dall’amore carnale che prende e dà quando lei lo decide, spavalda donna-mantide in grado di anticipare tutto un clima femminista a venire, in modo forse ancor più radicale rispetto alla Dagmar Lassander di Femina Ridens (1969)» (Pierpaolo De Sanctis).

Vietato ai minori di anni 18
 
mercoledì 24
ore 17.00
La notte brava (replica)
Vietato ai minori di anni 16

 
ore 18.45
La storia vera della signora delle camelie (1981)

Regia: Mauro Bolognini; soggetto: Jean Aurenche, Vladimir Pozner; sceneggiatura: Enrico Medioli, M. Bolognini; fotografia: Ennio Guarnieri; scenografia: Mario Garbuglia; costumi: Piero Tosi; musica: Ennio Morricone; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Isabelle Huppert, Gian Maria Volonté, Fabrizio Bentivoglio, Fernando Rey, Carla Fracci, Clio Goldsmith, Bruno Ganz; origine: Italia/Francia; produzione: Opera Film Produzione, Les Films du Losange, Gaumont, FR3; durata: 112′
All’interno di una cornice costituita dalla messa in scena teatrale del testo di Alexandre Dumas figlio, si narrano le vicende di Alphonsine Plessis. La giovane è indotta alla prostituzione dal padre. Al suo arrivo a Parigi, inizia prima una serie di umili occupazioni per poi lavorare a teatro. Qui ricomincia a prostituirsi. Sposa un conte e diventa anche l’amante di Dumas figlio. In assenza del marito conduce una vita licenziosa, che viene bruscamente interrotta dalla malattia e dalla morte precoce. «Il passato “di Bolognini” è odierno tanto quanto “in passato”, se non di più. E l’Ottocento dei Plessis, dei Dumas e dei Perregaux è una selva di scambi mercantili al pari degli Ottanta appena cominciati» (Bocchi-Pezzotta).

Vietato ai minori di anni 14

ore 21.30
Metello (1970)

Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dal romanzo omonimo di Vasco Pratolini; sceneggiatura: Suso Cecchi D’Amico, Luigi Bazzoni, Ugo Pirro; M. Bolognini; fotografia: Ennio Guarnieri; scenografia: Guido Josia; costumi: Pier Luigi Samaritani; musica: Ennio Morricone; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Massimo Ranieri, Ottavia Piccolo, Frank Wolff, Renzo Montagnani, Tina Aumont, Lucia Bosè; origine: Italia; produzione: Documento Film; durata: 111′
Firenze, Metello è un giovane muratore impegnato nelle lotte sindacali e politiche. Per il suo impegno finisce in galera prima per aver partecipato al funerale di un muratore anarchico, di cui sposa la figlia, Ersilia; poi per aver impedito agli operai crumiri di entrare in fabbrica durante un lungo ed estenuante sciopero. «Metello è un film da vedere. Rialzando di colpo il prestigio d’un regista che nell’incontro con Pratolini (e sceneggiatori quali Suso Cecchi d’Amico, Bazzoni e Pirro) ha sposato la sua consueta eleganza formale a un inconsueto fervore umano, Metello raggiunge lo spettatore d’ogni razza ideologica, e lo colpisce, senza i trucchi cui ci ha avvezzi il cinema dei furbi» (Grazzini).

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