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Omaggio a Nando Cicero
02 Maggio 2012 - 02 Maggio 2012
 
Il giovane aitante Fernando (Nando) Cicero nasce come attore al Centro Sperimentale di Cinematografia. Recita solo in parti minori negli anni Cinquanta (Senso, 1954; Andrea Chénier, 1955; Ercole e la regina di Lidia, 1959) e nei primi anni Sessanta (Vanina Vanini, La steppa, Salvatore Giuliano). Ma intanto prova a passare dietro la macchina da presa come aiuto di Luchino Visconti ne Le notti bianche (1956), poi come aiuto di Francesco Rosi nello stesso Salvatore Giuliano e ne Le mani sulla città (1963), insieme all’amico di sempre, l’aiuto-regista Roberto Pariante. Sulla base di un suo soggetto e sceneggiatura esordisce alla regia con Lo scippo (1966), senza troppo successo. Passa al genere western, dove dirige tre film, giocati sugli eccessi di violenza e di sesso, con connotazioni del tutto personali, che vanno dal sarcastico all’inquietante, fino al pessimismo amaro. Il primo Il tempo degli avvoltoi si afferma come cult movie per le scene pulp e di nudo integrale. Anche se gli ultimi due sono di un produttore, Jaime Jesús Balcázar, che inventa e sceneggia le storie, Cicero riesce con il suo onesto e duro lavoro artistico a farle proprie. Come accadrà spesso nella storia della sua carriera, costellata di produttori creativi, che avevano bisogno di un “occhio” esperto e di una “mano” salda per arrivare, con successo, alla fine delle riprese. Nel 1970 si cimenta con il genere comico, che furoreggia ai botteghini, e per la produzione di Luigi Rovere dirige Franco Franchi e Ciccio Ingrassia in Ma chi t’ha dato la patente su una squinternata scuola guida. Continua il proficuo sodalizio con i due comici, con un film a grosso budget, preparato appositamente per loro da una schiera di sceneggiatori (Benvenuti, De Bernardi, Scarnicci e Vianello) con i quali collabora. Il film Armiamoci e partite su due italiani, naturalizzati francesi, e mandati nelle trincee della Marna durante la prima guerra mondiale, permette al regista, con un periodo di lavorazione doppia rispetto allo standard del momento – ma le riprese avvennero vicino Roma -, di usare situazioni da humour nero, condite di nonsense e di equivoci assurdi, ripresi dal cinema americano negli anni Novanta con grande successo (Weekend con il morto e vari sequel). Nel 1973 il suo film più famoso: Ultimo tango a Zagarol, parodia di Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, con la storia scritta dal produttore Mario Mariani, insieme a Marino Onorati, con Franco Franchi senza il compagno di sempre. Dopo un altro film con Franco Franchi, parodia dei film in voga sul kung-fu, Ku-fu? Dalla Sicilia con furore, la carriera di Nando Cicero vira verso il filone della commedia sexy, con Bella, ricca, lieve difetto fisico, cerca anima gemella, con Aldo Giuffré e Marisa Mell, sceneggiata insieme a Sandro Continenza. Ma è solo nel 1975 con L’insegnante, che inizia il sodalizio con il produttore Luciano Martino e con la bella ed esuberante Edwige Fenech, dando un grande contributo all’ascesa dell’eroticomico italiano con peculiari caratteristiche, replicate da molti altri registi. Furoreggiano, nelle sue numerose pellicole di genere sulle insegnanti, dottoresse, soldatesse e assistenti sociali, i migliori comprimari del cinema dell’epoca: Vittorio Caprioli, Renzo Montagnani, Carlo Delle Piane, Alvaro Vitali, Leo Gullotta, Lino Banfi, Mario Carotenuto, Gianfranco D’Angelo, ecc.. Poi sarà la volta di altre icone sexy come Nadia Cassini, Gloria Guida, Carmen Russo. Fino ad arrivare a W la foca (1981), storia, cosceneggiata con il produttore Galliano Juso, su un’infermiera veneta (Lory Del Santo) che arriva a Roma in casa di un dottore (un irresistibile Bombolo) con una strana famiglia di erotomani, vince una foca in un concorso e finisce direttrice di una clinica dimagrante. Il film, vero ultimo atto del filone eroticomico, girato in presa diretta, è una scoppiettante quanto surreale serie di eventi improbabili e stranianti, infittito di sketch e dialoghi stralunati quasi in piena balìa degli attori. Pellicola ormai fuori tempo, sequestrata, per il titolo inequivocabilmente scatologico, dopo solo due settimane di programmazione, non è più rientrata nei circuiti cinematografici.
L’ultimo film di Nando Cicero è l’ennesimo cult, Paulo Roberto Cotechino centravanti di sfondamento, sceneggiato insieme al produttore Luciano Martino, con Alvaro Vitali che fa il verso a Falcao e Maradona. Nel 1992 Nando Cicero, con una produzione televisiva, cerca di girare una serie tv intitolata Europa Connection, ma le difficoltà incontrate nel girare le riprese e la carenza di aiuti materiali e finanziari lo fanno desistere amaramente da quest’ultimo progetto, di cui rimangono solo due puntate.
L’introduzione e le schede sono di Pino Moroni
 
ore 17.00
L’insegnante (1975)
Regia: Nando Cicero; soggetto: Tito Carpi; sceneggiatura: T. Carpi, Francesco Milizia; fotografia: Giancarlo Ferrando; scenografia e costumi: Elio Micheli; musica: Piero Umiliani; montaggio: Daniele Alabiso; interpreti: Edwige Fenech, Vittorio Caprioli, Alfredo Pea, Mario Carotenuto, Carlo Delle Piane, Alvaro Vitali; origine: Italia; produzione: Devon Film, Medusa Distribuzione; durata: 88′
Quando Nando Cicero incontra nel 1975 il produttore Luciano Martino, mentore della bella e sensuale Edwige Fenech, l’attrice aveva già interpretato Quel gran pezzo della Ubalda tutta nuda e tutta calda (1972) e Giovannona coscialungadisonorata senza onore (1973), due film fondamentali della commedia sexy italiana. Cicero con l’aiuto di Tito Carpi e Francesco Milizia inizia a far entrare il genere erotico nelle stanze più popolari della vita quotidiana: la scuola, la caserma, l’ospedale, il distretto di polizia. Dove la spigliata tuttacurve Fenech e altre icone sexy si mostrano seminude (o nude) ai migliori caratteristi del cinema italiano (Renzo Montagnani, Alvaro Vitali, Lino Banfi, ecc.), che si identificano poi con l’italiano medio, giovane voyeur, sposato, alla ricerca di avventure piccanti. L’insegnante questa volta “viene a casa” dell’onorevole siciliano (Vittorio Caprioli) Mottola (che riecheggia il Nottola di La mani sulla città, in cui Cicero era aiuto regista di Francesco Rosi), per dare lezioni di greco al figlio (Alfredo Pea), in cerca della sua prima esperienza sessuale. Il film, con una fotografia luminosa e patinata, del direttore della fotografia Giancarlo Ferrando, fa assurge la professoressa Fenech, con inquadrature sognanti, pruriginose e voyeuristiche, ad oggetto del desiderio dell’immaginario collettivo. Con interessanti e gustose partecipazioni al cast di Enzo Cannavale, il bidello, Gianfranco D’Angelo, il professore di fisica e Mario Carotenuto, il preside.
 
ore 18.45
Lo scippo (1966)
Regia: Nando Cicero; soggetto e sceneggiatura: N. Cicero, con la collaborazione di Alessandro Continenza; fotografia: Franco Villa; scenografia: Demofilo Fidani; costumi: Mila Vitelli, Nadia Vitelli; musica: Piero Umiliani; montaggio: Maurizio Lucidi; interpreti: Paolo Ferrari, Gabriele Ferzetti, Annette Stroyberg, Margaret Lee, Mario Pisu, Enrico Maria Salerno; origine: Italia; produzione: Italcine T.V.; durata: 94′
Speranza, una zitella impiegata presso la società del commendatore Frascà, entra in una banca per riscuotere un grosso assegno che, in assenza del direttore Filippo Gambetti, le viene pagato dal ragioniere Linzalone. Uscendo dalla banca, Speranza è aggredita da un giovane che, dopo averle strappato la borsa contenente il denaro, fugge con un complice su una motocicletta. I fuggitivi, però, entrano in collisione con la lussuosa macchina sulla quale viaggiano il direttore Gambetti e Luciana, la moglie di Frascà. «Opera d’esordio di un regista nella quale si trova già sintetizzata “teoricamente” la scatologia dell’economico, che fa capire come Ultimo tango a Zagarol potesse diventare una parodia più radicale del modello. La sequenza più volte variata nei film di colpi grossi, del bottino beffardamente perduto, diventa qui, visibilmente, lo scarto scatologico di una società fondata sull’economia (cinema compreso)» (Germani).
 
ore 20.30
Incontro moderato da Pino Moroni con Leila Cicero, Ugo Fangareggi, Marco Giusti, Galliano Juso
 
a seguire
Ultimo tango a Zagarol (1973)
Regia: Nando Cicero; soggetto: Mario Mariani; sceneggiatura: Marino Onorati; fotografia: Luciano Trasatti; scenografia: Alberto Boccianti; costumi: Enrico Fiorentini; musica: Ubaldo Continello; montaggio: Sandro Peticca, interpreti: Franco Franchi, Martine Beswick, Gina Rovere, Nicola Arigliano, Franca Valeri, Ugo Fancareggi; origine: Italia; produzione: Cinemar; durata: 98′
Nel panorama dei film parodia, Ultimo tango a Zagarol si distingue, perché non ricalca o ricopia un film originale di successo, Ultimo tango a Parigi, e lo beffeggia con le arti della vis comica o della metafora linguistica. Nando Cicero mantiene il film su un piano alto, quasi intellettuale, ben calibrato e pensato come fosse un film autoriale. Dopo aver diretto Franchi, ormai solista, nel Ku-fu? Dalla Sicilia con furore (1972), per Cicero si presenta l’occasione di investirlo in un ruolo che, senza fargli perdere la sua innata comicità, lo riconducesse a una recitazione trattenuta, composta e allo stesso tempo complessa, in grado di far emergere tutte le sue capacità attoriali nascoste. Ne è venuto fuori un film, in se stesso originale (fuori dai generi in voga), che alterna momenti di intensa recitazione a momenti di “divertissement” raffinato e surreale. Franco Franchi, con il cappotto di cammello o solo con indumenti intimi, riesce a dare corpo, con una sottorecitazione intimista di spessore (voluta da Cicero), a un personaggio ignavo dei tempi presenti, stupito, pensoso e sconsolato. Mentre Nando Cicero raccoglieva i consensi di un pubblico meno popolare e più colto (tra gli altri, si dice, Francis Ford Coppola, Robert De Niro e Goffredo Fofi), per Franco Franchi si è trattato certamente di una delle sue migliori interpretazioni.
Ingresso gratuito

 

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