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A Palazzo Valentini è in corso la mostra fotografica “15 fotografi per Anna Magnani”, a cura di Sergio Toffetti.
17 Dicembre 2008 - 18 Gennaio 2009
Dopo la retrospettiva realizzata in collaborazione con il Festival del Film di Roma, il Centro Sperimentale di Cinematografia chiude le celebrazioni del centenario della nascita di Anna Magnani con la mostra fotografica 15 fotografi per Anna Magnani, curata da Sergio Toffetti, Conservatore della Cineteca Nazionale, e resa possibile dal supporto della Provincia di Roma e della Camera di Commercio di Roma. La mostra, di cui il Centro Sperimentale pubblica il catalogo, si tiene a Roma a Palazzo Valentini, sede della Provincia, inaugura il 17 dicembre e sarà visitabile fino al 18 gennaio 2009.

Il volto e le capacità interpretative di Anna Magnani e il viaggio nella sua filmografia sono affidati agli scatti di 15 tra i più grandi fotografi di scena del cinema italiano – Angelo Frontoni, Osvaldo Civirani, Vincenzo Palmarini, Aurelio ed Ettore Pesce, Raymond Voinquel, Paul Ronald, Rosario Assenza, Francesco Alessi, G.B. Poletto, Nicola Arresto, Franco Vitale, Vittorio Mazza, Divo Cavicchioli, Bruno Bruni -, presenti sui set di tutti i registi, i maggiori, che hanno voluto lavorare con Anna: Alessandrini, Gallone, Mattoli, Camerini, Zampa, Castellani, Rossellini, Visconti, Renoir, Kramer, Monicelli, Pasolini, Fellini. Alcuni tra i titoli di questi set: Avanti a lui tremava tutta Roma (1946), L’onorevole Angelina (1947), Assunta Spina (1948), Una voce umana (1948), Bellissima (1951), La carrozza d’oro (1952), Siamo donne (1953), Nella città l’inferno (1958), Risate di gioia (1960), Mamma Roma (1962), Roma (1972).
 

Fare il fotografo di scena sui set di Anna Magnani rappresentava una sfida particolarmente impegnativa, perché si trattava non soltanto di catturare nell’istante l’intensità espressiva di uno sguardo o di un gesto, ma di tenere le immagini “aperte”, per ricreare, in un attimo, quella sensazione che “la Magnani” riusciva (e riesce) a dare sullo schermo, la sua capacità di plasmare interamente lo spazio attorno al suo corpo. Perché “la Magnani” aveva bisogno di occupare la scena, di attirare l’attenzione con un gesto, una mossa, un vezzo. Gesti che sempre alludevano al fatto che nella vita il comico e il tragico si intrecciano saldamente.
 
«Ma cos’è questo presentarmi a ogni costo come un’Elettra chiusa, solitaria e delusa? Come ve lo devo spiega’ che so’ allegra, che c’ho la ruzza, che rido, che essere la Magnani mi diverte da mori’, e gongolo tutta se la gente mi riconosce per strada, se il vigile urbano mi dice, continuando a dirigere il traffico: “Ciao Nannare'”? Insomma: è la stessa storia di quando la gente si meraviglia perché la mia casa è piena di buongusto e di libri. Ma quante volte ve lo devo spiega’ che non sono stata raccattata per strada, che ho fatto fino alla seconda liceo, che ho studiato pianoforte otto anni, che ho frequentato l’Accademia di Santa Cecilia?». Si descriveva così, non tanto per prendere le distanze dai suoi personaggi popolareschi, quanto per ricordare che un’attrice “interpreta” anche quando sembra “rivivere”. Ed è forse questo il “segreto” che Anna Magnani rivela con queste parole: di essere un’attrice così grande che abbiamo sempre creduto – e continuiamo a credere – che i suoi personaggi siano veri.

Le foto esposte provengono dalla collezione di negativi della Fototeca della Cineteca Nazionale (CSC). L’allestimento è a cura della Fototeca.

La mostra, a ingresso gratuito, è stata allestita in una delle sale espositive delle Domus Romane ubicate sotto Palazzo Valentini (17 dicembre 2008 – 18 gennaio 2009, orario 10-18 tutti i giorni, 24 e 31 dicembre chiusura alle 13.30. Chiusa il 25 e 26 dicembre e il primo gennaio).

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