Il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale rende omaggio al grande produttore Alberto Grimaldi. Dal 1° al 15 marzo si svolge, presso la sala Trevi, una retrospettiva del cinema che a lui tutti dobbiamo, un cinema che comincia dal western, attraverso il western arriva alla ricerca autoriale di Sergio Leone e di lì spicca il volo con le opere dei grandi del cinema italiano. Accanto alla retrospettiva, il Centro Sperimentale cura la pubblicazione di un volume a lui dedicato, Alberto Grimaldi. L'arte di produrre di Paola Savino, che ricostruisce minuziosamente, sulla base di documenti d'archivio, l'attività della PEA, la casa di produzione di Grimaldi, e raccoglie i contributi spagnoli sviluppati in occasione del tributo che nel 2007 la Semana Internacional de Cine di Vallodolid ha reso al produttore italiano che ha praticamente inventato la coproduzione con la Spagna. Il volume sarà presentato durante la retrospettiva, il 12 marzo alle ore 21.00.
Canterbury Talesdi Geoffrey Chaucer (1340?-1400), vasto affresco incompiuto in versi sulla società inglese del XIV secolo. Ispirandosi forse a Boccaccio, ma comunque da buon conoscitore degli autori nostri, Chaucer immagina che nell'aprile 1383, durante un pellegrinaggio da Southwark all'abbazia di Canterbury, i partecipanti si narrino delle storie. Questi racconti dovevano essere 120: l'autore ne completò ventuno, ne lasciò abbozzati tre. Pasolini (che ridacchia in prima persona impersonando Chaucer nel film) ne ha scelti otto di tipo grottesco e scurrile, sorvolando sulla cornice che nel testo invece è molto significativa. Chi ha apprezzato il Decameron, più che il divertimento filologico stavolta assente per ovvie ragioni di lingua, ne ritroverà gli estri ribaldi nella nuova silloge (addirittura preceduta stavolta dalle solite contraffazioni truffaldine). In un carosello di peti, fornicazioni, nudi integrali e parolacce, Pasolini sembra rispondere all'esigenza del critico inglese che raccomandò, a proposito di Chaucer: "read him valiantly aloud", leggetelo coraggiosamente ad alta voce. Forse il brano più bello, tra altri di valore ineguale, è la Novella del venditore di indulgenze, che racconta i casi di tre compari alla ricerca della morte; oppure la Novella del frate, che vede il diavolo Franco Citti trascinare all'inferno un briccone. I toni acri e funerari si addicono al nuovo Pasolini, autocondannatosi all'umorismo coatto» (Kezich). Orso d'oro al Festival di Berlino.

Condividi