Nel manifesto di un piccolo film del 1994, Strane storie di Sandro Baldoni, campeggia un'immagine tanto surreale quanto inquietante: quella di un enorme squalo che, come piombato dal cielo, ha la testa conficcata nella carcassa di un vagone dell'Italicus, il tristemente famoso "espresso" Roma-Monaco di Baviera devastato da una bomba il 4 agosto 1974. Per questa come per altre oscure vicende degli ultimi sessant'anni non sono mai stati trovati i responsabili. Una strana storia dunque, al pari dei fatti relativi a Portella della Ginestra, piazza Fontana, Brescia, Ustica, Bologna o, ancora, ai tentati Golpe De Lorenzo e Borghese, ai "casi" Mattei, Moro, Ambrosoli e all'omicidio di Pier Paolo Pasolini fino alle stragi di mafia degli anni Novanta e al G8 di Genova. Tutte quelle storie, insomma, che appartengono al contesto dei cosiddetti "Misteri d'Italia"; nodi apparentemente inestricabili di un passato/presente che la rassegna intende ripercorrere proiettandone la rappresentazione e una possibile interpretazione nella cornice del grande schermo.
Ingresso gratuito
«Breve film di Roberta Torre, parte del materiale di ricerca per un lavoro teatrale su Pier Paolo Pasolini, con Giuseppe Pelosi - detto "Pino la rana" - il borgataro allora minorenne accusato del suo omicidio. […] Di fronte a una camera fissa, Pelosi risponde alle domande poste fuori campo da Roberta Torre, offrendo l'ennesima versione sui fatti accaduti la notte del 2 novembre del 1975. […] Roberta Torre afferma che questo breve colloquio è il frutto del montaggio di cinque ore di girato realizzato nel corso di un anno di incontri settimanali, durante i quali Pelosi avrebbe mostrato una capacità di non smentirsi nella nuova versione. […] Interessante documento su uno dei tanti misteri irrisolti d'Italia» (Rippa).
Per gentile concessione di Rosetta Film
«Una delle confessioni più inquietanti della prima, o seconda, repubblica italiana. L'ottantanovenne ex capo del reparto D (controspionaggio) del Sid, in carica dal 1971 al '75, processato e condannato per falso ideologico in atto pubblico, accusato più volte di favoreggiamento riguardo le prime stragi neofasciste in Italia, si mostra alla videocamera di Sceresini, Scandagliato e Palma ad inquadratura fissa. E lo fa con un curioso e sinistro sprofondo poltrona, sorta di abisso dal quale riemergono spezzoni, stralci, brandelli di verità storica spesso celata in anni di latitanza sudafricana fatta di mezze confessioni, finte ritrattazioni, omertosi "non ricordo". Maletti se ne sta lì, quasi distratto, dentro a questo primo piano ad altezza torace con sfondo libreria colorata. Imperdibile è la gamma di vocaboli con cui l'ex generale condisce la sua oratoria, a tratti improvvisa luce dal fondo tunnel della memoria, a tratti devastante e buio vuoto d'informazioni: "supponiamo", "ipotizzo", "è probabile", "ho la sensazione". Ondivaga terminologia a supporto di una confessione completa che non avverrà nel documentario e forse non accadrà mai» (Davide Turrini).
durata: 82'
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