Nel 2018 ricorrono i cinquant'anni dal 1968. Questo grande movimento di protesta, studentesca e non solo, merita ancora di essere compreso nei suoi molteplici aspetti e di essere studiato a partire da prospettive e approcci disciplinari diversi. Inoltre, è forse superfluo ricordare come il '68 fu un fenomeno mondiale - qualcuno lo paragonò al 1848 - che toccò tutti i continenti, sia pure in forme diverse. In Italia la rivolta degli studenti fece da detonatore ad altri movimenti sociali vecchi e nuovi, a partire da quelli operai e degli studenti medi, aprendo una stagione di mobilitazione durata un decennio. In questo quadro, uno di questi aspetti che merita ancora di essere compreso appieno si ritrova senza dubbio nello straordinario uso delle immagini che fecero all'epoca i protagonisti di quel movimento o che scaturì da quel momento fondativo. In altre parole, il Sessantotto, che portò a un radicale ripensamento e, in alcuni casi, a una trasformazione dei rapporti sociali e dei valori culturali correnti in diversi ambiti della vita collettiva, lasciò un segno profondo anche nel cinema, nelle arti e più in generale nel modo di concepire e usare, a tutti i livelli, le immagini. Ciò che si propone è di avviare un'indagine di ampio respiro attraverso una rinnovata visione dei documenti e una discussione scientifica appropriata.

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