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Sergio D’Offizi, la luce nei miei film
28 Aprile 2015 - 30 Aprile 2015
La Cineteca Nazionale rende omaggio all’autore della fotografia Sergio D’Offizi, che ha illuminato per anni il cinema di Alberto Sordi, ha accompagnato Massimo Troisi all’esordio con il fortunatissimo Ricomincio da tre, ha attraversato i generi legando il suo nome ai cult All’onorevole piacciono le donne e Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci, ha lavorato, tra gli altri, con Giorgio Capitani, Nanni Loy, Steno, Sergio Corbucci, Luigi Filippo d’Amico, Mario Monicelli.
Ecco come riassume la sua visione della fotografia: «La fotografia è la materia prima per il cinema, senza non esisterebbe! La fotografia è un sentimento. Non si può fotografare la gioia e il dolore nella stessa maniera. La luce descrive i tanti stati d’animo di una persona, caratterizza le scenografie di un film, impreziosisce i costumi, ma soprattutto riesce ad attutire i difetti di un viso, caratterizzandolo; naturalmente deve essere ben gestita dal direttore della fotografia».
 
martedì 28
ore 17.00 Il sole nella pelle di Giorgio Stegani (1971, 93′)
Una giovanissima Ornella Muti interpreta la quindicenne Lisa, figlia di papà, che s’innamora del bello e prestante hippy Robert (Alessio Orano, divo mancato del cinema italiano). I due decidono di prendersi una vacanza, andando con una barca a vela verso Ponza. Ma i genitori di Lisa interpretano l’improvvisa scomparsa della figlia come un rapimento. Rintracciati dalla polizia, il giovane è accusato di sequestro e violenza. Interessante esempio di rappresentazione degli hippy in chiave pop da parte del cinema nostrano, Il sole nella pelle è un film assolutamente da recuperare, se non altro per l’interpretazione dei giovanissimi Muti e Orano e di Chris Avram nella parte del padre geloso della figlia e per l’estetica, una sorta di cupo melodramma psichedelico, con imprevedibili quanto inaspettati cambi di ritmo. Ideologicamente l’unico Fragole e sangue italiano, tutto dalla parte dei giovani ribelli.
 
ore 18.45 Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci (1972, 105′)
«La vicenda […] è ambientata in un piccolo paese della Puglia, nel cuore del Sud, dove, accanto agli arditi viadotti dell’autostrada sopravvivono antiche credenze e insradicabili pregiudizi. Qui si verificano una serie di omicidi di cui restano vittime bambini. Le indagini, spinte anche dalla pressione popolare, si rivolgono verso una “maga”» (Vice, «Il Messaggero»). «Il mio film preferito rimane Non si sevizia un paperino. Mi è sempre piaciuto andare avanti, provare nuove tecniche, e questo è avvenuto anche nel caso Paperino» (Fulci).
 
mercoledì 29
ore 17.00 Ehi amigo… sei morto! di Paolo Bianchini (1971, 85′)
«Una banda, capeggiata da Burnett, rapina l’oro trasportato da una diligenza e si rifugia in una miniera abbandonata. A dar loro la caccia è Doc Williams, ufficiale di posta, che si propone di ucciderli tutti e recuperare l’oro» (Poppi-Pecorari). «È un film un po’ nebuloso […] ma Bianchini fa mostra d’un indiscutibile lirismo tra il fantastico e il barocco […] (l’attacco alla diligenza, quasi senza parole, lo stupro presso un cadavere, il folle che suona l’organo in una cappella abbondonata, illuminata da mille ceri…)» (Sabatier).
 
ore 18.30 Il marchese del grillo di Mario Monicelli (1981, 132′)

Il marchese Onofrio del Grillo annoiato dalle incombenze sia familiari sia all’interno della corte papale si dedica con passione all’invenzione di scherzi non sempre innocui. L’incontro con Gasperino, un carbonaio alcolizzato, che gli assomiglia come una goccia d’acqua gli dà l’occasione di fare uno scherzo in grande, che coinvolga anche il papa. «Un discorso a parte merita Alberto Sordi, qui in una delle migliori interpretazioni di tutta la sua carriera. Così mattatore non l’avevamo mai visto: ma anche così misurato ed efficace, così esplodente eppure ricco di sfumature. Nella duplice parte del marchese e del carbonaio ubriacone dimostra come si possa cambiar faccia senza dover ricorrere al trucco» (Spiga).

giovedì 30
ore 16.30 Sono un fenomeno paranormale di Sergio Corbucci (1985, 110′)
In uno studio televisivo il professor Roberto Razzi conduce un programma in diretta sui fenomeni paranormali. Razzi non crede a nessuna delle cose di cui parla, per cui ridicolizza tutti i personaggi, santoni, paragnosti e guaritori di ogni genere. Concluso il primo ciclo di trasmissioni Razzi decide di partire per l’India per svelare ai telespettatori i misteri dei fachiri, guru, ecc. Sull’aereo incontra un inquietante vecchietto indiano che lo mette in crisi. Arrivato in India, Roberto smaschera tutti come truffatori, poi ha un secondo incontro con il vecchio indiano, che è il guru Baguwan Babashàn. Il vecchio scompare e Roberto, nel tentativo di raggiungerlo, ha un grave incidente. Lo ritroviamo a Roma in coma irreversibile, da cui poi inspiegabilmente si risveglia; è però perseguitato dai ricordi dell’India, per cui decide di tornarci alla ricerca della verità. Ma un anno dopo…
 
ore 18.30 Tutti dentro di Alberto Sordi (1984, 114′)
Annibale Salvemini, irreprensibile magistrato presso il Palazzo di Giustizia a Roma, riceve l’incarico di occuparsi di una riservatissima inchiesta in fase d’istruttoria riguardante illecite tangenti relative a un traffico di forniture di petrolio all’Italia, nella quale risulterebbero coinvolti insieme ad un ministro, noti esponenti del mondo finanziario e affaristico. Giunto alla pensione il Consigliere suo superiore e avendo ormai acquisito nel proprio “dossier” tutti i più ampi elementi per spiccare oltre un centinaio di mandati di cattura, Salvemini ordina l’arresto d’innumerevoli persone, tra i quali un giornalista televisivo, una cantante di night club, pseudo-finanzieri, intrallazzatori di vario calibro e un faccendiere suo ex compagno di scuola. Nonostante la sua comprovata incorruttibilità, il giudice si troverà egli stesso vittima dell’indagine. «Avevo in mente questo personaggio – non ho mai interpretato un magistrato – dai tempi di Detenuto in attesa di giudizio. Poteva sembrare una storia paradossale: invece la realtà, e lo conferma Sonego, come al solito si è dimostrata più imprevedibile della fantasia. […] La figura del magistrato mi interessava perché uno che ha la possibilità di togliere la libertà agli altri, dispone del loro destino» (Sordi).
 
ore 20.30 50 anni del mio cinema dietro la macchina da presa (2014, 21′)
Sergio D’Offizi ripercorre la sua lunga carriera e il legame con la luce, fonte di ispirazione del suo lavoro.
 
a seguire incontro moderato da Steve Della Casa con Sergio D’Offizi e Claudio Bonivento.  Durante l’incontro sarà proiettato il breve doc. (12′) K-Z di Giorgio Treves (fotografia di D’Offizi), che nel 1972 ha ricevuto una nomination all’Oscar.

Un carico di bestiame giunge ad un mattatoio cittadino per la macellazione e la vendita. il documentario mostra le varie lavorazioni delle carni, in un ambiente tetro, da campo di sterminio nazista; un parallelo reso più evidente dalle ultime sequenze.

 
a seguire Altri uomini di Claudio Bonivento (1997, 90′)
«Sceneggiato dal regista con Franco Ferrini dal libro Io il tebano di Antonio Carlucci e Paolo Rossetti, ispirato alle gesta criminali di Angelo Epaminonda detto il Tebano, boss siciliano della malavita milanese tra gli anni ’70 e ’80. Nel 1984 decise di raccontare i suoi delitti al giudice Di Maggio senza chiedere nulla in cambio. Fu condannato a trent’anni. Bonivento, produttore all’esordio nella regia, cerca di raccontare il versante privato e umano di Michele Croce (Amendola). Diretto in modo asciutto sullo sfondo di una livida Milano invernale, tra periferie industriali e bische clandestine, con succinti agganci al terrorismo» (Morandini). Con Ennio Fantastichini, Veronica Pivetti, Ricky Memphis, Antonino Iuorio, Vincenzo Peluso.
Proiezione a ingresso gratuito
 

 

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