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Mario Tobino e il cinema
08 Aprile 2016 - 10 Aprile 2016
Nato a Viareggio nel 1910, laureato in medicina nel 1936, Tobino è stato alpino, soldato in Libia, partigiano, psichiatra, poeta, scrittore. Il fil rouge del suo lungo, intenso e articolato percorso umano, professionale e letterario è stata la straordinaria sensibilità verso “il mondo interno dell’altro”, frutto di non comuni capacità empatiche, a cui faceva da contraltare un’inesauribile forza morale. È certamente per queste caratteristiche che Tobino è stato fonte di ispirazione per numerosi importanti cineasti, quali Mauro Bolognini (Per le antiche scale), Giovanni Fago (La brace dei Biassoli, Sulla spiaggia e di là dal molo), Anton Giulio Majano (L’ammiraglio), Mario Monicelli (Le rose del deserto), Dino Risi (Scemo di guerra).
La rassegna si propone di ricostruire il complesso rapporto tra l’opera letteraria di Tobino e la sua trasposizione in celluloide, attraverso la proiezione di tutta la produzione cinematografica e televisiva ad essa ispirata. È inoltre prevista una tavola rotonda in cui interverranno il Direttore della Fondazione Mario Tobino Marco Natalizi, la curatrice del Meridiano sullo scrittore Paola Italia (Università La Sapienza), il critico Giulio Ferroni (Università La Sapienza) e il neuropsichiatra Michele Zappella (Università di Siena).
L’iniziativa è stata promossa dal regista e sceneggiatore Giovanni Fago e dal saggista di cinema Paolo Albiero (Facoltà di Psicologia dell’Università di Padova).
 
venerdì 8
ore 18.00La brace dei Biassoli di Giovanni Fago (1980, 167′)
«Vezzano Ligure. Autunno 1947. I Biassoli sono la famiglia materna di Mario Tobino, borghesia agiata di un paese tra Liguria e Toscana, affacciato sul fiume Magra. La madre dello scrittore, la signora Maria torna alla sua casa con il presentimento della morte vicina. “Mia madre ora ritornava ai Biassoli, abbandonati quel giorno piovoso del matrimonio quarant’anni prima. I figli non avevano più bisogno di lei, i Biassoli sì…”. La comunione del sangue, le passate emozioni, la brace che covava dentro di lei si fa di nuovo fiamma, un vento di ricordi pensosi e affettuosi solleva volti e vicende, con il figlio Mario che la assiste e le rivive con lei.  La zia Anna che brucia i libri dell’antica biblioteca, mai rassegnata alla morte delle due figlie, la zia Virginia e il suo amore perduto, che passa ogni giorno sotto la sua finestra con il bastone ferrato, fedele, il cugino Oscare, lo scapestrato col sorriso spavaldo e le sue avventure, il padre Ippolito, vedovo precoce e il suo fascino galante ma autoritario, il figlio della Rò di Cavana, la notte che gli squadristi del Fascio assediano la casa per ucciderlo, Gioà e la gita al Piano, guadando il Magra, l’appassionata e fedele Clementina, ma soprattutto Alfeo, il pallido Alfeo, fratello amato, ingenuo, caduto nella rete di Don Niente, il prete spretato, e la cambiale imprudentemente firmata, che giunge con lo scandalo il giorno delle nozze di Maria… e il suo “ritorno”… “un’ondata prepotente di vita nella sua morte”. Una storia umile di decadenza di una famiglia, scandita con il virile accento di un contemporaneo senza illusioni, una meditazione sul valore e il segno del nostro stare al mondo…» (Fago).
Copia proveniente da Rai Teche
 
ore 21.00 Incontro moderato da Paolo Albiero con Giovanni Fago, Giulio Ferroni, Paola Italia, Marco Natalizi, Michele Zappella
 
a seguireMaggiano addio. Intervista a Mario Tobino di Giovanni Fago (1979, 11′)
«Nell’inverno del 1979 ho realizzato per il settimanale culturale di RaiDue Gulliver, diretto da Giuseppe Fiori e Ettore Masina, un’intervista a Mario Tobino alla vigilia della sua andata in pensione: 40 anni di attività come psichiatra, svolta per la maggior parte presso il manicomio di Maggiano, presso Lucca. Memorie, confessioni, esperienze umane, le malate, le libere donne di Magliano, la letteratura, le battaglie, le innovazioni prima delle riforme, tutto sublimato nel segno della poesia» (Fago).
Copia proveniente da Rai Teche
 
sabato 9
ore 18.00 Sulla spiaggia e di là dal molo di Giovanni Fago (2000, 141′)
«Viareggio 1983… Andrea, psichiatra e scrittore, assiste ai funerali del suo vecchio amico Guido e viene sopraffatto da un’ondata di ricordi: l’estate del 1944, le ultime settimane della ritirata nazista in Toscana. Guido, che aveva aderito al fascismo, viene catturato dai partigiani e condannato a morte. Andrea, che milita tra gli antifascisti, trova l’amico in pessime condizioni fisiche e psichiche. Riesce a nasconderlo in manicomio e, nel tentativo di farlo tornare alla ragione, adotta una specie di terapia della memoria facendogli ricordare la loro storia da quando erano ragazzi» (www.cinematografo.it ). «Un film a suo modo perfetto. Ha il suo tempo, il suo ritmo, la corale storia dell’Italia vista da Viareggio, da un manicomio, da un romanzo di Tobino» (R. Silvestri)».
 
ore 20.45 Le rose del deserto di Mario Monicelli (2006, 104′)
«Il nostro caro Mario Monicelli, ultranovantenne, con Le rose del deserto, ci regala un bellissimo film, divertente e commovente, con tecniche narrative (e di stile) sapientissime, con una recitazione dosata al massimo e pronta a ottenere da ogni interprete – sia nel dramma sia nella commedia – i risultati più convincenti e migliori, senza un attimo di incertezza. Lo spunto l’ha tratto liberamente dal romanzo-diario di Mario Tobino, Il deserto della Libia, con una citazione anche di un episodio Il soldato Sanna, raccontato da Giancarlo Fusco nel suo libro Guerra d’Albania. […] Un gruppo rappresentato nella sua coralità, ma anche studiando abilmente da vicino le fisionomie dei singoli, soprattutto quella del maggiore, con certi suoi tic linguistici e con atteggiamenti pronti a prestare il fianco alla beffa e poi quella del frate, pur in apparenza lontano dagli schemi, ligio, in realtà, ai suoi fondamentali principi di umanità e di pietà. […] Con il gusto un po’ anche della caricatura, nelle stesse cifre domestiche di quell’altro capolavoro di Monicelli che è stato La Grande Guerra, svolte però sempre con equilibrio attento fra l’emozione e l’ironia sia nel disegno dei caratteri sia nelle situazioni che li accolgono. Mentre dei ritmi agilissimi conducono avanti l’azione senza né incrinature né stasi, favoriti da una recitazione specchio sempre fedele dei climi cui si tendeva. Intanto, Michele Placido, un frate rustico e asciutto ma dai colori vivacissimi, poi Alessandro Haber, fra sentimento e motteggio nei panni del maggiore. E così tutti gli altri. Esempio perfetto di un affiatamento costante» (Rondi).
 
domenica 10
ore 17.00 L’ammiraglio di Anton Giulio Majano (1965, 93′)
Film tv dal romanzo Il clandestino di Mario Tobino, con Renzo Ricci, Olga Villi, Raoul Grassilli, Luigi Vannucchi, Renzo Palmer, Bruno Cirino.
 
ore 19.00 Per le antiche scale di Mauro Bolognini (1975, 98′)
Anni Trenta, il prof. Bonaccorsi gestisce il manicomio di Lucca e porta avanti delle ricerche sull’esistenza di un virus della pazzia. Queste ricerche sono legate alla sua paura di poter diventare matto, anche a causa di tare familiari. Nel manicomio arriva la giovane dottoressa Anna che ha un atteggiamento opposto al suo rispetto alla malattia e lo critica apertamente. Bonaccorsi, che intrattiene delle relazioni erotiche con numerose donne, sprofonda in una crisi sempre più profonda fino a essere costretto a lasciare l’ospedale. In un treno incontra un gruppo di fascisti entrando in contatto con la vera follia che sta colpendo il paese. «È vero che non è un film sulla vita nei manicomi, né sui matti che li abitano; è un film invece sul ruolo dell’uomo e della donna a contatto l’un con l’altra in situazioni estreme (il fascismo, il manicomio), e sull’impossibilità vicendevole di “andare d’accordo”» (Bocchi-Pezzotta). Dal romanzo omonimo di Mario Tobino, con Marcello Mastroianni, Françoise Fabian, Marthe Keller, Barbara Bouchet, Adriana Asti, Lucia Bosè.
 
ore 21.00 Scemo di guerra di Dino Risi (1985, 108′)
«Coerente con un fiuto che non l’ha mai tradito, seppur nella disparità dei risultati, Risi trova questa volta nel romanzo di Mario Tobino, Il deserto della Libia, il “suo” soggetto. Suo, per esempio, perché il protagonista, il sottotenente Lupi che fa da testimone e narratore della vicenda, è un ufficiale medico specializzando in psichiatria – proprio come il giovane Dino Risi durante la guerra – che trova nelle manifestazioni allucinate e deliranti del capitano Pilli, incontrato nell’unità sanitaria dove è stato destinato, un oggetto di osservazione affascinante oltre che inquietante» (D’Agostini). Con Beppe Grillo, Coluche, Fabio Testi, Bernard Blier, Claudio Bisio.
Date di programmazione