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Labor Story. Il lavoro e la sua rappresentazione nel cinema
06 Maggio 2014 - 08 Maggio 2014
La rassegna intende raccontare come il cinema, nell’arco della sua storia, abbia incontrato il mondo del lavoro in tutte le sue declinazioni, riproducendolo con i film di finzione, oppure registrandolo attraverso il documentario. I film sono stati raggruppati cercando di seguire un filo cronologico che si snoda tra argomenti diversi (la fabbrica, l’industria, l’impiego, l’emigrazione, ecc.), alternando fiction e non fiction, in un continuo gioco di rimandi che a volte segue suggestioni che vanno al di là della semplice affinità tematica. Accanto a film di autori italiani (Soldati, Petri, Rosi, Vancini, Zampa) e stranieri (Loach e Von Trier), saranno proiettati anche documentari per certi versi poco conosciuti e recentemente entrati a far parte della collezione della Cineteca Nazionale, come Acciaio di Vittorio Gallo e Nasce una scarpa di Adolfo Baruffi.
L’iniziativa, organizzata dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, Centro Teatro Ateneo, e dalla Facoltà di Economia, Dipartimento di Management, dell’Università “La Sapienza” di Roma, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, sarà inaugurata il 5 maggio da una giornata-evento presso la Facoltà di Lettere e Filosofia, Aula Levi, e si concluderà, il 9 maggio, con una giornata di studi presso la Facoltà di Economia, Aula 10, nel corso della quale verranno proiettati in anteprima documentari e inchieste sui giovani e sulle loro aspettative di lavoro.
Programma a cura di Sergio Bruno, Mauro Gatti e Antonella Ottai
Per il programma del 5 e il 9 maggio si può consultare il sito http://centroteatroateneo.uniroma1.it/
 
martedì 6
ore 17.00 Le miserie del signor Travet di Mario Soldati (1945, 101′)
A Torino Ignazio Travet, solerte funzionario dell’amministrazione regia, subisce al lavoro l’ostilità del capo, che gli nega ogni possibilità di carriera, e a casa le vessazioni della moglie. Ritratto umoristico di Soldati, che stempera il realismo originario della commedia di Bersezio del 1863. «Dalla commedia (1863) in dialetto piemontese di Vittorio Bersezio, Soldati ha cavato uno dei suoi film più impegnativi e curati, specialmente nell’ambientazione. Illustrativo, ma con classe» (Morandini).
 
ore 19.00 Anni facili di Luigi Zampa (1953, 108′)
«Trasferito a Roma, il prof. De Francesco, siciliano antifascista, accetta, per far fronte alle difficoltà economiche, di diventare rappresentante di un barone suo conterraneo che traffica in medicinali. […] Secondo capitolo della trilogia satirica di Brancati. Zampa smussa, premendo sui risvolti comico-patetici, l’acre e funereo moralismo dello scrittore il che non impedì al film di essere bocciato in prima istanza dalla censura, subendo qualche taglio, vietato all’esportazione e querelato dal Maresciallo R. Graziani. Nastro d’argento a N. Taranto» (Morandini).
 
ore 21.00 In questo mondo libero… di Ken Loach (2007, 96′)
«Angie, impiegata di un’agenzia di collocamento, non ha avuto una vita semplice né tanto meno un’educazione e un’istruzione accurate, ma è una ragazza giovane ed energica, dotata di forte senso pratico, ambizione e coraggio. Ha alle spalle una vita disordinata in cui non è riuscita a costruirsi un futuro e ha bisogno di dimostrare a se stessa e agli altri che può farcela da sola, senza l’aiuto di nessuno. Dopo essere stata licenziata per aver risposto male ad un cliente, Angie si rende conto che per lei è arrivato il momento di dare una svolta decisiva alla sua vita. Così, insieme alla sua coinquilina Rose, decide di aprire una propria agenzia per inserire nel mondo del lavoro i numerosi immigrati in cerca di un’occupazione» (www.cinematografo.it). «Impetuoso, rigoroso, polemico, le sue storie ce le ha quasi sempre raccontate dalla parte degli oppressi, ora, con In questo mondo libero, continua a difendere gli oppressi ma analizza, con durezza, il punto di vista degli oppressori, una donna, per nulla fragile, che specula a Londra sulla tratta degli immigrati, meglio se clandestini, perché pagati poco e tenuti più a freno. […] Un ritratto dal vivo che, come sempre in Loach, diventa anche il ritratto della società senza remore che l’attornia» (Rondi).
 
mercoledì 7
ore 17.00 La classe operaia va in paradiso diElio Petri (1971, 115′)
«La classe operaia, e il suo portaparola funzionale Lulù Massa, operaio alla catena di montaggio, riguarda direttamente il problema della rappresentazione sulla scena della “classe operaia”, e dello spessore mitologico di cui “soffre” una tale rappresentazione. […] È dunque il film di Petri più radicalmente esposto, assieme a Todo modo – che ricordiamo fu un film anche di battaglia politica. E fu, conseguentemente, il film che più “divise”, laddove, in certo modo, Indagine poteva unire, nell’equivoco però. […] Così come la scena politica italiana era occupata dalle lotte operaie nelle fabbriche, altrettanto il discorso attorno al politico tendeva a doppiare la scena del reale investendola del desiderio, ammantandola del velo mitologico» (Rossi).
 
ore 19.00 S.E. Mussolini visita gli stabilimenti Fiat (1923, 30′)
Il film documenta la visita di Benito Mussolini allo stabilimento Fiat del Lingotto di Torino avvenuta nel 1923. Questa versione è frutto del confronto tra una copia donata qualche anno fa alla Cineteca del Friuli dalla George Eastman House (questo spiega le didascalie in inglese) e una copia lavoro conservata presso gli archivi della Cineteca Nazionale.
Per gentile concessione della Ripley’s Film – Ingresso gratuito
 
a seguire Nasce una scarpa di Adolfo Baruffi (1951, 11′)
Documentario, girato presso il calzaturificio Zenith di Ferrara, sulla fabbricazione delle scarpe, dalla scelta delle pelli al confezionamento dei diversi modelli.
Ingresso gratuito
 
a seguire Acciaio di Vittorio Gallo (11′)
Da un’inchiesta di Antonio Iannotta, un documentario sul complesso siderurgico di Bagnoli che all’inizio degli anni Cinquanta si rinnova grazie al Piano americano di Ricostruzione Europea (E.R.P.), conosciuto come Piano Marshall.
Ingresso gratuito
 
a seguireLa salute in fabbricadi Giuseppe Ferrara (1972, 22′)
Il documentario affronta il problema della nocività nei luoghi di lavoro, degli infortuni e della tutela della salute dei lavoratori; si sofferma sul lavoro e sulle condizioni degli operai in un cantiere edile, nell’Italsider di Taranto e alla catena di montaggio di un mobilificio.
Ingresso gratuito
 
ore 20.30 Il posto dell’anima di Riccardo Milani (2002, 107′)
«La multinazionale “CarAir”, produttrice di pneumatici, annuncia l’imminente chiusura della stabilimento di Campolaro, con il conseguente licenziamento di decine di operai, la stragrande maggioranza dei quali provenienti dal piccolo paese situato sulle montagne circostanti. Decisi a non arrendersi, gli operai organizzano forme di lotta che, poco a poco, portano il loro caso ad approdare sui tg nazionali» (www.cinematografo.it). «Che sensazione di pienezza dà il film di Milani. E che bel trio Michele Placido, Silvio Orlando e Claudio Santamaria. Che bella scrittura (Domenico Starnone), che bella storia, che bei personaggi. E che titolo giusto» (Nepoti).
 
giovedì 8
ore 17.00 I magliari di Francesco Rosi (1959, 116′)
Nella Germania del miracolo economico – Amburgo, Hannover, il calore artificiale dei locali notturni – i magliari del Sud praticano il commercio di stoffe e tappeti di contrabbando. Un nuovo arrivato cerca di scalzare il vecchio boss senza riuscirci. «Il film è la continuazione ideale de La sfida nel tema e nella maniera narrativa, ma il regista ha affinato il suo stile, […] ha trovato una concisione e un equilibrio fra immagini e sostanza drammatica che gli permette di scavare più profondo, di centrare il problema con indiscutibile forza di persuasione» (Solmi).
 
ore 19.00 La ragazza in vetrina di Luciano Emmer (1961, 92′)
«La ragazza in vetrina reca i segni di una meditazione, di una ispirazione non occasionale, di un irrobustimento della vena narrativa. […] Il prologo del film, nella miniera, è dotato di un vigore drammatico, di un vigore realistico insoliti per Emmer, e costituisce forse quanto di più intenso il cinema abbia dato sull’aspro lavoro dei minatori e sulla presenza incombente, assidua della morte nei cunicoli del sottosuolo. […] Nella pittura della celebre strada delle vetrine – dietro le quali le prostitute stanno in offerta come una merce -, nello scorcio di certi locali (come quelli per uomini soli), nell’introduzione di talune antitesi (l’Esercito della Salvezza), nella definizione delle psicologie Emmer ha spiegato una lucidità di linguaggio resa più accattivante dalla discrezione, dal pudore di cui egli ha dato prova» (Castello). Con Lino Ventura e Marina Vlady.
 
a seguireI manichini di Paolo Faloja (1966, 10′)
Documentario sulla scuola delle indossatrici dell’Enalc, nata alla fine degli anni Cinquanta. I problemi della categoria sotto il profilo della formazione e del lavoro in sartoria offrono l’occasione per fare il punto sulla professione di modella. Insegnanti della scuola, ex allievi e fotografi raccontano i primi tentativi di sindacalizzazione e il rapporto difficile con le case di moda.
 
a seguirePortatrici di pietre di Florestano Vancini (1952, 10′)
Documentario girato sulla costa tirrenica della Sicilia, ha come protagoniste le donne che trasportano dal greto dei fiumi le pietre destinate alla costruzione delle case.
 
a seguireLa professione di capo di Virgilio Tosi (1965, 20′)
Video lezione, presentata da un giovane Luciano Melani, sulla “professione di capo” sul modello di un documentario americano. Realizzata dall’Italsider, probabilmente nel 1965, faceva parte di una serie di cinque documentari su questo argomento.
 
ore 21.30 Il grande capo di Lars von Trier (2006, 99′)
«Il proprietario di una società d’informatica mette in vendita l’azienda e per coprire una serie di scelte impopolari decide di inventarsi la figura di un finto Presidente, che nessuno ha mai visto. Tuttavia, quando i possibili acquirenti della società cominciano ad insistere per incontrare faccia a faccia il “Boss”, l’uomo assume un attore fallito per interpretare il ruolo del Presidente…» (www.cinematografo.it). «Il nuovo e geniale lavoro di Lars Von Trier si apre con una menzogna plateale detta dalla voce dello stesso regista e procede a colpi di finte, di voltafaccia, di simulazioni più o meno riuscite, ma dalle conseguenze sempre imprevedibili. Del resto, sembra dire beffardo il danese (che da autore-produttore se ne intende), cos’altro è il Potere se non una mascherata, un bluff, un gioco ininterrotto di ruoli e simulacri? Messa così può sembrare una faccenda concettuosa e tardo-pirandelliana. Ma Lars Von Trier, troppo abile (e cinico) per cadere nella trappola, gioca sul lato comico. Ed ecco moltiplicarsi gli equivoci, le gaffes, i tentativi precipitosi e spesso rovinosi di limitare i danni» (Ferzetti).
Date di programmazione