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Festa del Cinema di Roma: Antonio Pietrangeli – Il regista che amava le donne
16 Ottobre 2015 - 20 Ottobre 2015
«Tragitto esemplare, quello di Pietrangeli regista: prende avvio negli anni ’50 e li attraversa tutti per arrivare poi a rappresentare, con grande acutezza, le tensioni sociali e individuali degli anni ’60. Cardine espressivo di questo percorso diviene – programmaticamente – il “femminile”. […] Ciò che fa unico il discorso di Pietrangeli – l’abbiamo visto – non è la centralità del tema femminile (già abbondantemente sperimentata dagli anni ’50 in poi) né l’evidente partito preso: è, piuttosto, la capacità di fotografare un’epoca di disequilibrio nel rapporto tra i sessi, di transizione nella concezione del ruolo femminile, senza mai indulgere a risibili certezze, stemperando tutto al colore assopito della disillusione. Anzi, mano a mano che scivoliamo verso i fatidici anni ’60 e, attorno, il mondo si emancipa davvero, ecco il tono del racconto di Pietrangeli si fa più amaro, i corpi delle ragazze più facili e inconsistenti, la disperazione sempre più aerea e demotivata e le apparizioni di Catherine Spaak (La parmigiana) o Stefania Sandrelli (Io la conoscevo bene) in fulgore adolescenziale, sulle spiagge d’Italia toccate dal boom, sottolineano ancora di più la sonnolenta malinconia suggerita dall’abuso della canzonetta.
In realtà è la lacerazione, appunto, e non l’emancipazione, ciò che interessa il regista. […]. E, benché lo sguardo che il regista posa sul mondo maschile sia assolutamente privo di strizzate d’occhio e comprensione – implacabile come raramente si è visto nel nostro cinema -, ciononostante parlare di “femminismo” sarebbe fuorviante.
Prima ancora della presa di coscienza (che arriva quasi sempre verso la fine del racconto, dopo un lungo calvario), la donna incarna, nel cinema di Antonio Pietrangeli, l’innocenza. Spesso declinata in inedia (Io la conoscevo bene), sfrontatezza indifferente (La parmigiana), ingenuità (Il sole negli occhi e La visita), sventatezza (il carattere marzolino e imprevedibile di Nata di marzo), ma pur sempre innocenza» (Piera Detassis, in P. Detassis, Tullio Masoni, Paolo Vecchi, a cura di, Il cinema di Antonio Pietrangeli, Marsilio, Venezia, 1987, pp. 43-47).
La retrospettiva è realizzata dalla Festa del Cinema di Roma in collaborazione con Luce Cinecittà e il MoMa di New York, che la riproporrà nel mese di novembre.
In occasione della retrospettiva, la Cineteca Nazionale e Edizione Sabinae pubblicano il volume, a cura di Piera Detassis, Emiliano Morreale, Mario Sesti, Antonio Pietrangeli – Il regista che amava le donne.
 
venerdì 16
ore 17.00 Il sole negli occhi di Antonio Pietrangeli (1953, 98′)
Una contadina arriva a Roma per fare la domestica e la vita non le regala grandi soddisfazioni. Si innamora di un idraulico, ma la loro relazione non dura. Non le rimane che la luce del figlio che ha in grembo. «Un film di un giovane, e un film semplice, lineare, sentito, forse fin troppo semplice, per molti palati soliti a ben altro. Ma c’è una deliberata e decisa coerenza, in questo Pietrangeli che delinea un suo soggetto, ne sviluppa una sua sceneggiatura, e giunge alla regia di ogni inquadratura ben sapendo, istante per istante, che cosa dovrà trarne. Se il giovane regista avesse dedicato le sue molteplici fatiche a una vicenda più corposa e più appariscente, ne avrebbe forse composto un film di non minore valore, ma di un più vasto e sicuro successo. Si è imposto, invece, un tema di tutti i giorni, quasi in grigio, scegliendo a sua eroina una giovane servetta, in una modestia che si risolve in orgoglio. Forse non saranno molti, a riconoscere le sue orgogliose ambizioni sotto una veste, apparentemente, tanto modesta; ma quei non molti potranno apprezzare e gustare una regia meditata, coerente, sensibile. Ciò è talmente raro da doversi additare, soprattutto in un esordiente» (Gromo). Con Irene Galter e Gabriele Ferzetti.
 
ore 19.00 Lo scapolo di Antonio Pietrangeli (1955, 98′)
Uno scapolo impenitente è sempre alla ricerca di nuove conquiste, ma non si fa mai tentare dal matrimonio, malgrado le insistenze della madre. «Pietrangeli e i suoi collaboratori hanno creato un film fresco, garbato e divertente, cogliendo umorismo e vivacità dall’osservazione della vita e dalle situazioni di tutti i giorni, rinunciando a creare attorno al personaggio una vicenda complicata e macchinosa per affidarlo, pienamente, a una realtà minuta e minuziosa, ma non per questo meno sincere e meno vera» (Valmarana). Con Alberto Sordi, Sandra Milo e Nino Manfredi.
 
ore 21.00 Souvenir d’Italie di Antonio Pietrangeli (1957, 100′)
Le avventure sentimentali di tre ragazze straniere in giro per l’Italia in autostop. «Il film contiene, a giudizio mio, un capitoletto eccezionale, incisivamente buffo, sostenuto da un Alberto Sordi straordinariamente in vena. Dunque: Sordi e il mantenutello (Sergio) di una preziosa tardona (Cynthia [Isabel Jeans]) che lo ninna e lo vezzeggia in una culla d’oro. Tema arduo e antipatico se mai ve ne furono; ma guardate come lo svolge don Alberto, qui è veramente nelle sue corde, oppure baciato in fronte con la massima foga da Talia. È un Sordi, accidenti a lui, che sfido chiunque a descrivere. “Ma quale culla d’oro? Gabbia, cari miei, gabbia”, sembra dirci. È infantile e decrepito, ingenuo e corrotto, saggio e scemo, tiranno e schiavo. […] Che veloce e nitido capolavoro di ipocrisia, di innocente bassezza, di piacevole trivialità, è il Sergio di Alberto Sordi. Vi rimarrà a lungo in mente. […] L’altro motivo che mi induce a suggerirvi di non perdere questo film, è l’Italia in technicolor e in technirama. Gesù. Dall’inizio alla fine, quale meraviglia, quale incanto, quale festa delle feste geologiche è il nostro paese. Che diavolo abbiamo fatto, sentiamo, per averlo noi, proprio noi?» (Marotta). Con June Laverick, Isabelle Corey, Ingeborg Schoener, Vittorio De Sica e Massimo Girotti.
 
sabato 17
ore 17.00 Nata di marzo di Antonio Pietrangeli (1958, 109′)
«Pietrangeli raggiunge qui, nella descrizione dei difficili rapporti fra uomo e donna, una splendida crudele amarezza. L’indifferenza sorda di Sandro, tipico italiano altoborghese, che si diverte con la moglie giocattolo, ma si sente solo; la sofferenza oscura di Francesca, a cui neppure lei riesce a dare un nome, poiché non sa uscire dalla sua giuliva e anarchica adolescenza, turbolenta ma irresponsabile; la grettezza delle altre donne che, dopo avere approfittato della sua assenza da casa, le rimproverano di non essere una moglie intelligente e di non sapersi tenere ben stretto il marito, o quella ancora più pesante degli altri uomini che vedono solo il suo corpo; tutto concorre a disegnare un mondo di straordinaria povertà spirituale, che corrisponde all’Italia degli anni ’50 e in particolare alla borghesia milanese del miracolo economico. Girato infatti a Milano, sullo sfondo della città in via di sviluppo, il film è anche una magnifica descrizione della nuova Italia, che forse è anche peggiore di quella vecchia. Un’Italia piena di commendatori grassi e volgari, di donne mediocri e rassegnate, di poveri che corrono dietro ai tram» (Bernardi). Con Gabriele Ferzetti e Jacqueline Sassard.
 
ore 19.00 Adua e le compagne di Antonio Pietrangeli (1960, 106′)
Entrata in vigore la legge Merlin, Adua e le compagne decidono di proseguire il “mestiere” clandestinamente, dietro la facciata di una trattoria fuori città. Costituiscono una società e rilevano una cascina di campagna, che puliscono e sistemano riscoprendo la semplicità di una vita “normale”. Ma il passato non si può cancellare… «e per poter fare strada delle povere donne come loro non possono fare a meno di rivolgersi a protezioni e ad appoggi che in definitiva le conducono di nuovo alla rovina. Una tesi polemica, dunque, che la regia ha risolto spesso con mano ferma e sicura disegnandoci con buona intuizione psicologica i caratteri delle quattro protagoniste e risolvendo non di rado le situazioni drammatiche che le hanno al centro con piglio forte e risoluto, felice nell’evocare i climi affannosi e drammatici e felice, soprattutto, nell’alternarli, con tranquilla misura, a climi se non propriamente comici almeno amabilmente umoristici» (Rondi). Con Simone Signoret, Sandra Milo, Emanuelle Riva, Gina Rovere, Claudio Gora e Ivo Garrani.
 
ore 21.00 Fantasmi a Roma di Antonio Pietrangeli (1961, 101′)
Cinque fantasmi, già proprietari di un nobile palazzo, si alleano con un pittore-fantasma del Cinquecento per impedire la speculazione edilizia progettata dall’ultimo discendente. Traducendo in film una sceneggiatura brillante e spiritosa, Pietrangeli ha saputo narrare la sua favola surrealistica con un distacco e un’eleganza inconsueti alla commedia italiana. «L’irrisoria spregiativa nei confronti di una borghesia di nuovi ricchi arraffoni, contrapposta all’affettuoso rispetto per un’aristocrazia decaduta, in significativa sintonia con il proletariato urbano, testimonia la coerenza tematica di Pietrangeli, ma non bastò. La diffidenza per il fantastico e il fraintendimento della commedia, tenuta per un genere minore, connotano da sempre l’inamidata cultura italiana ufficiale. Questi due ore pregiudizi non permisero alla maggioranza dei critici di apprezzare, come meritavano, l’eleganza, il garbo, la scanzonata disinvoltura, la lucida superficialità di Fantasmi a Roma» (Morandini). Con Eduardo De Filippo, Marcello Mastroianni, Sandra Milo, Tino Buazzelli, Vittorio Gassman, Claudio Gora e Belinda Lee.
                                                                                                    
domenica 18
ore 17.00 La parmigiana di Antonio Pietrangeli (1963, 112′)
«La giovane Dora (Spaak), dopo la prima esperienza con un seminarista, accumula avventure amorose: incapace di rinchiudersi nella mediocre normalità del matrimonio con il fidanzato questurino (Buzzanca) e delusa dall’altrettanto mediocre opportunismo dell’amato fotografo (Manfredi), sceglie una vita di rischiosa solitudine. Con un’efficace narrazione incastonata di flashback, Pietrangeli adatta il romanzo di Bruna Piatti e traccia, senza moralismi e con molta ironia, un quadro malinconico e graffiante della meschinità e degli egoismi piccolo-borghesi che impregnano la provincia: al centro spicca il personaggio emblematico di Dora, segnata da una spregiudicatezza che confina con l’indifferenza, ma che se accetta i compromessi fisici con l’universo maschile, riesce comunque a rispettare “un suo codice etico, più istintuale che morale” (Detassis)» (Mereghetti).
 
ore 19.00 Il magnifico cornuto di Antonio Pietrangeli (1964, 124′)
Un uomo, dopo aver tradito la moglie con una donna sposata, si rende conto della facilità con la quale avvengono i tradimenti e incomincia a insospettirsi della moglie e a ossessionarla con la sua gelosia. Finché la moglie è costretta a confessargli un tradimento… «In realtà egli non tanto vuole che la moglie gli sia fedele: quanto di non soffrire più di gelosia» (Moravia). «Gli sceneggiatori si servono dell’ossessione del protagonista per indagare vizi e virtù di una borghesia provinciale, non assillata da problemi economici, tutta presa da pruriti sessuali, da relazioni extraconiugali da imbastire e da nascondere. Da una di tali relazioni nasce il meccanismo che farà scattare nel protagonista prima il dubbio e poi il tormento» (Maraldi). Con Ugo Tognazzi, Claudia Cardinale, Salvo Randone, Bernard Blier e Lando Buzzanca.
 
ore 21.15 La visita di Antonio Pietrangeli (1964, 107′)
«Era un decennio [… ] che Antonio Pietrangeli non imboccava un’operetta unitaria, graffiante, squisita, come questa Visita. [… ] Pochi, come lui, sanno tener conto del pubblico quando narrano una storia. A volte gli può accadere – come gli era infatti accaduto nel suo penultimo film, La parmigiana – di eccedere in qualche volgarità, naturalmente non necessaria [… ]. Ma nella Visita, ci sembra, Pietrangeli ha saputo reggere tutto – protagonisti, “favola” e cornice – con un perfetto equilibrio, e dimostrare che in lui un mestiere ormai magistrale si unisce a una sobria, gustosa e intelligente indagine umana. [… ] Pietrangeli ama dire di aver fatto questo film come una scommessa. In verità, egli ci ha messo davanti due esseri maturi, buffi, persino ripugnanti, due piccolo-borghesi tipici, in certo senso due “mostri”, col compito di farci divertire a loro spese, ma soprattutto di farci vibrare, e addirittura commuovere, alla loro sconfitta. Ebbene, dato che tutte queste cose le ha ottenute, diciamo pure che la scommessa l’ha vinta» (Casiraghi). Con Sandra Milo, François Perier, Gastone Moschin, Mario Adorf e Didi Perego.
 
martedì 20
ore 18.15 Fata Marta di Antonio Pietrangeli (ep. de Le fate, 1966, 35′)
Un cameriere-autista presta servizio per una serata da una contessa durante una festa. Sul finire della serata viene incaricato di portare una camomilla in una stanza da letto. Qui trova una donna ubriaca e seminuda sdraiata sul letto, che lo invita a fare l’amore. Il giorno dopo scoprirà che la donna è la moglie del professore, dal quale è stato chiamato a prestare servizio come autista, grazie all’interessamento della contessa… «In questo breve e gustoso racconto dall’impianto chapliniano (quando lei è ubriaca si rivolge a Giovanna come a un amante, quando è sobria lo tratta da persona di servizio), Pietrangeli si limita al ruolo di director, muovendosi con sicurezza e ironia negli ambienti dell’alta società» (Maraldi). Con Alberto Sordi, Capucine, Anthony Steel, Olga Villi, Gigi Ballista. Gli altri episodi sono diretti da Luciano Salce, Mario Monicelli, Mauro Bolognini.
 
ore 19.00 Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli (1965, 125′)
«Ecco Adriana, una bella ragazza scappata a Roma dal Pistoiese. Ha cominciato come domestica, e se sulle prime s’è dovuta difendere dal lattaio, presto le barriere del pudore contadino hanno ceduto di fronte al mito degli amori romanzeschi coltivato da fumetti e canzoni. A poco a poco Adriana scivola, diviene come un oggetto, passa da un uomo all’altro con la stessa indifferenza con cui cambia mestiere. Parrucchiera, maschera in un cinema, cassiera in un bowling, la sua vita è una collezione di cotte per tipi che le sembrano meravigliosi, di passive accettazioni di maneschi dongiovanni, di umiliazioni che appena ne scalfiscono la vergogna. Amica del sole e del neon, fanatica del giradischi, vive alla giornata senza nemmeno la tagliente ambizione dell’arrivista; ma ogniqualvolta le si schiude un orizzonte, si consegna tutta intera alla speranza d’un grande futuro. […] Probabilmente questo è il più bel film che ci abbia dato sinora Antonio Pietrangeli. Non è nato improvviso: oggi si vede, guardando a ritroso, che quasi tutti i suoi ritratti di donna (da Il sole negli occhi a Nata di marzo, da Adua e le compagne a La parmigiana e alla Visita) preludevano ad Adriana, e anticipavano qualche sua componente psicologica, prima fra tutte quella tensione a collocarsi in un paesaggio più largo. Ora soltanto, però, il personaggio è giunto a completa maturazione, e Pietrangeli (coadiuvato per il soggetto e la sceneggiatura da Maccari e Scola) è riuscito a proporcelo in tutta la sua ricchezza di motivi come amarissimo simbolo d’una moderna condizione morale e sociale» (Grazzini). Con Stefania Sandrelli, Nino Manfredi, Ugo Tognazzi, Robert Hoffmann, Jean-Claude Brialy, Joachin Fuchsberger e Mario Adorf.
 
ore 21.15 Come, quando, perché di Antonio Pietrangeli (1968, 103′)
«Paola, moglie di Marco, conosce Alberto durante un ricevimento. Lui la corteggia senza risultati e lei per troncare quel rapporto che non vuole parte in anticipo per le vacanze. Raggiunta da Alberto la donna gli cede ed instaura con lui una relazione che si protrae anche dopo il ritorno in città» (Poppi/Pecorari). «Mentre sta girando il film, Pietrangeli affoga nel mare di Gaeta il 12 luglio 1968. Completato e montato da Valerio Zurlini, Come, quando, perché esce un anno dopo, senza la firma di Pietrangeli. Si possono fare alcune considerazioni. Al centro del racconto è ancora una figura femminile, Paola, signora della ricca borghesia torinese, sposata felicemente, che scopre il piacere di una sessualità vissuta senza inibizioni solo dopo una relazione extraconiugale. Le novità significative sono date dalla tonalità e dal linguaggio. Non è più la commedia a fornire l’intelaiatura. Il climax è quello tormentato di un dramma a sfondo sessuale. Il cambio di registro linguistico è notevole rispetto a Io la conoscevo bene […]. Per la prima volta, dopo molti anni, la sceneggiatura non è scritta insieme a Maccari, ma con Tullio Pinelli. L’assenza di Maccari è temporanea […]. La sceneggiatura prevedeva, tra l’altro, anche la partecipazione di Allen Ginsberg, nella parte di se stesso, che recita versi durante una serata di poesia» (Maraldi). Con Philippe Leroy, Danielle Gaubert, Horst Buchholz.
Date di programmazione