Home > “Èdema o Medea”? Giornata dedicata a Medea con un incontro con Stefano Betti, Flavio De Bernardinis, Barbara Montanari e Stefania Parigi. Per concludere la “Medea” pasoliniana.
“Èdema o Medea”? Giornata dedicata a Medea con un incontro con Stefano Betti, Flavio De Bernardinis, Barbara Montanari e Stefania Parigi. Per concludere la “Medea” pasoliniana.
13 Gennaio 2009 - 11 Gennaio 2009
Èdema è un atto unico con musiche, in scena al Teatro Vascello dal 20 gennaio 2009. Lo spettacolo getta un ponte tra passato e presente, riconsegnando il teatro alla sua funzione di voce oscura della cronaca e della realtà. Il mito di Medea, la maga, la barbara. Alle origini dell’archetipo della Terra. Oggi Medea si potrebbe chiamare Èdema. L’èdema è un segno di violenza che affiora sulla pelle. La donna, bella e sola, che vediamo in scena, ne ha due. E ha due figli. Accanto a Èdema ci sono tre musicisti. Questa versione contemporanea del mito di Medea cattura la vena sotterranea della condizione femminile, la rispecchia nel portentoso archetipo proveniente dall’età classica, e la rilancia nell’inquietante labirinto della società e cultura contemporanee. I drammaturghi Stefano Betti e Flavio De Bernardinis con l’attrice Barbara Montanari incontrano il pubblico presso il Cinema Trevi per confrontare due diverse letture: la prima, la versione teatrale, ovvero la rilettura in chiave contemporanea, ideata da Stefano Betti del mito, Èdema; la seconda, la versione cinematografica della Medea pasoliniana.

Su quest’ultima così scrisse Tullio Kezich: «Pier Paolo Pasolini ne coglie acutamente il carattere di storia emblematica a cavallo di due civiltà: l’oriente favoloso, primitivo, animistico e l’occidente storico, progressista, razionalistico. Strappata alla Colchide dagli Argonauti, che ha aiutato a rapire il vello d’oro, la Medea pasoliniana non trova il suo bene a Corinto: più che il dramma del tradimento di Giasone, la straniera soffre quello dello sradicamento. Ci sentiamo autorizzati a leggere, fra le righe, che Medea per l’autore di Le ceneri di Gramsci è il Terzo mondo, cioè quella parte dell’umanità che si appresta a reagire con la violenza contro la violenza dell’oppressione bianca. Nella sua ineluttabile chiamata alla strage, Medea appare così come una specie di Malcolm X. Ancora un film di metafora, com’è nel gusto del momento, in cui l’autore esercita con grande finezza le sue attitudini al pastiche, mescolando istanze poetiche e curiosità etnografiche, esperienze emozionali e tensioni culturali». Non è forse un caso che da Euripide a Seneca, da Corneille a Grillparzer, il mito di Medea ha appassionato gli artisti attraverso i secoli.

 
ore 21.00
Incontro con Stefano Betti, Flavio De Bernardinis, Barbara Montanari e Stefania Parigi
 
a seguire
Medea (1969)
Regia: Pier Paolo Pasolini; soggetto e sceneggiatura: P. P. Pasolini; fotografia: Ennio Guarnieri; musiche: scelte da Pasolini con la collaborazione di Elsa Morante; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Maria Callas, Giuseppe Gentile, Massimo Girotti, Laurent Terzieff, Margaret Clementi, Sergio Tramonti; origine: Italia/Francia/Germania; produzione: San Marco Film, Les Films Number One, Janus Film und Fernsehen; durata: 110′
La tragedia di Euripide rivista da Pasolini: Medea aiuta Giasone a conquistare il vello d’oro e fugge con lui. Si sposano e hanno due figli, ma Giasone l’abbandona per unirsi alla figlia del re di Corinto. «Grazie a una presenza magnetica come la Callas, che si cala anima e corpo in un personaggio che aveva già ispirato l’opera di Cherubini, riesce ad afferrare il senso di fatalità e di orrore del mito greco. Costumi e scenografie (Pisa, Grado, Aleppo in Siria, la Cappadocia) suggeriscono, come in Edipo re, una dimensione temporale leggendaria, ben lontana dalla classicità di cartapesta cui ci ha abituato il cinema» (Mereghetti).
Ingresso gratuito

 

Date di programmazione