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Cinemafrica in Cineteca: Theo Eshetu, la videoarte non è acqua fresca
16 Giugno 2013 - 16 Giugno 2013
Theo Eshetu è nato a Londra da padre etiope e madre olandese e vive dai primi anni Ottanta a Roma, dove fonda la società di produzione White Light. La cifra del suo percorso artistico è caratterizzata in modo originale anche da questo intreccio di paesi, lingue, tradizioni e culture. «Il viaggio, l’incontro, una dimensione di spazialità espansa le cui tessere si accostano per analogia e contrappunto, sono tra i motivi che scandiscono la copiosa produzione di Theo Eshetu, con il quale si abbandona il mainstream per entrare nelle pratiche sperimentali del video. […] Eshetu si afferma come artista di respiro internazionale, innestandosi saldamente, al contempo, nel panorama italiano della video-arte. De-familiarizzare l’atto di visione per scongiurarne il processo di riduzione è l’obiettivo dichiarato o inseguito nella pratica estetica di Eshetu: moltiplicazione degli schermi, collisioni temporali, montaggi audiovisivi spiazzanti, interferenze tra istanza testimoniale/riproduttiva e manipolazione esibita, sono solo alcuni dei procedimenti riscontrabili» (Farah Polato).
L’evento, a cura di Maria Coletti, è organizzato dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con Cinemafrica.
 
ore 17.00 Nativity (1989)
Regia: Theo Eshetu; soggetto e sceneggiatura: T. Eshetu; fotografia: Angelo Bevilacqua; montaggio: Stefano Fioravanti; musica: Archie Shepp, Sam Cooke, Jimi Hendrix; interpreti: il presepe artistico di Bruno Ceccobelli; origine: Italia; produzione: White Light; durata: 15′
Questo video ci dà il senso della creazione del mondo: le prime forme di vita, i primi segni dell’uomo. Immagini d’arte moderna sono integrate con immagini simboliche della nascita (e rinascita) selezionate da culture diverse, per creare una visione globale del tema della natività. In questo contesto anche le immagini scientifiche assumono un significato simbolico.
 
a seguire
Body and Soul (2004)
Regia: Theo Eshetu; montaggio: T. Eshetu; origine: Italia; produzione: White Light; durata: 28′
Il cortometraggio non ha né trama né storia, ma come un labirinto visivo ci conduce in un percorso fatto di intrecci di culture. Il soggetto è lo sguardo stesso dell’autore. Un linguaggio ibrido che descrive un mondo ibrido. Eshetu compone un poema sul nostro mondo sovrapponendo e mescolando suggestioni diverse: immagini delle prime emissioni tv, radiografie, danze africane, frame dal Vangelo secondo Matteo di Pasolini, danze di scorpioni, musica jazz, riti tribali e miti di oggi.
 
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Il sangue non è acqua fresca (1997)
Regia: Theo Eshetu; soggetto e sceneggiatura: T. Eshetu; fotografia: Rory Logsdail, Eric Black; montaggio: Walter Fasano; origine: Italia/Etiopia; produzione: Eve Silvester, White Light; durata: 57′
«L’Etiopia nell’immaginario collettivo è un paese di povertà e di guerra. La mia memoria infantile invece era legata ad un paese pieno di colori e di ricchezza culturale. Il sangue non è acqua fresca mette in dialogo queste due possibilità, significa andare lì sul luogo per vedere se effettivamente c’è guerra o c’è ricchezza. C’è un sottotesto tra il sangue della guerra e il sangue legato alla parentela, così come l’acqua può essere legata all’essenza alimentare o alla vita» (Theo Eshetu). «Eshetu si confronta con il proprio stesso atto di visione (di etiope? di europeo? di turista? Di documentarista?), nell’attraversamento dell’Etiopia, e delle sua storia, sotto la guida dell’autorevole nonno Ato Tekle Tsadik Mekouria, storico ed ex ministro di Hailé Selassié: uno sguardo sospeso tra prossimità e distanza, a ricordare che l’origine non configura semplicemente un ritorno e un riconoscimento, ma il luogo di un’interrogazione» (Farah Polato).
 
ore 19.00
Africanized di Theo Eshetu (2002)
Regia: Theo Eshetu; sceneggiatura, fotografia e montaggio: T. Eshetu; missaggio e suono: Keir Fraser; origine: Italia; produzione: White Light; durata: 28′
Un film sull’idea del viaggio e dello sguardo, che affronta le grandi tematiche della comunicazione globale e del rapporto con l’altro per entrare nell’intimità delle situazioni filmate e mostrarci eventi sfuggenti. L’assenza di dialoghi lascia spazio ad una serie di fotogrammi che coinvolgono, emozionano e cambiano i luoghi comuni di un immaginario mediatizzato sull’Africa restituendo voce alla singolarità, proponendoci così un’immagine più reale e toccante di un immenso continente. «L’omaggio a Pasolini è un doppio omaggio, estetico e teorico; come doppia è la chiave d’ingresso al video offerta da questo omaggio. È facendo eco agli scritti di Pasolini che Eshetu parla di Africanized: “La nostra cosiddetta libertà non è mai stata così stretta. Siamo liberi di pensare quello che vogliamo, ma dobbiamo costruire le nostre idee su delle bugie che ci sono raccontate”. Proprio nel tempo in cui siamo sommersi dalle informazioni, illusi di saper fin troppo e in tempo reale sulla realtà dei fatti di qualsiasi parte del mondo, cominciamo ad avvertire il sospetto che tanta informazione serva solo a coprire le lacune e i silenzi su tante, necessarie, vitali questioni di cui siamo lasciati all’oscuro. Tra le vitali questioni, quella necessaria: il rapporto con le altre culture. Non c’è dubbio, secondo Theo, che la tecnologia digitale – e l’informazione che attraverso di essa si diffonde – può essere una nuova, moderna forma di colonizzazione. Il bisogno di una consapevolezza dei meccanismi della comunicazione di massa, dei mezzi di informazione e della loro potente capacità di persuasione è necessario per la democrazia dei nostri tempi» (Lucio Saviani).
 
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Documento della videoinstallazione “Il ritorno dell’obelisco di Axum” di Theo Eshetu (2009, 11′)
«Io avevo già sognato di fare un’installazione a 15 schermi, perché da una parte è lo sviluppo di lavori che avevo fatto precedentemente e, dall’altro, la cultura axumita viene creata e rappresentata dalla leggenda della regina di Saba, illustrata nella tradizione etiope attraverso dei tableaux che narrano i vari momenti della sua storia. Usare quella struttura non per dire come sono costruiti gli obelischi, ma per dire come l’obelisco era tornato, era un corrispettivo forte. Quando propongo la cosa all’Unesco, che evidentemente si aspettava un servizio fotografico o un quadro, insomma una cosa più semplice, per fortuna si convincono che era l’idea giusta: un’operazione così complessa, così storicamente importante, forse meritava un’opera d’arte all’altezza» (Theo Eshetu). «L’installazione, un gigantesco collage visuale formato da 15 schermi, ripercorre attraverso la combinazione di immagini d’archivio, foto e video girati dal regista l’itinerario dell’obelisco, riallacciando la memoria dell’esperienza coloniale italiana al momento storico presente ed alle motivazioni dell’attuale restituzione di questo oggetto dall’alto potere simbolico» (Alessandro Jedlowski).
 
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Incontro con Theo Eshetu
 
ore 21.00
Roma (2010)
Regia: Theo Eshetu; soggetto, sceneggiatura, fotografia e montaggio: T. Eshetu; voce narrante: Victor Cavallo; musiche: Alvin Curran; con: Patrick King, Johan King Siverhult, Sarah Silvagni, Caterina Inesi, Simona Senzacqua; origine: Italia; produzione: White Light; durata: 55′
«Avevo questa ammirazione per Fellini perché esprimeva il suo animo e l’animo del paese, se si legge in termini junghiani, ed è quello che faccio anche io. Ovviamente non imito Fellini, ma applico una metodologia di valore dell’immagine legata al sé e alla collettività, che nasce spontaneamente dal subconscio. Questo modo di trattare l’immagine e l’interrelazione dei simboli è un metodo che utilizzo» (Theo Eshetu). «Ancora una volta Eshetu si dedica all’esplorazione di soluzioni estetiche ibride, che lo conducono a creare un linguaggio che si situa fra il poetico ed il documentario, compiendo un’interessante fusione fra le preoccupazioni di natura politica che attraversano la sua opera e le questioni legate alla sua ricerca artistica ed estetica. “Fellini – racconta Eshetu in una recente intervista – diceva che nonostante la natura imperiale, papale e fascista, Roma è in realtà una città africana. Questo è lo spunto per la mia Roma che vuole essere la visione dello straniero che vive le contraddizioni della città nella quale dialogano il sacro e il profano, il volgare e il poetico, l’eterno e l’effimero in uno scenario di fantasmi e memorie inafferrabili» (Alessandro Jedlowski).
 
a seguire
Un evento straordinario di Theo Eshetu (2009, 54′)
Documentario incompiuto sui funerali di Papa Giovanni Paolo II.

 

Date di programmazione