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Cinema Trevi: Roma tra cronaca e film. Il 21 alle 19 incontro con R. Bartoloni, G. De Cataldo, L.Delli Colli, M. Lugli, E. Magrelli, A. Purgatori
21 Ottobre 2010 - 22 Ottobre 2010
Sei film d’autore che hanno segnato la storia della cinematografia italiana del dopoguerra e che offrono una testimonianza su fatti  di cronaca cittadina. Queste opere ricordano eventi che hanno suscitato profonda emozione nell’opinione pubblica e che hanno avuto ampia risonanza sui mass-media. La rassegna, realizzata dalla Cineteca Nazionale, è stata ideata e promossa dal Sindacato Cronisti Romani e dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani. Nel corso della manifestazione alcuni registi si confronteranno con giornalisti e cronisti.
 
giovedì 21
ore 17.00
Il gobbo(1960)
Regia: Carlo Lizzani; soggetto: Luciano Vincenzoni, Elio Petri, Tommaso Chiaretti; sceneggiatura: C. Lizzani, Ugo Pirro, Vittoriano Petrilli, Mario Socrate; fotografia: Leonida Barboni, Aldo Tonti; scenografia: Mario Chiari; costumi: Piero Gherardi; musica: Piero Piccioni; montaggio: Franco Fraticelli; interpreti: Gérard Blain, Anna Maria Ferrero, Bernard Blier, Ivo Garrani, Pier Paolo Pasolini, Rocci Vodolazzi; origine: Italia/Francia; produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica, Orsay Film; durata: 103′
Nell’ultima fase della guerra, un giovane della periferia romana, Alvaro, soprannominato “il gobbo”, è diventato famoso compiendo una serie di attentati contro i tedeschi e i fascisti. Suo personale e accanito avversario è il commissario della polizia fascista, Poletti. Per vendicarsi di lui, Alvaro non esita a usare la violenza sulla sua giovane figlia Ninetta. Da quel momento il destino accomuna le sorti di entrambi. Alvaro viene ferito dai tedeschi; si rifugia in casa di Ninetta e la ragazza, innamoratasi nonostante tutto del fuorilegge, lo nasconde. «Si deve dare atto alla regia di Carlo Lizzani di aver saputo risolvere sia il personaggio del protagonista, sia l’ingrata cornice che gli fa da sfondo con un linguaggio quanto si vuole aspro e violento, ma sempre rigoroso e preciso, attento ai disegni psicologici più complessi, sicuro nell’evocazione delle atmosfere più drammatiche, sulla scia (quanto a immagini e a ritmo narrativo) dei migliori film gangster americani» (Rondi).
Copia ristampata dalla Cineteca Nazionale – Vietato ai minori di anni 16
 
ore 19.00
Incontro con Romano Bartoloni, Giancarlo De Cataldo, Laura Delli Colli, Massimo Lugli, Enrico Magrelli, Andrea Purgatori
 
a seguire
Roma ore 11 (1952)
Regia: Giuseppe De Santis; soggetto e sceneggiatura: Cesare Zavattini, Basilio Franchina, G. De Santis, Rodolfo Sonego, Gianni Puccini; fotografia: Otello Martelli; scenografia: Leon Barsacq; costumi: Elio Costanzi; musica: Mario Nascimbene; montaggio: Gabriele Varriale; interpreti: Lucia Bosé, Carla Del Poggio, Maria Grazia Francia, Delia Scala, Elena Varzi, Lea Padovani; origine: Italia/Francia; produzione: Transcontinental Film, Titanus; durata: 98′
Una ditta cerca una dattilografa e moltissime ragazze rispondono all’annuncio. La scala crolla e una di loro muore. «In questa piccola folla il De Santis ha naturalmente individuato e sottolineato alcune figurine, dandocene sfondi e chiaroscuri. Nel film, come si usa dire, corale, spicca così questo piccolo coro; e gli episodi s’intersecano, ora amari, ora sardonici, talvolta con uno spento sorriso. Film composito, calcolato, previsto, con un’abilità talvolta sorprendente; e sono questa sicurezza e questa bravura a limitare l’umanità e il valore del film. Che è affastellato e al tempo stesso ordinato; con intarsi e imprevisti da caleidoscopio, e al tempo stesso chiarissimo; con toni d’arida cronaca, e qualche più profondo respiro» (Gromo). «Le due versioni dello stesso fatto di cronaca (De Santis e il Genina che segue [Tre storie proibite]) sono forse, nella loro capacità di ignorarsi, la prova maggiore di quanto vi è stato di grandezza nel cinema italiano tra gli anni Trenta e gli anni Settanta» (Germani).
Ingresso gratuito
 
ore 21.45
Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970)
Regia: Elio Petri; soggetto e sceneggiatura: Ugo Pirro, E. Petri; fotografia: Luigi Kuveiller; scenografia: Carlo Egidi; costumi: Angela Sammaciccia; musica: Ennio Morricone; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, Gianni Santuccio, Orazio Orlando, Sergio Tramonti, Arturo Dominici; origine: Italia; produzione: Vera Film; durata: 115′
Un commissario di polizia uccide la sua amante e lascia ovunque, nella casa della donna, indizi contro di sé. Vuole verificare fino a che punto il potere, di cui egli è un esaltato rappresentante, riuscirà a proteggerlo, al di là di ogni prova che possa incriminarlo. «Petri, preso alla gola dall’attualità, e probabilmente compiaciuto del suo ruolo scandaloso, ha insistito su un solo versante, forzando le tinte nella pittura dei metodi polizieschi. Ma basta scalfire con l’unghia il suo film, ricordare il timbro esistenziale che accompagna la sua opera precedente, per toccarne il tessuto più vero, intinto di angoscia storica espressa in forme di paradosso. Impressione accentuata dalla struttura narrativa, da quell’aprirsi e chiudersi del film su toni grotteschi (il delitto iniziale, il rinfresco sul finire) che stringe in una tenaglia di sarcasmo il cuore realistico del racconto» (Grazzini). Fra i tanti premi vinti, spiccal’Oscar per il miglior film straniero.
Vietato ai minori di anni 14
 
venerdì 22
ore 17.00
Romanzo criminale (2005)
Regia: Michele Placido; soggetto: dal romanzo omonimo di Giancarlo De Cataldo; sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, G. De Cataldo, con la collaborazione di M. Placido; interpreti: Kim Rossi Stuart, Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Jasmine Trinca, Riccardo Scamarcio; origine: Italia/Francia/Gran Bretagna; durata: 152′
Tre giovani della malavita romana, il Freddo, il Libanese e Dandi, conquistano a colpi di mitra la Roma degli anni Settanta, stringendo alleanze con la mafia e godendo della copertura dei servizi segreti. La storia della banda della Magliana, dal celebre romanzo del magistrato De Cataldo: i giovani divi del cinema italiano si dividono onori e premi (8 David di Donatello e 5 Nastri d’argento). «Giallo atipico e cinico in cui Placido (al suo miglior film) non rende romantici i banditi, anche se ciascuno pecca per le ragioni del cuore» (Porro).
 
ore 19.45
Il muro di gomma (1991)
Regia: Marco Risi; soggetto e sceneggiatura: Sandro Petraglia, Andrea Purgatori, Stefano Rulli; fotografia: Mauro Marchetti; scenografia: Massimo Spano; costumi: Roberta Guidi Di Bagno; musica: Francesco De Gregori; montaggio: Claudio Di Mauro; interpreti: Corso Salani, Angela Finocchiaro, Antonello Fassari, Ivano Marescotti, Pietro Ghislandi, Mario De Candia; origine: Italia; produzione: Pentafilm, Trio Cinema e Televisione; durata: 123′
«Il 27 giugno 1980 un aereo DC-9 precipita nel cielo di Ustica. Un giovane e bravo giornalista di un quotidiano milanese fa l’ipotesi di un missile, sdegnosamente smentita dalla autorità militari. Nove anni dopo sono tutti sotto inchiesta. Scritto dal giornalista Andrea Purgatori del “Corriere della Sera” con Rulli & Petraglia, è un buon esempio di cinema giornalistico e civile: ogni sequenza dà una notizia, la ricostruzione di un fatto di cronaca diventa un apologo forte sul potere politico-militare e le sue vergogne» (Morandini).
 
ore 22.00
Fortapàsc (2008)
Regia: Marco Risi; soggetto e sceneggiatura: Jim Carrington, Andrea Purgatori, M. Risi; fotografia: Marco Onorato; scenografia: Sonia Peng; costumi: Ortensia De Francesco; musica: Franco Piersanti; montaggio: Clelio Benevento; interpreti: Libero De Rienzo, Valentina Lodovini, Michele Riondino, Massimiliano Gallo, Ernesto Mahieux, Salvatore Cantalupo; origine: Italia; produzione: Bìbì FilmTv, Minerva Pictures Group, Rai Cinema; durata: 106′
È la storia del giornalista Giancarlo Siani che, a 26 anni appena compiuti, è stato ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985, sotto la sua casa nel quartiere residenziale del Vomero, a Napoli, colpevole solo di voler fare il suo mestiere con professionalità e rigore. «A determinare il tono del film è la scelta del suo interprete principale. Libero De Rienzo: semplice e perbene, solare, antieroico. I tempi sono peggiorati. Saviano è costretto a una vita cupa e nascosta. Ma il messaggio è lo stesso: la mafia (e le sue varianti) è viltà e disonore. E stare dalla parte giusta significa spezzare l’inganno secondo il quale le mafie sarebbero protettive dei bisognosi» (D’Agostini).
Si ringraziano Bibì FilmTv e Minerva Pictures

 

 

Date di programmazione