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Alle 21.15 saluto introduttivo di S.E. Mons. Rino Fisichella
22 Ottobre 2012 - 22 Ottobre 2012
«In che misura il cinema è capace di articolare un discorso sulla fede? Quali strategie enunciative gli permettono di dire ciò che non può essere detto, di “vedere” quel che non ha immagine? E ancora: quale contributo – testimonianza – esso può dare del tortuoso percorso di conoscenza di Dio? Sarebbe facile ridurre l’intera questione al soggetto: i film a tematica religiosa si dichiarano esplicitamente, espongono la propria intenzione di trattare i rovelli dello spirito. Bastasse questo, non ci sarebbe differenza alcuna tra una fiction che narra la vita di un santo e uno dei grandi capolavori cinematografici della spiritualità, come l’Ordet di Dreyer o Il Vangelo di Pasolini. I titoli che compongono la rassegna Cinema e Fede, promossa dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e dal Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, non sono segnati solo da un’affinità tematica ma dalla capacità di restituire – in tutta la sua drammaticità e con tutti i deragliamenti narrativi del caso – l’incontro/scontro tra umano e divino, Fede e Ragione, con la sola forza evocativa delle immagini. Tra La porta del cielo di Vittorio De Sica (che apre la rassegna) a Io, loro e Lara di Carlo Verdone (che la chiude) ci sono più di 60 anni di differenza, un’era geologica per la tecnologia, la cultura, il sapere. E un abisso per quanto riguarda lo stile, la forma, la storia narrabile. Eppure l’uno e l’altro rendono testimonianza, col solo tramite delle immagini, dell’impossibile scomparsa del mistero, del sacro, del divino dalla vita umana. E ci rivelano – come solo il cinema può, ovvero affettivamente, da cor ad cor loquitur – che finché ci saranno gli uomini scossi da un desiderio di infinito esisteranno film come questi, la cui luce si propaga oltre il raggio luminoso del proiettore» (Dario E. Viganò, Presidente Fondazione Ente dello Spettacolo).
 
martedì 23
ore 17.00
La porta del cielo (1945)
Regia: Vittorio De Sica; soggetto: tratto liberamente da La casa dell’angelo di Piero Bargellini [non accreditato]; sceneggiatura: Cesare Zavattini, V. De Sica, Diego Fabbri, Adolfo Franci, Carlo Musso, [non accreditato Enrico Ribulsi]; fotografia: Aldo Tonti; scenografia: Salvo D’Angelo; musica: Enzo Masetti; montaggio: Mario Bonotti; interpreti: Marina Berti, Elettra Druscovich, Massimo Girotti, Roldano Lupi, Carlo Ninchi, Elli Parvo; origine: Italia; produzione: Orbis Film; durata: 84′
Varia umanità in viaggio sul treno bianco diretto al santuario di Loreto. «Il film è assai nobile, rivela in ogni istante una scrupolosa cura, ha sequenze notevoli, ma è per lo più esteriore. Gli manca quel brivido umano e profondo che avrebbe dovuto far vibrare queste diverse ed uguali vicende; si compiace dell’inquadratura (e ve ne sono di bellissime), insiste su primi piani dolenti senza supporre che finiranno per elidersi a vicenda, e la stessa insistenza impiega in effetti sonori, dai canti alle preghiere» (Gromo). «La materia era ingrata per sua natura e gli sceneggiatori hanno cercato di alleggerirla e variarla lasciando parlare i fatti piuttosto che la propaganda e sforzandosi di correggerne l’inevitabile insipidezza con tratti arguti e particolari realistici. Tra le storie dei malati, rievocate mentre il treno corre alla volta di Loreto, le migliori ci sembrano quella del musicista e quella dell’operaio accecato. Non così riuscita ci pare la storia della cameriera fedele che va a impetrare la grazia della felicità domestica per il suo padrone. E a questo proposito vogliamo dire che le parti popolari nei film italiani sono sempre decisamente superiori a quelle signorili. Il nostro popolo è fotogenico, insomma, e la nostra borghesia non lo è. […] De Sica, che bisogna mettere tra i nostri migliori registi, ha diretto il film con umana misura e sobrietà di effetti» (Moravia).
 
ore 19.00
Paisà (1946)
Regia: Roberto Rossellini; soggetto: Sergio Amidei, Federico Fellini, Marcello Pagliero, Victor Alfred Haynes, R. Rossellini; sceneggiatura: S. Amidei, F. Fellini, R. Rossellini; voce narrante: Giulio Panicali; fotografia: Otello Martelli; montaggio: Eraldo Da Roma; musica: Renzo Rossellini; interpreti: Carmela Sazio, Dots Johnson, Maria Michi, Harriet Medin, William Tubbs, Dale Edmonds; origine: Italia; produzione: O.F.I.; durata: 133′
Attraverso sei episodi, il film rievoca l’avanzata delle truppe alleate in Italia. Si inizia con l’episodio dello sbarco in Sicilia, dove una ragazza e un soldato americano vedono troncare sul nascere la loro storia d’amore. Segue una scena a Napoli: i protagonisti sono un soldato afroamericano e un bambino che lo deruba. Inseguendolo, il soldato scopre la vita misera che il bambino conduce con la famiglia e decide di non denunciarlo. Il terzo episodio si svolge a Roma, dove un soldato incontra una prostituta, raccontandole di una ragazza che aveva conosciuto tempo prima. L’uomo non sa che quella giovane di cui serba il ricordo è proprio lei. Il quarto rievoca le drammatiche giornate della liberazione di Firenze, dove una donna cerca un suo amico pittore, ora capo partigiano. Il quinto si svolge in Romagna nella riposante quiete di un piccolo convento sulla linea gotica, dove si ritrovano tre cappellani militari, un cattolico, un ebreo e un protestante. L’ultimo, ambientato nel delta del Po, esalta la coraggiosa opera di partigiani italiani nelle paludi della valle padana. «[Il film] rispecchia dopo la tragedia della “città aperta”, quella di tutto un popolo. […] Tanta foga nel ritagliare figure e personaggi da una cronaca ancora viva negli occhi e nell’animo degli italiani, tanta avidità di scoprire, di raccontare, d’immergersi nelle dimensioni reali della nostra esperienza quotidiana e della nostra vita vissuta, sembrano suggellare la validità profonda delle aspirazioni del cinema e della cultura d’opposizione, e condurre a un approdo libero le prime rotture, i primi scandali antiretorici di De Sica e di Visconti» (Lizzani).
 
ore 21.15
Saluto introduttivo di S.E. Mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione
 
a seguire
Un giorno nella vita (1946)
Regia: Alessandro Blasetti; soggetto: A. Blasetti, Mario Chiari, Diego Fabbri, Edoardo Anton; sceneggiatura: Anton Giulio Majano, Cesare Zavattini; fotografia: Mario Craveri; scenografia: Salvo D’Angelo, Franco Lolli, Aldo Tomassini; musica: Enzo Masetti; montaggio: Gisa Radicchi Levi; interpreti: Elisa Cegani, Massimo Girotti, Mariella Lotti, Amedeo Nazzari, Dina Sassoli, Ada Colangeli; origine: Italia; produzione: Orbis Film; durata: 117′
Un gruppo di partigiani per sfuggire ai tedeschi si rifugia in un convento. Dapprima le suore evitano qualsiasi contatto con loro, poi la necessità di soccorrere un ferito crea l’occasione per una maggiore comprensione. Il neorealismo secondo Blasetti che non rinuncia ad attori famosi e non scende per strada, chiudendo la macchina da presa all’interno di un convento, ma riesce a restituire e a riaffermare l’umanità che sopravvive a qualsiasi guerra. «Si osservi anche la perspicacia con cui il regista controlla e restringe il potenziale melodrammatico di Un giorno nella vita […] a beneficio di un’osservazione sfumata e minuziosa delle suore che sfilano davanti alla macchina da presa. Si apprezzi, inoltre, l’insolita curiosità che lo induce a scovare, sotto i panni severi e uniformanti di un ordine religioso, una soggettività e una femminilità non sopite, a dispetto degli esercizi adottati per il conseguimento di un assoluto distacco dai piaceri e dalle tribolazioni mondane» (Morandini).

 

 

Date di programmazione