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70 anni di storia d’Italia vista dai Vanzina
01 Giugno 2016 - 09 Giugno 2016
Ripartendo dalle origini: dal capostipite Stefano, in arte Steno (1915-1988), il regista di autentici cult della storia del cinema italiano, Guardie e ladri, Un giorno in pretura, Un americano a Roma, Febbre da cavallo. Il dissacrante fustigatore dei vizi italici, trasformati in esilaranti virtù cinematografiche, il creatore di gags, di titoli indimenticabili (Susanna tutta panna, I tartassati, Il vichingo venuto dal sud, La patata bollente, Fico d’India), di geniali parodie (A noi piace freddo…!!, Psychosissimo), di celebre serie (i Piedone con Bud Spencer), persino di generi (La polizia ringrazia, che diede vita alla lunga stagione dei polizieschi all’italiana).
I figli Carlo e Enrico ne hanno raccolto il testimone, affiancandolo nella metà degli anni Settanta e lungo gli anni Ottanta, il decennio che più di qualsiasi altro autore hanno saputo descrivere. Il decennio delle nostalgie per i tempi passati (Sapore di mare), della borghesia non più cannibale ma tragicamente integrata, della vacanze a Cortina (Vacanze di Natale, altro genere da iscrivere alla famiglia Vanzina), dei meccanici e delle principesse della Roma bene (Amarsi un po’), degli yuppies e delle finte bionde, della Milano da bere (Sotto il vestito niente) e di Via Montenapoleone. Dopo la morte del padre, alla fine degli anni Ottanta, ne hanno perpetuato il ricordo facendo rivivere in più occasioni lo spirito della migliore tradizione comica, con consolidati espedienti narrativi: il confronto generazionale (Il cielo in una stanza), i riti familiari (Il pranzo della domenica), il viaggio (Sognando la California, Mai Stati Uniti, A spasso nel tempo), le vacanze (Un’estate al mare, Un’estate ai Caraibi). Con uno sguardo alla realtà, sempre raccontata con il sorriso e una complice indulgenza, e l’altro rivolto al passato, con una propensione per i sequel (Febbre da cavallo – La mandrakata, Il ritorno del Monnezza, Sapore di te), a ribadire il segno di una continuità mai spezzata.
Dal 1946, quando Steno firmò la sceneggiatura di Aquila nera di Riccardo Freda (ma la sua attività di scrittura per il cinema era iniziata ben prima, alla fine degli anni Trenta), ad oggi (il 1° giugno uscirà il prossimo film dei fratelli Vanzina, Miami Beach), la storia della Repubblica è anche la storia di una famiglia che ha raccontato, tassello dopo tassello, film dopo film, le nostre grandezze e le nostre debolezze. Un affresco composto da quasi 150 film, in cui si stagliano i volti dei più grandi attori del nostro cinema. Tutti immortalati dall’occhio cinefilo di Stefano, Carlo ed Enrico.
 
mercoledì 1
ore 17.00 Totò cerca casa di Mario Monicelli e Steno (1949, 90′)
Uno sfollato senza casa si fa assegnare un posto di custode, con annesso alloggio in un appartamento di quattro stanze. Purtroppo il lavoro è quello di guardiano del  cimitero e nella casa si aggira un fantasma… «Il carattere irrazionale del suo estro è un ostacolo pressoché insormontabile all’adattamento cinematografico; e per quanto abbia tentato il cinema non aveva saputo, fino ad oggi, utilizzare convenientemente la buffoneria metafisica e surrealistica di questo popolare “farceur” che è tanto eccellente come mimo, quanto modesto come attore. Totò cerca casa è il più riuscito esperimento del genere: per la prima volta Totò dà allo schermo ciò che può e ciò che sa. Steno e Monicelli si sono opportunamente rifatti ai modelli classici di Mack Sennett, di Cretinetti e di Ridolini consegnando le più spassose e inverosimili avventure farsesche intorno all’affannosa ricerca di un appartamento nel quale lo sfollato Totò possa riparare con i suoi» (Contini).
 
ore 19.00 Guardie e ladri di Mario Monicelli e Steno (1951, 106′)
«Un ladro (più per necessità che per vocazione) truffa un americano ma è da questi riconosciuto durante una distribuzione di pacchi-dono. Inseguito da un grasso carabiniere sfugge alla cattura, ma da quel giorno il tutore della legge non gli dà tregua poiché rischia di essere radiato dall’Arma se entro tre mesi non riuscirà ad arrestarlo» (Chiti-Poppi). «La commedia degli anni ’50 era un’evoluzione della farsa, quella che io e Steno facevamo anche con Totò, che si è gradatamente tramutata in commedia di costume. Con Guardie e ladri già nonera più farsa e cominciava ad essere commedia di costume» (Monicelli).
 
ore 21.00 Un americano a Roma di Steno (1954, 88′)
È il titolo più famoso del primo tempo della carriera di Sordi, che qui offre uno dei suoi protagonisti più gustosi, quel Nando Mericoni, maniaco dell’America quanto può esserlo un poveraccio romano senza arte né parte. Innamorato dei miti d’Oltreoceano, è alle prese con i più strani e sfortunati mestieri. Ma, sempre sedotto e abbandonato, minaccia anche di gettarsi dal Colosseo. È l’exploit di un mattatore che disegna con grande abilità e malinconica simpatia un giovanotto transfuga dagli spaghetti, con dati di improvvisazione e un sottofondo di sincero affetto. Da una locandina del film: «Romani!!! Il Gene Kelly della Garbatella, il Bing Crosby del Testaccio, vi  attende al Cinema Corso».
 
giovedì 2
ore 17.00 Piccola posta di Steno (1959, 99′)
«La rubrica piccola posta del settimanale “Adamo ed Eva” è affidata alle cure di una collaboratrice, che si nasconde sotto lo pseudonimo di Lady Eva. A lei si rivolgono le giovanette, che vogliono fare del cinema, le donne sposate, che le confidano le proprie preoccupazioni, e perfino una vecchia ottantenne, ancor piena di velleità sentimentali e d’illusioni. Una donna sposata, moglie di un metropolitano, per mettere in pratica i consigli di Lady Eva, telefona al marito mentre questi è intento a dirigere il traffico, poi invita a casa il superiore, creando una serie di equivoci. Isabella, l’aspirante diva, per richiamare l’attenzione sul suo nome, compie un tentativo di suicidio e finisce con l’essere ospitata da Lady Eva, cui porta via l’uomo amato. Donna Virginia, ricca signora ottantenne, viene presa di mira da un imbroglione, un pseudoconte, che ha fondato una “Casa del sorriso” col proposito di trarre partito dalle illusioni, dalle velleità, dalle manie delle vecchie signore sole» (www.cinematografo.it ). Franca Valeri e Alberto Sordi coppia esplosiva.
 
ore 19.00 I due colonnelli di Steno (1962, 100′)
«Durante la seconda Guerra Mondiale, in un paesino al confine tra la Grecia e l’Albania combattono gli eserciti italiani e inglesi. Le donne del luogo sono corteggiate assiduamente dai due schieramenti e devono barcamenarsi tra amanti veri e presunti. La situazione riguarda in particolare due colonnelli, innamorati della stessa donna» (www.cinematografo.it ). Uno dei film più divertenti di Totò, affiancato da una “spalla” di riguardo come Walter Pidgeon. Pacifismo, umanità solidarietà: c’è un po’ di tutto, ma quel che conta è sempre sua maestà la risata. Quando il nazista fa presente di avere carta bianca, Totò, dà una risposta che resterà negli annali della comicità popolare» (Mininni).
 
ore 20.45 L’Italia s’è rotta di Steno (1976, 103′)
«Peppe Truzzoliti, un meccanico siciliano licenziato dalla fabbrica in cui lavorava, e il suo compaesano Antonio Mancuso, decidono, dopo una brutta avventura con alcuni mafiosi spacciatori di droga, di lasciare la fredda e razzista Torino per tornare in Sicilia. Con loro c’è Domenica, una ragazza veneta che Antonio ha strappato dalle grinfie di un “protettore”. Lasciato il capoluogo piemontese con l’auto di Peppe, i tre danno un passaggio alla famiglia di un infuriato commendatore appiedato dagli scioperi, confidando in una lauta mancia che non verrà. Miglior sorte non hanno in Toscana, con una danarosa nobildonna che ha preteso il loro aiuto e con lo zio scultore di Domenica. Raggiunta Roma, vengono coinvolti in una rapina, dalla quale non traggono altro vantaggio che un sacchetto di spiccioli. In Calabria, tuffatisi in mare svestiti, finiscono tra le mani di un funzionario di polizia, ipocrita tutore del decoro e del pudore, che trattiene Domenica. Una volta in Sicilia, infine, Peppe e Antonio incappano prima in una sanguinosa faida tra le loro famiglie e, poi in un boss mafioso deciso a ucciderli per quella storia di droga» (www.cinematografo.it ). Road-movie all’italiana con un giovanissimo Teo Teocoli, Dalida Di Lazzaro e Mario Scarpetta.
 
venerdì 3
ore 17.00 La polizia ringrazia di Stefano Vanzina (1972, 95′)
«Primo poliziottesco italiano e anche primo film che Steno firma con il suo vero nome, Stefano Vanzina. Successo pauroso, un miliardo e settecento milioni di incasso. “Il prototipo industriale che ci vuole”(Giovanni Buttafava) e che darà vita a decine di prodotti simili con la storia più o meno identica […]. Il commissario Bertone di Salerno, con parrucchino grigiotopo fantastico, è uno che va per le spicce, ma sono molto peggio i suoi colleghi che liquidano i banditi a suon di schioppettate e si fanno chiamare “i giustizieri”. Li guida un ex questore, Cyril Cusack. Notevole la presenza di Mariangela Melato, poi diretta da Steno nella parodia, di gran successo, La poliziotta, che darà il via a un altro sotto-genere» (Giusti).
 
ore 19.00 La poliziotta di Steno (1974, 105′)
Gianna è la segretaria di un avvocato. Stressata nel luogo di lavoro e frustrata sia dalla relazione con il fidanzato che con la famiglia, lascia tutto e si trasferisce in una cittadina lombarda. Qui, dopo un corso, comincia a lavorare come vigile urbano con grande zelo e applicando alla lettera le regole senza alcun tipo di favoritismi. A farne le spese saranno anche i notabili della città. Per questa interpretazione Mariangela Melato vinse il David di Donatello come miglior attrice nel 1975. Con Orazio Orlando, Alberto Lionello, Renato Pozzetto, Mario Carotenuto, Gigi Ballista.
 
ore 21.00 La patata bollente di Steno (1979, 104′)
«Primo film comico italiano interamente costruito su una situazione gay (o quasi) di qualche consistenza e credibilità. Nelle intenzioni di Giorgio Arlorio doveva essere un film un po’ più serio di come è venuto, ma è comunque abbastanza divertente come “vizietto” all’italiana con Renato Pozzetto nella parte di un durissimo operaio comunista con fidanzata bona e popolare, la Fenech, che ospita a casa sua Massimo Ranieri, un diverso che se l’è vista brutta coi fascisti. E, chissà come, sembra preferire lui a lei. Certo, Steno non spinge fino alle sue estreme conseguenze la situazione, non sono ancora i tempi, ma già vedere le reazioni dell’operaio medio di fronte alla diversità non è male» (Giusti).
 
sabato 4
ore 17.00 Un giorno in pretura di Steno (1953, 100′)
«È questo il caposaldo dell’intera commedia processuale degli anni Cinquanta, dove Steno […] mette a punto la sua poetica comica declinata verso l’osservazione bonaria della gente comune, resa esplicita dalla didascalia iniziale: “Questo film è dedicato ai ‘soliti ignoti’, ai ladri di galline e di portafogli alle fermate dei tram, ai loro difensori, ai cancellieri, ai litiganti in autobus e agli sfrattati, a tutti coloro che si sono trovati un giorno come personaggi della quotidiana vicenda della piccola giustizia”» (Pergolari). Grande cast: Alberto Sordi, che lancia il personaggio di Nando Mericoni, Peppino De Filippo, Walter Chiari, Silvana Pampanini, Sophia Loren.
 
ore 19.00 Mi faccia causa di Steno (1985, 108′)
«Il giovane pretore Giovanni Pennisi, un uomo come tanti altri con i suoi problemi e le sue debolezze, non è alieno da piccole infrazioni come quella di costruirsi una veranda abusiva. Anche per questo giudica le persone che si presentano a lui con indulgenza. Durante le varie udienze vengono alla ribalta i personaggi ed i casi più disparati: c’è Rosanna Bianchini, l’impiegata statale che si assenta durante le ore di ufficio per fare la massaggiatrice-squillo; c’è Annibale Saraceni, un pugile disoccupato che sequestra un cane per chiedere, inutilmente, il riscatto; c’è Luigi Marchetti, un ladro che fa amicizia col figlio dei padroni della villa in cui è penetrato in loro assenza; c’è il mafioso che, accusato di aver investito con la sua auto un cittadino, ci tiene ad essere condannato in quanto l’incidente gli fornisce un alibi per l’omicidio di un magistrato; ci sono due tifosi alquanto esagitati; c’è un compositore pazzo; c’è un temibile iettatore» (www.cinematografo.it ). Omaggio a Un giorno in pretura con Christian De Sica nei panni che furono del grande Peppino De Filippo.
 
ore 21.00 Vacanze di Natale di Carlo Vanzina (1983, 91′)
«Sapore di mare in versione alpina e spostato ai tempi attuali. Non cambia molto, a parte le canzonette. Primo di una fortunata serie di film vacanzieri sbanca botteghino, è anche tra i migliori. Calà non esagera, Claudio Amendola è notevole come giovane romano un po’ burino figlio di Mario Brega e Rossana Di Lorenzo (grandissimi) […]. Ma soprattutto c’è la prima grande gag di Christian De Sica in versione post-sordiana gay» (Giusti). Straordinario film corale, dove risaltano le figure di contorno: Riccardo Garrone e Rossella Como, genitori di De Sica, la meteora Marco Urbinati, fratello di Christian, Guido Nicheli, cummenda milanese, marito della Sandrelli.
 
domenica 5
ore 17.00 Febbre da cavallo di Steno (1976, 94′)
Maniaci delle scommesse sui cavalli, Bruno Fioretti detto Mandrake e Armandino Felici detto Er Pomata sono indebitati fino al collo. L’occasione arriva quando si scopre la somiglianza di Mandrake col celebre fantino Jean-Louis Rossini, ingaggiato dal ricco conte Dall’Ara per contrastare il cavallo Soldatino, l’ex brocco di proprietà dell’avvocato De Marchis. «Professionista serio, da più lustri interprete del più genuino umorismo all’italiana […], Steno da qualche anno si cimenta ancora con i nuovi talenti, con l’ultima guardia dei nostri attori brillanti spesso usciti dalla scuola del cabaret. […] Il tratteggio dei personaggi […] è spesso puntuale ed acutissimo» (Pepoli). Con Gigi Proietti, Enrico Montesano, Francesco De Rosa, Catherine Spaak, Mario Carotenuto.
 
ore 19.00 Febbre  da cavallo – La mandrakata di Carlo Vanzina (2002, 103′)
«Una volta o l’altra bisognava pur dirlo: i film dei fratelli Vanzina sono divertenti. Anzi, divertentissimi. Febbre da cavallo La Mandrakata è un evidente omaggio alla memoria di papà Steno, sottovalutato autore di piccoli capolavori della commedia all’italiana, che aveva il vezzo, consentito a grandi come Totò, di firmarsi col solo pseudonimo. […] Rispetto al film del padre, Carlo e Enrico Vanzina, che l’hanno scritto e sceneggiato, sono riusciti a cucire un intreccio molto più omogeneo. […] Riassumendo, piacevole la storia, bravi e simpatici i protagonisti, frizzante la colonna sonora, moltissime le risate. Ah, indovinate di chi sono gli abiti, con strepitose scollature, di miss Brilli, come rivelano i titoli di coda? Di Cavalli, naturalmente» (Bertarelli).
 
ore 20.45 Sapore di mare di Carlo Vanzina (1983, 99′)
Ambientato nel ’64 il film racconta la vacanza di un gruppo di ragazzi. I protagonisti sono due fratelli napoletani, Paolo e Marina, che in Versilia si uniscono ad altri loro coetanei. Diventano tutti amici, anche se sono di ceti diversi, e comincia così l’avventura estiva. Assisteremo alle immagini di quell’epoca: il bowling, il surf, le gare in pineta tra vespe e lambrette, il mondo dei primi baci, dei locali notturni, dei Beatles. Per tutti nasce l’amore e anche per Paolo e Marina l’estate si riempie di illusioni che poi svaniscono con l’arrivo dell’autunno. Ci ritroviamo ai giorni nostri, 1982. I ragazzi sono invecchiati ma ancora lì alla Capannina. La musica suona lo stesso motivo di allora… lasciando un sapore di malinconia per quegli anni che nessuno aveva capito. David di Donatello e Nastro d’argento a Virna Lisi come miglior attrice non protagonista.
 
martedì 7
ore 17.00 Sotto il vestito niente di Carlo Vanzina (1985, 93′)
«Giallo vanziniano di successo tratto da un romanzo di Paolo Pietroni che ebbe un certo successo negli anni ’80 proprio perché ambientato nel mondo delle modelle e della Milano da bere del tempo, con la vera storia di un celebre omicidio maturato nelle serate tutto sesso e coca. […] Lo scialbo Tom Schanley, fratello gemello di una top model americana scomparsa nel nulla a Milano, la bella Nikki Perrin, indaga sulla sua fine aiutato da Renée Simonsen» (Giusti).
 
ore 19.00 Yuppies – I giovani di successo di Carlo Vanzina (1986, 98′)
«Grande prova vanziniana accolta al tempo da insulti di ogni tipo. Piatto, superficiale… In realtà è molto divertente, grazie ai suoi interpreti, ma anche alla prontezza del dinamico duo che riesce a fare uscire subito un film sul tema degli yuppies. Poco conta, in fondo, se sono visti con gli occhi dei romani e se spesso poco assomigliano a quelli veri. Il film è molto divertente, con tutte le sue mogli tradite, i direttori rompicoglioni, la non gran prova di De Sica. Boldi è straordinario quando salute l’Avvocato in elicottero a Cortina con un “Ciao, cipollino!”, che ci spiega immediatamente che è il gran capo della tribù» (Giusti).
 
ore 20.45 Incontro moderato da Sergio Toffetti con Carlo Vanzina, Enrico Vanzina, Francesco Alò, Marco Giusti, Ermanno Taviani
 
a seguire Le finte bionde di Carlo Vanzina (1989, 93′)
«Quando uscì fu un mezzo disastro. Il romanzo di Enrico Vanzina dedicato alle romane burine che si fanno bionde e vivono la vita borghesuccia della capitale rivisto dal fratello Carlo e mischiato con le attrici della “tv delle ragazze” di Raitre non funzionava affatto in sala. Eppure… Il recupero televisivo ha salutato il film come un assoluto cult del mondo romano. Cinzia Leone che da mora scialba si fa bionda, come la Cuccarini, come Raffa, e lancia il grido di battaglia “E mo so’ dolori di panza per tutte” apre il nuovo corso del film, assolutamente in anticipo sui tempi e mal capito dal pubblico. […] Assolutamente per romani, forse, ma di sicuro fascino per tutti» (Giusti).
 
mercoledì 8
ore 17.00 Tre colonne in cronaca di Carlo Vanzina (1990, 99′)
«Carlo Vanzina (come sempre coadiuvato in fase di sceneggiatura dal fratello Enrico) sembra recuperare l’idea di un cinema poliziesco d’inchiesta praticata dal padre Stefano in La polizia ringrazia per raccontare intrighi d’alta finanza, ricatti e delitti funzionali alla scalata ad un grande quotidiano d’opposizione dietro al quale si legge in filigrana lo scontro tra la Fininvest e De Benedetti per il controllo de “L’espresso” e “La Repubblica”, con tanto di guerra sorda tra un uomo di affari lombardo (Berlusconi) e un integerrimo direttore di giornale (Scalfari) interpretato da Gian Maria Volonté» (Uva). «Costruito secondo le regole del genere, il film ripaga della sua tetra visione dei rapporti fra il palazzo e Piazza Affari e del sarcastico ritratto di chi si finge uno stinco di santo con una messinscena molto colorita, fin troppo ricca di situazioni e di personaggi, e con un taglio narrativo felicemente ritmato dalla musica di Ennio Morricone» (Grazzini). Dal romanzo omonimo di Corrado Augias e Daniele Pasti, con Gian Maria Volonté, Massimo Dapporto, Joss Ackland, Senta Berger, Demetra Hampton, Sergio Castellitto.
 
ore 19.00 Il cielo in una stanza di Carlo Vanzina (1999, 103′)
«Come capita a gran parte dei suoi coetanei, Marco torna tardi a casa, quando ormai è notte. Paolo, il padre, lo aspetta alla finestra e, quando finalmente entra in casa, non può fare a meno di rimproverarlo: anche perché, ancora una volta, si è fatto rubare il motorino. Stavolta i rimproveri del padre sembrano eccessivi e Marco apostrofa il padre come “vecchio!”. Paolo si allontana, ma poi rientra nella stanza del figlio e gli dice che anche lui è stato giovane, ha avuto la sua età e i suoi problemi. E se non ci crede… detto fatto, Paolo padre diventa Paolo giovane, siamo negli anni Sessanta» (www.cinematografo.it ). «Bisogna dire la verità: è un film piacevole. E bisogna anche dire che se è vero, come è vero, che Carlo Vanzina e suo fratello Enrico praticano con lucida disinvoltura – ma anche con un certo stile, il loro, e una certa eleganza – un sistematico lavoro di parassitismo sul patrimonio della memoria cinematografica italiana, non sono in verità da meno di altri che fanno più o meno la stessa cosa su un versante più colto e più impegnato». (D’Agostini). Con questo delizioso viaggio nella memoria i Vanzina lanciarono due giovani talenti del cinema italiano, ma allora nessuno se ne accorse: Elio Germano e Gabriele Mainetti, il regista rivelazione de Lo chiamavano Jeeg Robot.
 
ore 21.00 Il pranzo della domenica di Carlo Vanzina (2002, 101′)
«Nonostante il pullulare di omaggi disseminati lungo tutto il film, Il pranzo della domenica è il capolavoro di Carlo Vanzina. E di suo fratello Enrico, che da un quarto di secolo gli sta accanto come sceneggiatore e co-produttore. […] Il pranzo della domenica si abbandona alla suggestione evocatrice di pezzi di storia della commedia all’italiana, da Una vita difficile a C’eravamo tanto amati, da Speriamo che sia femmina a La famiglia, ma secondo un “impasto” di oggi e originale. […] Tutto a meraviglia? No. Vanzina ha paura di prendersi interi responsabilità e meriti. Sfiora la pienezza del risultato ma, per timidezza e autocensura, non lo afferra stretto. Il bicchiere è insomma mezzo pieno (o mezzo vuoto)» (D’Agostini).
 
giovedì 9
ore 17.00 In questo mondo di ladri di Carlo Vanzina (2004, 96′)
«Una truffa immobiliare di cui cadono vittime a Livigno accumuna Fabio, Monica, Nicola, Walter e Lionello. Quando, arrabbiatissimi, si rivolgono alla Polizia, scoprono che in questo mondo di ladri i truffatori riescono facilmente a farla franca. Per consolarsi dell’impossibilità di ottenere giustizia, tutti insieme decidono di andare al ristorante di Walter dove potranno approfondire la loro conoscenza. In seguito, poiché ad unirli è anche la comune necessità di denaro, accettano la proposta di Fabio di vendicarsi del sistema con un’ingegnosa truffa ai danni della banca di cui lui è dipendente. Ma non sarà così facile…» (www.cinematografo.it ). «I fratelli Vanzina, ora sdoganati anche dalla critica snob, da sempre sguazzano sorridendo nell’attualità. Figurarsi che pacchia gli scandali finanziari della recente cronaca, diventati puntualmente un film, dal titolo rubato, tanto per restare in tema, a una celebre canzone di Venditti, In questo mondo di ladri. […] La commedia di costume, anche da bagno nel caso della burrosa e bravina Valeria Marini, simpatica e spiritosa prende bonariamente in giro vittime e carnefici degli ultimi, rumorosi crac dell’inguaribile Italietta. Si ride spesso, senza l’ausilio della parolaccia» (Bertarelli).
 
ore 19.00 Mai Stati Uniti di Carlo Vanzina (2012, 90′)
«La rimonta continua: umiliato e offeso, un po’ maramaldescamente persino da chi ne era stato fruitore appassionato, il cinepanettone s’è un po’ risollevato grazie agli incassi di Natale. In questa dimensione, magari non esaltante e non portatrice di nuovi verbi cinematografici, porta a casa il suo bravo risultato Mai Stati Uniti siglato dalla factory Vanzina. Adepti della commedia farsesca depurata dei lazzi più triviali, gli affiatati Enrico & Carlo si divertono stavolta a mettere on the road cinque tipi italioti, fratellastri da parte di padre, che si spartiranno un’inattesa eredità a patto che si rechino a disperdere le ceneri del defunto nella mitica e sciamanica Arizona. Segue ovviamente una gara a briglie sciolte di battute pepate, incresciosi quiproquo, figuracce ciclopiche che hanno lo strategico compito di fondere le caratteristiche dei singoli attori convocati: i migliori se li sceglierà come sempre il pubblico, per noi sono una spanna sopra gli altri la Foglietta più coatta che mai, il busterkeaton romanizzato Memphis e il mastodontico Mattioli che spacca la scena in due non appena appare» (Caprara).
 
Date di programmazione