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Visioni sociali: Femminile, plurale
30 Settembre 2016 - 01 Ottobre 2016
Inauguriamo questo mese un nuovo appuntamento dal titolo Visioni sociali, uno spazio in cui presentare cinema delle/sulle donne, film che riflettono su migrazione e altre tematiche sociali attuali, film documentari e di finzione, produzioni indipendenti, film che riguardano la diversità in tutte le sue forme, documentari sul mondo dell’infanzia e della scuola, incontri fra film italiani del passato e film odierni che affrontano tematiche simili, insomma un grande laboratorio cinematografico permanente per riflettere a 360 gradi sulle dinamiche sociali, politiche, culturali narrate dal cinema italiano, e non solo.
Da ottobre a giugno, otto appuntamenti con otto parole chiave. Ci sembra sempre più necessario avere dei “contenitori” di cinema che sappiano attraversare i generi, i formati, le provenienze, per offrire una riflessione ad ampio raggio sul mondo che ci circonda, superando ogni tipo di definizione e di etichetta.
Con questo primo appuntamento, “Femminile, plurale”, esploriamo il mondo femminile attraverso alcuni film italiani che hanno portato uno sguardo sul ruolo delle donne e sul loro rapporto con l’altro sesso e con la società. Un viaggio assolutamente non esaustivo, un semplice percorso per ricordare e avere spunti di riflessione, mescolando generi e generazioni.
Rassegna a cura di Maria Coletti
 
sabato 1
ore 17.00 Il primo incarico di Giorgia Cecere (2011, 90′)
Nel 1953, una ragazza meridionale, Nena, deve lasciare famiglia e fidanzato e trasferirsi in un paesino della Puglia per assumere il suo primo incarico di maestra di scuola. Ad accoglierla, però, è una realtà ostile, quasi arcaica, popolata di persone con cui Nena non sembra condividere nulla. Determinata a portare a termine il mandato, la giovane insegnante si scontrerà con quei luoghi selvaggi dimostrando un carattere fuori dal comune e spingendosi a ripensare la propria vita in modo sorprendente.
 
ore 19.00 Ossidiana di Silvana Maja (2007, 100′)
Maria Palliggiano, giovane pittrice napoletana, vive la sperimentazione artistica degli anni Sessanta. Sposa Emilio Notte, uno dei protagonisti delle avanguardie artistiche e direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli poiché ha avuto da lui un figlio, Riccardo. Maria cerca in questi anni di conciliare i ruoli di moglie, madre ed artista in un’alchimia volta a non rendere la sua vita una sequenza di fatti nudi e crudi. Tuttavia, stretta dalla morsa del pregiudizio, più volte è costretta a subire torture psichiatriche che hanno l’intento di una normalizzazione per lei inaccettabile. Ciò che per gli altri è inquietudine, per lei è desiderio di perseguire la struggente utopia della perfezione, del rigore e della giovinezza.
 
ore 21.00 L’amore di Màrja di Anne Riitta Ciccone (2002, 102′)
Màrja, finlandese, 20 anni negli anni Settanta, ama Fortunato, siciliano. I due vivono in una comune nel nord Europa e hanno due figlie, Alice e Sonia, gli altri due grandi amori di Màrja. Quando gli anni delle contestazioni pacifiste finiscono, i due si trasferiscono in Sicilia, ma Màrja non accetta di dover rinunciare ai propri ideali e soprattutto sente il dovere di trasmetterli alle figlie. Quando Fortunato inizia la sua vita di lavoratore emigrato all’estero la situazione precipita.
 
domenica 2
ore 16.30 Inchiesta femminile (L’aggettivo donna) di Rony Daopoulo (1971, 54′)
Interviste a donne in differenti situazioni e condizioni. Le donne anziane che lavorano da anni ai mercati generali sin dalla prima mattina, le operaie di una fabbrica occupata, una casalinga, una donna che racconta della sua esperienza con il sesso e una donna che racconta del suo aborto clandestino, una neo mamma che racconta della sua maternità e le bambine della scuola elementare che già, nonostante loro, subiscono un’educazione basata su valori del patriarcato.
 
a seguire Il corpo delle donne di Lorella Zanardo, Marco Malfi Chindemi, Cesare Cantù (2009, 25′)
«Siamo partiti da un’urgenza. La constatazione che le donne, le donne vere, stiano scomparendo dalla tv e che siano state sostituite da una rappresentazione grottesca, volgare e umiliante. La perdita ci è parsa enorme: la cancellazione dell’identità delle donne sta avvenendo sotto lo sguardo di tutti ma senza che vi sia un’adeguata reazione, nemmeno da parte delle donne medesime. Da qui si è fatta strada l’idea di selezionare le immagini televisive che avessero in comune l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne per raccontare quanto sta avvenendo non solo a chi non guarda mai la tv ma specialmente a chi la guarda ma “non vede”» (Zanardo, Malfi Chindemi, Cantù).
 
ore 18.00 Cadenas di Francesca Balbo (2012, 60′)
In quella parte di Sardegna che si snoda tra la Trexenta, il Campidano e il Gennargentu corre un treno senza tempo, il cui passaggio è salutato da piccoli puntini gialli che agitano una paletta verde e rossa, le guarda-barriera. Un lavoro che si eredita in linea femminile da generazioni. La custodia del passaggio a livello è totalizzante: implica cura, responsabilità e attenzione, diventa un’ossessione che abita persino i sogni. È un lavoro antico destinato alle donne, che vi si dedicano con ripetitività quasi rituale, durante tutto il giorno, tutti i giorni dell’anno.
 
ore 19.30 Il mio domani di Marina Spada (2010, 88′)
Monica è una quarantacinquenne la cui vita scorre fra normali abitudini. La casa, il lavoro, le ossessioni religiose del padre, una relazione con un uomo sposato. La morte del padre, le critiche a lei rivolte da un impiegato e la fine del rapporto amoroso la obbligheranno a una attenta riflessione sulla propria identità, che la porterà a cambiare pagina rivoluzionando tutta la sua vita e scegliendo un percorso identitario opposto al precedente. Il titolo del film è tratto da versi della poetessa Antonia Pozzi, a cui la regista aveva dedicato il suo film precedente, Poesia che mi guardi: «Se chiudo gli occhi a pensare / quale sarà il mio domani, / vedo una larga strada / che sale / dal cuore d’una città sconosciuta / verso gli alberi alti / d’un antico giardino».
 
ore 21.00 Tutto parla di te di Alina Marazzi (2012, 83′)
Pauline ritorna a Torino dopo una lunga assenza. Partita per fare una ricerca sull’esperienza e i problemi della maternità, si ritrova ad affrontare il suo passato, dove ha sepolto un segreto doloroso. Ogni mattina si incontra con Angela, una vecchia amica che dirige un Centro maternità, per raccogliere materiale e testimonianze. All’ingresso del consultorio incrocia Emma, una giovane mamma in difficoltà, che non riesce a gestire la responsabilità della maternità e si è chiusa in un silenzio sordo. Solo Pauline sembra toccarla, invitandola a confidarsi davanti a un caffè amaro. 
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