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Sperimentale italiano
12 Giugno 2012 - 12 Giugno 2012
In quegli anni, infatti, artisti di varia provenienza e giovani autori fanno del cinema il loro mezzo di elezione, oltre e contro le forme e i linguaggi del cinema narrativo tradizionale. Si “riscrive” la storia del cinema, indagandone le possibilità comunicative latenti, la struttura tecnologica di base e le dinamiche percettive. Il cinema torna ad essere una terra incognita da esplorare con l’euforia e l’entusiasmo dei pionieri. Se a livello culturale e organizzativo il cinema underground americano è un punto di riferimento fondamentale, esso non racchiude né definisce l’esperienza italiana, che mantiene una forte identità e peculiarità. La ricchezza e varietà di temi, stili e tecniche del cinema sperimentale italiano sono il fulcro di questo appuntamento, che vorrebbe squarciare il buio del sottosuolo in cui queste opere sono state a lungo dimenticate e offrire la possibilità al pubblico di conoscere una parte poco nota del patrimonio cinematografico italiano. Da alcuni anni la Cineteca Nazionale lavora al recupero e alla preservazione di questi film e Sperimentale italiano è la presentazione dei primi risultati di questo progetto.
Abbiamo diviso i film in dieci programmi, che alterneremo sia all’interno della medesima giornata sia lungo i mesi che seguiranno, in modo da dar conto in maniera completa, ma al contempo aperta, del caleidoscopico universo di questa produzione.
 
ore 17.00
Le je à la camera
Dove incominciano le gambe (1975)
Regia: Piero Bargellini; origine: Italia; durata: 30′
«La fantasia è il prodotto dell’attività psichica del pensiero, o meglio l’autocensura che ha represso nell’uomo la capacità di pensare liberamente, degradando e relegando l’immaginazione sul piano astratto della fantasia. Fin da bambino l’uomo viene educato a pensare in termini di fantasia: i bambini si differenziano dagli adulti, così si dice, perché ricchi di fantasia. Al contrario, il bambino nasce con la magica qualità della immaginazione-allucinazione, ovvero vive sul piano del reale-creativo, che poi gli adulti penseranno per lui con violenza a castrare perché la verità fa paura, sostituendolo, surrogandolo con l’astrazione del fantastico. In principio l’immaginazione è il pensiero, allucinazione è comunicazione sul piano visivo, espressione per immagine-oggetto materializzata» (Bargellini).
 
a seguire
Gasoline (1970)
Regia: Piero Bargellini; origine: Italia; durata: 14′
«Un film girato in “viaggio” attraverso e durante una tempesta magnetica rivelata nel continuo di un flash cosmocatartico. Io seduto dietro alla macchina da presa fissata sul cavalletto e regolata all’altezza dell’asse orizzontale che passa per gli occhi di Valentina. Ho filmato i miei cari: Valentina e sua madre, Giovanna, in un unico blocco, piano sequenza interrotto dagli stop di fine rullo» (Bargellini).
 
a seguire
Warming up (1973)
Regia: Massimo Bacigalupo; origine: Italia; durata: 40′
«Girato fra Italia e Stati Uniti, montato e stampato a New York, il film è programmaticamente povero e giocoso, un caleidoscopio di immagini e colori. Il titolo significa “riscaldarsi”, “prepararsi a”, suggerendo che Warming Up è un esercizio per tenersi in forma e magari prepararsi a più impegnative imprese. Qualcosa che si fa per passare il tempo. Fu in parte girato su pellicola scaduta regalatami da Martino Oberto, adatta dunque a un progetto sperimentale, a prendere appunti visivi, a inventare una storia mentre va avanti» (Bacigalupo).
 
ore 19.00
Il cinema il corpo e la memoria
Voy-age (1964)
Regia, fotografia e montaggio: Giorgio Turi, Roberto Capanna; origine: Italia; durata: 11′
«Si può considerare un esperimento nell’ambito di una ricerca tendente a realizzare un tipo di cinema che sia mezzo di espressione di idee e situazioni, svincolato dalle convenzioni della storia e del personaggio. Partendo da un’idea di base, e cioè il rapporto fra l’uomo (nella vecchiaia) ed il progresso tecnologico simboleggiato dal ferro, era stato girato, basandosi sull’improvvisazione nell’ambito di un dato tema, materiale di vario genere, integrato poi da materiale residuato da altri documentari girati in precedenza» (Turi).
 
a seguire
Souvenir(1967)
Regia, fotografia e montaggio: Mario Schifano; origine: Italia; durata: 11′
Peter Hartman e Gerard Malanga visitano San Pietro mescolandosi ai numerosi turisti. I loro corpi e le loro azioni contrappuntano in maniera ironica lo spazio di una nuova sacralità: quella del turismo di massa.
 
a seguire
A corpo (1968)
Regia, fotografia e montaggio: Guido Lombardi; origine: Italia; durata: 14′
«È principalmente un continuo di immagini, più o meno dirette, di situazioni reali, di oggetti, in rapporti vari di contiguità allo scopo di osservare alcuni rituali. È una breve storia del corpo umano e dei suoi tattili dintorni, di gesti, di una bandiera americana» (Lombardi).
 
a seguire
Vampiro romano (1970)
Regia, fotografia e montaggio: Alfredo Leonardi; origine: Italia; durata: 25′
Il protagonista è un giovane vampiro che vive una giornata ordinaria tra spesa al mercato, incontri con gli amici e l’attività teatrale. La sua necessità di sangue è sublimata nei rapporti sociali, ma si riaffaccia dolorosamente alla fine.
 
a seguire
Errore di gruppo (1972)
Regia, fotografia e montaggio: Karma Film (Mario Gianni, Elio Rumma, Patrizia Vicinelli); origine: Italia; durata: 12′
Una donna gira in maniera misteriosa per le strade di Lourdes. Chi è? dove va? E perché ha in mano una pistola? Patrizia Vicinelli è la protagonista di questo piccolo film.
 
a seguire
Tob&Lia (1974)
Regia, fotografia e montaggio: Michele Sambin; origine: Italia; durata: 7′
«Gli interpreti di questo breve film sono il mio cane e una bambina. I due non si sono mai incontrati. Con una sofisticata tecnica di sovrimpressione ho costruito un ipotetico rapporto confronto-incontro che va oltre la realtà» (Sambin).
 
a seguire
Diogene (1977)
Regia, fotografia e montaggio: Michele Sambin; origine: Italia; durata: 3′
«Nell’estate del ’77, come Diogene, parto alla ricerca dell’uomo. La mia botte è la 500 familiare che diventa la mia casa dove abito e dormo, attorno a me le poche cose che mi sono necessarie. La mia lampada è la cinepresa con cui faccio luce su ciò che mi sta intorno e sulla mia esistenza. Il breve film è la prima bobina, l’inizio di un progetto non portato a termine perché la vita ha vinto sull’arte» (Sambin).
 
ore 21.00
Attorno al ’68. Il reale non può attendere
&. Là il cielo e la terra si univano, là le quattro stagioni si ricongiungevano, là il vento e la pioggia si incontravano (1972)
Regia: Anna Lajolo, Guido Lombardi; origine: Italia; durata: 75′
«Per questo suo agire nel punto in cui le cose vengono attraversate dal tempo e mostrano le loro relazioni reciproche e con le persone, il cinema è un’archeologia in atto del presente, spinta al punto e al momento in cui accadono e si proiettano gli avvenimenti, le situazioni, la quale tenta l’analisi immaginaria di tutto il tempo. Il film quale struttura di questo processo può essere archeologia della società. Il film & si basa su un’analisi politica della società capitalistica alla quale fanno riferimento le presenze vere dei personaggi. Le loro esperienze saranno le parti vere che comporranno e determineranno il linguaggio cinematografico del film fatto di gesti, di racconto e di memoria» (Lajolo-Lombardi).

 

 

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