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Ricordando Luciano Martino
22 Dicembre 2016 - 22 Dicembre 2016

22.12.2016

Negli anni Sessanta e Settanta, nel pieno del furore creativo e realizzativo del cinema italiano, capace di sfornare centinaia di film l’anno e di attraversare ogni genere, non solo gli autori, ma anche i produttori avevano un’identità precisa: chi era votato alla commedia, chi al cinema drammatico, chi al cinema indipendente, c’era persino chi si era specializzato negli esordi (o negli art. 28…). Luciano Martino, con la sua Dania Film e la consorella Devon Cinematografica, è stato il produttore dell’ultimo cinema italiano veramente popolare, nelle sue molteplici varianti (il thriller, il thriller erotico -, una sua creatura produttiva con il grande successo de Il dolce corpo di Deborahdi Romolo Guerrieri -, la commedia sexy). Ma Luciano Martino è stato anche un prolifico sceneggiatore dal 1955 al 1965 (La finestra sul luna parkdi Comencini, Giovani maritidi Bolognini, La ragazza del paliodi Zampa, Il colosso di Rodidi Leone, La ragazza in vetrinadi Emmer, Tiro al piccionedi Montaldo, La frusta e il corpodi Bava) e, sporadicamente, regista, tra film di genere (alcuni codiretti con Mino Loy, altra figura in bilico tra regia e produzione), e incursioni autoriali (Nel giardino delle rose e In camera mia).

La Cineteca Nazionale è lieta di ricordare Luciano Martino, a tre anni dalla scomparsa, con la proiezione di tre film d’autore prodotti da Luciano.

 

ore 17.00 Lo zio indegno di Franco Brusati (1989, 104′)

Luca (Vittorio Gassman) è uno zio bizzarro, un poeta a suo modo allergico alla società e i cui comportamenti sono, per la morale corrente, singolari. Riccardo (Giancarlo Giannini), il nipote, è il suo esatto contrario, totalmente integrato nella società di oggi, seguace dei miti quali il denaro e il successo. Lo zio si comporta come un ragazzino, invece di essere saggio e avveduto egli è un uomo al di fuori delle convenzioni e delle decenze. Molesta le minorenni in un cinema parrocchiale, visto che il comune senso del pudore è per lui inesistente, mentre prova orrore per l’ideologia borghese del nipote, con moglie, figli e famiglia modello. Il rapporto tra zio e nipote passa attraverso vari stati d’animo: riprovazione, divertimento, curiosità e infine una specie di innamoramento, poiché lo zio “indegno” è riuscito a far crescere nella mente del nipote il seme del dubbio, sconvolgendogli, così, del tutto la vita.

 

ore 19.00 Il regista di matrimoni di Marco Bellocchio (2005, 107′)

Un regista, Franco Elica (Sergio Castellitto), è messo in crisi dal matrimonio della figlia con un fervente cattolico e dalla necessità di dover girare ancora una volta una versione dei Promessi sposi. Decide così di partire per la Sicilia alla ricerca dell’ispirazione che sembra aver perso. «L’unica cosa certa è che occorre decidersi se rincorrere le metafore interne – Moretti contro Placido, Il Caimanoin concorso a Cannes con Il regista dimatrimonisterilizzato in una sezione collaterale – e le uscite oracolari – “In Italia comandano i morti” – oppure leggere il film come l’epopea di un moderno cavaliere che affronta mostri e labirinti per potersi congiungere con un’ammaliante dea del mare. Al di là del mandato critico, non avremmo dubbi nello scegliere la seconda strada» (Caprara).

 

ore 21.00 Incontro moderato da Steve Della Casa con Olga Bisera, Lino Capolicchio, Gianni Garko, Eleonora Giorgi, George Hilton, Franco Mariotti, Isabel Russinova, Antonella Salvucci, Diego Verdegiglio

 

a seguire L’abbuffata di Mimmo Calopresti (2007, 105′)

«Calabria, borgo di Diamante. Quattro giovani amici vogliono tentare la fortuna nel cinema e realizzare un lungometraggio. I ragazzi riusciranno a coinvolgere nel loro progetto una serie di persone che non potranno sottrarsi alla loro carica di energia positiva. E quando un celebre attore accetta di apparire nel film, tutto il paese si mobilita per preparare una grande festa» (www.cinematografo.it). «Il vero regista Calopresti sperimenta la mescolanza tra cinema e vita con gran libertà e affettuosa sapienza. Ogni momento allude a un pensiero complesso e insieme a persone o luoghi amati, alla giovinezza, a una regione dove la bellezza può generare inerzia: tutto realizzato con leggerezza e profondità, realizzando l’innovazione (non tecnologica, narrativa) con semplicità e slancio» (Tornabuoni).

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