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Pasolini: la fine (non) è nota
04 Marzo 2014 - 04 Marzo 2014
Domani, 5 marzo, Pier Paolo Pasolini avrebbe compiuto 92 anni, ma è impensabile immaginarlo anziano, scolpito dagli anni, più di quanto i suoi sofferti 53 anni fossero impressi sul suo viso, in quell’ormai lontano 1975, al quale idealmente torniamo dopo il poetico omaggio con La ricotta e Che cosa sono le nuvole?. Il 1975 di Salò o le 120 giornate di Sodoma e il 1975 come ultimo anno di vita, raccontato minuziosamente dal regista e produttore Federico Bruno nell’inedito Pasolini, la verità nascosta, film senza distribuzione, inesorabilmente rimosso.
 
ore 17.00 La ricotta di Pier Paolo Pasolini (ep. di Ro.Go.Pa.G., 1963, 36′)
«Stracci, che “interpreta” come comparsa la parte del ladrone buono in un film sulla Passione di Cristo che un pretenzioso regista (impersonato da Orson Welles) che si autodefinisce marxista ortodosso sta girando su un enorme prato della periferia romana, è un sottoproletario perennemente affamato. La scena è ingombra di decine di membri della troupe e di comparse, che in mezzo alla scenografia “sacra”, alcuni ancora in costume da santo, ballano un twist scatenato. Quando la sua povera e numerosa famiglia lo va a trovare sul set, Stracci dona loro il cestino del pranzo che gli spetta in quanto attore per consentirgli di consumare un misero pasto in mezzo al prato, che assume il valore di una vera e propria eucaristia. Per non saltare il pasto, Stracci, approfittando della confusione del momento di pausa, si traveste da donna e riesce a “rimediare” un nuovo cestino dalla produzione. Con infantile entusiasmo si accinge quindi a mangiarlo, al riparo da tutti, in una piccola grotta poco lontano dal set» (Murri). «L’intenzione fondamentale era di rappresentare, accanto alla religiosità dello Stracci, la volgarità ridanciana, ironica, cinica, incredula del mondo contemporaneo» (Pasolini).
 
a seguire Che cosa sono le nuvole? di Pier Paolo Pasolini (ep. di Capriccio all’italiana, 1968, 21′)
In un teatro viene rappresentata una versione in chiave comica della tragedia di Shakespeare Otello. I personaggi sono attori-marionette: Totò interpreta Jago, Ninetto Davoli è Otello, Laura Betti è Desdemona, Franco Franchi è Cassio, Ciccio Ingrassia è Roderigo. Una riflessione amara, ma con un raggio di luce finale, sul significato dell’esistenza umana, tra il vivere e l’apparire, la vita e la morte.
 
ore 18.30 Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini (1975, 116′)
Il 25 marzo del ’75, in un’autointervista sul «Corriere della Sera», Pasolini scriveva: «Le mie Centoventi giornate di Sodoma si svolgono a Salò nel 1944, e a Marzabotto. Ho preso a simbolo di quel potere che trasforma gli individui in oggetti […] il potere fascista e nella fattispecie il potere repubblichino. Ma, appunto, si tratta di un simbolo. […] Nel potere – in qualsiasi potere, legislativo e esecutivo – c’è qualcosa di belluino. Nel suo codice e nella sua prassi, infatti, altro non si fa che sancire e rendere attualizzabile la più primordiale e cieca violenza dei forti contro i deboli: cioè, diciamolo ancora una volta, degli sfruttatori contro gli sfruttati». Un’agghiacciante parabola di morte dove il sesso diventa sopraffazione e i corpi degradati a oggetti da distruggere. «L’atroce, non è soltanto ciò che è raggelato nelle inquadrature (torture, coprofilia), è il carattere traumatico di queste inquadrature, poiché nulla permette di prevederle» (Daney).
 
ore 20.45 Incontro moderato da Sergio Bassetti con Federico Bruno, Alberto Testone, Marcello Maietta e altri attori del film
 
a seguire Pasolini, la verità nascosta di Federico Bruno (2013, 132′)
L’ultimo anno di vita di Pasolini, in un’opera appassionata e coraggiosa, che il regista e produttore Federico Bruno, ex allievo del Csc, ha realizzato con lucida determinazione. «Ho fatto ricerche per due anni raccogliendo le testimonianze delle persone che avevano conosciuto Pasolini e documentandomi, come un investigatore, su tutto ciò che esisteva su di lui. Ho incontrato in Germania il giornalista Gideon Bachmann che conobbe Pasolini a Venezia nel 1961 quando presentò Accattone e lo seguì fino agli ultimi giorni, raccogliendo e annotando ogni incontro ed evento al quale partecipava il poeta. Questa documentazione è stata molto importante per sapere, mese dopo mese, cosa facesse Pasolini in quel 1975» (Federico Bruno).
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