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Omaggio a Ottavio Jemma
21 Maggio 2016 - 22 Maggio 2016
Nato a Salerno, Jemma ha vissuto l’età dell’oro del cinema italiano, scrivendo sceneggiature per registi come Lucio Fulci (I ladri, All’onorevole piacciono le donne), Raffaele Andreassi (I piaceri proibiti), Marcello Baldi (Giacobbe, l’uomo che lottò con Dio, Saul e David, I grandi condottieri), Mauro Bolognini (L’assoluto naturale), Salvatore Samperi (Malizia, Peccato veniale, Scandalo, Casta e pura), Luciano Salce (La presidentessa), Giuliano Montaldo (Gott mit uns), Alberto Lattuada (Le farò da padre), Steno (Quando la coppia scoppia), Maurizio Ponzi (Il volpone), Sergio Citti (Mortacci). Il suo sodalizio più duraturo è con Pasquale Festa Campanile, mentre all’inizio della sua carriera ha collaborato con Gian Vittorio Baldi firmando alcuni episodi e cortometraggi, fino al lungometraggio (Luciano, una vita bruciata). Ma Ottavio Jemma non è stato solo uno sceneggiatore. Dal 1955 al 1960 ha diretto con Renato Ghiotto il periodico «Cronache del cinema e della televisione e ha tenuto per alcuni mesi alla radio una rubrica di recensioni cinematografiche». Fra il 1963 e il 1965 ha diretto con Raffaele Andreassi la galleria d’arte Il babuino, inaugurata da una personale che segnò, dopo decenni di volontario esilio, il ritorno sul mercato italiano dell’arte del maestro del Futurismo Primo Conti, e ha ospitato in seguito dipinti di Giorgio De Chirico, Sante Monachesi, Giovanni Omiccioli, Ugo Attardi, Antonio Ligabue, Paolo Guiotto, Eugenio Dragutescu, Massimo Campigli, Domenico Purificato, Aldo Turchiaro, Mario Venturelli e molti altri. Nel 1965 ha ideato e diretto per la Rai TV il settimanale Penelope, uno dei primi rotocalchi televisivi dedicato ai problemi della donna.
 
sabato 21
ore 17.00 Luciano, una vita bruciata di Gian Vittorio Baldi (1962, 80′)
Nonostante i suoi trascorsi, Luciano non può sopportare il pensiero che sua madre abbia abbandonato la casa per andare a vivere con un uomo che non è suo marito. Appena uscito dal carcere romano in cui ha scontato una giusta condanna, il giovane passa gran parte della sua prima notte di libertà passeggiando alla tormentosa ricerca di una ragione di vita. Il film ebbe varie traversie produttive e censorie (girato nel 1962, non uscì che quattro anni dopo) e fu distribuito come Madre ignota. «Come anatomia di un giovane teppista Luciano, una vita bruciata è attendibile e violento soprattutto nelle scene fra il protagonista e la madre finita ad abitare con uno sfruttatore: un rapporto doloroso individuato con grande sensibilità. Realizzato in 24 giorni, ottimamente fotografato da Ennio Guarnieri, il film non ha nessuna delle approssimazioni abituali nelle produzioni a basso costo. Attesta anzi nel suo autore un senso rigoroso della forma, una conoscenza matura del linguaggio» (Kezich).
 
ore 18.45 L’assoluto naturale di Mauro Bolognini (1969, 87′)
«Parabola sulla crisi dei rapporti di coppia, in odor di ’68. Un Bolognini astratto, a contatto col kitsch del periodo e fortemente a tesi. Siamo dalle parti di Metti una seraa cena di Patroni Griffi o La donna invisibile di Paolo Spinola, entrambi coevi. Tutto si gioca nell’incontro un po’ forzato tra il lui della situazione (un tormentato Laurence Harvey), poeta inglese in vacanza in Italia che sogna l’amore come sentimento assoluto, unione di corpo e di spirito, e la lei del caso (una bellissima Sylva Koscina), attratta drasticamente e soltanto dal rapporto fisico, dall’amore carnale che prende e dà quando lei lo decide, spavalda donna-mantide in grado di anticipare tutto un clima femminista a venire, in modo forse ancor più radicale rispetto alla Dagmar Lassander di Femina Ridens (1969)» (De Sanctis).

domenica 22
ore 17.00 Malizia di Salvatore Samperi (1972, 99′)
Capostipite di tutta la futura commedia sexy anni ’70, Malizia rappresenta l’abbandono da parte di Samperi dei temi della contestazione, per seguire in modo realistico e accurato gli amori di un adolescente con la propria futura matrigna all’interno della provincia, set ideale di tante commedie all’italiana del bel tempo che fu.
 
ore 19.00 Le farò da padre di Alberto Lattuada (1974, 109′)
«Saverio Mazzacolli, giovane avvocato romano, vuol realizzare nel Salento un villaggio turistico. Le idee e le amicizie altolocate non gli mancano: i soldi sì. Li ha, però, una nobildonna locale, la contessa Raimonda Spina e in lei, portandosela anche a letto, Saverio ripone le sue speranze. Ma la donna è furba e pretende, per finanziare il progetto, un’esosa percentuale dei guadagni. Per aggirare l’ostacolo, l’avvocato chiede in sposa la sedicenne figlia della contessa, Clotilde, bella ma mentalmente ritardata. La proposta accettata non rende tuttavia donna Raimonda più disposta a cedere» (www.cinematografo.it). «Film di amore per il cinema e dunque la vita, film di calda e travolgente lussuria» (Turroni). Con Gigi Proietti, Irene Papas e Teresa Ann Savoy.
 
ore 21.00 Mortacci di Sergio Citti (1989, 104′)
In un camposanto i morti freschi e antichi raccontano la propria storia: essi sembrano vagabondare senza uno scopo e una meta in questa “vita sospesa”, in questa sorta di purgatorio-parcheggio. C’è Lucillo Cardellini (Sergio Rubini), il quale, ritenuto dai suoi compaesani più utile da morto che da vivo, è stato costretto a suicidarsi. C’è Mister Williams (Donald O’ Brien), un povero defunto americano, che è stato sepolto al posto di un emigrante italiano. C’è Romolo, detto “Rimorchione”, un donnaiolo assatanato, che è morto di vergogna facendosela addosso. Ci sono Felice e Giggetto (I Gemelli Ruggero), due suonatori ambulanti finti ciechi, che sono morti investiti da un treno, mentre fuggivano dopo un furto. C’è Edmondo (Malcom McDowell), brillante attore tragico, che ha ucciso per errore la sua compagna di lavoro Alma (Carol Alt). E poi ci sono altri personaggi, Nicolino, Virgilio e Tommaso Grillo (Galeazzo Benti), il “decano” dei morti, un gentiluomo del Settecento…



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