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Note di cinema: Claudio Simonetti
17 Giugno 2018 - 17 Giugno 2018
«Se Dario Argento può essere ritenuto, senz’altro a ragione, il demiurgo della via italiana al thriller-horror, un giusto cocktail, ben calibrato e miscelato, delle due facce che ne compongono la filmografia (dal primo exploit L’uccello dalle piume di cristallo, a Inferno, passando per Suspiria), che poi degenererà, come il western, nello “spaghetti-thrill”, altrettanto a ragione si può affermare che Claudio Simonetti, figlio del grande Enrico (compositore, presentatore garbato ed effervescente di fortunatissime trasmissioni televisive, intrattenitore di raro gusto e pianista senza pari), se ne può ritenere il cantore, o meglio, l'”aeso” (perché ogni vera Chanson de Geste ne chiede uno all’altezza), più sommo ed ispirato. Come fu Bernard Hermann per il Maestro Alfred Hitchcock, così Simonetti, peraltro musicista eclettico che ha sperimentato con valore anche altri panorami sonori, è riuscito a dar voce e forma armonica alle angosce, alle paure, ai colpi di scena e di teatro e alle macellerie orride ed orrende (e chi più ne ha più ne metta) della “casa Usher” argentiana in maniera indimenticabile. Chi non è stato ossessionato, chi non è stato stalkerizzato dalla sue partiture per Profondo rosso e Suspiria (due titoli a caso), alzi la mano se può. Al punto tale che è riuscito a raggiungere la perfetta simbiosi, la più eccelsa compenetrazione fra scena e colonna. E scusate se, per un compositore di musiche da film, è poco. Per questo buon motivo su tutti gli altri (che certamente ci sono), ci è sembrato doveroso chiudere in bellezza questa stagione degli incontri di Note di cinema con un autore di tale portata. Appunto, Claudio Simonetti» (Salizzato).
Si ringrazia per la collaborazione Enrico Mangini
 
ore 17.00 College di Castellano e Pipolo (1982, 92′)
«Mentre torna al college, dopo una vacanza trascorsa a casa, Arianna incrocia l’elicottero pilotato da Marco, allievo dell’Accademia Militare, il cui edificio è situato nelle immediate vicinanze del college. Nonostante le rigide regole dei due istituti, i due cominciano a frequentarsi, con disappunto dei rispettivi istruttori» (Poppi).
 
ore 19.00 Demoni di Lamberto Bava (1985, 87′)
«Se è vero che il cinema horror è una buona cartina tornasole delle paure e delle fobie della società a cui si parla, e da cui viene prodotto/ispirato/influenzato, anche questo film italiano, ambientato però in una specie di Germania terra-di-nessuno. Non scherza. Anzi, dimostra di essere una perfetta allegoria del serpeggiante orrore che cominciava a crescere in quel particolare momento storico. Nel periodo in cui Demoni uscì, metà anni ’80, ci fu l’esordio di un nuovo grande terrore antropologico: quelli erano i tempi dell’alone viola che si attaccava soltanto toccandosi (si favoleggiava di sguardi virali), della paura dell’altro e dell’isolamento sessuale. […] Nella pellicola di Bava, il piede pesta sul pedale dell’erotismo, e lo fa in modo neanche tanto velato, trasformando la sala cinematografica in cui l’azione si svolge in un lupanare. Tanto per cominciare, entrano in scena due prostitute con il loro gigantesco protettore e, guarda caso, è una delle ragazze di vita a ferirsi con la maschera […] e a mutare in un’oscena figura diabolica, assetata di carne e sesso. E questo ferimento, con spargimento di sangue e relativa infezione, dà il via alla sarabanda di toccamenti, strusciamenti e perversioni che sono il luogo più adatto alla sopravvivenza e al contagio virale» (Boriani). Con Urbano Barberini, Natasha Hovey, Karl Zinny, Fiore Argento.
 
ore 20.30 Incontro moderato da Cristiana Paternò con Claudio Simonetti, Dario Argento, Lamberto Bava, Stefania Casini, George Hilton, Franco Montini, Riccardo Rossi
 
a seguire Suspiria di Dario Argento (1977, 100′)
«Una laurea honoris causa in tecnologia degli spaventi. Dario Argento non merita niente di meno per un film che probabilmente farà epoca nel cinema della pelle d’oca. Anche il pubblico più refrattario ai brividi del giallo suderà freddo, stavolta; e sarà difficile d’ora in poi non comprendere Dario Argento in quel pugno di registi che grazie all’eccellenza del mestiere tengono a galla il cinema italiano. I teorici dell’impegno politico e sociale non saranno d’accordo, ma poco male: Suspiria ritrova le radici fantastiche del cinema, facendo leva sul colore e sul sonoro, con una furbizia spettacolare cui si deve tanto di cappello. Naturalmente accadono cose da pazzi nella casa che si suppone essere stata di Erasmo, l’autore dell’elogio della pazzia. Siamo in Germania, a Friburgo, dove la giovane Susy, un’americana, è venuta a studiare in una famosa accademia di danza» (Grazzini). «Suspiria è nato dal mio desiderio di sganciarmi dalla realtà e di librarmi in un mondo assolutamente fantastico. Volevo girare una favola e nello stesso tempo volevo parlare di stregoneria, perché in quel periodo il mio interesse era stato risucchiato dall’esoterismo. La fiaba di Biancaneve e i sette nani fu il punto di partenza per la storia» (Argento). Con Jessica Harper, Stefania Casini, Flavio Bucci, Miguel Bosé e Alida Valli.
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