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Musicisti dello schermo: Enzo Masetti
23 Maggio 2012 - 23 Maggio 2012

Sulla scia delle iniziative di studio e di spettacolo che nel 2011 hanno commemorato il centenario di Nino Rota, celebrando implicitamente valore e vitalità della “buona” musica cinematografica, la Cineteca Nazionale presenta una serie di essenziali retrospettive dedicate ai maggiori musicisti italiani dello schermo attivi tra gli anni Trenta e i nostri giorni. Attraverso film classici del nostro cinema e qualche meno prevedibile “ripescaggio” verranno riproposte all’ascolto – e all’audiovisione – quelle espressioni di alto e spesso oscuro artigianato musicale che hanno spianato la via a fenomeni di ampio apprezzamento e incidenza sociale, nonché di attenzione musicologica, come quelli oggi attribuiti a figure quali Ennio Morricone o Nicola Piovani, o, retrospettivamente, al già ricordato Nino Rota. Per lungo tempo guardata con sospetto come «una sopravvivenza artificiale della musica romantica» – la formula è di Kundera, ma fa perfettamente al caso nostro -, la musica per lo schermo si è gradualmente guadagnata una dignità, una necessità e un rilievo che è difficile contestarle oggi. Quantomeno nei suoi esempi migliori.

Ad aprire la serie di giornate su Musicisti dello schermo sarà la figura di Enzo Masetti, «un semplice musicista che milita anche, e con appassionato fervore, nel campo cinematografico»: così il Maestro definiva se stesso in un suo scritto pubblicato nel 1950. Perché oltre ad essere compositore di collaudata perizia di scrittura e intelligenza dell’immagine (Cavalleria di Alessandrini, Fari nella nebbia di Franciolini, Vulcano di Dieterle, Il brigante Musolino di Camerini) tanto da incarnare già tra le due guerre l’archetipo italiano dello “specialista”, Masetti fu anche saggista penetrante, divulgatore e didatta: tra i primi anni Quaranta e il 1960 tenne infatti corsi paralleli di “Musica per cinema” al Conservatorio di S. Cecilia e presso il Centro Sperimentale di Cinematografia. All’incontro su Masetti seguiranno, con cadenza mensile, appuntamenti dedicati ad Alessandro Cicognini, Angelo Francesco Lavagnino, Carlo Rustichelli e Armando Trovajoli.

Rassegna a cura di Sergio Bassetti

 

ore 17.00

Piccolo mondo antico (1941)

Regia: Mario Soldati; soggetto: dal romanzo omonimo di Antonio Fogazzaro; sceneggiatura: Mario Bonfantini, Emilio Cecchi, Alberto Lattuada, M. Soldati; fotografia: Arturo Gallea, Carlo Montuori; scenografia: Gastone Medin; costumi: Gino C. Sensani, Maria De Matteis; musica: Enzo Masetti diretta da Fernando Previtali; montaggio: Gisa Radicchi Levi; interpreti: Alida Valli, Massimo Serato, Mariù Pascoli, Annibale Betrone, Ada Dondini, Giacinto Molteni; origine: Italia; produzione: A.T.A.; durata: 107′

Tratto dal celebre romanzo di Antonio Fogazzaro Piccolo mondo antico, ilfilm di Soldati racconta la storia di Franco, il quale, nella Lombardia austriaca, sposa la figlia di un modesto funzionario, Luisa, senza il consenso della nonna. Inizia così una persecuzione nei loro confronti. «Masetti si mette disciplinatamente al servizio del racconto, di cui sottolinea con misura e gusto tanto gli aspetti sornioni e affettuosamente caricaturali della fauna umana che quel piccolo mondo abita, quanto i risvolti tragici – e poi redentivi – legati alla tragedia della piccola Ombretta. Tra le tante, vanno segnalate le pagine della partenza di Franco, dove il flusso musicale si arresta e poi riparte a più riprese per accogliere il canto di una campana che dà commiato alla barca dalla riva del lago; e l’altra, turbinosa, che fa da prologo all’incontro/scontro tra Luisa e la marchesa Maironi, affidata, onomatopeicamente, all’incalzante mulinare ostinato di un disegno degli archi. Già qui Masetti manifesta la sua tendenza ad accompagnare, degli eventi drammatici rappresentati, soprattutto le fasi preparatorie, per poi scegliere il silenzio quando il dramma si consuma» (Bassetti).

ore 19.00
Processo alla città di Luigi Zampa (1952)
Regia: Luigi Zampa; soggetto: Ettore Giannini, Francesco Rosi; sceneggiatura: Suso Cecchi d’Amico, E. Giannini; collaborazione alla sceneggiatura: Diego Fabbri, L. Zampa, Turi Vasile; fotografia: Enzo Serafin; scenografia: Eraldo da Roma; costumi: Maria De Matteis; musica: Enzo Masetti diretta da Fernando Previtali; montaggio: Eraldo Da Roma; interpreti: Amedeo Nazzari, Silvana Pampanini, Paolo Stoppa, Mariella Lotti, Franco Interlenghi, Irene Galter; origine: Italia; produzione: Film Costellazione; durata: 108′

Ai primi del secolo, a Napoli, il giudice Antonio Spicacci emette alcuni mandati di cattura nei confronti di alcune persone coinvolti in due omicidi di stampo camorristico. La matassa è intricatissima, gli indiziati sono numerosi, alcuni insospettabili, e i malviventi godono di protezioni e conoscenze altolocate. Il giudice Spicacci si trova di fronte a un bivio: lasciar perdere l’indagine o andare fino in fondo, a costo di mettere a soqquadro la città? « Nella partitura, che Masetti tiene a freno per buona parte del primo atto, si ascoltano due temi maggiori: uno legato alla camorra, torvo e minaccioso, e quello, virato su registri patetici, che fa richiamo alla figura tragica ed esemplare di Luigino Esposito. In altri termini, le due facce di Napoli: quella notturna e “malavitosa”, e l’altra, ingenua e appassionata, che designa affettuosamente il popolo dei diseredati. Tra questi due poli musicali Masetti si muove con acceso gusto timbrico e senso del colore locale. Da segnalare, in partitura, l’episodio della fuga attraverso i vicoli di Luigino e della sua fidanzata: qui un accorato canto di strada contrappunta la voce dell’orchestra, creando un gioco responsoriale di alta suggestione. Significativo, poi, che il bandolo narrativo stesso di Processo alla città si annodi a un elemento musicale: una canzone, Tradimento, che si fa implacabile atto d’accusa nei confronti di chi l’ha scritta» (Bassetti).

 

ore 21.00

Incontro moderato da Sergio Bassetti con Steve Della Casa

 

a seguire

Le fatiche di Ercole (1958)

Regia: Pietro Francisci; soggetto: P. Francisci da Le Argonautiche di Apollonio Rodio; sceneggiatura: Ennio De Concini, P. Francisci, Gaio Fratini; fotografia: Mario Bava; scenografia: Flavio Mogherini; costumi: Giulio Coltellacci; musica: Enzo Masetti diretta da Carlo Savina; montaggio: Mario Serandrei; interpreti: Steve Reeves, Sylva Koscina, Ivo Garrani, Arturo Dominici, Mimmo Palmara, Lydia Alfonsi; origine: Italia; produzione: Oscar Film, Galatea; durata: 103′

Le dodici fatiche di Ercole (alla conquista del Vello d’oro) si riducono a tre: la lotta contro il leone di Nemea, quella contro il toro di Creta e lo scontro con le Amazzoni.

Il mitico capostipite del peplum. «È sotto il segno della dismisura che si colloca la partitura per Le fatiche di Ercole: la misura, l’economia degli interventi, cede qui il posto a un’opulenza necessaria, alla declamazione, vuoi per la scala dei personaggi, tutti indistintamente fuori misura – come si addice a dei, semidei ed eroi -, vuoi per un regime rappresentativo sommario, alla buona, in cui alla musica è convenientemente delegata una sensibile porzione di epos, altrimenti latitante per pochezza di mezzi produttivi. E che dire poi della impagabile cadenza di voga consegnata al coro dei marinai, ai quali si avvicenda Orfeo in persona che sulla lira sprona la baldanza degli Argonauti ai remi coi versi dannunziani “Deh, Anfitrite del mar / venti del ciel / invochiam…”: da antologia» (Bassetti).

Ingresso gratuito

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