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Lorenza Mazzetti, l’equilibrista sul filo della Storia
02 Aprile 2015 - 02 Aprile 2015
«In tanti hanno sentito parlare di Lorenza Mazzetti, “l’italiana che inventò il Free Cinema inglese”, come recita il titolo di una pubblicazione a lei dedicata. In tanti, ma non abbastanza. La sua biografia è sconvolgente, la sua opera letteraria e cinematografica rara e preziosa. Orfana di madre da sempre e di padre troppo presto, Lorenza va a vivere ancora bambina, insieme alla sorella gemella Paola, vicino a Firenze, nella villa della zia paterna, Mina Mazzetti, sposata al cugino di Albert Einstein. Qui trascorre anni allegri e felici, in compagnia delle figlie degli zii e dei ragazzini dei contadini che ruotano attorno alla villa, fino a quando nell’agosto del ’44, un attimo prima di lasciare l’Italia, una squadra delle SS trucida Mina Mazzetti e le sue figlie. Lo zio Robert, che era stato convinto a nascondersi pochi giorni prima, perché erano venuti a chiedere di lui, si suiciderà l’anno dopo. Lorenza, sopravvissuta in quanto non ebrea, racconta quegli anni ne Il cielo cade, uscito nel ’62 e vincitore del premio Viareggio (passando come un’invenzione letteraria), che diventerà un film nel 2000. Ha girovagato giovanissima per l’Europa, ha conosciuto Camus, Sartre, Marguerite Duras, ed è sbarcata a Londra negli anni ’50, dove si è iscritta alla Slade School of Fine Arts, ha rovesciato del tè bollente sulla gamba del direttore del British Film Institute (gamba, fortunatamente, di legno), ed è diventata amica e collega inseparabile di Lindsay Anderson, Karel Reisz e Tony Richardson, con i quali ha firmato il manifesto del Free Cinema che rivoluzionerà la cinematografia inglese e mondiale. Ed è proprio l’esperienza in Inghilterra, il tournage di Together, i giorni e le persone che iniziarono quel movimento di avanguardia, che Lorenza ha recentemente messo per iscritto in Diario londinese (Sellerio, 2014), un racconto-verità che non può non ripercorrere per lampi la tragedia vissuta nell’infanzia, ma nemmeno può reprimere la leggerezza e l’umorismo che colora la voce di Lorenza Mazzetti, ieri come oggi» (Marianna Cappi).
 
ore 17.00 Darling di John Schlesinger (1965, 100′)
Dopo un matrimonio fallito, la giovane modella Diana Scott usa il suo sex-appeal per una rapida scalata sociale, seducendo un giornalista televisivo, quindi un ricco uomo d’affari e infine un nobile italiano. Ma tale disinvoltura comporterà un prezzo alto da pagare. Ritratto caustico della Swinging London, sottratta per una volta ai luoghi comuni della cultura pop e raccontata nel suo strisciante cinismo sociale, con uno stile spesso vicino al realismo del primo Free Cinema. Grande successo all’epoca e ben tre premi Oscar, per la protagonista, una straordinaria Julie Christie, la sceneggiatura di Frederic Raphael e i sofisticati costumi di Julie Harris.
 
ore 19.00 I giovani arrabbiati diTony Richardson (Look Back in Anger, 1959, 98′)
Jimmy gestisce un banco al mercato e impiega il tempo libero come trombettista jazz. Irrequieto e facile agli scoppi d’ira, litiga spesso con la moglie Alison, che, rimasta incinta, sceglie infine di abbandonarlo. Jimmy si consola con l’amica di lei, Helena, la cui presenza aveva contribuito alla rottura tra i due, ma finirà per tornare sui suoi passi. Primo lungometraggio del Free Cinema ad avere una distribuzione regolare, il film riprende la pièce Ricorda con rabbia di John Osborne, allestita tre anni prima dallo stesso Richardson, e segna l’arrivo sullo schermo delle idee degli “angry young men” e della poetica del “kitchen-sink”, quel realismo carico di indignazione che sparigliò la cultura inglese dell’epoca. Richard Burton era allora già una star a Hollywood e contribuisce al film con una prova di straordinaria durezza e intensità.
 
ore 20.45 Incontro moderato da Steve Della Casa con Lorenza Mazzetti, David Grieco, Edoardo Salerno
 
a seguire K di Lorenza Mazzetti (1953, 28′)
«Io ero studentessa alla Slade School of Fine Art. Avevo visto che c’era una Film Society, che disponeva di una piccola macchina da presa in 16mm, pellicola e lampade e ho pensato di usare questo materiale per fare un film che avevo in testa, tratto da La metamorfosi di Franz Kafka. Siccome nell’università c’erano dei personaggi estremamente interessanti, ho chiesto ad un giovane studente mio amico se voleva fare la parte di Gregor Samsa. Poi un’altra studentessa fece la madre, un’altra la sorella e mi mancava il capufficio di Samsa, che ho trovato per strada; lo fermai e gli chiesi se voleva partecipare al film. Era un signore molto gentile. Si occupava di import export, mi pare di pellame. Ha detto di sì e ci ha salvato perché eravamo sempre senza soldi e lui ogni volta ci invitava a pranzo, è sempre stato molto carino. Poi questo film l’ho montato in camera mia con una piccola macchinetta che tagliava la pellicola, però per lo sviluppo e la stampa andavo a Grosvenor Street dove c’era uno stabilimento di sviluppo e stampa e io firmavo sempre a nome dell’University College. Ho poi fatto fare la musica ad un mio amico, Daniele Paris, musicista piuttosto conosciuto. Lui fece la musica che abbiamo inciso e montato. Ad un certo punto però all’Università arrivò un conto piuttosto notevole, e allora il Direttore della Slade School, William Coldstream, un famoso artista e pittore della scuola di Londra, mi chiamò a rapporto e mi chiese il motivo di quella somma così alta e, poi, se provvedevo io a pagare. Ammisi che effettivamente era colpa mia, ma che non avevo i soldi per pagare. Lui mi disse: “Carissima Lorenza o paghi o qui a Londra si va in prigione per questo. A me dispiace mandarti in prigione. L’unica cosa che posso fare è mostrare il film agli studenti e vedere se vogliono contribuire alle sue spese. Solo in questo caso il film sarà prodotto dalla Slade School. Però chiamerò la polizia e se gli studenti non applaudono andrai in prigione”. Così dovetti aspettare questo momento terribile per tutta la durata della proiezione che si svolse nell’aula magna dell’Università. Alla fine ci fu un grandissimo applauso e…» (Mazzetti).
Proiezione a ingresso gratuito
 
a seguire Together di Lorenza Mazzetti(1956, ’52)
«…e ho visto venire verso di me William Coldstream accompagnato da un bellissimo signore che mi diede la mano. Coldstream disse: “Lory, questo è Denis Forman, il direttore del BFI. Lui pensa di poterti aiutare a fare un film senza dover andare in prigione. Vorrebbe sapere se vuoi prendere un tè da lui domani alle cinque”. Non avevo davvero nulla in contrario. Denis Forman mi chiese anche se avevo già un’idea da portargli battuta a macchina. Gliela portai il giorno dopo. Abbiamo preso il tè, lui ha letto i quattro fogli che avevo scritto e che avevano come titolo The Glass Marble (Le palline di vetro). Io a quell’epoca stavo piuttosto male psicologicamente, ma nessuno sapeva dei traumi del mio passato. Avevo bisogno di esprimere in qualche modo la mia angoscia, anche se poi il mio inconscio mi impediva di parlare in modo diretto di ciò che mi era successo. L’idea del film riguardava due sordomuti che vivevano nell’East End di Londra, quindi tagliati fuori dal mondo in quanto “diversi”. Era esattamente anche la mia sensazione di essere “diversa”, e la proiettavo in questi due personaggi tagliati fuori dal sonoro e inseguiti dai bambini che li prendevano in giro e umiliavano. Questo gioco diventava sempre più violento, finché uno dei due, il più grosso, si rivoltava e rincorreva i bambini. Insomma quest’idea piacque molto a Denis Forman. […] L’idea mi era venuta da un libro letto nell’infanzia, I ragazzi della via Pal, e mi erano rimaste molto impresse le figure dei due fratelli Pàstztor che rubano le biglie colorate ad un piccolo bambino… Poi, c’era anche un insieme di ricordi infantili e, come ho detto, la necessità di esprimere in qualche modo il mio stato interiore profondo, immagino. In seguito ho potuto capire perché avevo scelto questa storia: In quel momento, però, sapevo che dovevo realizzare quella storia di due sordo-muti. Il suono era tagliato… e poi c’era il silenzio… Loro erano nel mondo del silenzio, gli altri erano nel mondo del suono… la differenza erano gli outsiders. Io ero l’outsider questo è abbastanza semplice. Naturalmente non era un documentario, i sordomuti non erano veri sordomuti, i bambini non erano i bambini… Non c’erano azioni realistiche… I sordomuti erano gli altri, ovvero le persone che realmente potevano sentire. comunque, fu così che Denis Forman lesse questa mia cosa e mi disse: “Bene i soldi ci sono, la pellicola c’è, le luci ci sono, raccogli pure i tuoi attori e comincia fare il film”. io naturalmente ho chiamato subito il mio attore preferito, Michael Andrews, all’epoca studente di pittura – in seguito diventato un famoso pittore – che accettò. Poi chiamai Eduardo Paolozzi, che avevo visto in alcune gallerie, mi pare da Penroses, e mi aveva colpito per il suo aspetto perfettamente identico a come immaginavo fosse uno dei fratelli Pàstztor» (Mazzetti).
Proiezione a ingresso gratuito
 
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