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La vera storia di Gabriele Tinti
21 Settembre 2016 - 22 Settembre 2016
Protagonista di diverse pellicole francesi, richiesto oltreoceano dal cinema americano per film di respiro internazionale come Il volo della Fenice – diretto da Robert Aldrich (che lo volle in diversi suoi film) -, Tinti ha attraversato la storia del nostro cinema, frequentando i generi più diversi (dal musicarello al western, dall’horror al cinema erotico), alternando a film minori e b-movie pellicole importanti di registi come Vancini, De Sica, Lelouch, Bava e Lizzani – che lo lanciò giovanissimo nel film Cronache di poveri amanti accanto a Marcello Mastroianni. Il suo volto era però difficilmente dimenticabile e ha segnato il cinema italiano dagli anni Cinquanta alla fine degli anni Ottanta.
Secondo Riccardo Marchesini, autore del documentario sull’attore, «la vita di Tinti assomiglia ad un film. È la vicenda di un ragazzo di umili origini che lascia il paese per Roma divenendo un professionista del cinema italiano e non solo, senza tuttavia riuscire mai ad affermarsi completamente. La sua è una vicenda avventurosa, ricca di colpi di scena ed incontri, che meritava di essere riscoperta e raccontata».
 
giovedì 22
ore 17.00 Cronache di poveri amanti di Carlo Lizzani (1954, 109′)
«È l’ambiente fiorentino di Via del Corno che il romanzo di Vasco Pratolini, dal quale il film è tratto, ha efficacemente delineato, e che ora Lizzani delinea non meno efficacemente. È tutto un piccolo mondo che l’obiettivo non si stanca di frugare, unendo mura e botteghe, finestre e dimore a volti e cadenze, tipi e caratteri. È una umanità semplice, e rilevata, che ben presto desta una pensosa attenzione» (Gromo).
Con Marcello Mastroianni, Antonella Lualdi, Cosetta Greco, Anna Maria Ferrero.
 
ore 19.00 La banda Casaroli di Florestano Vancini (1962, 99′)
Le gesta della banda Casaroli, tristemente nota alle cronache per una serie di rapine in banca compiute nel 1950, partendo da Bologna, in alcune città italiane. Vancini «ha avuto […] la mano felice nel contrasto tra i fatti e la cornice, sulla singolarità di una tragedia americanizzata, inquadrata nella più pacifica e refrattaria città italiana, Bologna: sia nel disegno dei personaggi, sia nell’analisi del loro rapporto, sia nell’immergere la loro vicenda nella brumosa e malinconica scenografia dell’inverno petroniano» (Cattivelli). Con Renato Salvatori, Tomas Milian, Jean-Claude Brialy.
 
ore 20.45 Incontro moderato da Steve Della Casa con Pupi Avati e Riccardo Marchesini
 
a seguire Come in un film. La vera storia di Gabriele (Gastone) Tinti di Riccardo Marchesini (2016, 48′)
A 25 anni dalla sua scomparsa, il regista bolognese Riccardo Marchesini ripercorre, in un documentario di 50 minuti, le tappe della carriera dell’attore, partendo dalla minuscola Guarda, frazione di Molinella nella bassa bolognese, che diede i natali a Tinti. Il film, realizzato con il patrocinio del Comune di Molinella, prende l’avvio da una leggendaria apparizione dell’attore a bordo di una spider, su cui dicono attraversò la campagna bolognese in compagnia di Anna Magnani, fresca di Oscar…
Il documentario, oltre a raccogliere le testimonianze di amici, parenti, storici e colleghi, contiene una delle pochissime interviste rilasciate dalla moglie dell’attore, Laura Gemser.
 
venerdì 23
ore 17.00 Emanuelle nera di Albert Thomas (1975, 95′)
Primo film della serie erotica dedicata alla fotoreporter di colore Emanuelle, interpretata dall’attrice indonesiana Laura Gemser, moglie di Gabriele Tinti. Emanuelle è una giovane e bella fotografa americana in viaggio in Kenya per un reportage. Qui incontra una ricca coppia di europei, con cui comincia una liaison erotica. Quando l’uomo si innamora di lei e vorrebbe una relazione duratura, Emanuelle…
 
ore 19.00 L’occhio selvaggio di Paolo Cavara (1967, 98′)
«Il soggetto è elaborato con Fabio Carpi e Ugo Pirro, mentre la sceneggiatura è condivisa con Tonino Guerra e si avvale del contributo di un giovane emergente (cinematograficamente parlando) di nome Alberto Moravia. […]. L’occhio selvaggio del titolo è dunque quello del regista che riprende le imprese di Paolo, e che è, consapevolmente, complice con lo spettatore che quelle stesse imprese vede sullo schermo. L’occhio selvaggio però è anche quello dello spettatore lasciato in balia dell'”ideologia” dell’immagine»(Fogliato). Con Philippe Leroy e Delia Boccardo.
 Copia restaurata dalla Cineteca Nazionale
 
ore 20.45 Der leone has sept cabeças di Glauber Rocha (1970, 99′)
In un paese africano, alcuni mercenari fanno prigioniero un bianco, latino-americano, Pablo, venuto ad appoggiare gli indigeni nella loro lotta contro i colonialisti. «Ho girato sempre impiegando con gli africani le loro stesse forme di rappresentazione. […] Il film è come se fosse un dramma africano primitivo, che respinge il linguaggio del cinema borghese, del cinema europeo» (Rocha). Con Jean-Pierre Leaud, Rada Rassimov, Giulio Brogi.
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