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Italia, anni Ottanta: immagini, corpi, storie
06 Dicembre 2016 - 11 Dicembre 2016

 

06.12.2016-11.12.2016

 

«Gli anni Ottanta italiani sono stati raccontati e studiati molto spesso in modo viscerale, pregiudiziale e/o ideologico; con delle parole-chiave – il decennio della nostalgia, del berlusconismo, del declino ecc. – che hanno colonizzato il discorso riducendone a slogan la difficoltà, la complessità e anche la indubbia vitalità; lasciando forse in ombra manifestazioni estetiche o espressive apparentemente marginali, in realtà preziose per comprendere i processi culturali, sociali e simbolici del periodo. Il numero 585 di “Bianco e Nero” si occupa degli anni Ottanta guardando alle nuove immagini dei corpi, alla rappresentazione dei generi e delle identità sessuali, alla produzione o all’invenzione delle culture e sottoculture giovanili (dark, punk o i “paninari” italiani); con uno sguardo ai rapporti tra produzione cinematografica, arte, design, architettura, moda., fumetto, videogame. I contributi del numero portano l’attenzione su fenomeni col senno di poi rivelatisi seminali: per esempio la nascita del videoludico, il ruolo degli indipendenti o l’influenza sull’immaginario di certe controculture, o ancora il profilarsi di nuove sensibilità estetiche e nuove culture del gusto come il trash, il camp, il queer, in un quadro in cui l’adolescenza diventa sempre più centrale nelle dinamiche nell’industria culturale» (Maria Pia Comand, dall’editoriale del numero 585 di «Bianco e Nero»).

martedì 6

ore 17.00 Culo e camicia di Pasquale Festa Campanile (1981, 130′)

Nella tv privata in cui lavora come assistente montatore Rick Antuono (Enrico Montesano) ha altri progetti: sogna, infatti, di diventare cronista sportivo e di ottenere l’attenzione di Ornella (Daniela Poggi), che lavora con lui e di cui è segretamente innamorato. Ma Rick è balbuziente e i suoi sogni sono destinati a rimanere tali fino a quando non ottiene una parlata fluida grazie ad un espediente. Renato (Renato Pozzetto) e Alberto Maria (Leopoldo Mastelloni) formano da dieci anni una coppia perfetta, il primo casalingo e il secondo negoziante di articoli di lusso. Ma un giorno Renato conosce Ella (Maria Rosaria Omaggio), una giovane fotografa che si innamora subito di lui. Renato si troverà a dover sconvolgere la sua vita. «Movie-movie di successo di Pasquale Festa Campanile uscito sulla scia di Qua la mano, ma estremamente volgare. Invece di preti ballerini e papi polacchi, stavolta devono far ridere cronisti balbuzienti e culattoni (da cui il titolo pesantissimo) pentiti. […] Frase di lancio: “L’unico film con due attori comici per un divertimento doppio”» (Giusti).

 

ore 19.15 Pierino contro tuttidi Marino Girolami (1981, 92′)

«Il primo e originale Pierino. La genesi la racconta lo stesso Alvaro: “Marino venne da me e disse: Perché non diamo un volto al mitico Pierino e non mettiamo in scena le sue barzellette?. Comprammo un’intera collana di libri di barzellette, con i quali andavamo sul set e decidevamo giorno per giorno, quelle da girare. Avemmo un successo inaspettato”. […] Il cast, in verità, è splendido, con Billi come nonno sporcaccione, Liberti come padre e la nuova sexbomb Michela Miti come supplente bbona. […] Nasce, anzi rinasce il barzelletta-movie ed esplode la stella di Alvaro Vitali. Gran parte delle barzellette sono risapute, ma è commuovente il rapporto tra vecchio cinema della commedia anni ’50 e quello della commediaccia anni ’80» (Giusti).

 

mercoledì 7

ore 17.00 I carabbinieri di Francesco Massaro (1981, 90′)

«Notevole il titolo con le due B. Dopo Ridere, ridere, rideredi Edoardo Anton il migliore dei barzelletta-movie all’italiana. Progetto studiato a tavolino dopo il successo di alcuni libri di barzellette sull’Arma, raduna un cast all-star, con la stella nascente Diego Abatantuono in un ruolo alla Al Pacino di Cruisinga caccia del grosso calvo cattivo Eolo Capritti […]. Si perdono un po’ i personaggi arboriani. Andy, Bracardi, Marenco. Meglio Ghiani e Montanaro che formano la coppia “Alka e Seltzer, il duo toscano Monni e Micheli […]. La scena è rubata da Bombolo ed Ennio Antonelli che, per l’occasione, formano la coppia di ladri romanissimi Provolone e Mozzarella» (Giusti).

 

ore 19.00 Attenti a quei P2 di Pier Francesco Pingitore (1982, 100′)

«17 marzo 1981: in un fabbricato in provincia di Arezzo viene portato alla luce uno dei “libri mastri” dei misteri italiani: è la lista di nomi e cognomi degli iscritti alla loggia P2 trovata dai magistrati durante le indagini sul presunto rapimento di Michele Sindona nella fabbrica della Giole, a Castiglion Fibocchi, di proprietà di Licio Gelli. Il cinema popolare non perde l’appuntamento con una cronaca che è già Storia: nasce così questo parodico film che sceglie di applicare a Licio Gelli & Co. le maschere di un “carnevale della politica” in perfetto stile Bagaglino. Nella giostra di travestimenti messa in scena da Pingitore tanti sono i nomi storpiati dietro ai quali sono immediatamente riconoscibili le fisionomie chiave dei “poteri forti” dell’epoca» (Uva).Con Pippo Franco, Oreste Lionello, Franco Diogene, Bombolo, Giorgio Porcaro, Anna Maria Rizzoli.

 

ore 20.45 Attila flagello di Dio di Castellano e Pipolo (1982, 102′)

«Uno dei più grandi disastri natalizi del cinema natalizio italiano. Girato in gran fretta, tutto in esterni per avere un prodotto fresco per le feste con Diego Abatantuono, il film non fa una lira e viene smontato prima di capodanno. Crolla il mito del terrunciello, che si concederà un giusto periodo di ripensamento. Ma il disastro si trasforma in grande cult molto, molto privato per i fan del trash italiano […]. Il film è più divertente del previsto, col suo eccesso di battute improvvisate da Abatantuono-Attila e di situazioni riprese dalla realtà di tutti i giorni» (Giusti).

 

giovedì 8

ore 17.00 Si ringrazia la Regione Puglia per averci fornito i milanesidi Mariano Laurenti (1982, 86′)

«Un Boldi proto-berlusconiano, un Teocoli marocchino e Porcaro Terrunciello sono macchiette che arrivano direttamente dal Derby e La Tappezzeria. Faletti, che interpreta una piccola parte, firma anche la sceneggiatura» (Carrà-Zuccotti). «Teocoli fa il consueto numero del marocchino, allora abbastanza popolare, mentre Baldi è grandioso nei panni di Max Bernasconi, figlio di papà (Elio Crovetto!) e piccolo Berlusconi proprietario dell’emittente Tele Bassa Padana, Canale Meno Cinque, il “Biscione Maledetto”. È bella anche l’idea di Porcaro che, proprio per darsi un’aria da nordico, abbandona il “Bar del Tacco” (che ha come barista Jimmy il fenomeno) per presentarsi come il paroliere Mogol al baretto bazzicato da Boldi e settentrionali doc» (Giusti).

 

ore 19.00 Vacanze di Natale di Carlo Vanzina (1983, 91′)

«Sapore di mare in versione alpina e spostato ai tempi attuali. Non cambia molto, a parte le canzonette. Primo di una fortunata serie di film vacanzieri sbanca botteghino, è anche tra i migliori. Calà non esagera, Claudio Amendola è notevole come giovane romano un po’ burino figlio di Mario Brega e Rossana Di Lorenzo (grandissimi) […]. Ma soprattutto c’è la prima grande gag di Christian De Sica in versione post-sordiana gay» (Giusti). Straordinario film corale, dove risaltano le figure di contorno: Riccardo Garrone e Rossella Como, genitori di De Sica, la meteora Marco Urbinati, fratello di Christian, Guido Nicheli, cummenda milanese, marito della Sandrelli.

 

ore 20.45 La chiave di Tinto Brass (1983, 110′)

«La vicenda del film si svolge a Venezia, una Venezia del tempo fascista alla vigilia della dichiarazione della seconda guerra mondiale. È la storia di un anziano professore inglese, direttore della Biennale d’arte, e della sua giovane moglie Teresa. Ambedue sono alla ricerca del proprio “io” nel loro rapporto sessuale. Un giorno il marito lascia di proposito sul pavimento del suo studio la chiave che apre il cassetto in cui tiene nascosto il diario ove egli narra le sue lussuriose fantasie. Teresa, per caso, trova la chiave, apre il cassetto e si impossessa del diario. Lo legge ed è spinta, a sua volta, a scriverne uno suo in cui anch’essa confessa tutta la sua passione amorosa e gli inganni che essa consuma insieme al giovane fidanzato della figlia. Fra i due coniugi si stabilisce un dialogo ambiguo e perverso tramite i rispettivi diari» (cinematografo.it). Stefania Sandrelli in un ruolo chiave della cinematografia italiana anni Ottanta.

 

venerdì 9

ore 17.00 Vai alla grande di Salvatore Samperi (1983, 91′)

A Rimini, durante un lungo e grigio autunno, un gruppo di giovani, capitanati da Giorgio, rivaleggiano con altri giovani, considerati i ricchi della zona. Quando giunge Karin, una bella tedesca di cui tutti ignorano il passato di prostituta, fra i due gruppi è lotta aperta. Con Massimo Ciavarro e Lara Wendel.

 

ore 19.00 Fuga dal Bronx di Enzo G. Castellari (1983, 89′)

Una società immobiliare vuole trasformare il Bronx, chiedendo agli emarginati che vi vivono di lasciare le loro case. Un gruppo, capitanato da Trash, si oppone con tutti i mezzi. «Nel Guinness dei primati cinematografici Fuga dal Bronxraggiunge una cifra quasi insuperabile in fatto di cadaveri carbonizzati. Il filone avveniristico-metropolitano, inaugurato tre anni fa da 1997: fuga da New Yorkdi John Carpenter, ha trovato nel regista italiano Enzo G. Castellari un seguace entusiasta, attento soprattutto a rincarare la dose di violenza. In questo Fuga dal Bronx, girato in esterni a New York e per il resto nei rinnovati studi di Cinecittà, persino un bimbetto di dieci anni riduce i nemici a brandelli con la stessa naturalezza con cui mastica il chewing-gum» (A. B., «Il Resto del Carlino»). Con Mark Gregory, Henry Silva, Anna Kanakis, Enio Girolami, Valeria D’Obici e Giancarlo Prete.

 

ore 20.45 Incontro moderato da Alfredo Baldi con Mariapia Comand, Carlo Cotti, Enzo G. Castellari, Andrea Mariani, Sergio Martino

Nel corso dell’incontro sarà presentato ilnumero 585 di «Bianco e Nero».

 

a seguire Acapulco, prima spiaggia… a sinistra di Sergio Martino (1983, 91′)

«Due giovanotti bolognesi, Gigi e Andrea; disoccupati senza troppo dispiacere e con pochi quattrini, con caratteri differenti ma con medesimi propositi fauneschi, non aspettano altro che l’estate per far strage di cuori femminili e confermare la loro sedicente fama di playboy. Sognando spiagge lontane ed esotiche con bellezze da capogiro, devono accontentarsi, date le magre finanze, di Cesenatico e di una pensioncina scalcinata di proprietà di una zia di Gigi. A Cesenatico, tra donne più o meno affascinanti e disponibili, i due eroi partono per le loro conquiste ma rimediano solo botte, brutte figure e male parole» (cinematografo.it).«Il miglior film della coppia Gigi e Andrea, perfettamente a loro agio sulla costa romagnola. […] Molto divertente. Frase di lancio: “Un profumo di mare, di donne, di scherzi, di amici, un mare di risate”» (Giusti).

 

sabato 10

ore 17.00 Delitto al Blue Gay di Bruno Corbucci (1984, 98′)

«Nico deve risolvere l’omicidio di un travestito, tale “Nadia”. Così si piazza a casa di Venticello, dicendo a tutti, anche alla moglie, che sta in America. Veste Venticello da donna e lo porta al localino “Blue Gay”, dove viene subito adescato dalla star del posto, Colomba Lamar, mentre Bombolo è ribattezzato Budellona. […] Notevole la valutazione pastorale del Centro Cattolico: “Questo ennesimo film dell’ispettore Giraldi, sguaiato e volgare più che mai (con consorte che non gli è da meno), è molto aldisotto dei veri e sottili professionisti dell’investigazione…”. Musica per le nostre orecchie» (Giusti).

 

ore 19.00 Amore tossico di Claudio Caligari (1984, 88′)

«Siamo ad Ostia, dove seguiamo le vicende di un gruppo di tossicodipendenti impegnato, nell’arco di tutta la giornata, un giorno dopo l’altro, a procurarsi la droga con tutti i mezzi possibili. Accattonaggi, furti piccoli e grandi, rapine, prostituzione. In questo vortice, Cesare e Michela, due ragazzi del gruppo, riescono ad avvertire la profondità del baratro nel quale sono caduti, e decidono – ma non è la prima volta che lo fanno – di uscire dal “giro”, definitivamente, dopo l’ennesima giornata inutile al termine della quale Cesare era stato sul punto di uccidere con una pistola la ragazza e di togliersi a sua volta la vita» (cinematografo.it). «Non sempre riesce a equilibrare l’intento informativo-didattico con le tentazioni della libertà inventiva, ma certo avvicina senza diaframmi né pregiudizi un ambiente di emarginati, descrivendone linguaggi e comportamenti. Il risultato più notevole è quello di creare intorno ai personaggi, pur accettati nella loro brutale naturalità, un clima di comprensione e addirittura simpatia. […] L’opera prima di Caligari […] ha il merito di non addolcire la pillola» (Kezich).

 

ore 20.45 I ragazzi di Torino sognano Tokyo e vanno a Berlino di Renzo Badolisani (1985, 85′)

Due amici: Vincenzo e Luciano. Il primo, molto bravo a parlare. Il secondo molto bravo ad ascoltare. I due stanno bene insieme: dividono un appartamento al centro di Torino, scherzano, mangiano, ridono, ascoltano musica. Nella loro vita ci sono Paolo il barbiere, Mercurio l’artista, Edo e Diana i manager, Laura la bionda cantante e infine Viviana, la donna… «È esemplare (il regista si definisce “integrato metropolitano”) la golosa e precipitosa commistione culturale del mondo dei ragazzi. Un insieme di tradizionalismo, anarchismo, pensiero debole, vattimismo, transavanguardia, nostalgie di ordine (Tokyo) e di comunità (Berlino). Chi volesse usare i vecchi termini di destra-sinistra si troverebbe spiazzato dalle euforie della Città laboratorio (se capita a Torino si ripete altrove). […] Fa un certo effetto il doppiaggio professionale, certe cose sono di troppo, come la prostituta espressamente bolognese. Anche l’artista Mercurio ha uno strano accento, ma il lato più interessante del personaggio è che si eccita con le foto del critico d’arte Bonito Oliva nudo» (Reggiani). «Se qualcosa di buono uscirà dal cinema italiano sarà anche per merito di film comeI ragazzi di Torino sognano Tokyo e vanno a Berlino […]; ormai appartiene alla storia del nuovo cinema, così pieno di scorie e poesia da tenere alla larga neorealismi, inchieste, apostolati, tutte cose vendibili» (Silvestri).

 

domenica 11

ore 17.00 Sposerò Simon Le Bon di Carlo Cotti (1986, 96′)

«Veloce trasposizione cinematografica di un romanzo per ragazzi scritto da una sedicenne, Cinzia Gurrado (nel film ha anche una particina) e di un certo successo tra i paninari. Sceneggiato a più mani, ma anche dal bravo papà della scrittrice, giornalista alla “Domenica del Corriere”, propone una serie di attori inediti e tutti figli d’arte che faranno una qualche fortuna. Il film, invece, fu un semidisastro e di Cinzia Gurrado non se n’è saputo più niente. Ma neanche di Simon Le Bon» (Giusti). Con Luca Lionello e Gian Marco Tognazzi.

 

ore 19.00 Il ragazzo del Pony Express di Franco Amurri (1986, 91′)

«Agostino detto Ago, presa con grande gioia familiare la laurea con 110 e lode, ha il problema di trovare un lavoro: lui non manca di darsi da fare, ma incontra o un muro, o soluzioni assurde e perfino indecorose. Rita, una sua ex compagna di studi che lavora al Pony Express (una agenzia di recapiti celeri) lo induce a procurarsi un motorino, per essere assunto. I soldi per acquistarlo Ago li trova in un modo a dir poco inconsueto: si scontra in una bella ragazza che esce d’impeto dalla automobile restandogli tra le mani la borsetta di costei. La ragazza (Claudia) riavrà la borsa (e, a suo tempo con i primi guadagni, il denaro); lei è una ragazza-bene, lavora con Olivia un’amica assai sofisticata padrona di un negozio di articoli alla moda, la quale Olivia, riconosciuto un giorno nel fattorino che reca una lettera il “presunto” scippatore lo denuncia. Ma Claudia, che ha preso in simpatia (ricambiata) Ago, dichiara che c’è stato un equivoco di persona» (Giusti). Con Jerry Calà, Isabella Ferrari e Alessandro Benvenuti.

 

ore 20.45 Italian Fast Food di Lodovico Gasparini (1986, 89′)

«Concepito all’epoca dei duri scontri fra paninari e pizzettari, Fast Food o Italian Fast Food, […] non offre moltissimo ai fan di “Drive In”, da cui gran parte del cast proviene. Anche perché non vi appaiono i divi maggiori (Greggio-D’Angelo-Beruschi) né le superstelle (Cansino-Del Santo-Grimaldi), ma solo la seconda linea, cioè Braschi-Vastano-Pistarino e la bella Messaggio. Questo rende comunque il film assolutamente di culto ad anni luce di distanza» (Giusti).

 

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