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Incontro moderato da Andrea Schiavi con Davide Mancori, Enzo G. Castellari, Romolo Guerrieri, Giovanni Lupi, Edoardo Margheriti, Giorgio Molteni
11 Ottobre 2017 - 11 Ottobre 2017
«Ricordate quando Robert Mitchum, ne Il temerario di Nicholas Ray, recupera proprio sotto il pavimento della sua vecchia casa di legno una scatola piena di fotografia? Dentro ci sono tutti i sogni e i desideri di avventure di un ragazzo. Lo so, è un vecchio film in bianco e nero, ma la scena e la luce di Lee Garmes non si scordano facilmente. Anche la scatola che ha riportato alla luce Davide Mancori, conservata da suo padre Sandro, grande direttore della fotografia purtroppo scomparso, che racchiude fotografie di set suoi, dei suoi fratelli, Alvaro, Memmo, Mario e di suoi amici del calibro di Tonino Delli Colli, Aldo Tonti, Gabor Pogany, Pasqualino De Santis, Armando Nannuzzi, Marcello Gatti, Vaclav Vich, racchiude tanti sogni e tante avventure. Sogni e avventure di un mondo e di un cinema che oggi abbiamo praticamente perduto. Come abbiamo perduto questi personaggi fantastici che hanno illuminato il cinema italiano e non solo quello. Eppure, basta riportare alla luce le fotografie di questi set, rivedere i volti dei fratelli Mancori, del grande Alvaro, simpatico e generoso con tutti, di Tonino Delli Colli che sorride accanto a Fellini, dei primi ciak di Accattone di Pasolini, di grandi maestri internazionali come Joseph Mac Donald e Henri Alekan di passaggio in Italia, per sentire ancora il calore di questo mondo, l’idea che c’era di famiglia e non solo di lavoro. Per questo, credo, i personaggi inquadrati nella fotografia, proprio loro che di mestiere dovevano inquadrare star e passaggi per il cinema, possono prendere vita e parlare con Davide, figlio di Sandro, che raccontava storie così divertenti» (Marco Giusti, dalla prefazione del libro di Davide Mancori e Giovanni Lupi Tre mani di cinema).
 
ore 17.00 The Mark di Mariano Equizzi (2003, 88′)
«Mark, dopo una lite con la sua ragazza Giulia, si lascia sedurre da Serena e insieme a lei trascorre una notte di passione dopo la quale la ragazza svanisce nel nulla. Mark scopre che chiunque si stato l’amante della misteriosa ragazza viene perseguitato da una maledizione che porta il segno di una stigmate nera sulla mano destra. Dopo un primo momento di incredulità Mark decide di chiedere aiuto a Giulia e scopre che la ragazza è stata brutalmente violentata e uccisa da tre giovani rimasti impuniti grazie al potere di influenti genitori. Lo spirito della ragazza torna a perseguitarlo e per fermare la maledizione Mark dovrà vendicarne la morte» (mymovies.it). «I nostri personaggi non si discostano poi tanto dalla realtà sociale. Sono giovani in grado di fare qualunque cosa. Il film è uno spaccato inquietante in cui non c’è traccia di sistemi regolatori e forze morali. Non c’è posto per genitori e polizia» (Equizzi).
 
ore 18.45 Ehi amico… c’è Sabata, hai chiuso! di Frank Kramer (1969, 105′)
«Il dopo Sartana di Parolini si chiama Sabata, ma anche Lee Van Cleef e, soprattutto, Alberto Grimaldi. […] Per Sandro Mancori, direttore della fotografia abituale di Parolini, il film era bellissimo. “Grimaldi prese Parolini dopo aver visto il suo Sartana. Gianfranco è un po’ il rovescio della medaglia di Sergio Leone. Lui riesce con l’intelligenza a rovesciare le situazioni più violente. Io con Grimaldi avevo fatto l’operatore in una serie di piccoli western con Robert Hundar. Ormai aveva fatto i soldi con i film di Leone”. Grandi i titoli di testa, che scorrono mentre entra in scena Sabata e si accende un sigaro. Il titolo del film è scritto e recitato, come se fosse un video, mentre per la regia leggiamo: “È un film di Frank Kramer”, con il nome di Frank Kramer scritto in rosso. Tutto il film è pieno di continue trovate, di regia, di fotografia, di montaggio, di musica, che sottolineano le invenzioni del regista» (Giusti).
 
ore 20.45 Incontro moderato da Andrea Schiavi con Davide MancoriEnzo G. CastellariRomolo GuerrieriGiovanni Lupi, Edoardo Margheriti, Giorgio Molteni
Nel corso dell’incontro sarà presentato il libro di Davide Mancori e Giovanni Lupi Tre mani di cinema (2017).
 
ore 21.30 E Sandro ne accendeva le stelle di Rollo Martins e Giovanni Lupi (2009, 7′)
«Quando si è bambini il proprio padre è un eroe, sempre, qualsiasi professione faccia. Figuriamoci se lavora nel cinema, a Cinecittà». Davide Mancori ha raccontato il proprio rapporto col padre nel libro Tre mani di cinema, scritto con Giovanni Lupi. Per la morte di Sandro, invece, Davide aveva girato questo video, proiettato a Teramo in occasione del Premio Gianni Di Venanzo, nel quale si anticipano alcuni temi del libro. Il titolo è tratto dalla assoluta certezza che quando un autore della fotografia muore non può che avere il compito di accendere le stelle.
 
a seguire Un uomo, il cinema. Alvaro Mancori di Rollo Martins (2007, 14′)
Alvaro Mancori è il sibilo delle macchine da presa in azione, la pellicola liscia e lucente che trattiene le immagini, il cestino all’ora di pranzo. Alvaro Mancori è il rumore dei cavalli al villaggio Elios, Frank Kramer invece di Gianfranco Parolini, l’azione di Sergio Leone, il sogno di Federico Fellini. Alvaro Mancori è un operatore, un autore della fotografia, un produttore che ha contribuito a far grande il cinema italiano con la creatività e l’umiltà. È un “cinematografaro” e ne va fiero.
 
ore 22.00 Frank il legionario di Rollo Martins, Giovanni Lupi (2010, 26′)
A oltre 80 anni Gianfranco Parolini, in arte Frank Kramer, decide di andare in Cina per cercare le tracce della legione romana di Crasso scomparsa duemila anni fa. Perché? Una giovane ragazza cinese, Valentina, glielo chiede nel documentario e la risposta sarà una sorpresa…
 
ore 22.30 Cina in viaggio di Rollo Martins, Giovanni Lupi (2007, 27′)
In Cina si mangiano gli spaghetti, si lanciano i nastri sugli alberi, si fanno volare gli aquiloni. In Cina si viaggia, si viaggia verso lo sviluppo, si viaggia verso la “crescita” economica ad ogni costo. Con questo documentario gli autori tentano una sintesi tra le piccole abitudini quotidiane di un popolo e le sue aspirazioni di grandezza, tra lo sguardo individuale e il sentimento collettivo. Viaggiare attraverso una nazione che è a sua volta in viaggio può far perdere l’equilibrio, a meno che non si adotti una prospettiva diversa, quella del Tempo.
 
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