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Fratelli nel cinema: Risi e Muccino
21 Marzo 2015 - 22 Marzo 2015
«L’invenzione del cinematografo è legata al nome di due fratelli: Auguste e Louis Lumière. Da allora, nella storia del cinema, sono stati tanti i fratelli che, in collaborazione o in competizione, si sono dedicati a questo mestiere. I mestieri del cinema sono tanti e, in certi settori, si sono formate nel tempo vere e proprie dinastie di artigiani e professionisti. Questo aspetto, che caratterizza in maniera particolare il cinema italiano, rimasto, sostanzialmente, un cinema artigianale, è al centro della presente rassegna con cui ci si propone di mettere a confronto opere legate ai nomi di fratelli o sorelle, per comprendere meglio il peso che i rapporti umani, personali e familiari, hanno avuto nello sviluppo e nella qualità del nostro cinema» (Amedeo Fago).
Gli appuntamenti di questo mese sono dedicati ai fratelli Risi, Marco e Claudio, e ai fratelli Muccino, Gabriele e Silvio.
Rassegna a cura di Amedeo Fago
 
sabato 21
ore 17.00 Mery per sempre di Marco Risi (1989, 106′)
«Arrivato al suo quinto lungometraggio, il regista Marco Risi raggiunge una più alta statura. Il fatto che ora piaccia alla critica non vuol dire che debba essere discaro al grande pubblico. Mery per sempre è infatti un buon film, che ripercorre le battutissime strade del cinema carcerario senza innovare la struttura e i modi espressivi del genere, ma rivitalizzandoli, nella cornice siciliana, con una schiettezza quasi documentaristica, con un nerbo drammatico, con una forza ritrattistica che comprendono Risi jr. fra i giovani maestri del nuovo cinema realistico. Al romanzesco che s’insinua in qualche scena, a quel tanto di convenzionale cui appartiene l’ottimistica scoperta del buono sepolto nel cuore di piccoli criminali, alle difficoltà di comprensione provocate dai dialoghi in siciliano, il film sopperisce d’altronde con una recitazione sorprendente. […] Ne è sortito un affresco tragico, grondante crudezza e turpiloquio, eccezionalmente fuso nei suoi vari elementi di melò e di verità» (Grazzini). Dal romanzo omonimo di Aurelio Grimaldi.
 
ore 19.00 L’ultimo capodanno di Marco Risi (1998, 106′)
«Un film italiano, finalmente fuori dagli opposti cretinismi d’impegno e d’evasione, ne estrae il grottesco naturale, ne tira l’allegria feroce e ne fa sgorgare fiotti di pulsioni nichiliste sino all’inevitabile apocalisse “splatter”. Ovvero il colpo di reni di un regista, Marco Risi, titolare di una filmografia un po’ strattonata dalle mode, che s’impone per il colpo d’occhio compositivo, il gusto cattivista, la spigliatezza narrativa e, soprattutto, il mirabile controllo di una pletora di attori. […] Il film procede per flash concentrici, ritaglia le figure nei loro record di squallore, spreme sarcasmo da ogni poro dell’inquadratura e alla fine accende tutte le luci di un vero luna park di orrori. […] Decisamente divertente nel mantenere tipi e tipacci tra caricatura e irrealtà, ma la macchina da presa collabora incrociando i piani e i tempi, sovrapponendo entrate e uscite e perlustrando con sogghignante precisione gli spazi sul filo di una suspense tutta “reinventata”. […] Risi non “cita” con voluttà cinefila bensì ricostruisce la scheletrica pagina di Ammanniti con buona risolutezza figurativa e l’inclinazione personale a ad un certo scetticismo distaccato» (Caprara).
 
ore 21.00 Incontro moderato da Amedeo Fago con Claudio e Marco Risi
 
a seguire Matrimonio alle Bahamas di Claudio Risi (2007, 92′)
«Cristoforo Colombo, un milanese che fa il tassista a Roma, parte per l’America per accompagnare la figlia Valentina che, appena laureata in economia, ha vinto una borsa di studio per l’Università di Miami. […] Intanto Valentina a Miami si innamora di Bob, figlio di un ricco agente di borsa italo americano e di una bellissima snob maniaca dello shopping. Bob vuole conoscere i genitori di Valentina ma lei teme che le differenze tra le due famiglie siano troppo rilevanti perché il loro rapporto possa avere successo. Bob, invece, a quel punto le chiede di sposarlo e i due decidono che le Bahamas sono il luogo giusto per celebrare il matrimonio…» (www.cinematografo.it ). «La regia a uno dei Risi, il copione ai fratelli Vanzina e si respira aria di famiglia. […] Risi / Vanzina intessono la commedia […] esposta con verve e senza alcun volgare appanno. E la fiaba insegna: l’agiatezza vale meno della probità e, per di più, rimane schiava dei capricci sui mercati finanziari» (Napoli). Con Massimo Boldi, Anna Maria Barbera, Enzo Salvi, Biagio Izzo.
Proiezione a ingresso gratuito
 
domenica 22
ore 17.00 Come te nessuno mai di Gabriele Muccino (1999, 88′)
«Ce la faranno i giovani e meno giovani spettatori al di sopra della linea gotica a capire quello che si dicono i giovani romani di Come te nessuno mai? Speriamo di sì. O comunque facciano un piccolo sforzo. Perché il film di Gabriele Muccino è il primo, in anni (e almeno dai tempi di Mignon è partita), che sappia parlare di adolescenti, ragazzi, occupazioni scolastiche, amori più virtuali che reali, pettegolezzi amorosi, ansie e paure rispetto a quella cosa misteriosa e difficile che è il sesso, senza cadere nelle secche del bozzettismo o nel dovere della denuncia, ma semplicemente lasciandosi andare al piacere del racconto, dei ritratti, dell’ambientazione – fino a comporre un quadro lieve ma credibile, divertente ma tenero di una generazione, o perlomeno di una sua cospicua fetta, romana, borghese, disinibita ma non troppo, di “sinistra”: concetto su cui si dibatte con effetti esilaranti e nostalgici, a partire dalla bella sequenza delle voci che sotto i titoli di testa commentano gli eventi cruciali di vent’anni, da Valle Giulia alla vittoria elettorale dell’Ulivo» (Bignardi). Con Silvio Muccino (autore del soggetto con il fratello) e Giuseppe Sanfelice.
 
ore 19.00 L’ultimo bacio di Gabriele Muccino (2001, 118′)
«Nostalgia del futuro. Ne L’Ultimo bacio, suo terzo film, commedia corale ben fatta, intelligente e divertente, Gabriele Muccino racconta nelle due generazioni di trentenni e dei cinquantenni la voglia di scappare, il sentimento della vita che sfugge, che se ne va, che scivola nella ripetizione e nei doveri dell’età adulta o della vecchiaia senza nuove occasioni né aperture né speranze. Tradimenti, rimpianti, esasperazioni, rivolte contro un destino spietatamente predeterminato, innamoramenti, che si prende, chi si lascia, chi parte, chi rinuncia: il film è sicuramente una riuscita, una promessa mantenuta» (Tornabuoni). Con Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Giovanna Mezzogiorno, Stefania Sandrelli, Sabrina Impacciatore.
 
ore 21.15 Parlami d’amore di Silvio Muccino (2007, 115′)
«Per il suo esordio nella regia Silvio Muccino ha adattato – con qualche correzione in direzione del punto di vista femminile più radicale – il suo romanzo Parlami d’amore, scritto come la sceneggiatura con Carla Vangelista. […] Coraggiosa la scelta di Muccino di spostare in un’altra direzione l’immagine di sex symbol bello e dannato che si è conquistato presso le teenager con le sue commedie generazionali, ma per raccontare la paura di amare, le fragilità sentimentali, i tormenti esistenziali ha preso troppo sul serio il nuovo ruolo autoriale. Troppo preoccupato, forse, di prendere le distanze dal popolo di Moccia e di ammiccare agli intellettuali, appesantisce la storia con il collaudato repertorio del maledettismo. Tra citazioni di Harold e Maude e Eyes Wide Shut e vuoti narrativi e alcuni dialoghi imbarazzanti, l’opera prima di Muccino riserva un flashforward finale che stimola una visione supplementare per percepire più correttamente o eventualmente rivedere i limiti e difetti» (Castellano).
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