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Ettore Scola e la commedia degli italiani
21 Dicembre 2017 - 21 Dicembre 2017
Un omaggio a Ettore Scola, prendendo spunto dal libro di Italo Moscati, in particolare dal titolo, non tanto il riferimento alla commedia all’italiana, ma, rivoltando l’obiettivo, alla commedia degli italiani. A cogliere la totale identificazione tra il cinema italiano, nei suoi anni d’oro, e il popolo, visto non solo come spettatore e testimone delle vicende narrate sullo schermo, ma come il vero protagonista, ispiratore di una genia di sceneggiatori sintonizzati sulla realtà, ma sempre pronti a deformarla con le armi della comicità e del grottesco. A completare il programma il viaggio di Moscati sulle tracce della bellezza, forse perduta, del nostro Paese: 1.200 km, da nord a sud, ripercorsi dall’autore scavando negli archivi dell’Istituto Luce. Un viaggio dove tutto si lega, con il sapore (e la grana) delle vecchie pellicole, così familiare al Cinema Trevi.
 
ore 19.00 1200 km di Italo Moscati (2016, 75′)
«È un racconto ispirato al Grand Tour, fatto da nobili, ricchi signori, filosofi, scrittori, artisti, diplomatici, turisti famosi, che si è svolto lungo tre secoli dal Seicento alla fine dell’Ottocento. Qualcosa di estremo interesse. Materiali di documentazione fatta di racconti, lettere, testimonianze, diari. […] Liberare la bellezza, ecco lo scopo del film» (Moscati). Prodotto e distribuito da Luce Cinecittà.
 
ore 20.30 Incontro con Gianni Amelio, Achille Bonito Oliva, Emilia Costantini, Fulvia Caprara, Ugo Gregoretti, Italo Moscati
Nel corso dell’incontro sarà presentato il libro di Italo Moscati Ettore Scola e la commedia degli italiani. C’eravamo tanto amati? (Ediesse, 2017)
 
a seguire Che strano chiamarsi Federico di Ettore Scola (2013, 93′)
«C’erano tutte le premesse perché Che strano chiamarsi Federico fosse un film intriso di nostalgia, ma non è solo così. Scola è riuscito a rompere gli schemi del documentario biografico per comporre un film a molti livelli, in cui i materiali di repertorio si incrociano con l’invenzione più pura e poetica. Il risultato è miracoloso, un breve viaggio nel mondo di Fellini (e di Scola) che strappa risate e lacrime in egual misura. […] La ricostruzione del Marc’Aurelio, dove lavoravano anche futuri sceneggiatori come Age & Scarpelli, Maccari, Metz & Marchesi è la parte più inedita e interessante del film: è una storia che il cinema non aveva mai raccontato, e che è stata seminale per tutta la nostra cultura, oseremmo dire per la nostra “identità” di italiani così avidi di risate» (Crespi).
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