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Enzo G. Castellari si racconta…
15 Gennaio 2017 - 15 Gennaio 2017
«Si fa presto a tirare in ballo Quentin Tarantino. Di fatto, l’ex videotecaro assurto all’olimpo dei grandi di Hollywood è il testimonial più ricorrente quando si tratta di riscoprire questo o quel maestro del cinema di genere italiano. Ma un conto è dire “Tarantino si è ispirato ai miei film”, un conto è dire “Tarantino ha preso un mio film e, sulla base di quella pellicola, ha costruito uno dei suoi titoli più incensati”. Quanti possono dirlo? Enzo G. Castellari è uno dei due registi italiani che può pronunciare a buon diritto questa frase. Per la cronaca l’altro è Sergio Corbucci, autore del Django originale. Bastardi senza gloria viene dritto dritto dall’Inglorious Bastards di Castellari, che una distribuzione miope e scellerata ha rititolato per il mercato nostrano Quel maledetto treno blindato. Allora che Tarantino nume tutelare sia, perché, per una volta, è citato a buon diritto. Ma ci sono anche i doveri. Dovere è ricordare che Enzo Girolami, in arte Castellari, è uno degli autori “di genere” più importanti del nostro cinema per ben più che qualche scippo perpetrato dal mixatore di opere altrui americano. Per dire, coadiuvato dal volto del fraterno amico Franco Nero, è stato uno degli iniziatori del poliziesco all’italiana; ha svecchiato lo spaghetti western; ha cercato una via personale al postatomico anni ’80… ma soprattutto ha insegnato a tanti come si gira un film d’azione con una confezione internazionale. Castellari ha avuto una vita professionale lunga e piena di successi, di incontri eccellenti e di episodi incredibili, di incazzature solenni e di momenti difficili. Ma sempre appassionante. Perché è un uomo che esplode di passione, per il suo lavoro, per la sua famiglia, per lo sport. E, scopriamo oggi, per la narrazione scritta.
Leggere l’autobiografia di Castellari è appassionante come vedere un suo film, perché ha lo stesso stile, schietto, diretto, senza fronzoli. È una narrazione tutta al presente, tutta azione, con un piacevole abuso di punti esclamativi, che ti coinvolge e ti dà l’illusione di vivere con lui sul set. Ed è bello come il lungo racconto della sua carriera sia intercalato dall’altrettanto lungo racconto del suo amore per la moglie Mirella, conosciuta giovanissimo nel luogo che ama di più al mondo: la moviola del montaggio. Perché Enzo è figlio d’arte e ha sempre vissuto di e nel cinema. Quella dei Girolami (la G. puntata) è una dinastia di gente di cinema, iniziata grazie ad Anna Magnani… in che modo?»(Manuel Cavenaghi e Daniele Magni).
 
ore 17.00 Tuareg – Il guerriero del deserto di Enzo G. Castellari (1984, 92′)
Gacel, un capo tribù tuareg, ospita in una grande oasi nel deserto due giovani assetati. Qualche giorno dopo sopraggiungono dei militari che vogliono arrestare i due, ma leggi dell’ospitalità impongono a Gacel di proteggerli, a ogni costo: «Un tuareg può trasformarsi in sasso… un tuareg può fermare il suo cuore… un tuareg difende sempre il suo ospite». Con Mark Harmon, Luis Prendes, Paolo Malco, Aldo Sambrell, Antonio Sabato, Enio Girolami.
 
ore 19.00 Il cacciatore di squali di Enzo G. Castellari (1979, 97′)
L’italo-americano Mike Di Donato, persi la moglie e il figlio in un incidente, vive in un’isoletta tropicale cacciando gli squali e cercando di recuperare dei soldi finiti in fondo al mare. «Mentre preparavo Speed Cross mi chiamò Franco Nero dal Messico e mi disse: “Enzo, sei libero?”. “No, sto preparando un film”. “No, perché qui ho trovato l’occasione con un messicano e uno spagnolo di fare un film”. “Che film?”. “Non so, quello che ci pare… Qui ci sono gli squali, a me piacerebbe fare il cacciatore di squali come personaggio…”. “Questo è il titolo del film: facciamo Il cacciatore di squali“» (Castellari).
 
ore 20.45 Incontro con Enzo G. Castellari, Manuel Cavenaghi, Marco Giusti, Daniele Magni, Luca Rea
Nel corso dell’incontro sarà presentata l’autobiografia di Enzo G. Castellari Il bianco spara (Edizioni Bloodbuster, 2016).
 
a seguire La polizia incrimina, la legge assolve di Enzo G. Castellari (1973, 105′)
Il commissario Belli indaga su un traffico di droga non fermandosi di fronte ad alcun ostacolo. Il vero capostipite del genere, «aggrega e codifica i canoni del poliziottesco, che nella pellicola di Vanzina [La polizia ringrazia] erano solo parzialmente, e disordinatamente, accennati» (Curti). «Mi ricordo la prima al cinema Empire, a Roma. Ci andai con mia figlia Stefania, ma il film era vietato ai minori di quattordici anni ma non lo sapevo. Riportai a casa Stefania, quando ritorno faccio il biglietto, salgo le scale, apro le tende e… sbatto contro un muro di persone! I due corridoi erano pieni e tre o quattro persone erano sedute ai lati dello schermo ed era in atto il primo inseguimento, che era grandioso. Alla fine tutti applaudirono. E io pure!» (Castellari). Con Franco Nero, James Whitmore, Delia Boccardo, Fernando Rey, Silvano Tranquilli, Luigi Diberti.
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