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Diaries. Il cinema come testimone della propria scomparsa
20 Maggio 2013 - 20 Maggio 2013

Edward Pincus è una figura chiave del cinema documentario americano. Dopo studi di fotografia e filosofia ad Harvard, si avvicina al cinema vedendo Showman (1963) dei fratelli Maysles. Pincus si orienta verso un cinema diretto attento ai problemi politici e sociali e collabora con David Neuman in due film fondamentali sulla realtà americana degli anni Sessanta: Black Natchez (1966), sulla lotta della popolazione nera di Natchez, Mississipi, per organizzarsi politicamente e fronteggiare la violenza bianca, e One Step Away (1968), sulla vita di una coppia in una comune hippie nella regione di San Francisco.

A partire dal 1969 crea e dirige il dipartimento di film e video del M.I.T. di Boston, dove chiama a insegnare con lui Richard Leacock, e forma una nuova generazione di cineasti, tra i quali Ross McElwee. Tra il 1981 e il 1983 insegna cinema ad Harvard. Dopo Diaries, nei primi anni Ottanta lascia il cinema e l’insegnamento per stabilirsi nel Vermont e diventare floricoltore. È tornato momentaneamente alla regia nel 2006 con The Axe in the Attic, co-diretto da Lucia Small, documentario sulle conseguenze dell’uragano Katrina per la popolazione di New Orleans. Attualmente è di nuovo al lavoro con Lucia Small sul documentario autobiografico a quattro mani The Elephant in the Room (titolo provvisorio). È autore di Guide to Filmmaking (1968) e co-autore con Steven Ascher di The Filmmaker’s Handbook, pubblicato per la prima volta nel 1984 e riedito in versione aggiornata nel 2008.
Dopo molti anni Diaries di Ed Pincus torna in Italia nella versione restaurata in digitale dalla Harvard Film Archive e sottotitolata in italiano.
Evento a cura di Gianmarco Torri
 
ore 19.15
Incontro con Adriano Aprà, Chiara Malta, Ivelise Perniola, Gianmarco Torri
 
ore 20.15 Diaries (1971-1976) (1980)
Regia, fotografia, suono: Ed Pincus; riprese addizionali: Jeff Kreines, Ann Popkin, Walter Teller, David Neuman, Jane Pincus, Jim McBride, Steve Ascher; montaggio: E. Pincus, Moe Shore e Ann Schaetzel; origine: Usa; produzione: Cambridgeport Film Corporation; durata: 200′
Diaries, girato in un periodo di cinque anni tra il 1971 e il 1976 e montato nel corso dei quattro anni successivi, registra alcuni momenti della vita quotidiana di Ed e Jane Pincus, dei loro bambini Ben e Sami, e dei loro amici dell’epoca. Il film è al tempo stesso un esperimento cinematografico, l’estremizzazione del desiderio di portabilità e leggerezza del cinema diretto (il film è girato in 16mm con una cinepresa Eclair ACL appena introdotta sul mercato e con un Nagra miniaturizzato comandato a distanza) e un esperimento esistenziale.
Girato in un periodo in cui tutte le tensioni e aspirazioni emerse tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni Settanta si scontravano non più soltanto nello spazio sociale ma nello spazio intimo delle relazioni interpersonali, Diaries testimonia le difficoltà del tentativo di sperimentare una nuova vita che conciliasse al tempo stesso la scoperta della natura politica della vita privata e la contraddittoria espressione dei propri sentimenti ed esigenze interiori.
«Diaries è la storia di una liberazione. Liberazione dal cinema, dall’ossessione di filmare, dall’opacità di uno sguardo teorico su di sé e sulla propria vita» (Torri)
 
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