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Da Trieste all’America: le molte vite di Oscar De Mejo
12 Aprile 2012 - 12 Aprile 2012
«Oscar de Mejo ha saputo moltiplicare i frutti di una vena fantastica e beffarda che non mi sembra accostabile a quella di nessun altro artista dei nostri giorni».
Gillo Dorfles

 

«Che cosa può aver significato di più, nella vita di Oscar de Mejo? L’essere stato, negli anni Trenta del ‘900, un musicista di gran talento, pianista e compositore, tra i precursori del jazz made in Italy? L’essere diventato, molti anni dopo, in America, un pittore di chiara fama e di alte quotazioni? O non piuttosto l’avere sposato, nel 1944, la “fidanzata d’Italia”, l’attrice cinematografica che più di ogni altra fece sognare il pubblico negli anni terminali del fascismo: Alida Valli? Inutile negarlo. È stata soprattutto la qualifica quasi subalterna di “primo marito di Alida Valli” (nonché padre dei suoi due figli) a imprigionare Oscar de Mejo (1911-1992) in un preciso e riduttivo ruolo. Eppure, da Trieste a New York (via Hollywood), de Mejo ha vissuto molte vite, e altre ancora – precedenti – ha immaginato di aver vissuto. […] Il tragitto esistenziale di Oscar de Mejo interseca, fin dall’infanzia, quello di una grande artista quale Leonor Fini, sua cugina per parte di madre, con la quale seguiterà a mantenere affettuosi rapporti epistolari anche quando, fra di loro, vi sarà di mezzo l’Atlantico. Continuerà ad accomunarli una propensione alla visionarietà e al fantastico, che – affondando le rispettive radici proprio in un acceso immaginario infantile – troverà declinazioni diverse ma diversamente inconfondibili. E certamente inconfondibile è l’arte di Oscar de Mejo: sbrigativamente etichettata come “naïve”, è al contrario frutto di una complessa elaborazione intellettuale, che si riallaccia – per ammissione dello stesso pittore, uomo assai colto e doppiamente laureato – all'”arte alta” del Trecento e generalmente alla sfera espressiva dei Primitivi di ogni tempo» (dalla quarta di copertina del libro di Roberto Curci Ho sposato Alida Valli. Da Trieste all’America: le molte vite di Oscar De Mejo, Comunicarte Edizioni, 2011).

 

ore 17.00
7/8 (2007)
Regia: Stefano Landini; soggetto e sceneggiatura: S. Landini; fotografia: Pierfrancesco Cadeddu; scenografia: Valentina Scalia; costumi: Cristina Audisio; musica: Paolo Fresu; montaggio: S. Landini; interpreti: Fabrizio Nicastro, Alessandro Vantini, Ernesto Mahieux, Flavio Montrucchio, Roberto Citran, Antoine Rebb; origine: Italia; produzione: LCN; durata: 73′
Torino, 1940: Massimo ha la passione della musica jazz ed è un discreto pianista. Segue di nascosto i gruppi musicali che eseguono sotto falso nome i brani americani proibiti dal Regime. Dopo una feroce lite con suo padre conosce Alberto Molaien, pianista della band di Gio’ Cervi, star del jazz italiano, e inizia a studiare musica insieme a lui. Ma una notte il ragazzo viene prelevato dalle camicie nere e si ritrova con Molaien, Cervi e altri sventurati in un carcere gestito dai fascisti. «Molti intellettuali e artisti erano poco graditi al Regime: in questo quadro anche il pentagramma subì qualche censura; il jazz, “veicolo d’esotismo” e minaccia per l’italica melodia, non era tollerato: quando l’alleanza con la Germania si fece più stretta ciò che proveniva dagli Stati Uniti era deriso dalla cultura di regime; alcune disposizioni restrittive ne limitavano le possibilità d’esecuzione in pubblico. In questa storia la situazione viene esasperata per favorire la riflessione. I musicisti protagonisti di questa vicenda sono il triste capro espiatorio di ciò a cui l’intolleranza di ogni tipo può condurre» (Landini).
 
ore 18.30 Incontro moderato da Alfredo Baldi con Roberto Curci, Carlo De Mejo, Pierpaolo De Mejo, Massimiliano Schiozzi, Marisa Solinas
Nel corso dell’incontro sarà presentato il volume di Roberto Curci Ho sposato Alida Valli. Da Trieste all’America: le molte vite di Oscar De Mejo (Comunicarte Edizioni, 2011)
 
ore 20.30
Il terzo uomo (1949)
Regia: Carol Reed; soggetto: dal racconto The Third Man di Graham Greene; sceneggiatura: G. Greene, Alexander Korda, Orson Welles, C. Reed; fotografia: Robert Krasker; scenografia: Joseph Bato, John Hawksesworth, Vincent Korda; musica: Anton Karas; montaggio: Oswald Hafenrichter; interpreti: Joseph Cotten, Orson Welles, Trevor Howard, Alida Valli, Paul Hoerbiger, Siegfried Breuer; origine: Gran Bretagna; produzione: London Film Productions, British Lion Film Corporation; durata: 103′
«A Vienna, nel secondo dopoguerra, lo scrittore americano Holly Martins (Cotten) va alla ricerca di un amico misteriosamente scomparso e dato per morto, Harry Lime (Welles): scoprirà che il suo funerale era una messinscena e che Lime è coinvolto nel contrabbando e nella borsa nera di medicinali. Un classico del cinema di spionaggio, cupo e sinistro nella ricostruzione di una Vienna trasfigurata dall’elegante bianco e nero di Robert Krasker (Oscar per la miglior fotografia) e accompagnato da un celeberrimo motivo musicale suonato alla cetra da Anton Karas. Sceneggiato da Graham Greene a partire da un proprio racconto, il film riesce a trasmettere allo spettatore il “pessimismo notturno” del regista (che tolse il liero fine pensato dallo scrittore) attraverso una scelta di regia barocca, ridondante e melodrammatica […]. E tra i personaggi deformati da angolazioni esasperate e inghiottiti dagli intrighi di vicoli e di tombini, emerge la figura demoniaca di Harry Lime, sardonico criminale di guerra» (Mereghetti).

 

 

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