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Cineteca Classic: Louis Malle
03 Aprile 2015 - 03 Aprile 2015
Terzo appuntamento dedicato a uno dei cineasti francesi più antiborghesi nella storia del cinema d’Oltralpe. «Grande borghese nemico della borghesia, in venti film narrativi e otto documentari importanti, da Les amants (1958) a Il danno (1992), con calma eleganza Malle ha violato i tabù inviolabili: l’alta condizione sociale e la mistica della maternità sconfitte dalla passione carnale improvvisa, l’incesto tra madre e figlio raccontato come un gioco occasionale e lieve, la naturalezza d’una prostituta dodicenne in un bordello americano, la scelta fascista durante l’occupazione in Francia da parte d’un contadino diciassettenne descritta come un percorso comprensibile, le pulsioni rivoluzionarie borghesi del Sessantotto irrise, l’Edipo capovolto. Nato nel Nord della Francia, terzo dei sette figli d’una famiglia di ricchi industriali d’origine alsaziana, educato in un collegio di Gesuiti e nel collegio dei Carmelitani vicino a Fontainebleau evocato in Arrivederci ragazzi, obbligato nell’adolescenza a vivere isolato e protetto a causa d’una insufficienza cardiaca (Soffio al cuore), Malle è precoce: “Ho letto Gide a tredici anni”. A diciassette anni si iscrive all’Idhec, la scuola parigina di cinema (il suo film-diploma di cinque minuti mostra, come La mia cena con André, due persone in attesa di qualcuno che non arriva) e comincia presto a lavorare come assistente di Jacques Cousteau per Il mondo del silenzio. A venticinque anni dirige il suo primo film, Ascensore per il patibolo: è già sposato con Anne-Marie Deschodt, da cui divorzia per poi risposarla e infine separarsene; nel 1980 ha sposato Candice Bergen. […] “Non so cosa sia il cinema politico. Credo che i film d’autentica importanza politica non siano quelli militanti, il cui unico scopo è confermare una posizione già acquisita, una retorica già esistente, ma quelli che scuotono, che turbano, che obbligano alla riflessione”, afferma Louis Malle. Il regista lo diceva nel 1976. Diceva anche: “Io non credo alla democrazia, non ci ho mai creduto. è una parola che corrisponde a una realtà in cui la classe dominante può permettersi il lusso di dare l’impressione che sia il popolo a governare. Ma non è il popolo che governa, si sa benissimo…”» (Tornabuoni).
 
ore 17.00 Zazie nel metrò di Louis Malle (1959, 88′)
In visita presso lo zio, la piccola Zazie si lancia alla scoperta delle bellezze e della follia di Parigi, anche se uno sciopero mette a repentaglio il suo grande sogno: viaggiare in metrò. Terzo lungometraggio di finzione del regista, è considerato da molti la sua opera più “aperta” e provocatoria, capace di rielaborare in chiave cinematografica lo sperimentalismo linguistico e lo humour frizzante di Queneau.
 
ore 18.45 Soffio al cuore di Louis Malle (1971, 118′)
«Difficile educazione sentimentale e sessuale di un borghese quindicenne a Digione nel 1954. Provvede la madre. Stroncatura: l’incesto tra madre e figlio ridotto alla misura del salotto, di un’abile riverniciatura del teatro di consumo. Panegirico: un tema che la tradizione, e la convenzione, considera in luce tragica è stato trattato con disinvolta discrezione e sdrammatizzato in modi sani e liberi. Pur non essendo il migliore di Malle, è il film ben fatto di qualcuno che gioca in casa: sapiente leggerezza, sceneggiatura infallibile e una Massari straordinaria» (Morandini).
 
ore 21.00 Arrivederci ragazzi di Louis Malle (1987, 104′)
«Gennaio 1944: nel collegio Sainte-Croix il giovane Julien (Manessse) diventa amico di un nuovo convittore, Jean (Fejto), arrivato da poco con altri due compegni. Ma una denuncia anonima avverte la Gestapo che i tre sono ebrei. Ispirato a un fatto vissuto da Malle, che firma da solo la sceneggiatura, il film racconta, con tono sommesso (e a tratti commovente), la fine dell’infanzia e il traumatico inizio dell’età adulta per chi, all’improvviso, conosce la brutalità e l’assurdità degli uomini contro i loro simili. Interessante, anche se marginale nel contesto del film, la figura del giovane che fa la spia, quasi per vendicarsi del suo handicap (è zoppo) e della sua povertà. Molto belle la lettura “proibita” delle Mille e una notte, la corsa nel bosco e la proiezione in collegio di Charlot emigrante. Applauditissimo Leone d’oro a Venezia» (Mereghetti).
 
domenica 5
chiuso
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