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Cineteca Classic: Jean Renoir
29 Settembre 2015 - 29 Settembre 2015
Prosegue l’appuntamento di Cineteca Classic dedicato a Jean Renoir. Autore di straordinaria sensibilità artistica e morale, maestro dell’arte cinematografica, per le caratteristiche del suo stile che ne fanno uno degli autori “moderni” per eccellenza, fu considerato un modello dai neorealisti italiani e un antesignano dagli autori della Nouvelle vague. Nel 1975 gli venne conferito l’Oscar alla carriera. «Figlio del pittore Pierre-Auguste, cresciuto in un ambiente di straordinaria sensibilità artistica, dopo studi di filosofia e matematica, e la partecipazione alla prima guerra mondiale, arrivò al cinema, come sceneggiatore, produttore e quindi come regista (La fille de l’eau, 1924). Dopo qualche anno di sperimentazione, con La chienne (1931) maturò uno stile personale inconfondibile» (www.treccani.it).
 
ore 17.00 Eliana e gli uomini di Jean Renoir (1956, 96′)
«Nella Parigi di fine Ottocento la principessa polacca Eléna Sorokovska (Bergman) cerca di stuzzicare l’ambizione del suo amante, il generale Rollan (Marais), spingendolo verso alte mete. Ma i suoi avversari politici tenteranno di neutralizzarlo distogliendo l’attenzione della donna. Liberamente ispirato al fallito colpo di Stato del generale Boulanger, il film, sceneggiato dal regista con Jean Serge, si sviluppa come “una fantasia musicale”, una specie di teatrini delle marionette dove i personaggi di secondo piano (ufficiali, gentiluomini, signorine innamorate) accentuano l’aspetto caricaturale dell’opera, inno spensierato all’amore e alle scaramucce sentimentali esaltati con arguzia e brio. Le canzoni sono cantate da Léo Mariane e Juliette Gréco» (Mereghetti).
 
ore 19.00 Picnic alla francese di Jean Renoir (1959, 92′)
«Il professor Alexis (P. Meurisse), sostenitore della fecondazione artificiale, è sedotto dalla bellezza della contadina Nenette (C. Rouvel) e con lei passa giorni felici sotto il sole di Provenza. Mesi dopo, saputo che è rimasta incinta, rinnega le sue teorie e la sposa. […] Titolo preso da un celebre quadro (1863) di Manet. Girato in parte nella tenuta di famiglia “Les Collettes” a Cagne-sur-Mer (Provenza) dove il pittore Auguste Renoir trascorse gli ultimi anni e morì, è un film dove, come in un quadro impressionista, conta più il colore che il disegno. Come scrisse André Bazin […]: “Renoir fa il cinema ideale che avrebbe fatto suo padre…”. Per la prima volta ricorse all’uso di più cineprese (anche 8) allo scopo di ottenere dagli attori una maggiore naturalezza recitativa» (Morandini). 
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