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Cinema Trevi: “Riccardo Freda, un uomo solo”
13 Novembre 2009 - 15 Novembre 2009
Un regista controcorrente, scomodo e solitario, perché non disposto a scendere a patti con le preferenze della critica, artefice, invece, di un cinema “eroico” e popolare, nella migliore tradizione della grande letteratura europea, come evidenziato da Goffredo Fofi: «La fonte maggiore dell’ispirazione di Freda è quello di una cultura su cui, sinora, solo Gramsci ha saputo scrivere pagine d’analisi convincente». Accanto a una tradizione che coniugava «Dostoevskij e Sue, Hugo e Dumas, Scott e Bulwer-Lytton, Manzoni e Cantù, Tolstoj e Wassermann» (e l’elenco fofiano continua con personaggi come Beatrice Cenci, Pia de’ Tolomei e Ugolino) Fofi – che ha curato, insieme a Patrizia Pistagnesi, la raccolta di memorie del regista, divoratori di celluloide, il Formichiere, Milano, 1981 – aggiunge, come modello, «la lezione americana, da nessuno assorbita così bene come Freda e così bene “trapiantata”. Bene e con originalità». Ne risulta un’opera fuori dai canoni del cinema italiano, abiurato polemicamente dal regista, mai disposto a scendere a patti con il sistema produttivo e culturale, con la conseguenza di ritrovarsi sempre più solo. «Un uomo solo. Così Jacques Lourcelles definiva Riccardo Freda nella prima monografia mai pubblicata sul regista italiano. Un uomo solo per carattere. Altero, beffardo, sempre pronto alla polemica, incapace di adattarsi al quieto vivere che segna la routine del cinema italiano. Ma anche un solitario rispetto all’idea di cinema dominante. Fiero e irriducibile oppositore del neorealismo negli anni in cui questa nozione riassumeva tutto quanto avveniva nell’industria del cinema e nel dibattito culturale sul cinema. Perfetto esecutore di un progetto di spettacolarità all’italiana pensato assieme a uno dei maggiori produttori della penisola, Riccardo Gualino. Negli anni (pressappoco il quinquennio 1945-1950) in cui il cinema italiano usciva dagli studi e cercava soggetti e set nelle strade, nelle piazze, nei paesi, Riccardo Freda realizzava alcuni dei suoi capolavori avventurosi in costume», parole di Steve Della Casa, alto grande studioso del regista, capace di coniugare su di sé gli sguardi più anticonformisti della critica. E quindi, inevitabilmente, dimenticato, o meglio rimosso. Salvo poi riemergere con la forza esplosiva di un cinema che, ancor oggi, non teme confronti sul piano delle emozioni. Un divoratore di celluloide, ma soprattutto di passioni.
 
venerdì 13
ore 17.00
Don Cesare di Bazan (1942)
Regia: Riccardo Freda; soggetto: dalla commedia Don César de Bazan di Adolphe D’Ennery e P.F.P. Dumanoir; sceneggiatura: Sergio Amidei, Vitaliano Brancati, Cesare Zavattini, R. Freda, Giacomo Debenedetti [non accreditato]; fotografia: Mario Craveri; scenografia: Gastone Medin; costumi: Gino C. Sensani, Maria De Matteis; musica: Franco D’Achiardi; montaggio: Rolando Benedetti; interpreti: Gino Cervi, Anneliese Uhlig, Paolo Stoppa, Enrico Glori, Enzo Biliotti, Giovanni Grasso; origine: Italia; produzione: Elica-Artisti Associati; durata: 76′
Spagna 1650, un nobile cavaliere, grande spadaccino, viene coinvolto in un intrigo ordito ai danni del re dall’ambasciatore francese. Non si fermerà di fronte a nulla pur di salvare il re. «Il film appaga i desideri di grandi masse di tifosi del cinema. È un dramma cinquecentesco nel quale i pericoli, gli agguati, i tradimenti, le generosità, le prodezze, i colpi di scena e i duelli sono tanti che non si possono contare. Tutti gli avventurosi si facciano dunque sotto. Gino Cervi sa tenere con onore il suo posto. […] Il re è preso da un quadro di Velasquez ed è incarnato con mirabile misura da Enzo Biliotti» (Calcagno).
 
ore 19.00
Aquila nera (1946)
Regia: Riccardo Freda; soggetto: dal racconto Dubrowskij di Alexander Puskin; sceneggiatura: Mario Monicelli, Steno [Stefano Vanzina], R. Freda, Braccio Agnoletti [non accreditato]; fotografia: Rodolfo Lombardi, Guglielmo Lombardi; scenografia: Arrigo Equini; costumi: Vasco Glori; musica: Franco Casavola; montaggio: Otello Colangeli; interpreti: Rossano Brazzi, Irasema Dilian, Gino Cervi, Rina Morelli, Harry Feist, Paolo Stoppa; origine: Italia; produzione: C.D.I.; durata: 110′
Il giovane ufficiale Dubrowskij indossa una maschera e si fa chiamare Aquila Nera per contrastare il malvagio Kirila Petrovic, che si è impossessato dei possedimenti della sua famiglia. «Aquila nera esplose come una bomba per scacciare i fetidi miasmi del neorealismo. Se l’Italia cinematografara fascista era legata al cordone ombelicale dei telefoni bianchi, in una squallida sequela di insipide commedie e di drammoni nostrani, l’Italia post-liberazione era sommersa da film esaltanti i mercati rionali con relativi ladri di biciclette o, nel migliore dei casi, le gesta nefaste di nazisti tipo Olocausto. Il mio film fu finalmente il primo film “americano” del genere» (Freda).
 
ore 21.00
Ritratti d’autore. Quattro chiacchiere con Riccardo Freda (1996)
Programma a cura di Valentina Pascarelli; regia: Giuseppe Tornatore; fotografia: Marcello Montarsi; montaggio: Massimo Quaglia; suono: Marco Fiumara; interpreti: G. Tornatore, Riccardo Freda; origine: Italia; produzione: Cristiano Bortone per O.R.I.S.A. Films, Tele +; durata: 18′
Giuseppe Tornatore ci offre una piacevole quanto curiosa conversazione con il regista. Qualche anno prima della sua morte, avvenuta a Parigi il 21 dicembre 1999, Riccardo Freda ci appare un uomo disincantato, privo di rimpianti, ma non riconciliato con il mondo del cinema, che gli ha dato soldi, macchine e belle donne, come lui stesso confessa al più giovane collega, ma dal quale non è mai stato accettato per il carattere “difficile” e mai incline al compromesso. Una piccola lezione di cinema di un regista poco ascoltato…
Ingresso gratuito
 
a seguire
Un uomo solo. Incontro con Riccardo Freda (1998)
Regia: Mimmo Calopresti; a cura di Stefano Della Casa; fotografia: Paolo Ferrari montaggio: Massimo Fiocchi; origine: Italia; produzione: CSC; durata: 45′
«Un uomo solo: non c’è titolo più indicato per definire Riccardo Freda. Solo, perché era il più rapido, solo perché aveva la passione dei film d’avventura e non del melodramma, dell'”arte”. Solo, nonostante abbia tenuto a battesimo mezzo cinema italiano. Tra i suoi collaboratori si annoverano Monicelli, Steno, Fellini, Bava, De Concini… Solo perché non si considerava un’artista, lui “era il regista più pagato d’Italia e i film li faceva per soldi”. Solo, perché diceva che Rossellini non capiva niente. Nel documentario lo si vede camminare solo per Roma e solo, per i corridoi vuoti della Scuola Nazionale di Cinema; si sente la voce del regista che, dando le indicazioni allo stesso Freda su come muoversi e all’operatore su come riprenderlo, costruisce e articola un’immagine di solitudine» (dal pressbook del film).
Ingresso gratuito
 
sabato 14
ore 16.30
I miserabili (1947)
Regia: Riccardo Freda; soggetto: dal romanzo Les misérables di Victor Hugo; sceneggiatura: R. Freda, Mario Monicelli, Steno [Stefano Vanzina], Nino Novarese; fotografia: Rodolfo Lombardi; scenografia: Guido Del Re; costumi: Dario Cecchi; musica: Alessandro Cicognini; montaggio: Otello Colangeli; interpreti: Gino Cervi, Valentina Cortese, Giovanni Hinrich, Aldo Nicodemi, Luigi Pavese, Jone Romano; origine: Italia; produzione: Lux Film; durata: 91′ + 97′
Diviso in due parti, Caccia all’uomo e Tempesta su Parigi.
«Secondo molti è il capolavoro del regista. Il romanzo di Hugo […] ben si presta infatti a una riduzione cinematografica basata su un fondo storico, su un personaggio principale che grandeggia e su un rivale che è un vero e proprio principe del male. Anzi, in I miserabili Freda inizia a precisare come il male sia per lui uno degli elementi più affascinanti (un male che non ha nulla di metafisico ma che al contrario ha radici e ascendenze terrene […]). Il male è Javert, il suo sguardo impassibile, la sua persecuzione che si dipana lungo l’arco di una vita come ragione unica della sua esistenza» (Della Casa).
 
ore 19.45
Il cavaliere misterioso (1948)
Regia: Riccardo Freda; soggetto e sceneggiatura: R. Freda, Mario Monicelli, Steno [Stefano Vanzina]; fotografia: Rodolfo Lombardi; scenografia: Piero Filippone; costumi: Vittorio Nino Novarese; musica: Alessandro Cicognini; montaggio: Otello Colangeli; interpreti: Vittorio Gassman, Maria Mercader, Yvonne Sanson, Gianna Maria Canale, Elli Parvo, Antonio Centa; origine: Italia; produzione: Lux Film; durata: 93′
Il fratello di Giacomo Casanova viene accusato ingiustamente di aver sottratto alla moglie del doge un importante documento. In realtà il furto è stato compiuto da alcuni emissari di Caterina di Russia. Casanova li inseguirà per scagionare il fratello e impedire che il documento finisca nelle mani di Caterina. «La coppia I miserabili – Il cavaliere misterioso ha il segno dell’utopia cinematografica, la tensione di un progetto per il rinnovamento del cinema italiano molto diverso da quello del neorealismo. […] I due film, visti in quest’ottica, sembrano un po’ le fondamenta di un palazzo che non è mai stato costruito» (Della Casa).
 
ore 21.30
Beatrice Cenci (1956)
Regia: Riccardo Freda; soggetto: Attilio Riccio; sceneggiatura: Jacques Remy, Filippo Sanjust; fotografia: Gabor Pogany; scenografia: Arrigo Equini; costumi: Maurizio Serra Chiari; musica: Franco Mannini; montaggio: R. Freda, Giuliana Taucher; interpreti: Micheline Presle, Gino Cervi, Fausto Tozzi, Frank Villard, Antonio De Teffé, Mireille Granelli; origine: Italia; produzione: Electra Compagnia Cinematografica; durata: 90′
Francesco Cenci tiranneggia la famiglia, dedicando morbose attenzione alla figlia Beatrice, legata sentimentalmente a Olimpio, mentre il figlio Giacomo ha una relazione con la matrigna. Francesco viene ucciso e della sua morte viene accusata Beatrice. «Beatrice Cenci è un peplum moderno. Un dramma senza via d’uscita come le tragedie greche. È impossibile lottare contro il destino. Io filmo questa fatalità diabolica in Scope… Anche se non ho partecipato direttamente alla scrittura, ho dato le mie idee e ho seguito scrupolosamente l’elaborazione della sceneggiatura. […] Filmando la mia storia, mi ripetevo: dov’è la verità storica? Il mio film è crudele, ma rispetto alla storia di Stendhal, è una favola per bambini…» (Freda).
 
domenica 15
ore 17.00
Estratto dagli archivi segreti della polizia (1972)
Regia: Riccardo Freda; soggetto e sceneggiatura: Mario Bianchi, Leonardo Martin, José G. Maesso; fotografia: Francisco Fraile; scenografia: Rafael Ferri; musica: Stelvio Cipriani; montaggio: Jolanda Benvenuti; interpreti: Camille Keaton, Luciana Paluzzi, Maximo Valverde, Luigi Pistilli, Giovanni Petrucci, Pepe Calvo; origine: Italia/Spagna; durata: 82′
Misconosciuto film di Freda, uscito in poche sale e poi sparito nel nulla, fino alla riscoperta veneziana nel 2004, all’interno della retrospettiva Italian Kings of the B’s. «I quattro ragazzi, figli-dei-fiori à la bourgeoise, hippy coi soldi du papa, dopo essersi imbattuti in alcuni strani epifenomeni che hanno del paranormale, trovano rifugio, sotto una pioggia battente, nel solito castello abitato da nobili annoiati amanti dei riti satanici e dei sacrifici umani. E qui, ad un tratto, l’accelerazione improvvisa, il momento più frediano e geniale del film: la carneficina gore ante-litteram, calata in un prisma visionario e distorcente che si mette ossessivamente a ripetere le stesse azioni, gli stessi movimenti, analizzati anche da punti di vista diversi. […] Cinema di serie B. Indubbiamente. Ma con momenti di pura avanguardia, anche concettuale, e di inconsapevoli incroci con il surrealismo, la body art e il dada-pop. Chiamatelo come volete, ma non cinema trash» (De Sanctis).
Vietato ai minori di anni 18
 
ore 19.00
Murder Obsession – Follia omicida (1980)
Regia: Robert Hampton [Riccardo Freda]; soggetto: Antonio Cesare Corti, Fabio Piccioni; sceneggiatura: A. C. Corti, F. Piccioni, R. Freda; fotografia: Cristiano Pogany; scenografia: Giorgio Desideri; musica: Franco Mannino; montaggio: Giorgio Desideri; interpreti: Stefano Patrizi, Martine Brochard, Silvia Dionisio, Laura Gemser, John Richardson, Anita Strindberg; origine: Italia/Francia; produzione: Dionysio Cinematografica, Nouvelle Cinevog; durata: 100′
Un attore, accompagnato dalla sua fidanzata, torna a casa, dopo anni, per rivedere la madre. Qualche giorno dopo viene raggiunto da un regista, un aiuto regista e un’attrice, i quali stanno cercando locations per un film. I visitatori sono eliminati ad uno ad uno… «La pietà michelangiolesca su cui si chiude Murder Obsession è una composizione infernale: nell’armonia rinascimentale, come sempre cara al Freda pittore e scultore, e nell’immagine più rassicurante, la madre con il figlio, come nella bellezza delle sue interpreti, prosperano le mostruosità terrene» (Pistagnesi).
Vietato ai minori di anni 18
 
ore 21.00
Maciste all’inferno (1962)
Regia: Riccardo Freda; soggetto: Eddy H. Given [Ennio De Concini]; sceneggiatura: Oreste Biancoli, Piero Pierotti; fotografia: Riccardo Pallottini; scenografia: Andrea Crisanti; costumi: Luciano Spadoni; musica: Carlo Franci; montaggio: Ornella Micheli; interpreti: Kirk Morris [Adriano Bellini], Hélène Chanel, Angela Zanolli, Andrea Bosic, Donatella Mauro, Vira Silenti; origine: Italia; produzione: Panda Cinematografica; durata: 90′
Nella Scozia del XVII secolo Martha Gunt prende possesso del castello della sua famiglia, ma una maledizione di una sua antenata, condannata al rogo per stregoneria, grava sul paese e anche su di lei, perché nessuna la vede di buon occhio. Rischia di fare la stessa fine, ma interviene Maciste, che si reca negli inferi per salvarla. «Nel suo libero ricorso a un leggendario che si muove nel tempo e nello spazio con una eclettica agilità, è esemplare che il Maciste di Maciste all’inferno diventi in qualche modo anch’egli, imprevedibilmente, una sorta di eroe nordico, la cui impresa parte da una Scozia di streghe e paure e scende nelle profondità della terra e dei miti» (Fofi).
 

 

 

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