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Cinema Trevi: proiezioni speciali: Leonviola e Rohmer
31 Marzo 2010 - 31 Marzo 2010
Proiezioni speciali
ore 17.15
Le gladiatrici (1963)
Regia: Antonio Leonviola; soggetto e sceneggiatura: A. Leonviola, Sofia Scandurra; fotografia: Guglielmo Mancori; scenografia: Oscar D’Amico; musica: Roberto Nicolosi; montaggio: Renato Cinquini; interpreti: Joe Robinson, Susy Andersen, Maria Fiore, Harry Baird, Carla Foscari, Alberto Cevenini; origine: Italia; produzione: Italia Produzione Film, Coronet Produzioni; durata: 91′
«La principessa Tamar (Andersen) viene fatta prigioniera e costretta a battersi come gladiatrice nel regno di Niala, retto dalla crudele Regina Nera (Hendy): Taur (Anderson) corre a salvarla insieme allo schiavo Abaratutu (Baird). Girato contemporaneamente a Taur, re della forza bruta, un peplum che rivisita il mito delle Amazzoni, e in cui il forzuto di turno ha un ruolo marginale. Leonviola […] ricicla materiale da altre produzioni Galatea e sfoggia una certa vena sadica nelle sequenze di lotta tra le gladiatrici» (Mereghetti).
 
ore 19.00
Ballerina e buon Dio (1958)
Regia: Antonio Leonviola; soggetto e sceneggiatura: A. Leonviola; fotografia: Enzo Serafin; scenografia: Luigi Scaccianoce; costumi: Maria Pia Arcangeli; musica: Piero Morgan [Piccioni]; montaggio: Renato Cinquini; interpreti: Vera Cecova, Marietto Angeletti, Vittorio De Sica, Gabriele Ferzetti, Roberto Risso, Mario Carotenuto; origine: Italia; produzione: Ebe Cinematografica – Società per l’Esercizio dell’Industria e del Commercio Cinematografico; durata: 98′
«Convinto da un sogno che spetti ai bambini scegliersi la mamma che preferiscono, l’orfano Marietto (Angeletti) fugge dalla famiglia che vorrebbe adottarlo per cercare la ballerina Camilla (Cécova) che ha visto su un giornale e che ha eletto a sua futura mamma: la giovane artista farà fatica ad accettare la presenza ingombrante del bambino ma alla fine tutto si accomoderà. Insolita commedia favolistica che Leonviola […] dirige alternando momenti fantastici (il sogno “solarizzato” all’inizio o la presenza di De Sica come “buon Dio” in quattro ruoli diversi: guardia, vigile, portaceste e tassista) ad altri più decisamente melodrammatici: il mondo infantile non è enfatizzato né edulcorato ma anche quello degli adulti è raccontato con feroce ironia (la famiglia del fornaio Carotenuto) o fredda antipatia (il maestro di musica interpretato da Ferzetti, la madre superiora di Pina Renzi). Un cartello alla fine sostiene che la vicenda è tratta da un fatto di cronaca. Il proprietario della giostra è interpretato da Mister O.K., alias Spartaco Bandini, popolare perché ogni primo dell’anno si tuffava nel Tevere dal ponte Cavour» (Mereghetti). «Il Messaggero» così commentò all’epoca: «L’America a Walt Disney. L’Italia a Leonviola, sostituendo i cartoni animati con attori veri».
 
ore 21.00
Perceval (1978)
Regia: Eric Rohmer; soggetto: Perceval ou le roman du Graal di Chrétien de Troyes; sceneggiatura: E. Rohmer; fotografia: Nestor Almendros; scenografia: Jean-Pierre Kohut-Svelko; costumi: Jacques Schmidt; musica: Guy Robert; montaggio: Cécile Decugis; interpreti: Fabrice Luchini, André Dussolier, Pacale de Boysson, Clémentine Amouroux, Jacques Le Carpentier, Antoine Baud; origine: Francia; produzione: Les Films du Losange, FR3, ARD, SSR, Rai, Gaumont; durata: 140′
«I personaggi di Chrétien de Troyes sono i protoeroi del romanzo moderno. Credo che dopo quest’opera del XII secolo non sia stato più inventato nulla che abbia profondamente sconvolto il genere letterario. Prendiamo un romanzo di Stendhal o di Dashiell Hammett: gli eroi e il modo di raccontare non sono cambiati affatto. Come Perceval questi eroi seguono un tortuoso itinerario morale, sono tormentati, dubbiosi, scossi nella loro fede che mettono in discussione per poi riconquistarla dopo profondi conflitti interiori, contrariamente agli eroi dell’antichità che – presa una posizione morale – la mantenevano fino in fondo, a qualsiasi costo. Perceval è la dimostrazione che l’eroe moderno si modella su quello del passato» (Rohmer). «Intensamente convinto della bellezza e della musicalità dei versi di Chrétien, Rohmer vuole sollecitare lo spettatore a lasciarsi a catturare – al di là dei significati – dalla loro armonia, dall’incanto sonoro, dal fascino del loro ritmo arcaico» (Giulio Fedeli).

 

 

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