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Cinema Trevi: Le Città Visibili Film Festival – Londra
14 Dicembre 2010 - 24 Dicembre 2010
Giunto alla quinta edizione, Le Città Visibili Film Festival si presenta a un appuntamento ormai impossibile da rimandare. Capitale dai mille volti, modello difficilmente uguagliabile nella sua capacità di produrre cultura integrando gli stimoli più diversi, Londra è finalmente la protagonista della retrospettiva di quest’anno, e con essa oltre trenta titoli d’eccezione, scelti lungo un secolo di cinema.
Come in ogni edizione, infatti, il festival inizia il suo percorso dall’epoca del muto, attraverso rari film delle origini, come quelli contenuti nell’eccezionale documentario antologico The Big Smoke, presentato in anteprima, o classici celeberrimi come The Lodger- A Story of the London Fog di Alfred Hitchcock, di cui ricorre quest’anno il trentennale della scomparsa.
Il programma vuole inoltre focalizzarsi su un periodo decisivo come la seconda metà degli anni Cinquanta, che videro Londra al centro della nuova onda del Free Cinema, fucina di autori come Richardson, Reisz e Anderson. Per l’occasione, verrà anche riproposto integralmente il primo programma del Free Cinema del 1956, introdotto al pubblico dall’italiana Lorenza Mazzetti. Leggendaria figura di artista multiforme e cosmopolita, Mazzetti fu allora tra i firmatari del manifesto del movimento e autrice del film più importante del gruppo, Together.
Altri punti di forza della rassegna saranno l’esplorazione del profondo rinnovamento dei costumi avvenuto nel corso degli anni della Swinging London, e quella della nascita di un nuovo drappello di autori (Frears, Leigh, Loach) che segnerà a fondo la stagione della cosiddetta British Renaissance.
Le rarità da riscoprire (l’Hammer tardivo Barbara il mostro di Londra, il piccolo gioiello Refuge England dell’ungherese Robert Vas, Anni ’40 di John Boorman, il primo film di un allora sconosciuto Christopher Nolan, Following) si alterneranno come sempre a titoli popolari di grande impatto (The Elephant Man, Un lupo mannaro americano a Londra), fino ad arrivare ai nostri giorni con London River di Bouchareb, presentato in una proiezione speciale per non udenti e non vedenti realizzata in collaborazione con Cinema Senza Barriere.
La rassegna è promossa dal Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale e dall’Associazione Culturale La Farfalla sul Mirino, in collaborazione con British Film Institute (Londra), British Council (Roma) e Fondazione Cinema per Roma. Si ringraziano inoltre Cinema Senza Barriere, Cineteca Griffith (Genova), Cineteca di Bologna, Lab80 (Bergamo), Independent Cinema Office (Londra), Hollywood Classics (Londra), Teodora Film e BIM Distribuzione.
 
martedì 14
ore 17.00
Darling (id., 1965)
Regia: John Schlesinger; soggetto: J. Schlesinger, Frederic Raphael, Joseph Janni; sceneggiatura: F. Raphael; fotografia: Kenneth Higgins; scenografia: David Folkes; costumi: Julie Harris; musica: John Dankworth; montaggio: Jim Clark; interpreti: Julie Christie, Dirk Bogarde, Laurence Harvey, José Luis de Villalonga, Roland Curram, Basil Henson; origine: Gran Bretagna; produzione: Joseph Janni Production, Vic Films Productions; durata: 100′
Dopo un matrimonio fallito, la giovane modella Diana Scott usa il suo sex-appeal per una rapida scalata sociale, seducendo un giornalista televisivo, quindi un ricco uomo d’affari e infine un nobile italiano. Ma tale disinvoltura comporterà un prezzo alto da pagare. Ritratto caustico della Swinging London, sottratta per una volta ai luoghi comuni della cultura pop e raccontata nel suo strisciante cinismo sociale, con uno stile spesso vicino al realismo del primo Free Cinema. Grande successo all’epoca e ben tre premi Oscar, per la protagonista, una straordinaria Julie Christie, la sceneggiatura di Frederic Raphael e i sofisticati costumi di Julie Harris.
 
ore 19.00
Georgy, svegliati (Georgy Girl, 1966)
Regia: Silvio Narizzano; soggetto: tratto dal romanzo omonimo di Margaret Forster; sceneggiatura: M. Forster, Peter Nichols; fotografia: Kenneth Higgins; scenografia: Tony Woollard; costumi: Mary Quant; musica: Alexander Faris; montaggio: John Bloom; interpreti: James Mason, Alan Bates, Lynn Redgrave, Charlotte Rampling, Bill Owen, Clare Kelly; origine: Gran Bretagna; produzione: Columbia Pictures Corporation, Everglades Productions; durata: 99′
Malgrado sia goffa e ingenua, Georgina possiede un fascino discreto che fa colpo sugli uomini. Un ricco magnate, datore di lavoro dei genitori, le propone addirittura di sposarlo, ma lei preferisce intrecciare una tresca con Jos, marito della sua coinquilina, la bella Meredith. Quando questa partorisce una bambina, però, il “ménage à trois” si fa sempre più complicato. Commedia briosa e spregiudicata, frutto esemplare dello spirito anticonformista dell’epoca, ha uno dei suoi punti di forza nel cast formidabile, che include il veterano James Mason, una giovane Lynn Redgrave (sorella di Vanessa, qui al suo primo ruolo importante) e una splendida Charlotte Rampling. Da segnalare la canzone dei Seekers Georgy Girl, diventata un hit e candidata all’Oscar, e i costumi disegnati da Mary Quant, vate della moda londinese degli anni Sessanta.
Copia proveniente da Cineteca Griffith – Vietato ai minori di anni 18
 
ore 21.00
Incontro moderato da Enrico Magrelli con Lorenza Mazzetti
 
a seguire
Together (1956)
Regia: Lorenza Mazzetti; soggetto e sceneggiatura: Denis Horne; fotografia: Hamed Hadari, Walter Lassally; montaggio: John Fletcher, Lindsay Anderson; musica: Daniele Paris; interpreti: Michael Andrews, Eduardo  Paolozzi, Valy, Denis Richardson, Cecilia May; origine: Gran Bretagna, produzione: Harlequin Productions, British Film Institute Experimental Film Fund; durata: 52′
 
a seguire
Momma Don’t Allow (1956)
Regia: Karel Reisz, Tony Richardson; soggetto e sceneggiatura: K. Reisz, T. Richardson; fotografia: Walter Lassally; musica: Chris Barber Band; montaggio: John Fletcher; interpreti: Chris Barber, Ron Bowden, Jim Bray, Lonnie Donegan, Pat Halcox, Ottilie Patterson; origine: Gran Bretagna; produzione: British Film Institute Experimental Film Fund; durata: 22′
 
a seguire
O Dreamland (1956)
Regia: Lindsay Anderson; soggetto e sceneggiatura: L. Anderson; fotografia: John Fletcher; origine: Gran Bretagna; produzione: British Film Institute Experimental Film Fund; durata: 11′
Il 5 febbraio del 1956, presso il National Film Theatre di Londra, veniva proiettato il primo programma di film raccolti sotto la definizione di Free Cinema, accompagnato da un manifesto che esprimeva gli obiettivi del movimento. Primo fra tutti: nessun film può essere troppo personale, le immagini parlano da sé. A rivendicare questo approccio diretto alle cose, semplice e poetico al tempo stesso, erano quattro giovani registi destinati a un futuro luminoso: Lindsay Anderson, Karel Reisz, Tony Richardson e l’italiana Lorenza Mazzetti. Reisz e Richardson avevano ricevuto i fondi per il loro Momma Don’t Allow dal neonato Production Fund del BFI, mentre Anderson aveva già girato O Dreamland in piena indipendenza qualche anno prima, senza aver mai avuto l’occasione di mostrarlo. Lorenza Mazzetti era una studentessa di belle arti, che, grazie al suo primo cortometraggio tratto da La metamorfosi di Kafka, aveva ottenuto anch’ella (e in modo decisamente rocambolesco) un finanziamento dal BFI. Il suo film, Together, il più ambizioso e riuscito del gruppo, arrivò a conquistare un premio a Cannes lo stesso anno, portando alla ribalta un movimento che, in anticipo sulle nuove onde europee, indicava la strada del cinema del futuro.
Copie provenienti da British Film Institute – Versioni originali con i sottotitoli in italiano
Ingresso gratuito
 
mercoledì 15
ore 17.00
Family Life (id., 1971)
Regia: Ken Loach; soggetto: David Mercer, dal suo originale televisivo In Two Minds; sceneggiatura: D. Mercer; fotografia: Charles Stewart; scenografia: William McCrow; costumi: Daphne Dare; musica: Marc Wilkinson; montaggio: Roy Watts; interpreti: Sandy Ratcliff, Bill Dean, Grace Cave, Malcolm Tierney, Hilary Martin, Michael Riddall; origine: Gran Bretagna; produzione: EMI Films, Kestrel Films; durata: 108′
Janice ha un rapporto conflittuale con la propria famiglia, ottusa e autoritaria, e, dopo essere stata costretta ad abortire, precipita in un profondo stato di nevrosi. Incapaci di comprendere le ragioni del disagio della figlia, i genitori la affidano a un ospedale psichiatrico, dove finirà per essere sottoposta all’elettroshock. «Il caso di Janice è esemplare per quel che concerne la lotta di un individuo contro il sistema sociale. Per impedire a un individuo di diventare un sovversivo, di rimettere in discussione tutto un sistema, la società possiede delle armi feroci. Le due più efficaci sono la famiglia e la psichiatria tradizionale» (Loach). Girato con un stile semi-documentaristico che ne amplifica la forza polemica, Family Life è uno dei film più duri (emotivamente e politicamente) del regista, nonché tra i suoi più riusciti in assoluto.
Copia proveniente da Cineteca Griffith
 
ore 19.00
Irina Palm (id., 2007)
Regia: Sam Garbarski; soggetto e sceneggiatura: Martin Herron, Philippe Blasband, S. Garbarski; fotografia: Christophe Beaucarne; scenografia: Véronique Sacrez; costumi: Anushia Nieradzik; musica: Ghinzu, Philippe Malempré; montaggio: Ludo Troch; interpreti: Marianne Faithfull, Miki Manojlovic, Kevin Bishop, Siobhan Hewlett, Dorka Gryllus, Jenny Agutter; origine: Belgio/Gran Bretagna/Germania/Francia; produzione: Entre Chien et Loup; durata: 103′
Maggie è una tranquilla signora dei sobborghi che si trova in un disperato bisogno di denaro per le cure mediche del nipotino. Quando a offrirle un lavoro è il proprietario di un locale sexy di Soho, Maggie non può tirarsi indietro, e dopo l’imbarazzo iniziale finisce per trasformarsi nella mitica “Irina Palm”, donna dalle mani d’oro per cui i clienti fanno la fila… Commedia di culto, tenera e irriverente, che deve gran parte della sua riuscita alla protagonista, Marianne Faithfull, già icona musicale della Swinging London, poi artista dalle mille vite, sempre nel segno della trasgressione e dell’anticonformismo. Nei panni del proprietario del locale ritroviamo uno degli attori feticcio di Kusturica, Miki Manojlovic.
Copia proveniente da Teodora Film Distribuzione – Versione originale con i sottotitoli in italiano
 
ore 21.00
Following (id., 1998)
Regia: Christopher Nolan; soggetto e sceneggiatura: C. Nolan; fotografia: C. Nolan; scenografia: Tristan Martin; musica: David Julyan; montaggio: Gareth Heal, C. Nolan; interpreti: Jeremy Theobald, Alex Haw, Lucy Russell, John Nolan, Dick Bradsell, Gillian El-Kadi; origine: Gran Bretagna; produzione: Next Wave Films; durata: 69′
Per ritrovare l’ispirazione, uno scrittore inizia a pedinare delle persone scelte a caso per le strade di Londra. Il gioco si fa serio quando incontra un ladro professionista che lo introduce nel mondo del crimine, il cui fascino cede presto il passo a una spirale di violenza. Ancora lontano dai fasti hollywoodiani di Batman Begins e Inception, Nolan dirige il suo primo lungometraggio con un budget minimo, girando in 16mm e lavorando nei weekend con un cast formato per lo più da amici. Il risultato, un noir ricco di atmosfera, riuscì comunque a impressionare la critica e i festival internazionali, anche grazie a quella scelta di un montaggio non cronologico che diverrà uno dei segni distintivi del regista, lanciandolo definitivamente con il successivo Memento.
Copia proveniente da Cineteca di Bologna
Introduce il film Adriano Ercolani
 
giovedì 16
ore 17.00
Belle speranze (High Hopes, 1988)
Regia: Mike Leigh; soggetto e sceneggiatura: M. Leigh; fotografia: Roger Pratt; scenografia: Diana Charnley; costumi: Lindy Hemming; musica: Andrew Dickson; montaggio: Jon Gregory; interpreti: Philip Davis, Ruth Sheen, Edna Doré, Philip Jackson, Heather Tobias, Lesley Manville; origine: Gran Bretagna; produzione: British Screen Productions, Channel Four Films, Portman Productions; durata: 112′
L’amore (e la politica) ai tempi della Thatcher: Cyril e Shirley sono una coppia di socialisti vecchio stile, alle prese con i piccoli problemi quotidiani, nonché con la sorella di lei, casalinga sposata a un rozzo commerciante che la tradisce regolarmente, e con i nuovi vicini yuppies. Senza dimenticare una vecchia madre conservatrice sempre più bisognosa di cure… «I miei film trattano in realtà di cose come il lavoro, la sopravvivenza, avere un genitore anziano, se è una buona idea avere dei bambini, di problemi di cui tutti si preoccupano. L’elemento di classe è presente semplicemente in quanto sono film inglesi» (Leigh). Dietro un tono apparente di commedia, il regista riesce come pochi a raccontare il profondo disagio sociale dell’Inghilterra degli anni Ottanta, con rabbia e tenerezza.
Copia proveniente da Cineteca Lucana
 
ore 19.00
The Big Smoke: Films From A Lost London (1896-1945) (2009)
Documentario antologico a cura di BFI National Archive, London’s Screen Archives, Imperial War Museum (all’interno del progetto The Story of London, promosso dall’Ufficio del Sindaco di Londra); musica: James Pearson, Ronnie Scott’s All Stars; distribuzione internazionale: Independent Cinema Office; durata: 90′
Big Smoke è uno dei tanti nomignoli di Londra, protagonista assoluta di quest’opera soprendente e di inestimabile valore: una cavalcata attraverso 50 anni di storia della città grazie al recupero di filmati rari e curiosi, pescati nei maggiori archivi cittadini e capaci di restituire una Londra che ormai non esiste più. Si parte dagli albori del cinema (nel 1896, quando ancora era regina Vittoria) con le immagini del Blackfriars Bridge girate da uno dei pionieri britannici della settima arte, Robert Paul, e si arriva fino alle immagini amatoriali girate da un soldato americano durante i festeggiamenti per la fine della Seconda Guerra Mondiale. Tra le tante chicche incluse nel film, vale la pena menzionare l’esilarante corto fantascientifico The Fugitive Futurist e le celebri immagini della città bombardata girate a colori da Rosie Newman.
Per gentile concessione di British Film Institute e Independent Cinema Office (Londra)
Versione originale con i sottotitoli in italiano – Anteprima italiana
 
ore 21.00
London Can Take It (1940)
Regia: Humphrey Jennings, Harry Watt; sceneggiatura e voce fuori campo: Quentin Reynolds; fotografia: Jonah Jones; montaggio: Jack Lee, Stewart McAllister; origine: Gran Bretagna; produzione: GPO Film Unit; durata: 9′
Nel settembre del 1940 iniziava il Blitz di Londra: la Germania nazista bombardò la città per 76 notti consecutive, continuando fino al maggio dell’anno successivo e provocando un tragico bilancio di migliaia di vittime e di edifici distrutti. Nella ricorrenza del 70° anniversario dell’evento, viene proposto un programma speciale che inizia con London Can Take It, uno dei titoli più famosi prodotti dalla GPO Film Unit, la divisione cinematografica delle poste inglesi diretta per anni dal leggendario documentarista John Grierson. Vi lavorarono registi eccellenti come Alberto Cavalcanti, Paul Rotha, Len Lye e lo stesso Humphrey Jennings, che firma con Harry Watt questo breve e straordinario film di propaganda a sostegno della resistenza della popolazione contro i bombardamenti.
Copia proveniente da British Film Institute – Versione originale
 
a seguire
Anni ’40 (Hope and Glory, 1987)
Regia: John Boorman; soggetto e sceneggiatura: J. Boorman; fotografia: Philippe Rousselot; scenografia: Anthony Pratt; costumi: Shirley Russell; musica: Peter Martin; montaggio: Ian Crafford; interpreti: Sebastian Rice-Edwards, Geraldine Muir, Sarah Miles, David Hayman, Sammi Davis, Derrick O’Connor; origine: Gran Bretagna/Usa; produzione: Columbia Pictures Corporation; durata: 113′
La dichiarazione di guerra del 1940, l’inizio dei bombardamenti su Londra, le discese notturne nei rifugi, il razionamento, gli incendi: la Seconda Guerra Mondiale rivive attraverso gli occhi del piccolo Bill, che non ne percepisce il dramma quanto piuttosto la grande opportunità di nuove e eccitanti avventure. D’altra parte, quale bambino non sarebbe felice di trovare una mattina la scuola distrutta dalle bombe? Al patriottismo di London Can Take It viene affiancata questa rievocazione ironica e impertinente degli anni della guerra, che pur descrivendone appieno il dramma, si avvale di una leggerezza dello sguardo di valore inestimabile. Attingendo ai propri ricordi personali, Boorman gira una delle sue opere migliori, purtroppo poco conosciuta in Italia (malgrado le otto candidature agli Oscar dell’epoca) e assolutamente da riscoprire.
 
venerdì 17
ore 17.00
Night and the City (I trafficanti della notte, 1950)
Regia: Jules Dassin; soggetto: dal romanzo omonimo di Gerald Kersh; sceneggiatura: Jo Eisinger; fotografia: Max Greene; scenografia: C.P. Norman; costumi: Oleg Cassini; musica: Franz Waxman; montaggio: Nick DeMaggio; interpreti: Richard Widmark, Gene Tierney, Googie Withers, Hugh Marlowe, Francis L. Sullivan, Herbert Lom; origine: Gran Bretagna; produzione: Twentieth Century-Fox Productions; durata: 96′
Harry Fabian vive di sotterfugi nel giro delle scommesse londinese, sognando la grande occasione. Questa gli arriva nelle fattezze di un giovane wrestler di cui riesce a diventare promotore, programmando l’incontro dell’anno. La malavita organizzata, però, gli mette subito i bastoni fra le ruote, costringendolo a una drammatica fuga. Dopo aver rivoluzionato il noir con Città nuda, Dassin si sposta da New York a Londra (anche perché prossimo a finire nella lista nera del Maccartismo) e firma uno dei suoi film migliori: teso, disincantato, con un ritmo perfetto e una magnifica fotografia notturna, che sfrutta al meglio la scelta, all’epoca controcorrente, di girare tutti gli esterni per le strade delle città.
Versione originale con i sottotitoli in italiano
 
ore 19.00
Nice Time (1957)
Regia: Alain Tanner, Claude Goretta; soggetto e sceneggiatura: A. Tanner, C. Goretta; fotografia: John Fletcher; musica: Pete Ashton Quintet; origine: Gran Bretagna, produzione: British Film Institute Experimental Film Fund; durata: 17′
 
a seguire
Every Day Except Christmas (1957)
Regia: Lindsay Anderson; soggetto e sceneggiatura: L. Anderson; fotografia: Walter Lassally; montaggio: John Fletcher; musica: Daniele Paris; interpreti: Alun Owen (narratore); origine: Gran Bretagna, produzione: Graphic Films, Ford Motor Company; durata: 40′
 
a seguire
We Are the Lambeth Boys (1959)
Regia: Karel Reisz; fotografia: Walter Lassally; montaggio: John Fletcher; musica: John Dankworth; interpreti: John Rollason (narratore); origine: Gran Bretagna, produzione: Graphic Films, Ford Motor Company; durata: 52′
Tra i titoli presentati nel corso degli anni Cinquanta all’interno dei celebri programmi del Free Cinema al National Film Theatre, spiccano questi tre film diretti dalla coppia Tanner e Goretta e da due dei fondatori del movimento, Anderson e Reisz. I primi due, provenienti dalla Svizzera, riuscirono a ottenere 240 sterline dal BFI per un breve film dedicato al sabato sera di Piccadilly Circus, ispirandosi, oltre che all’estetica del Free Cinema, all’À Propos de Nice di Vigo, e iniziando entrambi una lunga carriera che dura tuttora. Anderson dedica un’opera più matura al leggendario mercato di Covent Garden, aperto “tutti i giorni fuorché a Natale”: il risultato è un capolavoro di quella poesia del quotidiano cara al regista, che ottenne grandi riscontri internazionali, anche alla Mostra di Venezia. Prodotto come quest’ultimo grazie alla sponsorizzazione della Ford Motor Company, We Are the Lambeth Boys è infine il ritratto di un gruppo di teenagers dell’Alford House Youth Club, pedinati nella vita di tutti i giorni, tra speranze, frustrazioni e momenti di svago. Dopo il successo del film, Reisz potrà esordire nel lungometraggio con uno dei suoi titoli più amati, Sabato sera domenica mattina.
Copie provenienti da British Film Institute – Versioni originali con i sottotitoli in italiano
Introduce i film Carla Vestroni
 
ore 21.15
I giovani arrabbiati (Look Back in Anger, 1959)
Regia: Tony Richardson; soggetto: dalla pièce Look Back in Anger di John Osborne; sceneggiatura: Nigel Kneale, J. Osborne; fotografia: Oswald Morris; scenografia: Peter Glazier; costumi: Jocelyn Rickards; musica: Chris Barber; montaggio: Richard Best; interpreti: Richard Burton, Claire Bloom, Mary Ure, Edith Evans, Gary Raymond, Donald Pleasence; origine: Gran Bretagna; produzione: Orion, Woodfall Film Productions; durata: 98′
Jimmy gestisce un banco al mercato e impiega il tempo libero come trombettista jazz. Irrequieto e facile agli scoppi d’ira, litiga spesso con la moglie Alison, che, rimasta incinta, sceglie infine di abbandonarlo. Jimmy si consola con l’amica di lei, Helena, la cui presenza aveva contribuito alla rottura tra i due, ma finirà per tornare sui suoi passi. Primo lungometraggio del Free Cinema ad avere una distribuzione regolare, il film riprende la pièce Ricorda con rabbia di John Osborne, allestita tre anni prima dallo stesso Richardson, e segna l’arrivo sullo schermo delle idee degli “angry young men” e della poetica del “kitchen-sink”, quel realismo carico di indignazione che sparigliò la cultura inglese dell’epoca. Richard Burton era allora già una star a Hollywood e contribuisce al film con una prova di straordinaria durezza e intensità.
Vietato ai minori di anni 16
 
sabato 18
ore 17.00
…E la terra prese fuoco (The Day the Earth Caught Fire, 1961)
Regia: Val Guest; soggetto e sceneggiatura: Wolf Mankowitz, V. Guest; fotografia: Harry Waxman; scenografia: Scott Slimon; costumi: Beatrice Dawson; musica: Stanley Black; montaggio: Bill Lenny; interpreti: Janet Munro, Leo McKern, Edward Judd, Michael Goodliffe, Bernard Braden, Reginald Beckwith; origine: Gran Bretagna; produzione: Pax Films; durata: 98′
La Terra è in pericolo a causa degli esperimenti nucleari di russi e americani: uscita dalla sua orbita, inizia ad avvicinarsi al Sole e l’unico modo per salvarla è una nuova esplosione che rimetta il pianeta nella giusta traiettoria. Tra gli attacchi di panico della popolazione, l’incertezza dei governi e i disastri naturali che si susseguono, a raccontare la storia è il giornalista londinese Peter Stenning, sempre più disilluso sul futuro dell’umanità. Divenuto celebre con la serie di Quatermass, prodotta dalla Hammer, Val Guest gira un gioiello di fantascienza apocalittica, per certi versi sinistramente premonitore (il surriscaldamento climatico), per altri calato in pieno nelle ossessioni della guerra fredda. Ancora godibilissimo, anche negli ingenui (ma efficaci) effetti speciali.
Copia proveniente da Cineteca Griffith
 
ore 19.00
The Lodger: A Story of the London Fog (Il pensionante, 1926)
Regia: Alfred Hitchcock; soggetto: dal romanzo The Lodger di Marie Belloc Lowndes; sceneggiatura: Eliot Stannard; fotografia: Gaetano di Ventimiglia; scenografia: C. Wilfred Arnold, Bertram Evans; montaggio: Ivor Montagu; interpreti: Ivor Novello, Marie Ault, Arthur Chesney, June Howard Tripp, Malcolm Keen; origine: Gran Bretagna; produzione: Gainsborough Pictures; durata: 80′ (20fps)
Londra è in preda al terrore per le gesta di un assassino seriale che uccide solo ragazze bionde. Quando a casa dei signori Bunting si presenta un nuovo inquilino dall’aria misteriosa, la figlia Daisy e il suo fidanzato, ispettore di Scotland Yard, iniziano a sospettare che sia proprio lui l’autore degli omicidi. Ma le cose non stanno affatto come sembrano. Considerato il primo capolavoro di Hitchcock e uno dei suoi film più riusciti del periodo inglese, Il pensionante è una fucina di invenzioni visive che hanno mantenuto intatto il loro fascino, anche grazie al ritratto avvolgente di una Londra presentata in tutto il suo potenziale oscuro. Una curiosità: fu il primo film di Hitchcock firmato con una sua apparizione, secondo una trovata che diventerà un leggendario marchio di fabbrica di tutta la filmografia successiva.
Versione originale con i sottotitoli in italiano
 
ore 21.00
Blow-up (id., 1966)
Regia: Michelangelo Antonioni; soggetto: M. Antonioni, dal racconto Las babas del diablo di Julio Cortazar; sceneggiatura: M. Antonioni, Tonino Guerra; dialoghi inglesi: Edward Bond; fotografia: Carlo Di Palma; scenografia: Assheton Gorton; costumi: Jocelyn Rickards; musica: Herbie Hancock; montaggio: Frank Clarke; interpreti: David Hemmings, Vanessa Redgrave, Sarah Miles, John Castle, Jane Birkin, Veruschka von Lehndorff; origine: Gran Bretagna/Italia/Usa; produzione: Bridge Films; durata: 111′
Un fotografo londinese di moda crede di scoprire, ingrandendo una foto scattata per caso in un parco, il cadavere di un uomo e una mano che impugna una pistola. È avvenuto davvero un omicidio? Quanto è labile il confine tra realtà e illusione? «Il mio problema per Blow-up era quello di ricreare la realtà in una forma astratta. Io volevo mettere in discussione “il reale presente”: questo è un punto essenziale dell’aspetto visivo del film considerato che uno dei temi principali della pellicola è: vedere o non vedere il giusto valore delle cose» (Antonioni). Capolavoro del regista, tra i pochi capaci di tenere insieme una complessa riflessione filosofica e un apparato formale estremamente seducente, amplificato dall’ambientazione negli eccessi (stilistici, sessuali, musicali) della Swinging London. Palma d’Oro al Festival di Cannes.
Per gentile concessione di Hollywood Classics – Copia proveniente da British Film Institute
Versione originale con i sottotitoli in italiano – Vietato ai minori di anni 14
 
a seguire
I vinti (Episodio inglese, 1952)
Regia: Michelangelo Antonioni; soggetto: M. Antonioni, Suso Cecchi D’Amico, Diego Fabbri, Turi Vasile; sceneggiatura: S. Cecchi D’Amico, M. Antonioni, D. Fabbri, T. Vasile, Giorgio Bassani, Roger Nimier; fotografia: Enzo Serafin; scenografia: Gianni Polidori, Roland Berthon; musica: Giovanni Fusco; montaggio: Eraldo Da Roma; interpreti dell’episodio inglese: Peter Reylonds, Patrick Barr, Fay Compton, Eileen Moore; origine: Italia; produzione: Film Costellazione; durata: 37′
Ispirato a una storia vera, l’episodio inglese de I vinti ha per protagonista Aubrey, un giovane aspirante scrittore capace di uccidere una donna pur di vendere la storia a un giornale e diventare famoso. «È l’episodio inglese del film quello che del trittico apparve allora, e risulta tuttora, il più compiuto e il più denso (…). Il protagonista si collega, indirettamente, all’Edmund del rosselliniano Germania anno zero: Aubrey è un Edmund sopravvissuto alle rovine che lo circondano. Ma se le porta dentro come un paesaggio distrutto per sempre, che sopravvive soltanto all’insegna della distruzione: e pratica, con ormai rassegnato cinismo, la crudeltà del mondo di cui è prodotto e della storia di cui è figlio» (Miccichè).
Versione originale con i sottotitoli in italiano
 
domenica 19
ore 17.00
Idolo infranto (The Fallen Idol, 1948)
Regia: Carol Reed; soggetto: dal racconto di Graham Greene The Basement Room; sceneggiatura: G. Greene, Lesley Storm, William Templeton; fotografia: Georges Périnal; scenografia: Vincent Korda, James Sawyer; musica: William Alwyn; montaggio: Oswald Hafenrichter; interpreti: Ralph Richardson, Michèle Morgan, Sonia Dresdel, Bobby Henrey, Denis O’Dea, Jack Hawkins; origine: Gran Bretagna; produzione: London Film Productions; durata: 95′
Philippe, giovane figlio di un diplomatico, nutre una devozione sconfinata per il maggiordomo Baines, che ricambia volentieri l’affetto del ragazzo. Quello che Philippe non sa è che Baines ha un’amante, Julie, ed è in procinto di separarsi dalla moglie, anche lei impiegata all’ambasciata. Quando quest’ultima rimane uccisa e la polizia inizia a sospettare di Baines, Philippe si ritrova nella scomoda posizione di testimone. Tratto da un racconto di Graham Greene, qui anche sceneggiatore, è uno dei film più celebri di Carol Reed, capace di costruire con pochi elementi una fortissima tensione psicologica e avvincere lo spettatore dall’inizio alla fine. Come per la Vienna de Il terzo uomo, altro titolo indimenticabile del regista, le immagini notturne di Londra, in un bianco e nero scolpito, lasciano il segno.
 
ore 19.00
Repulsion (id., 1965)
Regia: Roman Polanski; soggetto e sceneggiatura: R. Polanski, Gérard Brach; fotografia: Gilbert Taylor; scenografia: Seamus Flannery; musica: Chico Hamilton; montaggio: Alastair McIntyre; interpreti: Catherine Deneuve, Ian Hendry, John Fraser, Yvonne Furneaux, Patrick Wymark, Renee Houston; origine: Gran Bretagna; produzione: Compton Films; durata: 105′
Carol vive a Londra con Hélène, la sorella maggiore, e lavora in un istituto di bellezza. Le visite frequenti di Michael, l’amante della sorella, accentuano sempre più la sua nevrosi e le sue ossessioni legate al sesso, precipitandola in un abisso allucinatorio che lentamente finirà per trasformarla in un’assassina. Nel suo primo lungometraggio girato fuori dalla Polonia, Polanski mette in scena un percorso scioccante nella psiche di una donna disturbata, il cui risultato è un thriller visionario che lascia a bocca aperta per la sua intensità emotiva e le sue molteplici invenzioni espressive. Grazie alla sua bellezza algida e fragile, Catherine Deneuve è perfetta nel ruolo della protagonista. Orso d’Argento al Festival di Berlino.
Copia proveniente da Lab80 – Versione originale con i sottotitoli in italiano
Vietato ai minori di anni 18
 
ore 21.00
Ipcress (The Ipcress File, 1965)
Regia: Sidney J. Furie; soggetto: dal romanzo omonimo di Len Deighton; sceneggiatura: W.H. Canaway, James Doran; fotografia: Otto Heller; scenografia: Ken Adam; costumi: Muriel Dickson; musica: John Barry; montaggio: Peter R. Hunt; interpreti: Michael Caine, Nigel Green, Guy Doleman, Sue Lloyd, Gordon Jackson, Aubrey Richards; origine: Gran Bretagna; produzione: The Rank Organisation; durata: 109′
Agente del controspionaggio inglese, Harry Palmer vede affidarsi una delicata missione che coinvolge la scomparsa di uno scienziato, finito oltre la cortina di ferro. Rapito egli stesso da un’organizzazione criminale, viene sottoposto al lavaggio del cervello, ma riuscirà comunque a far luce su un complesso caso di doppio gioco. Primo di una serie di tre film con protagonista la spia inventata dallo scrittore Len Deighton: ironico, insubordinato e donnaiolo, l’agente Palmer è incarnato con humour e perfetto aplomb da Michael Caine, in uno dei ruoli che lo hanno reso un’icona della Londra degli anni Sessanta. Rivisto a distanza di anni, Ipcress non può non apparire come alternativa più adulta e sofisticata ai coevi film di James Bond.
 
lunedì 20
chiuso
 
martedì 21
ore 17.00
London River (id., 2009)
Regia: Rachid Bouchareb; soggetto e sceneggiatura: R. Bouchareb, Zoé Galeron, Olivier Lorelle; fotografia: Jérôme Alméras; scenografia: Jean-Marc Tran; costumi: Karine Serrano; musica: Armand Amar; montaggio: Yannick Kergoat; interpreti: Brenda Blethyn, Sotigui Kouyaté, Francis Magee, Sami Bouajila, Roschdy Zem, Marc Baylis; origine: Gran Bretagna/Francia; produzione: 3B Productions; durata: 87′
Londra, 7 luglio 2005. Quattro esplosioni provocate da altrettanti attentatori suicidi colpiscono il sistema dei trasporti cittadino, causando oltre cinquanta morti. Temendo per la sorte dei rispettivi figli, Elisabeth, una donna di mezza età che vive in un paesino di campagna, e Ousmane, un africano trapiantato a Parigi, partono alla volta di Londra. Il destino li farà incontrare, spingendoli a condividere una drammatica ricerca. Francese di origine algerina, Bouchareb intreccia con rara sensibilità la storia di due persone profondamente diverse (una bianca e l’altro nero, una cattolica e l’altro musulmano), che inevitabilmente si erge simbolo della possibilità di un dialogo fra culture distanti. Eccezionale la prova dei due protagonisti.
Proiezione speciale audiocommentata in cuffia per non vedenti e sottotitolata per non udenti
In collaborazione con Cinema Senza Barriere – Copia proveniente da BIM Distribuzione
 
ore 18.45
Refuge England (1959)
Regia: Robert Vas; soggetto e sceneggiatura: Laszlo Marton, R. Vas; fotografia: Walter Lassally, Louis Wolfers; montaggio: R. Vas; interpreti: Tibor Molnár, Bill Collins, Abdul Hamid Khan, Leonard Ryland; origine: Gran Bretagna; produzione: British Film Institute Experimental Film Fund; durata: 27′
La storia, di disarmante semplicità, è quella del primo giorno a Londra di un esule ungherese, fuggito dal suo paese dopo la repressione della rivolta del ’56. Tutto quello che ha è un biglietto con un indirizzo incompleto, ma la ricerca alla fine darà i suoi frutti. Fortemente autobiografico (lo stesso regista era un rifugiato ungherese), il film è un piccolo capolavoro, capace, con pochi gesti perfetti, di commuovere senza retorica, raccontando l’eterno smarrimento degli esuli e la speranza sempre viva di un nuovo senso di appartenenza. Presentato con successo nel sesto programma del Free Cinema del 1959.
Copia proveniente da British Film Institute – Versione originale con i sottotitoli in italiano
 
a seguire
Moonlighting (id., 1982)
Regia: Jerzy Skolimowski; soggetto e sceneggiatura: J. Skolimowski; fotografia: Tony Pierce-Roberts; scenografia: Tony Woollard; costumi: Jane Robinson; musica: Stanley Myers; montaggio: Barrie Vince; interpreti: Jeremy Irons, Eugene Lipinski, Jirí Stanislav, Eugeniusz Haczkiewicz, Edward Arthur, Denis Holmes; origine: Gran Bretagna; produzione: Michael White Productions; durata: 97′
Tre operai polacchi e il loro caposquadra arrivano a Londra per rimettere a nuovo l’appartamento di un ricco compatriota. Le scadenze sono rigide e quando in Polonia i militari di Jaruzelski decretano la legge marziale, il caposquadra fa di tutto per nascondere la notizia ai compagni e non interrompere i lavori. Considerato il miglior film di Skolimowski girato all’estero, Moonlighting (espressione inglese per indicare il lavoro nero) «è una storia semplice, raccontata con ritmo incalzante, quasi a suspense. Un film amarissimo e angoscioso nel fondo, ma con risvolti di un umorismo caustico, un film politico più di tanti altri che affrontano direttamente problemi politici» (Morandini). Alla critica feroce nei confronti del proprio paese, il regista affianca infatti un ritratto senza sconti dell’Inghilterra thatcheriana, tra razzismo diffuso, abusi quotidiani e indifferenza.
 
ore 21.00
My Beautiful Laundrette (id., 1985)
Regia: Stephen Frears; soggetto e sceneggiatura: Hanif Kureishi; fotografia: Oliver Stapleton; scenografia: Hugo Luczyc-Wyhowski; costumi: Lindy Hemming; musica: Ludus Tonalis; montaggio: Mick Audsley; interpreti: Daniel Day-Lewis, Saeed Jaffrey, Roshan Seth, Gordon Warnecke, Derrick Branche, Rita Wolf; origine: Gran Bretagna; produzione: Channel Four Films, SAF Productions, Working Title Films; durata: 97′
Nella comunità pakistana di Londra, Omar lavora all’autolavaggio dello zio, sognando di avviare un’attività in proprio. Quando si presenta l’opportunità di aprire una lavanderia, coinvolge un amico di infanzia, Johnny, che diventa suo compagno negli affari e nella vita: l’impresa ha successo, ma la coppia dovrà scontrarsi con molti pregiudizi. Girato originariamente in 16mm per la tv (la leggendaria Channel 4), il film venne poi distribuito nelle sale e accolto da un inaspettato successo planetario, diventando una delle opere simbolo della cosiddetta British Renaissance degli anni Ottanta. Oltre all’apporto fondamentale di Kureishi, che ottenne una candidatura all’Oscar per la sceneggiatura, vanno ricordati almeno l’interpretazione di un giovane e già grande Daniel Day-Lewis e la regia defilata ma puntuale di Frears.
Vietato ai minori di anni 14
Con un’introduzione di Carla Scura (autrice del libro Dove comincia il tempo – La Londra di fine millennio nel cinema e nella letteratura)
 
mercoledì 22
ore 17.00
Barbara il mostro di Londra (Dr Jekyll & Sister Hyde, 1971)
Regia: Roy Ward Baker; soggetto: ispirato al romanzo The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde di Robert Louis Stevenson; sceneggiatura: Brian Clemens; fotografia: Norman Warwick; scenografia: Robert Jones; costumi: Rosemary Burrows; musica: David Whitaker; montaggio: James Needs; interpreti: Ralph Bates, Martine Beswick, Gerald Sim, Lewis Fiander, Susan Brodrick, Dorothy Alison; origine: Gran Bretagna; produzione: Hammer Film Productions; durata: 94′
Rivisitazione ironica e orrorifica del celebre romanzo di Robert Louis Stevenson, il film vede il dottor Jekyll trasformarsi, grazie alla sua pozione, in una donna bellissima e malvagia, che se ne va per la città a uccidere fanciulle innocenti per ricavarne gli ormoni necessari a sopravvivere. La produzione Hammer garantisce alla pellicola l’eleganza delle ambientazioni e della fattura, ma a fare la differenza è l’originalità del gioco delle ambiguità sessuali, ai limiti del kitsch, sapientemente alternato ai momenti di tensione. Un piccolo classico, divertente e paradossale, da riscoprire.
Copia proveniente da Cineteca Griffith
 
ore 19.00
The Elephant Man (id., 1980)
Regia: David Lynch; soggetto: dal libro di Frederick Treves The Elephant Man and Other Reminiscences; sceneggiatura: Christopher De Vore, Eric Bergren, D. Lynch; fotografia: Freddie Francis; scenografia: Stuart Craig; costumi: Patricia Norris; musica: John Morris; montaggio: Anne V. Coates; interpreti: Anthony Hopkins, John Hurt, Anne Bancroft, John Gielgud, Wendy Hiller, Freddie Jones; origine: Usa; produzione: Brooksfilms; durata: 124′
Londra 1884. Affetto da una grave malattia che ne deforma violentemente il volto, John Merrick è costretto a esibirsi come fenomeno da baraccone, finché viene salvato da un medico, Frederick Treves, che prova a reinserirlo nella società. Ma ad attendere Merrick sono nuove umiliazioni e la consapevolezza dell’impossibilità di una vita normale. Anche grazie a otto candidature all’Oscar, The Elephant Man ha avuto il merito di rivelare al mondo il talento di David Lynch, che, rinunciando solo in parte al carattere visionario tipico del suo cinema, firma una parabola straziante sulla diversità, a cui dà corpo un cast d’eccezione (svettano su tutti un giovane Anthony Hopkins e un irriconoscibile John Hurt nei panny di Merrick). La Londra che fa da sfondo al film, quasi dickensiana nella sua crudeltà, è fotografata magnificamente dal veterano Freddie Francis.
 
ore 21.15
Un lupo mannaro americano a Londra (An American Werewolf in London, 1981)
Regia: John Landis; soggetto e sceneggiatura: J. Landis; fotografia: Robert Paynter; scenografia: Leslie Dilley; costumi: Deborah Nadoolman; musica: Elmer Bernstein; montaggio: Malcolm Campbell; interpreti: David Naughton, Jenny Agutter, Griffin Dunne, John Woodvine, Lila Kaye, Joe Belcher; origine: Usa/Gran Bretagna; produzione: American Werewolf Inc., The Guber-Peters Company, Lyncanthrope Films, PolyGram Filmed Entertainment; durata: 97′
Due giovani studenti americani, Jack e David, sono in viaggio in Inghilterra e si ritrovano di notte in una brughiera desolata. Un lupo sbrana Jack e ferisce David, che viene ricoverato in un ospedale londinese: la guarigione è rapida, ma degli strani sogni fanno capire al ragazzo che ad aggredirlo non è stato un lupo, bensì un licantropo, ed egli stesso è destinato a trasformarsi al prossimo plenilunio. Uno dei film più amati di Landis, che trova un equilibrio miracoloso tra horror, commedia e romanticismo (l’amore di David per l’infermiera Alex). Da antologia il violentissimo finale a Piccadilly Circus e indimenticabile il make-up elaborato da Rick Baker per la sequenza della trasformazione, a buon diritto premiato con l’Oscar.
Copia proveniente da Cineteca di Bologna – Vietato ai minori di anni 14
Introduce il film Alberto Farina
 
giovedì 23
ore 17.00
Tutti per uno (A Hard Day’s Night, 1964)
Regia: Richard Lester; soggetto e sceneggiatura: Alun Owen; fotografia: Gilbert Taylor; scenografia: Ray Simm; costumi: Julie Harris; musica: The Beatles; montaggio: John Jympson; interpreti: John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Ringo Starr, Wilfrid Brambell, Norman Rossington; origine: Gran Bretagna; produzione: Maljack Productions, Proscenium Films, Walter Shenson Films; durata: 87′
Primo film costruito intorno al fenomeno musicale dei Beatles, Tutti per uno racconta una giornata tipo dei Fab Four in trasferta a Londra, tra gli inseguimenti delle fan scatenate, i momenti di divertimento cameratesco e la registrazione di uno speciale televisivo. Il tutto condito di surreale humour britannico e di canzoni epocali, comprese Can’t Buy Me Love, And I Love Her, She Loves You. Nato come semplice operazione commerciale, nelle mani di Richard Lester e del quartetto di di Liverpool il film si è trasformato in una miniera di sperimentazioni formali che lo collocano tra gli esiti più alti del cinema delle nuove onde degli anni Sessanta, rendendolo altresì una pietra miliare nella storia dei video-clip e della musica filmata (o meglio, come ebbe a dire in tutta serietà Andrew Sarris, «il Quarto potere del musical da juke-box»).
 
ore 18.45
The Filth and the Fury (Sex Pistols – Oscenità e furore, 2000)
Regia: Julien Temple; sceneggiatura: J. Temple; musica: The Sex Pistols; montaggio: Niven Howie; interpreti: The Sex Pistols, Malcolm McLaren, David Bowie, Alice Cooper, Brian Ferry, Sting; origine: Gran Bretagna/Usa; produzione: FilmFour, Jersey Shore, Nitrate Film, The Sex Pistols Residuals; durata: 108′
Vent’anni dopo The Great Rock ‘n’ Roll Swindle, Temple torna a occuparsi dei Sex Pistols capovolgendo il punto di vista sull’epopea del più celebre gruppo punk del mondo: a raccontare i fatti non è più il controverso manager Malcolm McLaren, ma il leader Johnny Rotten e i suoi compagni, che restituiscono alla storia della band tutto il suo devastante impatto sociale e musicale, nonché il suo ruolo in quella che probabilmente è stata l’ultima grande rivoluzione del rock. «La rievocazione della nascita del punk sullo sfondo di un’Inghilterra povera e già “thatcheriana” è struggente, mentre le immagini (inedite) della prima tourneé americana dei Pistols sono semplicemente sconvolgenti. Chi ha amato la musica punk adorerà il film; chi sogna di girare, a sua volta, documentari, imparerà come si fa» (Crespi).
Copia proveniente da BIM Distribuzione – Versione originale con i sottotitoli in italiano
 
ore 20.30
Quadrophenia (id., 1979)
Regia: Franc Roddam; soggetto: dalla rock opera Quadrophenia degli Who; sceneggiatura: Dave Humphries, Martin Stellman, Franc Roddam; fotografia: Brian Tufano; scenografia: Simon Holland; costumi: Joyce Stoneman; musica: The Who; montaggio: Sean Barton, Mike Taylor; interpreti: Phil Daniels, Leslie Ash, Philip Davis, Mark Wingett, Sting, Ray Winstone; origine: Gran Bretagna; produzione: The Who Films; durata: 117′
Londra 1964. Con i loro vestiti eleganti, gli scooter italiani d’ordinanza e un infaticabile spirito di ribellione, Jimmy e i suoi amici sono orgogliosi di essere Mods, in perenne conflitto con i rivali Rockers, acconciati come i teddy boys americani degli anni Cinquanta. Tra feste, ragazze, droghe e scontri di ogni tipo, le due bande arrivano a fronteggiarsi nella “battaglia di Brighton”, che in qualche modo segnerà per Jimmy il passaggio all’età adulta. Basato sull’album omonimo degli Who (qui anche produttori) e meno conosciuto del Tommy di Ken Russell, Quadrophenia è una rievocazione nostalgica e ironica al tempo stesso di un periodo elettrizzante della cultura pop inglese, in cui l’amore per la musica si legava a un vero e proprio stile di vita. Le location londinesi ruotano intorno al quartiere di Shepherd’s Bush, culla storica del movimento Mod fin dai primi vagiti degli anni Cinquanta.
Copia proveniente da Cineteca Griffith
Introduce il film Giona A. Nazzaro
 

 

 

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