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Cinema Trevi: Figure del femminile tra Cinema e Psicoanalisi. Rossellini
27 Febbraio 2010 - 27 Febbraio 2010
Psicoanalisi e Cinema hanno molto in comune: sono nate nello stesso periodo, hanno avuto nel secolo appena finito un enorme sviluppo e diffusione continuando ad influenzare, con la loro ricerca sull’uomo e le sue dinamiche profonde, il mondo della cultura, della scienza e dell’arte. Anche se il cinema non ha alcun presupposto terapeutico, alcuni aspetti della sua indagine e la sua capacità di stimolare e portare alla coscienza, all’interno di un contenitore artistico, dei nuclei attivi nel profondo della psiche fanno sì che sviluppare un confronto su alcuni temi può essere utile e stimolante. I film hanno d’altronde modalità espressive affini a quelle dei sogni e dell’immaginario, utilizzando quel registro iconico su cui la Psicoanalisi indaga come livello di simbolizzazione sulla strada della rappresentazione e della pensabilità. Partendo da questo interesse, il Centro Sperimentale di Cinematografia organizza, col patrocinio della SPI (Società Psicoanalitica Italiana) una serie d’incontri mensili, nella giornata di sabato, centrati sul rapporto tra il Cinema e la Psicoanalisi e sugli aspetti che la visione di un film può approfondire. In queste serate di volta in volta uno psicoanalista proporrà una breve relazione, dopo la proiezione dell’ultimo film selezionato, aperta alla discussione con autori/attori/critici cinematografici e col pubblico. Nel 2010 i film presentati e gli spunti di riflessione proposti vertono intorno ad un percorso che attraversa il tema della femminilità, sia sul versante cinematografico che su quello psicoanalitico e, più in generale, culturale.
 
ore 17.00
Roma città aperta (1945)
Regia: Roberto Rossellini; soggetto: Sergio Amidei, Alberto Consiglio [non accreditato]; sceneggiatura: S. Amidei, Federico Fellini, R. Rossellini e Carlo Celeste Negarville [non accreditati]; fotografia: Ubaldo Arata; scenografia: Renato Megna; arredamento: Domenico Purificato, Mario Chiari; musica: Renzo Rossellini; montaggio: Eraldo da Roma; interpreti: Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Vito Annichiarico, Nando Bruno, Harry Feist, Francesco Grandjacquet; origine: Italia; produzione: Excelsa Film; durata: 104′
«Da questa Città aperta di Rossellini si possono trarre preziosi insegnamenti. Primo, che i nostri film debbono esprimere concetti semplici, illustrare la nostra vita e liberarsi dalle smanie esibizionistiche della precedente “rinascita”. Secondo, che soltanto a questo patto i nostri film potranno interessare fors’anche conquistare i pubblici stranieri. Città aperta è un documentario romanzato, e nella sua trama trovano ospitalità tutti quegli elementi drammatici che sono ormai legati nel ricordo al periodo dell’occupazione nazista di Roma: le razzie, le uccisioni, le torture inflitte ai patrioti, la fame e l’attesa degli abitanti, il sacrificio di molte anime nobili, la lotta clandestina. Una sceneggiatura molto abile ha dato in efficace sommario la vita di quei mesi, ricordando in uno dei protagonisti l’eroico Don Morosini e nell’altro sommando le figure dei numerosi patrioti morti per mano delle SS. La regia di Rossellini si tiene al sodo, evita le divagazioni e punta sui fatti dei quali il film abbonda, risolvendoli con una precisione e un’impassibilità che a noi ricorda lo spirito che circola nelle pitture di un altro romano, Antonio Donghi» (Flaiano).
Versione restaurata dalla Cineteca Nazionale
 
ore 19.00
Viaggio in Italia (1954)
Regia: Roberto Rossellini; soggetto e sceneggiatura: Vitaliano Brancati, R. Rossellini dalla novella Duo di Colette; fotografia: Enzo Serafin; scenografia: Piero Filippone; costumi: Fernanda Gattinoni; musica: Renzo Rossellini; montaggio: Jolanda Benvenuti; interpreti: Ingrid Bergman, George Sanders, Maria Mauban, Anna Proclemer, Paul Müller, Leslie Daniels, Natalia Ray; origine: Italia-Francia; produzione: Sveva Film, Junior Film, Italia Film, I.E.C., Ariane Film, Francinex; durata: 82′
Una coppia di coniugi inglesi in crisi si reca a Napoli. In una realtà completamente differente da quella abituale, i due ritrovavano sentimenti smarriti. Stroncato in Italia e in America, bocciato dal pubblico, amatissimo in Francia dai registi della nouvelle vague (Rivette disse che «con l’apparizione di Viaggio in Italia tutti i film sono improvvisamente invecchiati di dieci anni»), è il film con il quale Rossellini si pone oltre il neorealismo, a un passo dal (futuro) cinema dell’alienazione di Antonioni. «Dopo il neorealismo e prima del cinema esistenziale di Antonioni, Rossellini stacca la macchina da presa dai fatti e impone agli attori una recitazione straniata, arrivando a cogliere il senso profondo dell’alienazione contemporanea nella vuota attesa del Nulla, a cui però riesce ancora a trovare una soluzione» (Mereghetti).
 
ore 20.30
Relazione della psicanalista Anna Ferruta e incontro moderato da Fabio Castriota con Adriano Aprà
 
a seguire
Europa ’51 (1952)
Regia: Roberto Rossellini; soggetto: R. Rossellini da un’idea di Massimo Mida e Antonello Trombadori; sceneggiatura: Sandro De Feo, Diego Fabbri, Ivo Perilli, R. Rossellini, Brunello Rondi, con la collaborazione di Mario Pannunzio, Antonio Pietrangeli; fotografia: Aldo Tonti; scenografia: Virgilio Marchi; costumi (per Ingrid Bergman): Fernanda Gattinoni; musica: Renzo Rossellini; montaggio: Jolanda Benvenuti; interpreti: Ingrid Bergman, Alexander Knox, Sandro Franchina, Ettore Giannini, Giulietta Masina, Teresa Pellati; origine: Italia; produzione: Lux Film; durata: 118′
Irene, moglie di un diplomatico, conduce una vita sfarzosa fra un ricevimento e l’altro. Una tragedia familiare la costringerà drammaticamente a guardarsi dentro e a scoprire nuovi orizzonti. Film incompreso all’epoca (Moravia: «Rossellini ha addentato più di quanto fosse in grado di masticare»), la cui importanza è cresciuta nel tempo, fino a configurarsi come il vertice del sodalizio Rossellini-Bergman. Il bambino che interpreta la parte del figlio di Irene, Sandro Franchina, avrebbe poi diretto nel 1966 il significativo Morire gratis. «Rossellini vede nell’itinerario dei fatti solo un pretesto, sposta la sua messa in scena sui grandi conflitti ideologici, mostra un itinerario interiore, con la luce abbagliante della radiografia. Per questo Europa ’51 è uno dei film più importanti di questi anni, il più attuale, il più sentito» (Edoardo Bruno).
Ingresso gratuito