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Cinema muto, che passione!
22 Aprile 2012 - 22 Aprile 2012
Per riscoprire la magia del cinema allo stato puro, l’essenza della creazione artistica, quando ogni soluzione equivaleva a un’invenzione. Parafrasando il pensiero di Gino De Dominicis sull’arte contemporanea – «Oggi, tra i tanti “rovesciamenti” si perpetua anche nell’arte una percezione del tempo rovesciata; l’arte e gli artisti contemporanei infatti si considerano e sono considerati moderni, mentre venendo dopo tutto ciò che li precede, dovrebbero sapere di essere più antichi» -, la vera modernità, intesa come scoperta e innovazione, risiede proprio nelle origini.
 
ore 21.00
Maddalena Ferat (1920)
Regia: Febo Mari; soggetto: dal romanzo Madeleine Férat di Émile Zola; sceneggiatura: Vittorio Bianchi; scenografia: Alfredo Manzi; interpreti: Francesca Bertini, Mario Parpagnoli, Giorgio Bonaiti, Bianca Renieri, Giuseppe Pierozzi, Achille De Riso; origine: Italia; produzione: Caesar Film, Bertini Film, durata: 49′
«Cronaca di un “amour fou”, un amore pazzo, irragionevole, assoluto: per certi versi simile a quello che tanti anni dopo spingerà Adele H. nel film di Truffaut (1975). Mari si trova evidentemente a proprio agio nella riduzione che Vittorio Bianchi gli propone da un romanzo di Zola: per tanti aspetti gli ricorda un altro film precedente che aveva fatto la sua fortuna come attore, Il fuoco (1916) di Pastrone, per il quale lui stesso aveva scritto soggetto e sceneggiatura. Mari evidentemente ama gli eccessi: e questa volta al posto di una sfrenata Menichelli trova una Francesca Bertini al culmine della sua carriera divistica. Egli riesce tuttavia a irregimentarla in una recitazione equilibrata […]. Il racconto è ricco di spunti drammaturgici interessanti: dal confronto tra due personaggi opposti (Giacomo, estroverso e disinvolto sciupafemmine e Guglielmo, bravo ragazzo un po’ imbranato) alla caratterizzazione dell’ambiente familiare di Guglielmo, che consente spunti grotteschi e distensivi ammiccamenti, a spese della rispettabilità piccolo-borghese (Genoveffa che passa le serate insistendo a leggere la Bibbia ai familiari in fuga, il sordo e distratto signor de Rieu), ai giochi delle coppie (Giacomo con Maddalena, Lisetta con il pittore) e dei tradimenti spiati e accettati. La sceneggiatura di Bianchi ripropone situazioni e dialoghi dove si avverte il gusto dell’eccesso (arrivando addirittura, in un momento-clou, ad attribuire alla Bertini la stessa battuta a effetto – “calpestami, uccidimi, dimentica il passato” – che aveva già usato in un film uscito qualche mese prima, La serpe); ma Febo Mari non è Roberti, il suo mondo espressivo è molto più elaborato e alieno dagli stereotipi. […] Il film è dunque per molti aspetti interessante, uno dei migliori nella filmografia di Mari e della Bertini di quello scorcio degli anni Venti: la fotografia (ricca di effetti luministici e coloristici), il montaggio, l’uso puntuale dei primi piani, la recitazione dei protagonisti e dei caratteristi, sono tutti ingredienti utilizzati al meglio dal regista per un racconto nel complesso avvincente (anche se indebolito, ma non troppo, dalle vistose lacune presenti nella copia attuale, probabilmente salvata in extremis)» (Bernardini).
Il film è stato presentato alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone 2011.
Copia restaurata dalla Cineteca Nazionale
Accompagnamento musicale del M° Antonio Coppola

 

 

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