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Cinema e psicoanalisi: Le forme della violenza
22 Marzo 2014 - 22 Marzo 2014
La Società Psicoanalitica Italiana e il Centro Sperimentale di Cinematografia hanno avviato da alcuni anni delle iniziative comuni, tra le quali il ciclo “Cinema e psicoanalisi”, articolato con delle proiezioni mensili al Cinema Trevi. Il tema della programmazione di questa stagione è quello della violenza, argomento di drammatica attualità, che verrà affrontato da diverse prospettive: intrapsichiche, interpersonali, ma anche con uno sguardo collettivo e sociale. Gli aspetti aggressivi della nostra personalità, insieme a quelli sessuali, sono stati considerati dalla psicoanalisi elementi fondanti della nostra parte istintuale e inconscia: quando e perché tali livelli possano esprimersi in maniera violenta e distruttiva è uno dei fenomeni psichici più dibattuti. Parteciperanno agli incontri, introdotti e coordinati da Fabio Castriota, Membro Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana, registi, critici e psicoanalisti della SPI.
Il tema del quinto appuntamento è “La violenza delle idee”.
 
ore 17.00 Mamma Ebe di Carlo Lizzani (1985, 105′)
La giovane Laura si è barricata nella sagrestia di una chiesa e minaccia di uccidersi dopo aver saputo che Ebe Giorgini, detta Mamma Ebe, la donna a cui si è affidata totalmente, è stata arrestata insieme ai suoi più stretti collaboratori e seguaci. Da qui inizia il processo alla donna creduta da alcuni, con scetticismo, un’esaltata, esibizionista e astuta nel carpire la buona fede della gente; e da altri, con fanatismo più che religioso, una “santa” miracolosa dalle doti eccezionali.
 
ore 19.00 Nel nome del padre di Marco Bellocchio (1972, 107′)
Nel 1958 il giovane Angelo viene mandato in collegio per aver maltrattato il padre. In collegio si rende protagonista di episodi di violenza. «È vero che, per la sua dimensione autobiografica, il film è strettamente legato ai precedenti (I pugni in tasca e La Cina è vicina): c’è il tema dell’adolescenza e, sia pur di scorcio, quello della provincia emiliana; c’è l’aggressione contro l’educazione cattolica da Controriforma, la denuncia di un certo tipo di istituto familiare borghese, la crescita disagiata e deformata in un ambiente reazionario, e la rivolta; c’è la prospettiva rivoluzionaria d’una riscossa degli oppressi, e la critica, i dubbi sul ruolo che potrebbe avervi un figlio della borghesia (se stesso?). Si potrebbe, al limite, parlare di trilogia, ma Nel nome del padre che la chiude segna sugli altri due un progresso, o meglio, una maturazione che è politica ma anche espressiva» (Morandini).
 
ore 20.45 Incontro moderato da Fabio Castriota con Gianluigi Monniello, Patrizia Pistagnesi
 
a seguire Come Dio comanda di Gabriele Salvatores (2008, 103′)
«Perché gli uomini diventano cattivi? Il secondo film di Salvatores tratto da un libro di Niccolò Ammaniti sembra voler rispondere a questa domandina insieme immensa e infantile. Cosa è che rende gli uomini malvagi? Non è una domanda innocente. Implica che il male sia un processo, un’affezione, magari latente, qualcosa che non necessariamente nasce con noi ma può impadronirsi del nostro essere. E i protagonisti di Come Dio comanda, un padre, un figlio, un matto, sono proprio così. Malvagi e innocenti insieme. Meglio: indotti al male da una serie di circostanze che si chiamano disoccupazione, ignoranza, povertà, isolamento, paura» (Ferzetti). Con Filippo Timi e Elio Germano.
Ingresso gratuito
 
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