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Cinema e malattie dell’anima: il vincolo
13 Ottobre 2017 - 14 Ottobre 2017
«La Cineteca Nazionale organizza con la federazione SIEFPP (Soci Italiani della European Federation for Psychoanalytic Psychotherapy) una minirassegna di due giornate con incontri e dibattito avente come tema il vincolo nelle malattie dell’anima. Come sottolineato dagli psicoanalisti, il cinema utilizza una comunicazione basata sulle immagini e si assimila per tale via al linguaggio dei sogni. L’attività della mente umana, attraverso la produzione di immagini in libertà durante alcune fasi del sonno, contribuisce all’affiorare di esperienze soggettive lontane, confuse, non dicibili con le parole e ancora fluttuanti nell’inconscio. La narrazione filmica attraverso le immagini colpisce quindi emozionalmente il pubblico quanto più profondamente tocca corde segrete o ignote, condivise tra regista e spettatore, che reclamano una via di rappresentazione fruibile per raggiungere la coscienza. I film della rassegna esplorano tale dimensione a proposito delle relazioni umane. Il legame che si instaura tra le persone può essere naturalmente fertile e creativo, ma può a volte configurarsi come un vincolo (concetto caro alla scuola psicoanalitica argentina), per un modello profondo internalizzato di equilibrio relazionale che lega alcuni esseri tra loro e li costringe a ripetizioni mortifere. L’offesa conseguente alla stima di sé, alle esigenze vitali, innovative, rende prioritario nel soggetto l’obiettivo liberarsi, almeno simbolicamente» (Maria Antonietta Fenu).
 
venerdi 13 
ore 17.00 Grazie zia di Salvatore Samperi (1968, 94′)
«Alvise, figlio di un industriale di provincia, esprime la sua protesta contro la società fingendo di essere paralizzato alle gambe. In partenza per Hong Kong i genitori lo affidano a Lea, una giovane zia che esercita la professione di medico e ha, da lunghi anni, una relazione con Stefano, un vanitoso e imbelle intellettuale di sinistra. Pian piano e sottilmente, Alvise stacca Lea da Stefano e la fa innamorare di sé, trascinandola, fino a farle dimenticare il mondo e la professione, in una serie di torbidi giochi, ma rifiutandosi di dare completezza all’insano rapporto» (www.cinematografo.it ). «Arrischiando un’interpretazione simbolica dell’epilessia e della paralisi, si potrebbe dire che esse stanno a significare l’odierna ossessione giovanile dell’integrazione sociale e culturale intesa come infezione, ossia l’ossessione del sentirsi malati della stessa malattia contro la quale ci si rivolta» (Moravia).
 
ore 19.30 Incontro moderato da Maria Antonietta Fenu con Pier Giorgio Bellocchio, Gianluca Biggio, Paola Catarci, Eugenia Maria Marzano
 
ore 21.00 Bella addormentata di Marco Bellocchio (2012, 110′)
«Sullo sfondo della drammatica vicenda di Eluana Englaro – in coma vegetativo per 17 anni e morta il 9 febbraio 2009, per interruzione dei suoi supporti vitali – si snodano le storie di diversi personaggi collegati emozionalmente al caso. L’approvazione o meno di una legge manda in crisi un senatore, diviso tra la fedeltà al partito o alla sua coscienza; e, aggiunto a questo, la figlia Maria si batte strenuamente per la vita di Eluana protestando di fronte alla clinica in cui è ricoverata. Ma Maria, ironia della sorte, si innamorerà proprio del “nemico” Roberto, schierato dalla parte di chi è a favore della morte della ragazza. Parallelamente, scorre sia la vicenda di una grande attrice che, sostenuta dalla fede, spera vivamente nella guarigione della figlia, da anni in coma irreversibile; sia quella della disperata Rossa, che decisa a morire cerca di superare le obiezioni poste da un giovane medico, di nome Pallido» (www.cinematografo.it ). «Un’operazione, questa, che lascia anche molto spazio alla forza creativa del regista, alla sua voglia di sorprendere chi guarda […] ma anche al suo piacere di graffiare. […] Dimostrando ancora una volta la capacità di leggere l’Italia e la sua cronaca con una libertà che non tradisce la verità ma anche con una linearità che non annulla la complessità» (Mereghetti).
 
sabato 14
ore 17.00 L’imbalsamatore di Matteo Garrone (2002, 101′)
«Peppino, un uomo troppo piccolo, Valerio, un ragazzo troppo grande, e Deborah, una ragazza con le labbra rifatte, si incontrano per caso. Sembra un incontro destinato a non avere conseguenze invece ne scaturirà un amore tormentato. Peppino fa l’imbalsamatore, Valerio è un cameriere, Deborah passa da un lavoro all’altro. Hanno sogni e bisogni diversi ma tutti e tre sono naufraghi che tentano di attaccarsi alle certezze di un amore che dia tregua al loro male di vivere» (www.cinematografo.it ). «Garrone, malgrado il gusto perfino eccessivo per l’ellissi, gioca a meraviglia sui sottintesi, sull’implicito, sull’incredibile capacità di manipolazione di Peppino alla quale segue un’irrefrenabile disperazione. Ben servito dalla sensazionale performance del piccolo grande Ernesto Mahieux, vecchio attore di teatro e di molto cinema popolare napoletano. Che dà un’umanità, una profondità, una sofferenza vera a un personaggio altrimenti odioso, finendo per arricchire di sottigliezza anche il lavoro di Elisabetta Rocchetti e dell’esordiente Valerio Foglia Manzillo. Dopo tanti inutili film-cronaca, eccone finalmente uno che si accontenta di copiare la realtà, ma la reinventa e la illumina» (Ferzetti).
 
ore 19.30 Incontro moderato da Maria Antonietta Fenu con Alessandro Americo, Fabio Castriota, Ludovica Grasso
 
ore 21.00 Primo amore di Matteo Garrone (2004, 97′)
«Singolare, affascinante, lucida e fredda come il marmo è la storia d’amore che Matteo Garrone racconta in Primo amore, dove un orafo vicentino costringe la sua ragazza a dimagrire sempre di più, ai limiti dell’anoressia, nella patologica sicurezza che la passione è divoratrice, complice e annientatrice. Glossa particolare sulla sopraffazione di coppia, ispirata alla lontana da un fattaccio di cronaca, il film conferma il raro estro visionario e pittorico del 35enne autore de L’imbalsamatore, che cavalca il noir estremo calandolo nella vita quotidiana del Nord-Est alla ricerca di domande essenziali sui rapporti e l’amore. Opera bella, insinuante e sgradevole, tragica ma nelle intenzioni anche un po’ ironica, ossessiva e cerebrale, ma provvista di una trascinante forza visiva di cinema che non tralascia alcun particolare della favola dark. In cui il cosceneggiatore, il sorprendente attore Vitaliano Trevisan, sta vicino alla strepitosa ronconiana Michela Cescon: vera, verosimile, bella, sofferta» (Porro).
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