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Cinema dei Piccoli: I capolavori del cinema mondiale
06 Febbraio 2011 - 24 Aprile 2011

La prima mini rassegna riguarda i volti per antonomasia: quelli femminili. Quattro eroine del cinema muto coniuga volentieri la sensualità con la seduzione attraverso la natura ossimorica del cinema così illusoriamente materica, così fisicamente immateriale perché costituita da luci ed ombre. Si comincia con il primo film americano di Murnau, Aurora, che non solo è un’opera fondamentale per gli sviluppi del cinema dell’emigrazione e del cinema americano in generale, ma anche una grande storia d’amore: sedotto da una vamp di città, un campagnolo, marito e padre, medita di sbarazzarsi della moglie, annegandola durante una gita in barca, ma ci ripensa. Arrivati in città, i due si riconciliano, trasformando il loro breve soggiorno in un secondo e allegro viaggio di nozze. Ma non tutto fila liscio… Vincitore di tre premi Oscar: miglior film artistico (premio subito abolito), migliore attrice (Janet Gaynor, anche per Settimo cielo e La piccola santa); migliore fotografia (Charles Rosher e Karl Struss che non nascondono reminiscenze di luce espressionista). Si prosegue con la seduzione femminile come maledizione attraverso la straordinaria, morbida, luminosissima bellezza di Louise Brooks, protagonista assoluta di Lulù di Georg Wilhelm Pabst. Altro corpo femminile attoriale è Lilian Gish, diretta dal più grande maestro del cinema svedese, Victor Sjostrom, orientato da sempre a una rappresentazione paesaggistica simbolica e vitale, con tonalità sempre molto tragiche. Il film in questione è Il vento e «pur trattandosi di un film muto, la suggestione sonora che il regista riesce a ottenere nelle inquadrature delle persiane che sbattono e della sabbia che fa mulinelli “ha qualcosa di rovente, qualcosa che non si era mai “sentito” sullo schermo” (Lourcelles)» (Paolo Mereghetti). Per finire: La passione di Giovanna d’Arco, ovvero l’eroina femminile per antonomasia (Renée Falconetti), spogliata di qualsiasi trucco (anche la rasatura è autentica), illuminata da Rudolph Maté, sadicamente “sezionata” da inquadrature implacabili da parte di Carl Theodor Dreyer. Ma il cinema ha raccontato da sempre delle passioni torbide e delle magnifiche ossessioni. Si comincia con Rapacità del genio assoluto Erich von Stroheim. «L’opera che ne uscì era gigantesca e la produzione volle ridurne le proporzioni; ma la riduzione fattane da Stroheim non fu soddisfacente […], e, toltagliela di mano, la produzione la portò a un quarto. Stroheim la rinnegò, eppure si tratta – nonostante tutto – di un film grandissimo, il cui realismo spietato ha tutti i crismi della genialità precorritrice. Il denaro, l’invidia, l’amore, la quotidianità di vite piccole e meschine emergono con una forza che per quei tempi dovette essere quasi intollerabile»(Franco La Polla). Si prosegue con un maestro del barocchismo visivo, Joseph von Sternberg, con il suo Shanghai express: «3° dei 6 film Sternberg-Dietrich-Paramount e il più hollywoodiano, quello che ebbe più successo. Inverosimile melodramma esotico e ferroviario, intriso di sadismo, in funzione della carica erotica di M. Dietrich, idolo enigmatico esaltato oltre misura dai costumi di Travis Benton» (Morando Morandini). Ma l’amour fou può essere vissuto come un lento e inesorabile flashback come accade al protagonista, uno strepitoso Jean Gabin, nel film chiave del cosiddetto realismo poetico del cinema francese: Il porto delle nebbie di Marcel Carné con la sceneggiatura di Jacques Prévert. Forse, però, il sentimento che esprime meglio l’ossessione amorosa è proprio la gelosia e non è mai stata raccontata in modo così emozionante in scrittura da William Shakespeare e al cinema da Orson Welles con una tragedia universale: l’Otello. Ma la magia del cinema è anche l’illusione di realismo o più rosselinianamente lo splendore del vero. Si comincia e si finisce con due film del maggior documentarista statunitense: Robert Flaherty. Ingaggiato da una ditta di pellicce francese, girò il suo primo capolavoro sulla vita di un eschimese, Nanuk l’eschimese, opera dai toni semplici e partecipi nella sua ammirevole conquista di oggettività. Il suo penultimo film, Louisiana Story, è un altro capolavoro: la selvaggia natura del luogo viene “visitata” attraverso il viaggio di un ragazzo tra le paludi. Dalla palude come protagonista si passa a un altro tipo di paesaggio, più onirico e surreale, quello marino del secondo e ultimo film di Jean Vigo, L’Atalante: «La storia della chiatta errante, simbolo dell’emarginazione ma non della pacificazione, si traduce nel film nella rabbia controllata di chi vive ai margini con la consapevolezza di un fallimento pratico, ma non di uno sbaglio teorico» (Sandro Toni). Ma gli emarginati sono anche cinque spiantati che miracolosamente vincono alla lotteria e decidono di aprire un bar. La bella brigata di Julien Duvivier è un perfetto esempio di film che interpreta con più fedeltà gli ideali del Fronte popolare, dove la realizzazione delle ambizioni individuali è subordinata a quella del progetto collettivo.

 
domenica 6 febbraio
ore 20.45 i capolavori del cinema mondiale
Aurora di Friedrich Wilhelm Murnau (1927, 75′, didasc. it.)
 
domenica 13 febbraio
ore 20.45 i capolavori del cinema mondiale
Lulù di Georg Wilhelm Pabst (1928, 87′, didasc. it.)
 
domenica 20 febbraio
ore 20.45 i capolavori del cinema mondiale
Il vento di Victor Sjostrom (1928, 72′, didasc. ingl.)
 
domenica 27 febbraio
ore 20.45 i capolavori del cinema mondiale
La passione di Giovanna d’Arco di Carl Theodor Dreyer (1928, 80′; didasc. dan.)
 
domenica 6 marzo
ore 20.45 i capolavori del cinema mondiale
Rapacità di Erich von Stroheim (1924, 108′; didasc. ingl.)
 
domenica 13 marzo
ore 20.45 i capolavori del cinema mondiale
Shanghai express di Josefvon Sternberg (1932, 79′; dopp. it.)
 
domenica 20 marzo
ore 20.45 i capolavori del cinema mondiale
Alba tragica di Marcel Carné (1939, 85′; dopp. it.)
 
domenica 27 marzo
ore 20.45 i capolavori del cinema mondiale
Otello di Orson Welles (1952, 98′; dopp. it.)
 
domenica 3 aprile
ore 20.45 i capolavori del cinema mondiale
Nanuk l’eschimese di Robert J. Flaherty (1922, 61′; didasc. it.)
 
domenica 10 aprile
ore 20.45 i capolavori del cinema mondiale
L’Atalante di JeanVigo (1934, 78′; v.o.)
 
domenica 17 aprile
ore 20.45 i capolavori del cinema mondiale
La bella brigata di Julien Duvivier (1936, 96′; dopp. it.)
 
domenica 24 aprile
ore 20.45 i capolavori del cinema mondiale
Louisiana Story di Robert Flaherty (1948, 77′; dopp. it.)
 

 

 

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